
La festa dei centocinquant'anni di unità cade in un'Italia smarrita, un paese che rinnega se stesso e i propri padri fondatori. Ma perché abbiamo un cattivo rapporto con il movimento nazionale che diede origine allo Stato italiano? E per quale ragione ci sentiamo italiani, ma non cittadini di uno Stato nazionale?
Emilio Gentile ripercorre un secolo e mezzo di storia italiana attraverso la lente del rapporto con il Risorgimento e nel confronto con le voci più autorevoli della storiografia italiana e straniera. Da una riflessione svolta senza retorica, senza condanne e senza apologie, emerge il ritratto realistico di un popolo continuamente oscillante fra euforia e depressione, orgoglio e avvilimento, presunzione di grandezza e complesso di inferiorità. Una comunità rissosa, incapace di accordarsi su cos'è l'Italia e cosa sono gli italiani.
Libertà e benessere sono legati a doppio filo. La libertà è l'insieme di valori e regole, scritte e non, che promuovono l'iniziativa individuale, rendono la società aperta, ricettiva del nuovo e vivace culturalmente, premiano i talenti e spronano ad assumere rischi e investire nel futuro.
Così genera benessere, non solo economico. Il benessere è foriero di maggiore libertà perché accresce il ventaglio delle scelte accessibili alle persone, che sono perciò più disponibili al cambiamento. Maggiore libertà, dunque, per creare più benessere. Maggiore benessere per accrescere la libertà.
Nei saggi che compongono questo volume il cammino dell'economia e della società italiane, dall'Unità a oggi, è ripercorso seguendo il binomio libertà-benessere, per trarne insegnamenti e puntare a nuovi traguardi.
L'Italia è tra le prime dieci economie nel mondo. La conquista del benessere è stata più rapida nelle fasi di maggiore libertà ed esposizione alla concorrenza. Da troppi anni, invece, fatica a progredire. Come rilanciare lo sviluppo? Come superare la crisi che preesisteva alla recessione globale?
Fra il 1943 e il 1945 tedeschi, fascisti e partigiani furono protagonisti della guerra combattuta in Italia. Mettendo a fuoco il tema dei patteggiamenti tra avversari, il volume si interroga sul carattere dello scontro che li vide contrapporsi e cerca di verificare se nel contesto di guerra totale siano esistiti spazi per una limitazione della violenza e per la conduzione del conflitto secondo canoni più tradizionali. Accordi e scambi di prigionieri, che sembrerebbero irrealizzabili nell'Italia di quegli anni, furono parte delle strategie messe in campo dai nazisti per fronteggiare la Resistenza. Accanto al ricorso alle tregue come tattica di lotta contro i partigiani, dal volume emergono la centralità della guerra e della violenza per il fascismo di Salò, le insidie rappresentate dai patti per la Resistenza, divisa fra il rifiuto delle tregue e le difficoltà materiali di partigiani e civili, e una maggiore propensione dei resistenti a patteggiare con i tedeschi piuttosto che con i fascisti. Questo atteggiamento dei partigiani, unitamente alla chiusura degli uomini della Repubblica sociale verso gli accordi, conferma lo scontro fra italiani come uno dei tratti portanti degli ultimi due anni di guerra in Italia.
VAlla storia sono passati Garibaldi, Cavour, re Vittorio, Mazzini e le battaglie: Custoza, Solferino, Novara, le cinque giornate di Milano... Ma c’è un altro Risorgimento: quello dei santi. Mentre i politici tramavano, i soldati guerreggiavano e i giovani idealisti morivano, a Torino c’era qualcuno che, invece di fare l’Italia, pensava a fare gli italiani. C’erano i santi, appunto, che in mezzo alla tempesta della guerra, dell’odio e della discriminazione religiosa, si presero cura dei poveri, dei bambini di strada, delle prostitute, dei carcerati, della vita quotidiana della gente qualunque che aveva il cruccio di non morir di fame. Questo libro ne narra le gesta.
Domenico Agasso ha diretto «Epoca», «Espansione», «Il Nostro Tempo», è stato redattore capo di «Famiglia Cristiana» ed è autore di una ventina di libri, tra cui la Storia d’Italia (Mondadori) in otto volumi.
Renzo Agasso ha pubblicato ventun libri, in gran parte biografie di personaggi storici e contemporanei (per Edizioni San Paolo, Paoline, Rizzoli), dirige il mensile «Camilliani», collabora a «Il Nostro Tempo».
Domenico Agasso jr è autore di cinque libri, scrive su «La Stampa», «Il Sole 24 ore», «Il Nostro Tempo», «La Voce del Popolo», ha curato per «Famiglia Cristiana» l’opera in tredici volumi I Santi nella Storia.
Dall'anno Mille al XIII secolo: un tempo di rinascita, un balzo di civiltà. I comuni cercano una propria autonomia dal potere imperiale, si sviluppano le città, aumentano le terre coltivate e le attività artigianali e commerciali.
L'Europa si popola di cattedrali, vere e proprie enciclopedie del sapere e della fervida immaginazione medievale. Fra gli splendori arabi e normanni, il tempo delle Crociate e del Regno di Gerusalemme nutre un'epica di dame e cavalieri destinata ad influenzare per sempre la poesia, l'arte, il teatro. Abelardo ed Eloisa discutono intanto di amore e filosofia, si traduce Avicenna e si studia Platone accordando il pensiero cristiano con quello pagano.
