
Tra le numerose ninfee dipinte da Claude Monet la migliore - secondo Charles Péguy (1873-1914) - non sarà l'ultima, frutto di un crescente apprendimento, bensì la prima, figlia dello stupore. Solo lo stupore, infatti, veramente conosce. Il resto è "sistema" rigido, è imporsi del "bell'e fatto", è invecchiamento prodromo della morte. Non è più avvenimento. Con questa rivoluzionaria impostazione Péguy ha guardato il "mondo moderno" denunciandone la forza avvilente, ha combattuto per la "città armoniosa", ha ritrovato la fede di quand'era bambino, ha vissuto da "cristiano della comune specie", ha cantato le meraviglie della "giovane speranza" e la grandiosa avventura di Eva/umanità. Ed è morto in battaglia, perché il rapporto con l'Eterno e con l'Infinito si gioca tutto nella brevità di un tempo e nella carnalità di uno spazio.
Ogni Natale, dal 1983 al 1994, padre Lanfranco Serrini, in qualità di Ministro generale dei Frati Minori Conventuali, ha scritto una lunga lettera ai suoi fratelli. Dalle pagine emerge tutta la profonda umiltà e l'intensa spiritualità di questo grande uomo, che ha saputo fare del proprio ministero un dono perfetto per Dio e per i fratelli. Le lettere sono indirizzate ai frati, ma il loro messaggio è così attuale e universale che chiunque potrà leggerle, meditarle nel proprio cuore e metterle in pratica nella propria vita. Il ministero di padre Lanfranco aveva queste caratteristiche: insegnava a tutta la fraternità, guardava al cammino salvifico e missionario di tutto l'Ordine, in comunione e in ascolto filiale della Chiesa, ma questa visione globale non distraeva il suo cuore e il suo sguardo dal fratello, dal singolo fratello; padre Lanfranco era attento alla fatica quotidiana di tutti, di fronte alla quale sapeva dire a ciascuno, con la forza dello Spirito: "Coraggio!". E con questo invito donava carità fraterna, comprensione, accoglienza, insegnamento, sostegno, luce e vita. Comunione, fraternità, accoglienza e spirito di servizio sono solo alcuni dei temi su cui padre Lanfranco riflette e porta a riflettere in queste lettere. Facciamo tesoro delle sue parole.
In queste pagine sono raccolti alcuni tweet postati da papa Francesco il giorno in cui è stata resa pubblica l'enciclica 'Laudato Si' dedicata all'ecologia, cioè alla cura del nostro pianeta come parte della creazione.
Che cosa porta un'affermata "consulente d'immagine" normalmente presente nei back stage delle sfilate di alta moda, sempre a fianco di cantanti e attori, a confrontarsi con una realtà fatta di interiorità e forti testimonianze? Quanta distanza può esistere tra la continua ricerca della perfezione esteriore e un'indagine altrettanto scrupolosa e sentita, compiuta invece nel più intimo e recondito recesso di una persona, qual è l'animo? Tra le pagine di questo scritto "apparenza" ed "essenza" si trovano affiancate (quasi a pacificare per un attimo secoli di indagini filosofiche) grazie all'onestà intellettuale dell'autrice, che qui si pone come trait-d'union di questi due universi, e soprattutto come testimone diretta di un grande incontro, talmente importante da non poterlo custodire solo per se stessa.
Dio vuole che ci salviamo e che chiediamo a Lui la nostra guarigione dalle malattie con fede. La condizione del cristiano non è quella di soffrire a causa della malattia, perchè Dio è sempre disposto a concederci quello che gli chiediamo con fede. La guarigione ci è infatti dovuta per diritto grazie ai meriti di Gesù Cristo morto e risorto per noi. Per questo la Chiesa ha sempre proclamato il Vangelo con l'ausilio di segni e miracoli a supporto della potenza salvifica del Figlio di Dio. E' solo a causa dei dubbi e dell'incredulità che tante persone non chiedono di guarire e permangono nella sofferenza: è importante perciò capire quali sono gli impedimenti alla guarigione che condizionano la nostra vita e non permettono la realizzazione della volontà di Dio.
In questa guida spirituale, il cardinal Siri sottolinea l'importanza della pratica dell'esame di coscienza nelle sue varie scansioni temporali e nel suo adattamento alle diverse condizioni o stati di vita. Un testo che, riproposto a oltre cinquant'anni di distanza dalla sua pubblicazione, non ha perso nulla della sua attualità e utilità, e che anzi fa emergere una completa visione cristiana dell'uomo e un itinerario luminoso di vita spirituale.
