L'icona dipinta da Kiko con la Vergine Maria del Cammino impreziosisce il tradizionale calendario liturgico quotidiano a strappo giornaliero con le indicazioni per la Celebrazione dell'Eucaristia feriale e Domenicale, i Santi del giorno, la Liturgia delle Ore. Ogni giorno dell'anno evidenzia una frase diversa, tratta dalle letture quotidiane della Santa Messa, che balza evidente, chiara, scritta in modo incisivo, e accompagnata da un breve commento tratto dalla Patristica, dagli scritti dei Santi, dal Magistero della Chiesa.
L'agenda orizzontale 2022 con le illustrazioni dei Peanuts.
Con vena da story-teller, strumenti da storica dell'arte e discipline comparate, passione per mappe geografiche e travelogue, Gloria Fossi racconta in modo avvincente trent'anni di viaggi intorno al mondo sulle tracce di artisti famosi o anonimi artefici, di tutti tempi e paesi, dalla preistoria a oggi. Descrive capolavori e opere meno note, da Washington alle isole Cook, da Parigi a Tahiti, da Stonehenge a Malta alle isole Tonga, dal Mar Rosso e il deserto del Sahara a Istanbul, da Barcellona a Malta, da Madrid ai Caraibi, da Firenze a San Diego, da Los Angeles a Naumburg, da Sarasota a Verona, da Venezia a Lisbona e altrove: quaranta racconti per altrettanti "oggetti misteriosi", con dettagli insospettabili, illustrati anche da sue fotografie. Una narrazione in qualche caso non priva d'ironia, che nasce da intrecci non improvvisati, ipotesi meditate per anni, frammenti riassemblati, deduzioni, incontri inaspettati, grandi amicizie, amori e scambi di opinione con amici e colleghi. Occhi magnetici, cardellini immortali, statuette preistoriche, cagnolini, rose e fiordalisi, pomeriggi di amanti, ombre cinesi, trecce bionde, bertucce, tandem, automobili d'epoca, gioielli parlanti, rinoceronti, colossali triliti, lapislazzuli e porfidi, detective stories e grande letteratura: enigmi per i quali l'autrice propone associazioni e rimandi a narrazioni antiche, fotografie d'antan, film d'epoca o recentissimi, letteratura di viaggio e fiction, film d'animazione, musica classica e rock. Associazioni solo in apparenza improbabili - Sting e la Sfinge, Federer e Tiepolo, Giotto e le eclissi, Modigliani e un avorio di mammut, Tarkovskj e Leonardo, Jacqueline Kennedy e Ginevra de' Benci, Munch e le nuvole di madreperla, Agatha Christie e gli avori di Nimrud. E molti altri, comprese molte riflessioni sui viaggi che questi capolavori hanno spesso dovuto percorrere, loro malgrado. Con piglio da detective ma solidi strumenti di ricerca, frutto di studi rigorosi, gli "oggetti misteriosi" sono descritti con un linguaggio più vicino alla diaristica di viaggio che al criptico eloquio accademico. Un modo diverso, accessibile, per parlare di arte, renderla vicina e comprensibile, spingendo al viaggio, sempre. Anche se si tratti di andare nel museo più vicino a casa. Enigmi risolti? Forse, non tutti. Ma il bello - sembra dirci Gloria Fossi - può essere anche il doversi arrestare alle soglie del mistero.
Picciò è il piccioncino più fragile della covata e per questo ha paura di tutto. Mentre i suoi coetanei già sperimentano i primi tentativi di volo, lui non si sposta dal cornicione. Papà piccione giorno dopo giorno lo sprona a non arrendersi, una fiducia che piano piano alimenta in lui la tenacia che non sapeva di avere. Finché un giorno finalmente spicca il volo. Scopre però che il cammino per crescere è fatto sempre di nuove sfide, così Picciò si trova ad affrontare il disprezzo degli umani, una delusione cocente per lui che è aperto a tutti e desideroso di conoscere. Ma un giorno incontra Matteo, un bambino solitario che sembra molto triste. La loro amicizia cambierà le vite di entrambi. Età di lettura: da 7 anni.
