
È fuori dubbio che le storie del ritrovamento della santa Croce abbiano sostanziato e diffuso il culto e la venerazione del Legno santo; si è trattato di un avvenimento che avrebbe presto cambiato il modo di pensare e di rappresentare il simbolo della Croce. All’inizio del cristianesimo sono ben quattro le feste in onore della santa Croce (Venerdì santo adorazione della Croce, 3 maggio ritrovamento, 7 maggio apparizione, 14 settembre esaltazione) poi ridotte a due (7 maggio e 14 settembre). L’insegnamento veicolato dai racconti sulla santa Croce, nel corso del tempo, ha condizionato profondamente anche la vita e il culto delle chiese d’Oriente e d’Occidente. Le storie del ritrovamento della santa Croce sono un tesoro per la Chiesa, leggendole tra le righe ne viene fuori la bellezza e la forza della Croce che, onorata ed esaltata, diventa segno di speranza e di salvezza. Ri-leggere oggi la Croce in un contesto di «guerra mondiale a pezzi», per i credenti non è facile, forse è più facile svuotare il segno della Croce della sua «potenza» di amore e perdono, far finta di niente e andare avanti ma, come avvertiva papa Francesco, così facendo «non siamo discepoli del Signore»; la Chiesa andrà avanti solo se confessiamo «l’unica gloria: Cristo Crocifisso». Il 7 ottobre 2023 un «anticroce» è esplosa nella Terra del Signore, quella della morte e dell’odio, della vendetta e della guerra. Una «croce» oscura e malvagia frutto della cattiveria degli uomini. Una croce di morte che è entrata nella vita di israeliani, palestinesi e cristiani avvelenandone i cuori e le menti. Nella Croce, ricorda il patriarca Pizzaballa, «ritroviamo tutta l’umanità sofferente: le ingiustizie, le guerre, i soprusi, le umiliazioni, il grido di dolore di ognuno». Il volume è arricchito da fonti antiche, basilari per comprendere l’avvenimento, e da alcuni interessanti testi patristici riguardanti l’adorazione e le feste in onore della santa Croce.
Un saggio teologico-antropologico che esplora il dialogo tra poesia e vocazione. P. Reniel Alí Ramírez Herrera riflette sull'inquietudine come chiave di lettura dell'umano e sull'arte poetica come spazio in cui la bellezza incontra il Mistero. Un percorso tra pensiero e lirica, spiritualità e parola, che si conclude con una raccolta di poesie capaci di far risuonare nel lettore il senso profondo della vita, della chiamata, dell'attesa e della grazia.
Una riflessione profetica sul nostro tempo. In una società segnata da diseguaglianze e crisi morali, questa lectio di Ernesto Salierno propone un'analisi lucida del "peccato strutturale" che condiziona la vita personale e collettiva. Con linguaggio chiaro e fondamento evangelico, l'autore invita a una scelta decisiva tra la logica del profitto e la via del Vangelo. Un testo ricco di spunti spirituali e sociali, utile per la riflessione personale e comunitaria, capace di parlare al cuore e alla coscienza del lettore.
Con un linguaggio semplice ma profondo, l’autore, sacerdote romano con lunga esperienza missionaria in Medio Oriente, intreccia nei due volumi contenuti in questo cofanetto, fede e incredulità, ragione e Vangelo, dubbio e ricerca. I testi nascono dall’ascolto di domande vere, maturate nella vita concreta, e si rivolgono tanto ai credenti in crisi quanto ai cercatori inquieti. Un dono ideale per chi, a Natale, cerca parole autentiche che aiutino a ritrovare senso, consolazione e fiducia. VOL. I - QUALE FEDE? L’opera invita a riscoprire i contenuti essenziali della fede, spesso dati per scontati solo perché si è cresciuti o si vive in un contesto cristiano, per aver frequentato il catechismo o respirato l’atmosfera delle sacrestie. Con uno stile semplice ma al tempo stesso profondo, l’autore mette in dialogo fede e incredulità, ragione e Vangelo, dubbio e ricerca, mostrando come questi elementi non siano realtà opposte, ma dimensioni che si illuminano a vicenda. Le riflessioni proposte nascono dall’ascolto di domande autentiche, maturate nella vita quotidiana, e vogliono offrire un sostegno sia a chi attraversa un momento di crisi nella propria fede, sia a coloro che, inquieti e assetati di senso, sono ancora in ricerca. VOL. II - PERCHÉ CREDO? L’opera esamina i motivi che portano a rifiutare la fede e le ragioni del credere: quelle di tipo razionale, ma anche esperienze esistenziali e scientifiche, comprese le ragioni del cuore con le testimonianze di coloro che dalla negazione totale sono passate alla fede attraverso esperienze, intuizioni, rivelazioni. Con un linguaggio semplice ma profondo, l’autore intreccia fede e incredulità, ragione e Vangelo, dubbio e ricerca. I testi nascono dall’ascolto di domande vere, maturate nella vita concreta, e si rivolgono tanto ai credenti in crisi quanto ai cercatori inquieti.
