
Un viaggio unico lungo i sentieri percorsi da Gesù, ricostruiti con rigore storico, cartografico e spirituale. Alla luce degli scritti di Maria Valtorta, e delle fonti geografiche e archeologiche, questo libro offre una mappa inedita delle peregrinazioni del Maestro in Palestina: non solo luoghi, ma strade, pendenze, altimetrie, stagioni e paesaggi che hanno plasmato il ritmo della vita quotidiana di Gesù e dei suoi discepoli. L’Autore accompagna il lettore tra ritrovamenti storici, antiche vie carovaniere e tracciati realistici, mostrando come fatica, clima e asperità non siano semplici “sfondi”, ma parte integrante dell’Incarnazione: Dio entra nella storia anche attraverso la geografia. Un approccio che intreccia fede e scienza, esperienza mistica e metodo di ricerca, per restituire una dimensione profondamente umana e una prospettiva concreta sulla vita del Cristo. Ma soprattutto per mostrare la scientificità dell’opera di Maria Valtorta.
Gianluigi Porrà (Cagliari, 1955) è ingegnere, topografo e insegnante. Legge e studia Maria Valtorta da diversi anni approfondendo in particolare gli aspetti topografici e geografici dell’Evangelo. Promotore del Cenacolo valtortiano nella parrocchia di S. Giovanni Evangelista di Quartu S. Elena (CA), ha pubblicato con MIMEP-DOCETE Maria Valtorta - Ho visto tutta la vita di Gesù (2024).
Chi è davvero Gesù Cristo così come emerge dall’Evangelo di Maria Valtorta? È una figura edulcorata, fantasiosa, distante dalla concretezza dell’uomo e dalla verità della fede? Oppure l’opera valtortiana ci restituisce, con forza sorprendente, il Cristo vero Dio e vero Uomo, centro della storia e fondamento della salvezza? Per rispondere a queste domande l’Autore affronta con rigore teologico la figura di Gesù come appare negli scritti della mistica viareggina e ne analizza gesti, insegnamenti e scelte, misurandoli continuamente con la dottrina della Chiesa e con il metodo della scienza galileiana, che tanta parte ha avuto negli studi recenti sull’attendibilità dei testi. Il risultato è una lettura capace di illuminare insieme la figura di Gesù e l’intenzione profonda dell’Evangelo: condurre ogni uomo all’incontro personale con il Cristo vivo, contro ogni riduzionismo e contro ogni spiritualità vaga o sentimentale.
Un itinerario di meditazioni bibliche sul Mistero della Croce costruito secondo la struttura della "lectio divina". Ogni capitolo è infatti composto da quattro parti: 1) presentazione di un brano della Bibbia; 2) spiegazione teologica e spirituale; 3) domande e spunti per la riflessione personale; 4) invito a preghiera attraverso un'antologia delle preghiere di Santa Caterina da Siena, la cui esperienza spirituale molto legata al Mistero della Croce.In un periodo in cui si fa un gran parlare del Crocifisso, finalmente un libro che espone con chiarezza sia la dottrina che la pratica ascetica legate alla Salvezza per mezzo della Croce.
Dieci riflessioni bibliche incentrate sulla figura di Cristo e sulla sua Parola che contiene i "semi" gettati nei solchi della Storia umana.
"Era felice al vento, lo accoglieva in ascolto.
Era di quelli che afferrano una frase
dove gli altri intendono solo un chiasso."
Mosè, primo alpinista, è in cima al Sinai.
Inizia così il suo corpo a corpo con la più
potente manifestazione della divinità.
E disse: con questo verbo la divinità crea e disfa, benedice e annulla. Dal Sinai che scatarra esplosioni e fiamme, vengono scandite le sillabe su pietra di alleanza. Nell'impeto di un'ora di entusiasmo un popolo di servi appena liberati si sobbarca di loro: "Faremo e ascolteremo". Luogo di appuntamento è il largo di un deserto, dove la libertà è sbaraglio quotidiano. Notizia strepitosa: nell'antico Ebraico, madrelingua, le parole della nuova legge sono rivolte a un tu maschile.
Le donne guardano con tenerezza gli uomini commossi e agitati. Il dito scalpellino che scrive in alto a destra: "Anokhi", Io, è il più travolgente pronome personale delle storie sacre.