Valentino Rossi è un'icona: il motociclista di maggior successo, più famoso e più amato di tutti i tempi, che ha eccelso nella MotoGP diventandone il volto e l'emblema, grazie al suo coraggio, alla sua audacia, alla sua simpatia. Non c'è mai stato un motociclista come lui prima d'ora. Dopo aver corso per ventisei anni, fatto senza precedenti in questo sport, Valentino ha annunciato il suo ritiro. Nonostante sia di gran lunga il pilota più popolare in uno sport che è seguito da 230 milioni di persone in tutto il mondo, gran parte della carriera di Rossi non è mai stata raccontata in un libro completo. Stuart Barker documenta tutta la storia sportiva di Valentino corsa dopo corsa, attraverso decine di interviste esclusive con le persone che hanno fatto parte della sua vita, dall'inizio alla fine: il primo compagno di squadra nel campionato italiano, Andrea Ballerini, il feroce rivale, Sete Gibernau, il compagno di squadra Yamaha, Colin Edwards, il fidato caposquadra, Jerry Burgess, e molti, molti altri...
La grande muraglia italiana La Linea Gotica - l'articolato sistema difensivo tedesco che sbarrò agli eserciti alleati provenienti dal Sud l'accesso alla pianura padana - fu teatro, tra la primavera del 1944 e l'estate del 1945, di immani tragedie belliche. Dei 320 km di muraglia che partiva da Pesaro e finiva a Marina di Massa, vengono suggeriti cinque itinerari condotti seguendo la cronologia degli eventi. Dalla grande battaglia per Rimini alla strana guerra nelle aree umide del Ravennate e del Ferrarese; dai cruenti combattimenti per la liberazione del Bolognese e dell'Imolese alla Garfagnana, zona dell'ultima offensiva tedesca e fascista, per giungere infine al ricordo delle terribili stragi nazifasciste di Sant'Anna di Stazzema e Monte Sole. Arricchito da testimonianze storiche di coloro che ne serbano ancora un vivo ricordo, il volume è un ideale viatico anche per chi intende intraprendere il cammino in uno dei più affascinanti paesaggi appenninici, prodigo, tra l'altro, di qualità storico-naturalistiche ed enogastronomiche.
Tra i molti temi che infiammano l'arena pubblica del nostro Paese ne manca uno, pesante come un macigno e gravido di conseguenze evidenti sulla nostra vita qui e ora. Quando in Italia si parla dell'eredità coloniale dell'Europa si punta spesso il dito sull'imperialismo della Gran Bretagna o su quello della Francia, ma si dimentica volentieri di citare il nostro, benché il colonialismo italiano sia stato probabilmente il fenomeno più di lunga durata della nostra storia nazionale. Ma è una storia che non amiamo ricordare. Iniziata nel 1882, con l'acquisto della baia di Assab, la presenza italiana d'oltremare è infatti formalmente terminata solo il primo luglio del 1960 con l'ultimo ammaina-bandiera a Mogadiscio. Si è trattato dunque di un fenomeno che ha interessato il nostro Paese per ottant'anni, coinvolgendo il regno d'Italia di epoca liberale, il ventennio fascista e un buon tratto della Repubblica nel dopoguerra, con chiare ricadute successive, fino a oggi. Eppure l'elaborazione collettiva del nostro passato coloniale stenta a decollare; quando il tema fa timidamente capolino nel discorso pubblico viene regolarmente edulcorato e ricompare subito l'eterno mito autoassolutorio degli italiani «brava gente», i colonizzatori «buoni», persino alieni al razzismo. Siamo quelli che in Africa hanno solo «costruito le strade». Se la ricerca storiografica ha bene indagato il fenomeno coloniale italiano, a livello di consapevolezza collettiva, invece, ben poco sappiamo delle nazioni che abbiamo conquistato con la forza e ancora meno delle atroci violenze che abbiamo usato nei loro confronti nell'arco di decenni. In questo libro Francesco Filippi ripercorre la nostra storia coloniale, concentrandosi anche sulle conseguenze che ha avuto nella coscienza civile della nazione attraverso la propaganda, la letteratura e la cultura popolare. L'intento è sempre quello dichiarato nei suoi libri precedenti: fare i conti col nostro passato per comprendere meglio il nostro presente e costruire meglio il futuro.
Durante i lunghi e bui inverni artici, l’aurora boreale scintilla nel cielo in un turbinìo di colori. Segui il viaggio delle magiche luci attraverso lo spazio fino alla Terra, dove intrecciano una coreografia spettacolare per la meraviglia degli animali e delle persone che vivono nelle distese ghiacciate del Nord.
