
Il mondo attorno a noi è un grande cantiere: instabile, sorprendente, faticoso. Anche la nostra vita personale, familiare, comunitaria sembra un edificio continuamente in ristrutturazione. Spesso, sfiduciati, ci ritroviamo a lamentarci di fronte alle tante difficoltà. In questo libro - frutto di un’esperienza pastorale e spirituale concreta - l’abate Martin Werlen ci invita a gettare uno sguardo diverso, nuovo, sui "cantieri" della vita e a riconoscere l’incompiutezza come risorsa, come opportunità per riscoprire sentimenti di solidarietà e di fiducia nel futuro. Riflettendo sull’esperienza della ristrutturazione di un’antica canonica, ma anche sui passi biblici e provocazioni teologiche, impareremo a restare ancorati al terreno della realtà, a guardare le "impalcature" non come ostacoli ma come strumenti di crescita, a trasformare l’incertezza in slancio creativo, a costruire relazioni autentiche nell’epoca dell’individualismo valorizzando i contributi altrui, ad abitare la fragilità come spazio di grazia e di incontro. un invito rivolto a tutti - credenti e non - a smettere di lamentarsi (o di sognare mondi illusori) e a diventare operai di una speranza che abbraccia il mondo. Per cominciare ad agire con fiducia su solide fondamenta - e anche esercitando un pizzico di umorismo.
Una nuova tappa del viaggio mistico e poetico di Arnoldo Mosca Mondadori nei misteri della Rivelazione cristiana. Versi che sono meditazioni: accompagnano il lettore nel profondo della vita religiosa e poetica. Dove il canto, come in un salmo contemporaneo, diventa preghiera, farmaco dell'immortalità.
Il volume presenta un’antologia di testi che cantano la vita nelle sue diverse manifestazioni. Gli autori – celeberrimi – da cui sono tratti i brani appartengono a varie epoche e culture. Sono presenti, per esempio, testi di Madre Teresa di Calcutta, Kahlil Gibran, Robindronath Tagore, Giovanni Pascoli, Walt Whitman, Giovanni Paolo II, oltre che brani scritturistici.
Ognuno offre uno sguardo originale sulla vita, che diventa una sorta di inno alla vita stessa.
Le suggestioni del testo sono raccolte ed espresse da belle foto a colori che rappresentano un commento «visivo» ai brani riportati.
punti forti
La notorietà e autorevolezza degli autori selezionati.
Belle immagini e raffinata impostazione grafica.
destinatari
Libro strenna per chi vuole fare un piccolo regalo di qualità a un prezzo contenuto.
Il libro è adatto a qualunque situazione celebri la vita: nascita, battesimo, compleanno ecc.
curatrice
Isabella Farinelli ha iniziato con Kahlil Gibran la propria attività di traduttrice e consulente editoriale, che l’ha condotta a divenire la curatrice dell’edizione italiana di quasi tutte le opere dello scrittore libanese. Per Paoline ha curato, tra gli altri: Il profeta (20053), Le parole dell’amore (20032), Le parole dette (20035), Le parole non dette (200411), Parole sussurrate (200611), Le parole dell’amicizia (20072), Mio amato profeta. Lettere d’amore di Kahlil Gibran e Mary Haskell (2007).
I dialoghi più salienti tra l’amato e l’amata nel Cantico dei Cantici. Lui è chiamato con il vezzeggiativo “il mio diletto”, “l’amato mio”. Lei chiamata con gli appellativi di “fidanzata”, “sposa”, “sorella mia”. Prima di ogni altra interpretazione, il Cantico è la celebrazione dell’amore umano nelle sue varie sfaccettature.
Il libro è aggraziato dalla plastica raffinatezza delle tavole del maestro Alessandro Nastasio che lasciano trasparire il pathos del desiderio e della ricerca amorosa accanto alla serenità dei sentimenti del vivere insieme nella relazione di coppia
Alessandro Nastasio è nato a Milano nel 1934. Ha studiato con Tullio Figini e Aldo Salvatori a Milano. A Roma ha lavorato con Sarra e Purificato. Ottenuta la cattedra all’Accademia delle Belle Arti di Brera nel 1966, per trent’anni si è dedicato all’insegnamento di Educazione Artistica in diversi istituti scolastici. La sua prima mostra personale risale al 1957, alla Pinacoteca Latina. Da allora ha tenuto numerose personali in Italia e all’estero. In collaborazione con architetti di chiara fama, ha realizzato opere pubbliche e private, viaggiando in America, Asia e Oriente. Ha collaborato con parecchi editori, illustrando opere di grande pregio. Nastasio si è inserito fra i grandi maestri dell’arte contemporanea e le sue opere si sono imposte all’attenzione di gallerie e collezioni private. Vive e lavora a Milano.
Presso le Edizioni San Paolo ha illustrato Nonostante tutto osiamo dire (1990), Canto d’amore (1993), Ti chiamo Padre come Gesù ci ha insegnato (1994), Qohelet canto della vita (2006).
Una raccolta di brani scelti del Cantico dei Cantici, un poema d’amore che celebra la bellezza, il sentimento, la tenerezza, la fantasia, la poesia, ma anche il silenzio, la paura, l’angoscia, la solitudine, la separazione, la sofferenza; espressioni di un unico cammino di coppia dove alla fine vince sempre l’amore.
