
Il saggio, elaborato in tre parti, è stato elaborato secondo una precisa impostazione storica e sistematica, sulla scorta del dibattito intorno al "motivo" dell'incarnazione che ha avuto come protagonisti esponenti della scuola tomista e della scuola scotista.
Il titolo del libro riporta le ultime parole pronunciate dal discepolo che Gesù amava: le ha rivolte a Pietro, dopo la pesca miracolosa che ha segnato l’ultima manifestazione di Gesù Risorto, avvenuta sulla sponda del mare di Tiberiade (Gv 21,1-23). Queste parole sono una confessione di fede e un invito a immergersi nelle misteriose profondità di Gesù contenute e custodite nel Nuovo Testamento, con al centro i Vangeli.
"Questi Esercizi spirituali ci aiutano a fermarci, a meditare, a non accontentarci dell'apparenza, a guardare in profondità, a "fissare lo sguardo", a guardare con "compassione" le folle di oggi sempre stanche e sfinite perché senza pastore, per capire il prossimo e il mondo intorno a noi. La domanda iniziale - «È l'umanità che ha abbandonato la Chiesa o è la Chiesa che ha abbandonato l'umanità?» (T. S. Eliot) - in realtà accompagna tutta la riflessione per aiutare a trovare la risposta nella vita. L'incontro con Cristo, che tocca il cuore, che genera vita e libera dalla paura di vivere, creativo, avviene nella vita stessa, non fuori da questa, nella nostra miseria - qualcuno direbbe - da mendicanti, come siamo. Il testo ci aiuta ad aprire tante domande. Spesso per noi certezza della fede significa credere di avere una risposta per tutto e non cambiare. Giustamente l'autore ricorda come la «certezza della fede non estingue l'inquietudine, al contrario, la esalta, poiché la certezza della fede non è un "pensiero chiuso" ma "aperto"». Nel deserto del nostro mondo non giudichiamo facendoci maestri a distanza, ma tornando all'origine per rendere possibile l'incontro con una presenza viva." (dalla prefazione del Card. Matteo Maria Zuppi)
Nell’Esortazione apostolica Gaudete et exsultate il Papa ha dedicato un intero capitolo alle forme moderne di pelagianesimo e gnosticismo, definiti i «due nemici della santità». A sua volta, la Congregazione per la Dottrina della Fede nella Lettera Placuit Deo ha approfondito il contenuto teologico del frequente richiamo alle antiche eresie da parte dell’attuale magistero pontificio.
In numerosi pronunciamenti, dall’Esortazione apostolica Evangelii gaudium – documento programmatico del pontificato – al Discorso al Convegno di Firenze, Francesco riconosce nelle eresie pelagiana e gnostica alcuni tratti comuni che rappresentano «pericoli perenni di fraintendimento della fede biblica», dai quali conseguono atteggiamenti pastorali che il Papa non esita a definire espressioni di «un cristianesimo senza Cristo».
Il presente volume intende cogliere le ragioni di questa sorprendente insistenza con cui Francesco descrive le tentazioni della Chiesa contemporanea e mettere in luce il suo invito a superare ogni riduzione etica o dottrinale del cristianesimo e a riscoprire la coincidenza del metodo e del contenuto dell’esperienza cristiana, ricentrando così la teologia e la pastorale nella «carne di Cristo».
«L’autore ha avuto il coraggio di entrare in una questione complessa, affrontando uno dei temi fondamentali – per non dire il fondamentale – del magistero di papa Francesco: “la carne di Cristo”. Lo ha fatto con una documentazione ampia, rimandando continuamente alle fonti e tracciando un filo conduttore lineare».
Dalla prefazione di mons. Erio Castellucci
In occasione del 50mo anniversario del Concilio Vaticano II si apprezza in modo speciale questo volume che studia la recezione dell'ecclesiologia conciliare, a partire da quel Sinodo, la cui Relatio finalis individuo' nella nozione di communio ''l'idea centrale e fondamentale nei documenti del Concilio''. Attraverso una rassegna critica degli studi riguardanti l'ecclesiologia di comunione, nel periodo compreso tra il 1985 e il 2000, ed esaminando un'ampia letteratura nelle aree linguistiche italiana, francese, spagnola e inglese, l'autore presenta la recezione della nozione di communio in ordine ad una migliore conoscenza dell'insegnamento conciliare sulla Chiesa. Il pregio di questo lavoro consiste innanzitutto nel fornire una visione sintetica del dibattito ecclesiologico sul tema, permettendo al lettore di orientarsi nella vasta bibliografia considerata e di cogliere al tempo stesso le principali linee di sviluppo dell'ecclesiologia di comunione.