La Chiesa è il Corpo vivente di Cristo nella storia, Una, Santa, Cattolica e Apostolica. In queste pagine, Giuseppe Comi guida il lettore alla scoperta delle radici teologiche della fede ecclesiale, approfondendo le dimensioni del corpo storico, eucaristico e mistico di Cristo. Un testo pensato per credenti, catechisti e operatori pastorali che desiderano comprendere e vivere più pienamente la loro vocazione ecclesiale in vista del giubileo.
Se le parole non corrispondessero alla realtà sarebbero inganno per l'uomo aperto all'ascolto della Parola. Il linguaggio cristiano diviene attraente in base alla fedele testimonianza del Vangelo. L'annuncio cristiano non è per l'uomo che apre il Libro, bensì per il credente lieto di donare ascolto devoto alla Parola proclamata e contenuta nel Libro. La verità, la bellezza, la libertà, fondate sulla parola di Dio, impegnano per un continuo e coerente cammino capace di trasformarsi in entusiasmante sequela del Risorto. Dimenticati i Codici e scelto e aperto il Vangelo: la bellezza per sempre accade.
Il calendario del 2024 ci proporrà ogni mese un'opera artigianale o artistica di stile diverso, espressione di varie culture vicine e lontane, per invitarci a guardare avanti con fiducia e mettere a disposizione mani e cuore per dar vita a opere belle e buone.
La cristianità è un modo di esistenza storica dei popoli che hanno ricevuto il cristianesiumo e che nel cristianesimo hanno espresso le loro culture. Essa è rimasta intatta anche quando la fede cristiana non è stata parte del sentimento comune. La stessa ragione occidentale, dominata dall’idea di produrre un cambiamento nelle condizioni di vita dell’uomo, trova le sue prime evidenze nel sentimento cristiano di un tempo nuovo, che dà un senso a tutta la vicenda umana in una chiave universale. Queste evidenze si sono impresse anche in popoli di diversa tradizione e cultura che sono entrati nel quadro della tecnologia sorta dai popoli della cristianità. La civiltà mondiale che stiamo vivendo e che richiede comuni valori e comuni istituzioni ha per riferimento il primato della persona e il valore delle regole di convivenza che ne garantiscono in modo crescente la libertà e l’eguaglianza formulata all’interno della storia dell’Occidente.
Il libro cerca di indicare i fondamenti e le dinamiche coerenti ad essi che hanno costituito le molte fasi e i molti voti della cultura che ha unificato materialmente il mondo. Il lettore vi troverà quindi non una storia dei fatti, ma quella della evoluzione delle idee: un’evoluzione che ha condotto al tempo della Cosmopoli tecnologica e post-ideologica, che della cristianità rappresenta l’ultima metamorfosi.
Gianni Baget Bozzo (1925-2009) , sacerdote, teologo, politologo e giornalista, ha collaborato con numerosissimi periodici e quotidiani, fra i quali Panorama e il Giornale. Nel corso della sua lunga attività intellettuale ha scritto circa cinquanta libri.
Fabrizio Gualco, nato ad Alessandria nel 1968, è laureato in Pedagogia e ha conseguito il dottorato di ricerca in Filosofia, Storia della Filosofia ed Estetica presso l’Università degli Studi di Genova nel 2000. Nel 2003 ha pubblicato il saggio I percorsi della libertà La ricerca del bene.
L’ateismo di oggi non sembra aver molto in comune con quello, tragico, dei grandi pensatori atei dell’Ottocento (si pensi per tutti a Nietzsche) o dello stesso Novecento (si pensi per tutti a Camus), ben consapevoli che la « morte di Dio » avrebbe comportato una terribile rivoluzione – e per di più dagli esiti incerti e comunque inquietanti – nel modo di vivere e di pensare dell’umanità. Le forme dell’ateismo odierno sembrano invece poter essere ben rappresentate dal pensiero di personaggi quali Vito Mancuso, Corrado Augias o Piergiorgio Odifreddi, i quali ritengono, sia pure con accenti diversi, che in fondo rinunciare al Dio personale e creatore di tutte le cose – come instancabilmente proposto dalla Chiesa, costante destinataria dei loro corrosivi attacchi – sia necessario o per lo meno opportuno. Un ateismo, dunque, ingenuo e del tutto incapace di autofondarsi, a volte perfino patetico nel vano tentativo di costruirsi delle ragioni che invece gli sfuggono senza neppure che i suoi alfieri se ne rendano conto.