Foto suggestive e versi ispirati interpretano l’innamoramento di tutti coloro che credono in un amore fedele e forte.
L’inedito carteggio
tra Sorella Maria e padre Vannucci
le tracce
di una profonda avventura spirituale
del nostro tempo
Fedeltà allo spirito e novità di forme era il desiderio che abitava alcuni uomini e donne di Dio nella chiesa della prima metà del secolo scorso: pochi di numero, poveri per scelta, ma ricchi di quella audacia evangelica che viene dall’assiduità con la Parola, dal sapersi totalmente nelle mani di Dio, dall’offrirsi nella gratuità e nella semplicità ai disegni dell’Altissimo... È qui raccolta la corrispondenza, finora inedita, tra due dei testimoni più luminosi di quella stagione: Giovanni M. Vannucci, frate servita raccolto nel suo eremo delle Stinche, e sorella Maria di Campello, la Minore, “allodola” dall’incessante canto di lode. Un unico afflato spirituale che attraversa gli anni dal 1947 al 1961, dall’immediato dopoguerra fino alla vigilia del concilio, quella “novella Pentecoste” annunciata nel gennaio del 1959 da Giovanni XXIII e così a lungo desiderata dai cristiani e da tutti “gli uomini di buona volontà”. E “delle gioie e delle speranze, delle tristezze e delle angosce” di quegli anni è voce pacata e pacificante: “voce di silenzio trattenuto” di cui abbiamo ancora oggi tanto bisogno.
(dalla “Prefazione” di fr. Enzo Bianchi, priore di Bose)
La spiritualità indù ha trovato un'immagine incantevole per descrivere il rapporto di Dio con la creazione: Dio "danza" la sua creazione. Lui è il danzatore, la creazione è la danza. Taci e osserva la danza. Non devi far altro che guardare: una stella, un fiore, un uccello, un sasso, il tuo cuore e quello dei tuoi simili. Ogni frammento della danza va bene. Guarda. Ascolta. Odora. Tocca. Gusta. Non farai fatica a vedere Lui, il danzatore stesso! A. de Mello, con la sua vita e con i suoi scritti, ha indicato alcune strategie fondamentali. In questa raccolta, gli amici di Tony offrono un altro grappolo di "perle" di questo grande maestro dello spirito.
Piccoli libri per tutti in cui brevi pensieri di Autori di ogni tempo e Paese si alternano a immagini significative e simboliche. Adatti ad ogni occasione speciale, ne fanno un momento di riflessione e meditazione sul tema prescelto.
Un augurio di gioia attraverso le parole di una poesia (titolo originale Le due gioie)di Lézard;diventata un classico negli ambienti scout in Svizzera a partire dagli anni Cinquanta e tradotta,insieme ad altre,in diverse lingue,è tratta dall’Introduzione del volume JOY e la ricerca della felicità di F.Garagnon (Paoline,19N 19).
AUTRICE Dietro al nome Lèzard (Lucertola), si cela un’esiliata russa di madre moscovita e padre svizzero, arrivata nella Svizzera romancia all’età di 9 anni e che, dopo il diploma, fece diversi lavori prima di diventare bibliotecaria all’Istituto di botanica. Si avvicinò al movimento delle Èclaireuses (Associazione laica dello scoutismo francese) cui si dedicò con continuità per 13 anni prima di consacrarsi alla trasmissione dei valori nell’ambito della propria famiglia. I suoi scritti si trovano ne Il libro di Lèzard, pubblicato da Nuova Editrice Fiordaliso (Roma, 1993). Era stata associata alla lucertola perché era attratta sia dal calore del sole sia da quello delle relazioni umane e perché se ne stava sempre un po’ in disparte per meglio contemplare il mondo e la natura e cantare le meraviglie della creazione.
"Marley era morto, partiamo da qui." Così inizia la storia natalizia più amata al mondo. "Canto di Natale" accompagna con la sua musica un vecchio avaro dal cuore inaridito, Ebenezer Scrooge, nel suo viaggio verso la redenzione, costringendolo a guardarsi attorno e a scrutare dentro di sé con l'aiuto di tre spiriti, i Fantasmi del Natale Passato, Presente e Futuro. È un canto che risuona nella poesia del testo, con la sua metrica e i blank verse tanto cari a Dickens, quasi ci invitasse a leggerlo a voce alta, a ricercare un ritmo nella nostra lingua e a tendere l'orecchio verso le note che segnano il passo di una storia in cui perfino i rumori per le strade possono diventare melodia. Il ballo di Fezziwig, l'impetuosa canzone del guardiano del faro, il motivo canticchiato dai marinai... fino alla malinconica canzoncina intonata da Timmy, ogni nota aiuta il cuore di un altro bambino, ormai cresciuto, a sciogliersi a poco a poco fino a riscoprire, in un'arietta semplice e carica di ricordi, ciò che è buono e sacro. E così, nella musica, il miracolo è pronto a compiersi, le campane a suonare a distesa e il lettore ad aprirsi alla magia di una favola immortale.

