
La particolarità di Gesù e l'universalità di Dio
I Gesù dei Vangeli e il Cristo dei teologi
Il bisogno di intelligibilità della fede e la riflessione sistematica
In questo nuovo saggio, Gounelle presenta le sue convinzioni più profonde, la sua maniera di intendere e vivere il Cristo.
Un discorso, pur soggettivo e limitato, che tenta di dire qualcosa sul Cristo che anche altri possano capire, condividere o rifiutare.
Dalla quarta di copertina
Autonomo ma direttamente legato al precedente Parlare di Dio, questo nuovo libro di André Gounelle si concentra - quale altro versante di un medesimo approccio - sulla figura del Cristo.
Gounelle non tenta un'interpretazione esaustiva del Cristo, della sua morte e risurrezione, ma si limita a una riflessione personale che, innanzitutto, consegna agli altri qualcosa di lui stesso e delle sue convinzioni più intime e profonde.
Pur "soggettivo e limitato", il discorso di Gounelle, il "suo" modo di comprendere e vivere il Cristo, tenta di dire, senza la pretesa di essere l'unico possibile o il migliore, "qualcosa di giusto, che altri possano capire, condividere, accettare o rifiutare".
Rivista quadrimestrale n. 49/gennaio - aprile 2008. Cristocentrismo e storia. L'uso dell'anagogia nella cristologia di Hans Urs Balthasar.
Thomas Crean si confronta con passione e criticamente con le tesi esposte nel bestseller di Richard Dawkms "L'illusione di Dio". Dawkins presenta Gesù di Nazaret allo stesso tempo come una artificiosa illusione e come tracotante personaggio storico, presenta i Vangeli come inattendibili e come i prodotti logici e credibili di menti vanagloriose per un mondo fondato tanto sul materialismo quanto sull'idealismo, in cui i fatti, pur documentati storicamente, sono spesso falsificati come fantasiose e deliranti congetture. Crean smonta le tesi dì Dawkins, non si ferma ai luoghi comuni, ma sceglie di percorrere con intelligenza i sentieri della verità umana e divina, per ridonare alla persona umana la chiara consapevolezza della sua dignità e della sua più autentica e profonda vocazione.
Thomas Crean si confronta e critica con passione le tesi esposte nel bestseller di Richard Dawkins L’illusione di Dio. Dawkins presenta Gesù di Nazaret come tracotante personaggio storico che genera artificiose illusioni. Sostiene che i Vangeli sono inattendibili poiché – a suo dire – frutto di menti vanagloriose, risultato di falsificazioni fantasiose e di insensate congetture. Dawkins ritiene che la religione sia in sostanza una grossa allucinazione che provoca un danno psicologico, intellettuale e sociale e si propone l’obiettivo di spazzar via quelle che lui considera le nebbie di un’educazione paurosa, cieca e infantile.
Crean smonta elegantemente, con competenza, sicurezza e ironia, le tesi di Dawkins. L’Autore non si ferma ai luoghi comuni, ma sceglie di percorrere con intelligenza i sentieri della verità umana e divina, per ridonare alla persona umana la consapevolezza della sua dignità e della sua più autentica vocazione. Si scopre che le tesi di Dawkins sono non solo, storicamente e dottrinalmente, farraginose, superficiali e infondate, ma sono più di tutto contraddittorie.
Dall’inizio della civiltà l’uomo si è trovato di fronte a un enigma insolubile, che si manifesta come il problema più grave della nostra condizione, l’ostacolo insormontabile sul cammino - individuale e collettivo - verso la felicità. Perché esiste il male? Quali sono le sue cause? Ci sono possibili rimedi, in grado di sconfiggerlo?
Tra tutte le risposte al problema del male ce n’è una che si impone con particolare autorevolezza: quella data dalla rivelazione cristiana. Il depositum fidei, custodito dalla Chiesa, contiene l’insegnamento sul peccato originale: la ribellione a Dio di alcuni angeli, la successiva caduta dei progenitori della specie umana, la perdita irreversibile dello stato di grazia, l’offerta salvifica di Dio che non ha abbandonato l’uomo «in potere della morte».
Tuttavia, proprio perché si rivolge alla ragione e non (esclusivamente) al sentimento, la risposta della rivelazione cristiana - e quindi della Chiesa - al problema del male deve confrontarsi con gli esiti delle ricerche filosofiche, storiche, scientifiche su tale argomento. Esiti che talora appaiono in contrasto, anche radicale, con i dati di fede custoditi dalla tradizione ecclesiale: ma che non possono realmente contraddirli, se si confrontano con essa in modo leale e ragionevole.
Ma esiste davvero, questa “verità”? Si può propriamente parlare de “la” verità?
La presente indagine storica ricostruisce il dibattito avvenuto nel tardo Impero Romano (secc. II-IV d. C.) tra i sostenitori del politeismo e i primi cristiani.
È singolare che la discussione e gli interrogativi dell’epoca evocano le controversie di cui siamo, oggi, spettatori. Ora come allora, pare che solo l’antico politeismo e il pluralismo religioso garantiscano la tolleranza e la pacifica convivenza, mentre il cristianesimo, con la sua concezione della verità, ostacoli i processi di pacificazione fra i popoli, generando intolleranza.
Ma la ricerca storica conferma davvero queste opinioni?