A partire dalla disamina della Regula pastoralis di san Gregorio Magno, questo volume è un valido sostegno alle anime sacerdotali talvolta tentate dallo scoraggiamento e dalla stanchezza. Ogni meditazione è seguita dall'esempio di un santo (san Vincenzo de' Paoli, san Pier Giuliano Eymard, san Pietro Canisio, san Giovanni d'Avila) che ha incarnato, nel corso dei secoli, determinati tratti della carità pastorale: le vite dei santi, infatti, incarnano al meglio la freschezza del Vangelo di Cristo e mostrano come sempre, in ogni tempo e in ogni luogo, un pastore d'anime possa portare frutti abbondanti di santificazione, per sé e per gli altri.
Nell'ultimo istante prima di morire, un uomo ripercorre la sua vita. La lucida bellezza dell'amore familiare riemerge seppure tra mille rimpianti. Nel suo ultimo istante di vita Felice ripensa alla sua vita, ai suoi rapporti, all'arte, alla sua incapacità di rimanere fedele alla moglie. Parallelamente la legittima consorte, Virginia, inglese, rimemora le tappe di una convivenza travagliata, costellata dalle sue fughe e dalla presenza di due figli che soffrono oltremodo della volatilità del padre e, forse, dell'onnipresenza della madre. Ma non solo Felice, tutti e quattro i membri della famiglia ripensano il loro modo di stare assieme e il senso della convivenza. Nel dolore acuto della morte la lucidità della bellezza dell'amore familiare riemerge pur tra mille rimpianti. Nel saggio che segue, utili consigli per ogni famiglia smembrata che deve affrontare la morte di uno dei due coniugi e quindi elaborare un vero lutto misericordioso.
“Ed io farò scendere lo Spirito Santo nell’anima tua, affinché ti bruci ciò che è umano e col suo soffio refrigerante imperi sopra di te e ti confermi nella Divina Volontà”.
In san Luigi Maria Grignion di Montfort, l'amore per Dio era totale. Con Dio e per Dio andava verso gli altri e camminava sulle strade della missione. Sempre cosciente della presenza di Gesù e di Maria, con tutto il suo essere era un testimone della carità teologale, che desiderava condividere. La sua azione e la sua parola avevano l'unico scopo di invitare alla conversione e far vivere di Dio. Gli scritti sono altrettante testimonianze e voci del Verbo incarnato e di Maria, "capolavoro dell'Altissimo, miracolo della Sapienza eterna". "Un pensiero al giorno con san Luigi Maria Grignion di Montfort" ti permetterà di meditare attraverso la bellissima spiritualità cristocentrica e mariana del grande san Luigi.
Più che come un trattato didattico, L'abbandono alla divina provvidenza si presenta come una sorta di "confessione" nel senso agostiniano della parola, benché non abbia un carattere autobiografico. È un messaggio che si potrebbe paragonare bene al Cantico spirituale di san Giovanni della Croce o al Libro dei dialoghi di santa Caterina da Siena: un poema il cui soffio mistico, ispirato al Cantico dei cantici, ai Salmi e all'Apocalisse giovannea, si eleva ad accenti quasi profetici. Sotto l'aspetto di una vita semplice, di "segreto senza segreto", di "arte senz'arte", questo piccolo trattato offre la dottrina pratica dell'abbandono, che può condurre fino alla più eminente perfezione dell'unione divina.
Gregorio Magno nei suoi Dialoghi invitava chi voleva avvicinarsi alla vita di san Benedetto a leggere la Regola. Quasi obbedendo all'esortazione di Gregorio, in numero crescente i monaci accolsero come norma di vita la Regola di Benedetto al punto che questa sostituì tutte le altre e divenne in pratica la Regola dei monasteri, favorendo la ben nota diffusione del monachesimo in tutta l'Europa cristiana durante i secoli dell'alto Medioevo. A proposito della Regola, Gregorio Magno infatti scrive: "Non voglio in alcun modo tacere che l'uomo di Dio, tra i tanti miracoli che lo hanno reso celebre, rifulse altresì per la dottrina; scrisse, infatti, la regola dei monaci, notevole per la discrezione e chiara per il linguaggio".