Risorgimento italiano non solo come periodo di importantissimi avvenimenti storici: proprio in quegli anni, in virtù di determinate circostanze, la fotografia - tecnica da poco messa a punto e rivoluzionaria nell'ambito delle arti visive - inizia a essere largamente usata e diventa un modo per diffondere notizie e lasciare tracce di memoria, ma anche per esprimersi artisticamente. Dopo un'interessante introduzione, su come i contemporanei vedessero questa nuova tecnica di documentazione storica, il volume si articola in ampie sezioni dedicate ai luoghi simbolo del Risorgimento, al ritratto e all'identità nazionale. Partendo dalle foto della Repubblica Romana, le immagini delle rovine risorgimentali (da Palermo a Gaeta fino a Porta Pia) tracciano la nascita dei reportage di guerra. Segue la sezione dedicata ol ritratto fotografico, un'invenzione dell'epoca, per rintracciare le radici di un uso già politico dell'immagine: sfilano così Mazzini, Garibaldi, Cavour. Nel volume trova spazio anche un'Italia non ufficiale, i volti dei briganti, le prime testimonianze di tentativi di uso artistico della fotografia e le immagini di paesaggio come segni di identità nazionale.
Questo saggio, scritto originariamente nel 1967, raccoglie la prima parte delle lezioni tenute dall'autore per il corso di Studi Cattolici Romani tenuto alla Divinity School della Harvard University (1958-1962). Il contenuto essenziale dell'opera, che è l'ultima pubblicata da Christopher Dawson in vita, è dedicato alla descrizione della formazione, dell'apogeo e dei primi segni di dissoluzione del Medioevo, cioè della Civiltà cristiana romano-germanica, che l'autore sviluppa e completa negli altri due volumi dell'ideale trilogia The Making of Europe: An Introduction to the History of European Unity (1932) e Religion and the Rise of Western Culture (1950).
Questo libro racconta i piani di Stalin per conquistare l’Italia liberata dal fascismo e il ruolo chiave di Palmiro Togliatti negli sviluppi geopolitici dopo la Seconda guerra mondiale. Marco Clementi si sofferma sul ruolo attivo giocato dall’Urss nella Resistenza italiana, e rivela molti particolari sulla questione triestina, sulle foibe (per la prima volta raccontate dal punto di vista sovietico), sul disarmo dei partigiani e sul rientro del Pci nel novero delle forze democratiche (testimoniato da un evento capitale: l'amnistia per i fascisti voluta da Togliatti, ministro della Giustizia). Il libro si chiude con la campagna elettorale del 1948, quando il fronte popolare passerà all'opposizione e l’Italia si avvierà con decisione verso l'alleanza atlantica.
Il volume ripercorre la genesi, l'affermazione e la caduta della Repubblica di Mazzini, Garibaldi, Mameli e di tanti altri patrioti e analizza il patrimonio politico e ideale lasciato dall'esperienza repubblicana.
Intorno al 1600, Garcilaso de la Vega, il figlio di un ufficiale spagnolo e nipote dell'undicesimo sovrano inca, redasse i “Commentari reali degli Inca”, basati sulle storie che egli aveva sentito raccontare dai suoi parenti inca quando era bambino a Cuzco. I “Comentarios” contengono due sezioni: la prima riguardante la vita degli Inca, la seconda tratta della conquista spagnola del Perù. Molti anni dopo, quando la guerriglia di Tupac Amaru II aveva molta presa, un editto reale di Carlo III di Spagna proibì la pubblicazione dei “Comentarios” a Lima per i contenuti considerati "pericolosi". Il libro da allora non fu più stampato in America fino al 1918, ma continuò a circolare clandestinamente. Si tratta dell'unico testo al mondo che descrive in maniera dettagliata gli usi e i costumi delle civiltà precolombiane.
Democrazia, libertà di pensiero e di espressione, tolleranza religiosa, libertà individuale, autodeterminazione dei popoli, eguaglianza sessuale e razziale: questi valori sono saldamente entrati nel pensiero dominante da quando sono stati racchiusi nella Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo nel 1948. Se questi ideali oggi non sembrano piú radicali, la loro origine lo fu realmente, molto piú di quanto tanti storici abbiano voluto riconoscere. In questo libro Jonathan Israel, uno dei maggiori storici dell'argomento, rintraccia le radici filosofiche di queste idee nella corrente che egli chiama Illuminismo radicale.
Nato come movimento di idee clandestino, l'Illuminismo radicale è maturato in opposizione alla corrente principale moderata dell'Illuminismo, dominante in Europa e in America nel XVIII secolo.
Quando, durante le rivoluzioni degli anni Settanta, Ottanta e Novanta, l'Illuminismo radicale uscí allo scoperto, provocò una lunga e accanita serie di reazioni da parte della monarchia, dell'aristocrazia, dell'impero e delle gerarchie sociali ed ecclesiastiche e a difesa della censura, dell'autorità della Chiesa, della disuguaglianza sociale, della discriminazione razziale e religiosa.
Il racconto di questa storia affascinante rivela la sorprendente origine dei nostri valori piú fondamentali, e le motivazioni profonde della disapprovazione di cui sono oggetto anche oggi.
Una coraggiosa, atipica, sferzante ricostruzione storica dell'Unità d'Italia, da parte del più irriverente Italiano Cardinale: Giacomo Biffi.