«Il libro che avete tra le mani è scritto con la carne e con il sangue. Trasuda l'esperienza di un prete innamorato di Cristo, che oggi il Signore ha chiamato all'episcopato e che non ha perduto la capacità di stupirsi e di commuoversi. Parla di storie vissute, di preti fragili e umani e non di "santini" con il volto angelico. Soprattutto parla a loro, ai preti: perché pur dentro cadute e fallimenti non perdano il coraggio di ritornare sempre alla sorgente e la gioia di abbracciare nuovamente il Vangelo. E perché il Signore, come scriveva l'amato e rimpianto vescovo Tonino Bello, gonfi sempre il cuore dei suoi preti di passione, riempia di amicizie discrete la loro solitudine, li conforti con la gratitudine della gente e con l'olio della comunione fraterna, li ristori da ogni stanchezza. E, soprattutto, li liberi da ogni paura» (dalla Prefazione di don Francesco Cosentino).
Un trattato di teologia morale che illustra i temi della responsabilità personale per la vita di fede. Il prof. Bastianel, riconsidera l’intera materia mettendo al centro la relazione personale del credente con Dio in Gesù Cristo. La seconda parte ripropone un testo che ha avuto precedenti edizioni e che continuava ad essere richiesto (La preghiera nella vita morale cristiana, Casale Monferrato 1986). Il tema della preghiera come esplicita relazione con Dio, viene trattato dal punto di vista della responsabilità etica che essa pone alla coscienza del cristiano, in forza della fede donata.
Sergio Bastianel sj insegna alla Gregoriana di Roma e alla Pontificia Facoltà dell’Italia Meridionale – Sezione “San Luigi” di Napoli.
Come si vive onestamente nella nostra storia concreta, con la complessità di rapporti in cui siamo costituiti? Come intendere e vivere il rapporto tra responsabilità morale personale e responsabilità sociale? La riflessione etica può additare i luoghi della responsabilità di ciascuno nello spazio di libertà che gli è dato.
Questo testo di Teologia morale sociale parte dalla considerazione della dimensione di fede cristiana per chi vuole assumere da credente il suo vivere sociale, secondo l'intenzionalità dell'operare di Dio nella storia.
L'attenzione alla moralità, cioè alla vita delle coscienza, considera il vivere sociale, politico ed economico a partire dalla relazionalità, pone in primo piano la responsabilità di persone in rapporto a persone.
In questa prospettiva sono considerate le decisioni politiche ed economiche , il bene comune da assumere come finalità di condivisione, lo sviluppo come sfida per la nostra capacità di umanità.
Cinquanta anni fa si apriva il Concilio Vaticano II. Il travaglio storico e la riflessione pensosa che lo avevano preparato trovavano espressione nella voce di teologi che contribuirono al profondo rinnovamento della teologia morale cattolica. A cento anni dalla nascita di una delle più autorevoli figure di moralisti di quel tempo, Josef Fuchs s.j., questo studio si pone in continuità con la sua riflessione e le istanze conciliari in essa presenti. Il testo parte dalla domanda sul come essere discepoli di Cristo nella storia, con l’attenzione al rilievo della vita di fede per la capacità di moralità dei credenti, in funzione del necessario discernimento su tutto quanto impegna la responsabilità personale e sociale nel contesto odierno. Sono in questione il modo di capire la vita della città, l’attenzione alla complessità della storia e delle culture, la cura di interpretare correttamente la natura e il mondo umano, il compito di orientare, con criteri di senso eticamente riconoscibili, lo sviluppo tecnologico nelle sue componenti intenzionali mai neutre. Ne risulta, per la teologia morale, il primario compito di ricerca sui temi e problemi che si pongono oggi, con una fondamentale finalità di formazione delle coscienze.
Un corso di teologia morale fondamentale composto nel tempo e ora ripensato per studenti di teologia, ma anche per altri, persone e gruppi desiderosi di capire e vivere l'onestà nelle relazioni complesse della propria storia. La riflessione procede dall'esperienza di coscienza di cui ogni uomo è capace, si esprime in funzione del suo maturare, mette in luce l'unità tra vita di fede e vita morale nella costitutiva relazionalità dell'esperienza. Si cerca di capire cosa succede nel divenire onesti e nel divenire discepoli del Signore in questa storia, come l'esperienza morale sia comunicabile oltre i confini di appartenenza culturali, politiche, religiose. Nella prima parte del percorso, l'esperienza di moralità viene letta nel suo carattere autonomo cositutivamente relazionale e storico, la sequela viene letta nel rimando alla storia di parte l'attenzione è posta sui criteri di discernimento dell'oggettività del bene, di fronte alla complessità delle circostanze, alla conflittualità oggettiva di valori, all'inzieme di limiti e possibilità della storia. Nella terza parte la fiducia nella coscienza e il compito di formazione che personalmente e reciprocamente ci è affidato porta in primo piano l'esigenza di comprendere e vivere il discernimento come cammino di necessaria conversione. Il male morale, con la sua efficacia storica, ma anche la realtà della conversione storicamente efficace vengono letti nel loro carattere personale e strutturale intimamente connessi. L'etica e la teologia sono per vivere: come vivere oggi, nel nostro mondo, volendo essere persone umane? come costruire nell'umana reciprocità comunione con il Signore?