Albert Camus e Maria Casarès si incontrano il 19 marzo 1944 a casa di Michel e Zette Leiris, in occasione di una rappresentazione del Desiderio preso per la coda di Pablo Picasso. Lei, galiziana, figlia dell'ultimo primo ministro della Spagna repubblicana fuggito a Parigi nel 1936, ha ventun anni e ha iniziato la sua carriera di attrice nel 1942 al Théâtre des Mathurins, proprio quando Albert Camus pubblicava Lo straniero e Il mito di Sisifo. Camus, che di anni ne ha trenta e vive da solo a Parigi, lontano dalla moglie Francine rimasta in Algeria, resta incantato da Maria. Quel primo incontro è il preludio di una storia d'amore travolgente: i due si amano, poi si lasciano, poi si ritrovano, e nel frattempo si scrivono centinaia di lettere. Quelle di lei rivelano la vita di una grande attrice, le giornate frenetiche, le registrazioni, le prove, le rappresentazioni, le riprese, ma anche il coraggio, la vitalità sconcertante, le fragilità. Da quelle di lui emergono lo stesso amore per la vita, la passione per il teatro, e poi i temi che gli stanno a cuore, il mestiere di scrittore, i dubbi, il lavoro della scrittura nonostante la tubercolosi. Ma soprattutto le lettere raccontano un amore tenace, lucido, consapevole, stretto "dai vincoli della terra, dell'intelligenza, del cuore e della carne".
Viviamo in una civiltà delle immagini, che con la loro enorme diffusione, pervasività e potenza, dalle quali derivano vantaggi e pericoli, sono diventate uno dei temi privilegiati dai filosofi. Questo studio riporta l'attenzione su una dimensione spesso trascurata dell'immagine, quella ontologica, attraversandone le principali declinazioni, da Platone fino agli autori più recenti, e cercando di mettere in luce la possibile funzione di "incremento ontologico" che le immagini assolvono quando non sono semplici copie, ma interpretazioni che mostrano la realtà in modo nuovo. In particolare quando hanno una portata rivelativa, in virtù della quale, manifestando la loro relazione con l'originario, arricchiscono la manifestazione dell'originario stesso. Tale funzione si giustifica in una concezione immaginale dell'essere, ricondotta all'ontologia della libertà, per la quale l'immagine è costitutiva dell'essere stesso.
Mistero e sospetto: questi i due sostantivi che normalmente associamo alla Massoneria. La segretezza, i rituali stravaganti e occulti, il coinvolgimento in trame e complotti, non hanno fatto che rafforzare questo giudizio o pregiudizio, specialmente nel nostro paese. Eppure, fratelli massoni furono uomini come Winston Churchill e Walt Disney, Wolfgang Amadeus Mozart e Benjamin Franklin, Rudyard Kipling e 'Buffalo Bill' Cody. Fondata a Londra nel 1717, la Massoneria mostrò immediatamente la propria influenza pervasiva, tanto da diffondersi in tutto il mondo in solo due decenni. Così, se con George Washington divenne il credo della nuova nazione americana, furono le reti massoniche a tenere insieme l'Impero britannico. Se con Napoleone divenne uno strumento dell'autoritarismo, con la Restaurazione funzionò da copertura per le cospirazioni rivoluzionarie del Risorgimento. Ai rituali e alle formule di affiliazione della Massoneria si ispirarono, fino a copiarli, tanto i mormoni quanto la mafia siciliana. La Chiesa cattolica ne ha temuto l'influenza al punto di scomunicare gli aderenti già dal 1738 e la temettero anche Hitler, Franco e Mussolini che considerarono le logge uno strumento di diffusione del pacifismo e del giudaismo internazionale. In questo libro, John Dickie ricostruisce con una prosa avvincente il lato oscuro della modernità.
Le terre dell'Adriatico orientale sono state uno dei laboratori della violenza politica del ?900: scontri di piazza, incendi, ribellioni militari come quella di D'Annunzio, squadrismo, conati rivoluzionari, stato di polizia, persecuzione delle minoranze, terrorismo, condanne del tribunale speciale fascista, pogrom antiebraici, lotta partigiana, guerra ai civili, stragi, deportazioni, fabbriche della morte come la Risiera di San Sabba, foibe, sradicamento di intere comunità nazionali. Queste esplosioni di violenza sono state spesso studiate con un'ottica parziale, e quasi sempre all'interno di una storia nazionale ben definita - prevalentemente quella italiana o quella jugoslava (slovena e croata) -, scelta questa che non può che originare incomprensioni e deformazioni interpretative. Infatti, è solo applicando contemporaneamente punti di vista diversi che si può sperare di comprendere le dinamiche di un territorio plurale come quello dell'Adriatico orientale, che nel corso del ?900 oscillò fra diverse appartenenze statuali. Inoltre, le versioni offerte dalle singole storiografie nazionali non fanno che rafforzare le memorie già a suo tempo divise e rimaste tali generazione dopo generazione. Sono maturi i tempi per tentare di ricostruire una panoramica complessiva delle logiche della violenza che hanno avvelenato - non solo al confine orientale - l'intero Novecento.