È stato un pioniere del documentario naturalistico e uno dei massimi divulgatori scientifici a livello mondiale. Per più di 50 anni ha realizzato reportage di storia naturale trasmessi da numerose reti televisive. Anche Netflix celebrerà l'autore con un documentario sulla sua vita in uscita in autunno. David Attenborough è una star internazionale. Di quelle vere, che non fanno tanto parlare di sé ma che lasciano il segno quando aprono bocca. Il decano dei documentaristi, il grande divulgatore di scienza e natura, in questo viaggio nel tempo e nei luoghi simbolo ci racconta la sua vita di avventuriero, le bellezze del nostro pianeta e le trasformazioni avvenute nell'ultimo secolo o ancora in atto, causate dall'azione dell'uomo. L'inesorabile declino della biodiversità è la vera tragedia del nostro tempo. Il mondo naturale sta scomparendo. Le prove sono intorno a noi. C'è il rischio che il nostro silenzio e la nostra incuria ci portino dritti alla distruzione. Ma c'è ancora tempo per agire. C'è un'alternativa migliore alla catastrofe e Attenborough sembra conoscerla molto bene, grazie alla sua invidiabile esperienza sul campo. I prossimi decenni saranno l'ultima opportunità per costruire una casa stabile per noi e ripristinare l'ambiente ricco, sano e meraviglioso che abbiamo ereditato dai nostri antenati. È in gioco il nostro futuro sul pianeta, l'unico, per quanto ne sappiamo, in cui sia possibile la vita. "La vita sul nostro pianeta" è un coraggioso testamento per le generazioni di oggi e quelle future e per tutti coloro che vogliono preservare la bellezza di questo mondo. Oggi, ancora più di ieri, dopo la pandemia di Covid-19.
Il testo contiene alcune meditazioni sulla Sacra Scrittura, che hanno la particolarità di interpretare alcuni brevi testi, brevi versetti, di essa alla luce del mistero eucaristico. Le sedici meditazioni si susseguono, a partire dalla liturgia eucaristica, nella contemplazione di Cristo e dei suoi misteri. Oltre alle meditazioni il testo contiene alcune immagini, dipinte dagli stessi autori del testo, che illustrano quanto espongono con le parole e una preghiera conclusiva sul tema trattato. L'intento che gli autori si sono prefissato è quello di invitare, tutti coloro che lo vogliono, a riprendere in mano il Vangelo e a rileggerlo con un'ottica eucaristica, per entrare così nei sentimenti e nel cuore del Cristo.
"Un epistolario telematico su deliri populisti, incubi fondamentalisti, prodigi della rete e altre ombre della contemporaneità (novembre 2013-luglio 2014). Rapaccini e Raffaelli dimostrano che prima di tutto viene la capacità e la possibilità di far conto anche su altri mezzi formativi. Sventando il primo pericolo che la Rete propone e che è quello di essere prigionieri della palla di vetro soli, isolati e solitari, pur stando in contatto con una folla e col mondo intero. Ne nasce un colloquio che spazia dalla filosofia alle concezioni politiche e sociali; dalla conoscenza tecnologica dello strumento alla più particolare delle esperienze personali. Perdendosi anche loro in un mare magnum da cui si sentono in alcuni momenti quasi travolti, mai dimenticando, però, in nessuno di quei momenti, che la forza, quella vera, sta nel cervello dell'uomo e non in quello di un mezzo." (dalla Prefazione di Walter Patalocco)
Le meditazioni che l'autore propone descrivono, in modo sintetico ed essenziale, il vizio ricorrente e nefasto della mormorazione, affrontata nelle sue molteplici varianti e aggravanti, come la calunnia e la maldicenza. Per ciascuna meditazione è proposta anche una orazione conclusiva per condurre il lettore (quando credente) ad una lettura pregata.
Grazie a un'eredità inaspettata la famiglia Heffley ha l'occasione per fare grandi cambiamenti a casa! Ma una volta buttati giù tutti i muri, sorgono un sacco di problemi: legno marcio, muffa tossica, creature indesiderate e qualcosa di ancora più sinistro... I lavori di ristrutturazione sono un vero disastro! C'è una sola cosa da fare: trasferirsi. Sarà la scelta giusta? E Greg sarà contento di vivere in un nuovo quartiere, lontano dalla sua scuola e da Rowley? Età di lettura: da 11 anni.
L'emergenza sanitaria, e poi economica, conseguente alla pandemia si colloca nella cornica teorica dello stato di eccezione, che occupa un posto privilegiato nella riflessione giuridica e politologica quale supremo momento rivelatore dei rapporti di potere reale. La necessità di abbattere il rischio insito nel contatto fisico tra le persone ha assunto tratti pervasivi e "totalizzanti", potenziando la tendenza - comune alle fasi emergenziali - alla centralizzazione dei poteri e suscitando diffusi interrogativi circa l'aderenza dei regimi regolatori imposti alla popolazione al Rule of law e ai principi di base del costituzionalismo liberale.
L'obiettivo del volume è fornire un quadro di insieme del "nuovo" ordinamento introdotto in relazione all'emergenza COVID-19 e, a questo fine, accanto a contributi che approfondiscono gli aspetti, tipicamente pubblicistici, della disciplina costituzionale dell'emergenza, del sistema delle fonti, del rapporto tra autorità e libertà, del diritto alla salute e dei bilanciamenti con le diverse libertà costituzionali, delle relazioni tra apparati centrali ed enti territoriali, sono approfonditi una serie di profili attinenti ai più diversi ambiti della scienza giuridica.