Quanti e quali sono i linguaggi con i quali Dio si esprime di riflesso nell’anima dell’uomo? Il linguaggio è una comunicazione interpretativa, cioè che crea un legame attraverso immagini di diverso valore. Genericamente parlando questi linguaggi sono due: quello della ragione e quello della emozione. Due linguaggi non propriamente alternativi, anche se possono essere formalmente distinti con le rispettive proprietà.
Nella Rivelazione essi hanno una particolare convergenza, giacché si ritrovano nella loro matrice divina. Gi studi raccolti in questo numero di Divus Thomas dal titolo La visibilità del Dio invisibile affrontano questo tema e si collocano nel quadro delle ricerche della Scuola di Anagogia.
IL LIBRO
Milioni di persone, di tutte le età, di tutte le fedi, di tutte le nazionalità e capi di nazioni anche in guerra fra loro si sono ritrovati nell’aprile 2005 per rendere l’estremo saluto a Giovanni Paolo II. Questa mobilitazione senza precedenti nella storia ha dimostrato che la Chiesa rappresenta un punto di riferimento essenziale, non solo per i cattolici. Anzi, qualche volta sembrano proprio alcuni fra loro i più restii ad accettarne la vitalità e la ritrovata capacità di offrire un contributo di idee autorevole, anche se spesso controverso, al mondo contemporaneo.
In Lo Splendore della Verità padre Neuhaus – che si trovava a Roma in quegli storici giorni e ne ha redatto un diario che conclude il suo saggio – affronta molti dei temi più dibattuti del cattolicesimo postconciliare (dal significato del Concilio alle innovazioni nella liturgia, dall’ordinazione delle donne alla contraccezione, dall’aborto e dall’omosessualità al celibato dei sacerdoti) coinvolgendo il lettore in una riflessione vibrante e profonda su cosa significa essere credenti oggi.
Partendo dalla sua vicenda personale – che lo ha portato a sentire l’insufficienza della fede e della teologia luterana nella quale era cresciuto e a diventare prima cattolico e poi sacerdote –, e ricordando gli incontri con Giovanni Paolo II e l’allora cardinale Ratzinger, Neuhaus spiega quanto sia in errore chi vuole politicizzare e «democratizzare » la Chiesa, contestando o stravolgendo gli insegnamenti del Magistero. La fedeltà e la continuità, non l’autonomia e la novità, conducono a un futuro ricco di promesse. Un futuro all’insegna di una evangelizzazione planetaria, dell’unità fra i Cristiani, e di un vero rinnovamento.
L'AUTORE
RICHARD JOHN NEUHAUS, una delle più importanti autorità sulla religione nel mondo contemporaneo e presidente dell’Institute on Religion and Public Life, è redattore capo della rivista «First Things». Con il leader evangelico Charles Colson ha promosso Evangelicals and Catholics Together, un’iniziativa controversa per riallineare le dinamiche religiose e culturali nella nostra società. È autore di molti libri, alcuni dei quali editi in Italia: Le ultime parole di Gesù dalla croce (2001), Solidarietà e profitto. La sfida del capitalismo cristiano (1994). È sacerdote dell’arcidiocesi di New York e vive a Manhattan.
IL LIBRO
La tradizione orientale dell’icona, in particolare della raffigurazione pittorica di Cristo e della sua spiritualità, è tutt’oggi un punto di incontro e un elemento di unione per molti cristiani. Essa è presente sia nella Chiesa d’Oriente sia in quella d’Occidente, il suo simbolismo e il suo linguaggio toccano in maniera indelebile il cuore dei fedeli, al punto di farne l’espressione privilegiata della fede.
Ma qual è il segreto del suo profondo e irresistibile richiamo? Per il cardinale Schönborn la risposta è nel Mistero stesso di Cristo, Verbo Incarnato, Dio fattosi uomo e divenuto perciò «circoscrivibile». Gesù è il fondamento dell’icona, del suo enorme potere d’attrazione, della sua capacità di «parlare» ai credenti. Essa ci attira perché attraverso di lei, prescindendo dalla sua qualità artistica, noi possiamo percepire la forza della Sua presenza, la forza della presenza di Cristo.
Nell’analisi di Schönborn l’icona diventa inoltre il punto di partenza per comprendere meglio il concetto di antropocentrismo cristiano: la dignità dell’uomo deriva dal fatto che egli è stato creato da Dio e per Dio, a Sua immagine e somiglianza; nel crearlo, Egli lo ha fatto oggetto di un amore infinito, donandogli quelle caratteristiche peculiari che lo rendono, in mezzo alle altre creature, la Sua immagine vivente.
L'AUTORE
CHRISTOPH SCHÖNBORN (1945), domenicano, arcivescovo di Vienna dal 1995 e presidente della Conferenza Episcopale Austriaca, è stato uno degli artefici del Catechismo della Chiesa Cattolica. Teologo di vaglia, è autore di numerose opere tradotte in tutto il mondo.
Il testo raccoglie gli atti del seminario biblico La visione del Dio invisibile nel volto del Crocifisso, svoltosi pressù la Cattedra Gloria Crucis della Pontificia Universita' Lateranense.
Nella sua storia la Chiesa ha assunto strategie di comunicazione diverse a seconda delle epoche accompagnandole a riflessioni la cui eterogeneità mostra le diverse preoccupazioni pastorali che di volta in volta emergevano, fino all’attenzione prestata con il Concilio Vaticano II. Il presente volume intende rintracciare le coordinate dell’impegno della Chiesa nel mondo dei media.