«Questo libro di Vincenzo Vitale è uno straordinario antidoto per chi sia rimasto confuso o rattristato, in questi anni, dalla polemica anticattolica più pregiudiziale e rancorosa. Ma la sua lettura delizierà in genere chiunque ami la “buona tavola” del sapere, della conoscenza autentica e profonda, oltre a quanti amano la Chiesa e la bellezza della fede cattolica. E soprattutto appassionerà chi ama la logica, la scintillante regalità della razionalità umana» (dalla Prefazione di Antonio Socci).
Vincenzo Vitale, allievo di Sergio Cotta e Francesco D’Agostino, studia Filosofia del diritto presso le Università di Catania, ove si laurea in Giurisprudenza, e di Roma. Vince il concorso in Magistratura ove presta servizio per diversi anni: oggi esercita la libera professione fra Catania e Milano. Ha al suo attivo oltre sessanta pubblicazioni su riviste giuridiche specializzate. Docente presso l’Università di Catania, la Cattolica di Milano e quella di Piacenza, ha redatto diverse voci per un Lessico di Teoria generale del diritto, di prossima pubblicazione. Attualmente, tiene un corso presso l’Università di Roma (Tor Vergata) per il Dottorato in «Storia del Diritto e Teoria del diritto europeo», dedicato al tema « Diritto e Letteratura ». Già vicecapo di gabinetto presso il Ministero di Grazia e Giustizia e componente della Commissione per la lotta contro le tossicodipendenze presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, è stato per circa otto anni Presidente dell’Unione Giuristi Cattolici Italiani, sezione di Catania. Giornalista pubblicista, collabora con alcune delle principali testate nazionali ed ha al suo attivo oltre mille editoriali. Per Sellerio ha pubblicato In questa notte del tempo. Sposato con Angela Rita, medico chirurgo, ha due figli: Aldo, laureando in Giurisprudenza, e Paolo, laureando in Architettura.
Se chi avrà la bontà di leggere queste pagine ne trarrà giovamento, la sua gratitudine dovrà indirizzarsi ai giornalisti e agli studiosi che dal 1999 collaborano al mensile di apologetica cattolica il Timone, del quale il sottoscritto è direttore responsabile. Solo qualche decennio fa il termine era demonizzato e impronunciabile essendo legato - si diceva, ma qualcuno ancora oggi lo sostiene - ad un cristianesimo "pre-conciliare", datato, lontano dalla sensibilità delicata e dubitativa dell'uomo che la Chiesa incontra oggi. Ma i tempi sono cambiati e una rivista come il Timone può contare su decine di migliaia di lettori e abbonati. Quanti la seguono con attenzione e affetto sanno bene che l'apologetica è una disciplina antica. Agli albori del cristianesimo infatti gli "apologeti" illustravano le ragioni per credere presentandole sia alle autorità laiche sia agli eretici che si allontanavano dalle verità della fede cattolica. Non solo illustrare le ragioni della fede ma anche e soprattutto difenderle dagli attacchi e dalle accuse che mai sono mancate nel corso della storia della Chiesa è il compito dell'apologetica. Ed è questo lo scopo che si prefigge una rivista come il Timone.
Il mondo contemporaneo va spogliandosi del senso del divino. È un fenomeno individuale e collettivo. Tuttavia, la disperazione non può e non sarà mai la religione delle masse; queste ultime non rimarranno per sempre sotto l’influenza del relativismo. Sappiamo che per risvegliare il bisogno di salvezza è d’obbligo che la religione venga più vivamente proposta all’intelligenza e che non sembri avversa alla scienza e ai suoi progressi che sono sotto gli occhi di tutti e per il bene di tutti. Fede e ragione camminano insieme sulla strada della verità (Benedetto XVI).
Si tratta di riannunciare il Vangelo a quelli che l’hanno conosciuto e poi abbandonato. Sappiamo che questa missione di conversione, di risveglio e di ritorno è più difficile della prima. Non c’è più l’effetto della novità. L’annuncio della fede a un popolo non si può compiere, come ogni rivincita, che di casa in casa, di città in città. È necessario veramente che ognuno di noi renda conto al proprio vicino della speranza che è presente in lui, come raccomandava in origine Pietro. C’è chi dice che questa resa ragionevole dei conti esiga una conoscenza profonda delle origini, un adattamento allo spirito contemporaneo, ad ogni modo un’infinita pazienza nella verità e nella carità.
Pasquale Brizzi, ordinato sacerdote nel 1993, ha compiuto gli studi filosofici e teologici presso la Pontificia Università Gregoriana, specializzandosi in teologia biblica. Presso la Pontificia Università Teresianum ha conseguito il dottorato di ricerca in Teologia spirituale con una tesi sull’esegesi spirituale in Ignace de la Potterie.