Francesco Saverio Marini è professore ordinario di Istituzioni di Diritto Pubblico nel Dipartimento di Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Roma "Tor Vergata", della quale è stato prorettore ed è Delegato del Rettore per gli affari giuridici. E' componente del Consiglio di Presidenza della Corte dei conti d è stato Consigliere giuridico del Collegio presso l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato e Capo della Segreteria tecnica del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. E' autore di numerose monografie, articoli, manuali e raccolte normative. Fra le opere più recenti si possono ricordare: I saggi di diritto pubblico, ESI, 2014; Diritto pubblico italiano ed europeo, Giappichelli, IV ed., 2018; Diritto processuale amministrativo, La Tribuna, II ed., 2020; Il caso Cappato, ESI, 2019.
Gino Scaccia è professore ordinario di Istituzioni di Diritto Pubblico presso l'Università di Teramo e docente di Diritto Costituzionale presso la LUISS Guido Carli di Roma. Dal 1996, per circa un quindicennio, ha prestato attività di collaborazione e consulenza preso la Corte Costituzionale, ricoprendo il ruolo di assistente di studio, nonché di consulente del Servio Studi. Ha svolto attività di ricerca e docenza in prestigiose Università straniere e segnatamente in Germania, Spagna, Stati Uniti, Polonia, Francia. E' autore di oltre 120 pubblicazioni sui temi più svariati del diritto pubblico e costituzionale. E' stato membro del Comitato di gestione della Scuola Nazionale dell'Amministrazione e Capo di Gabinetto del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti.
Segnalibro per nuovo Messale - Orazionale edizione 2020 con 5 nistole in pelle + 1 in cuoio da inserire nel dorso
Il concilio Vaticano II ha innescato un dinamismo di ripensamento della modalità di relazione tra i laici e i loro pastori, tra i presbiteri e i loro vescovi e tra i vescovi e il successore di Pietro, colui che presiede la Chiesa di Roma. Si tratta della felice riscoperta della sinodalità, ossia di quella modalità adottata dai membri della Chiesa nelle loro relazioni perché ritenuta più conforme al dettato evangelico. Senza voler fare una trattazione di come, quando e perché nella Chiesa si è vissuta o meno la sinodalità, l'autore propone esperienze concrete - esercizi, come dice il titolo - che consentano di tentare, o ritentare, un percorso di conversione delle relazioni nella comunità ecclesiale; soprattutto delle relazioni tra il parroco e i fedeli laici. Destinatari del lavoro sono soprattutto loro, i parroci, perché ad essi la Chiesa richiede il principale impegno per la formazione di un'autentica comunità cristiana. Tuttavia anche i laici, specialmente quelli che sono maggiormente impegnati nel servizio pastorale, troveranno in queste pagine stimoli utili alla riflessione circa ciò che costituisce il loro specifico contributo nell'edificazione di una comunità cristiana. La pastorale in chiave missionaria esige di abbandonare il comodo criterio pastorale del «si è fatto sempre così». "Invito tutti ad essere audaci e creativi in questo compito di ripensare gli obiettivi, le strutture, lo stile e i metodi evangelizzatori delle proprie comunità" (Papa Francesco, Evangelii gaudium, n. 33).
Se c'è ancora chi non conosce Don Dolindo Ruotolo, non può che trattarsi di una cerchia ristretta di persone. La figura di questo Sacerdote napoletano non si limita a rubare i cuori degli italiani, ma in pochi anni ha varcato i confini della nostra Penisola ed è ormai sempre più noto e sempre più amato in Polonia, Slovacchia, America e altrove. Ai napoletani che si recavano a San Giovanni Rotondo per essere illuminati da padre Pio, il santo Cappuccino diceva: "Cosa venite a fare qui a San Giovanni Rotondo voi di Napoli? Avete Don Dolindo che è un santo sacerdote!". Tra le numerosissime e preziose opere di Don Dolindo, la sua autobiografia è tra quelle più attese, amate e ricercate. Egli prese a scriverla dietro ripetute e pressanti richieste del suo confessore, negli anni dal 1923 al 1925. Si tratta senza dubbio di un capolavoro di spiritualità, psicologia e introspezione dagli accenti vivi e profondi, che rivela l'anima di questo pio Sacerdote umile e sublime, che affascinerà i lettori con il suo esempio di mirabile abbandono e fedeltà a Dio e alla Chiesa, nonostante le tribolate circostanze della sua vita.
Il manuale si propone di raccontare la bioetica con un linguaggio semplice e chiaro, mantenendo intatto il rigore scientifico. Tale disciplina infatti ci riguarda da vicino, dal momento che ognuno di noi è chiamato a proteggere e custodire la vita umana in tutte le sue espressioni, come ricordato da san Giovanni Paolo II: «Sì, ogni uomo è "guardiano di suo fratello", perché Dio affida l'uomo all'uomo». Pertanto è doveroso avere a disposizione informazioni corrette e veritiere per comprendere e giustificare obiettivamente alcune realtà, essendo in corso nella società attuale una lotta radicale tra la "cultura della vita" e la "cultura della morte": un ambito nel quale ci giochiamo il nostro futuro e quello delle nuove generazioni.