La Genesi, Bereshith, è il libro delle origini, il racconto della creazione e delle prime grandi storie dell'umanità. Ma è anche un testo enigmatico, denso di significati nascosti e aperto all'interpretazione. In questo dialogo a due voci, Erri De Luca e Haim Baharier si confrontano con i primi capitoli della scrittura sacra, dando vita a un'opera che è al tempo stesso racconto e commento, poesia e studio, visione e scavo nella parola. De Luca affronta la Genesi con il suo inconfondibile stile narrativo: prende i dettagli e li trasforma in storie, restituendo corpo e anima a uomini e donne che troppo spesso restano ai margini. Baharier, invece, si muove nel solco della tradizione esegetica ebraica, esplorando la ricchezza del linguaggio biblico, decifrando lettere e simboli che compongono le parole sacre, sciogliendo stratificazioni di senso. Adamo, Noè, Abramo, Isacco: i patriarchi della Genesi tornano a vivere in queste pagine, non come figure lontane ma come uomini di carne e ossa, immersi nel mistero del loro tempo e delle loro scelte. Il rapporto con il divino, il senso della legge, la tensione tra libertà e obbedienza sono temi che emergono con forza da questo confronto, dove la scrittura sacra si rivela ancora una volta libro vivo e capace di parlare al presente. Un'opera che riporta la Genesi alla sua dimensione originaria: testo da interrogare, da raccontare, da far risuonare nel tempo. Un libro che è incontro tra narrazione e interpretazione, tra poesia e sapere, tra voce e ascolto. Due voci, due modi di leggere la scrittura sacra. Erri De Luca narra la Genesi con la forza della letteratura, Haim Baharier ne esplora i significati nascosti, attraverso la profondità della tradizione esegetica ebraica. Un dialogo tra parola e interpretazione, tra poesia e studio, tra racconto e ricerca del senso. Un libro che riporta la Scrittura alla sua essenza più viva: essere letta, interrogata, riscoperta.
San Paolo è stato un pensatore rivoluzionario e dalla filosofia politica del Novecento è stato interpretato come il maestro del rifiuto della legge e dell'ordinamento presente, con tutte le sue ipocrisie. È stato cioè letto attraverso lo spirito gnostico di Marcione, che nel II secolo si richiamava a san Paolo per contrapporre un Dio del presente malvagio, creatore di questo mondo ingiusto e oppressivo, a un Dio del futuro buono e redento. Secondo Luca Bagetto, al contrario, san Paolo si oppone fortemente allo gnosticismo. Nella sua visione il Messia, che pure interrompe la legge, la dispiega in modo più profondo e più autentico di quanto non faccia la garanzia dell'ordine. In corrispondenza dell'annuncio messianico della vita nuova è fondamentale il tema dell'Esodo, simbolo dell'uscita da una situazione oppressiva. Esiste un parallelo tra l'epoca ellenistica e la globalizzazione, che in comune hanno la ricerca di un riparo dalla legge astratta e oppressiva. Bagetto propone una nuova traduzione della Seconda lettera ai Tessalonicesi, centrale per l'individuazione dell'Anticristo e per la definizione del rapporto del cristianesimo con l'ebraismo, e dimostra che san Paolo traccia una nuova strada non moralista per concepire anche oggi il rapporto tra la fede e il potere politico.
Così nell'Antico come nel Nuovo Testamento non ci sono interni: tutto si svolge fuori, all'aria aperta. Battaglie, amori, preghiere, sacrifici. Predicazioni, miracoli, morte e resurrezione. Anche il lavoro. Nell'Antico Testamento predomina il pastore. Nel Nuovo il pescatore. De Luca e Matino offrono la percezione ravvicinata di questo "spostamento" e di come i due mestieri rimandino alla valorizzazione delle risorse da cui dipende tuttora la qualità dell'esistenza umana: la terra e l'acqua.
Vista, udito, tatto, gusto, olfatto. La fisicità della divinità deve essere presa alla lettera. Erri De Luca e Gennaro Matino vanno dritti alla sostanza della lingua sacra. Perché le scritture per parlarci devono adottare vie di comunicazione a noi familiari. Gli apostoli vedono Dio, lo toccano, sentono la sua voce, ne percepiscono il profumo, condividono il pane nell’ultima cena. Dai sensi legati alla percezione della divinità il passaggio alla sacralità del sentire espressa dal corpo avviene quasi automatico. Intendere l’essenza di Dio è anche scoprire la forza degli utensili (i sensi) che permettono questa comprensione. Se De Luca percorre come suo solito una strada che va dall’evidenza delle cose alla loro manifestazione divina, Matino fa il cammino inverso, dalla spiritualità alla concretezza. Si trovano a metà strada. E a metà strada li aspetta una verità da condividere.
Forse avevano davvero ragione i Greci, che in principio era il caos. Molte osservazioni della fisica moderna sembrerebbero confermarlo. Ma cos'è successo nei primi istanti di vita dell'universo? Davvero la scienza del XII secolo fa ritornare d'attualità il racconto di Esiodo, che racchiude l'origine del tutto in un verso splendido e fulminante: "All'inizio e per primo venne a essere il caos"? E oggi l'universo è il sistema organizzato e affidabile che ci appare o è dominato ancora dal disordine? Per rispondere, ogni giorno schiere di uomini e donne esplorano gli angoli più reconditi della materia, usano i grandi telescopi o i potenti acceleratori di particelle per ricostruire in dettaglio i sottili meccanismi attraverso i quali la meraviglia che ci circonda ha acquistato caratteristiche che ci sono così familiari, per cercare di capire quella strana singolarità che ha dato origine all'universo e raccogliere indizi sulla sua fine. Dunque possiamo dirci che gli acceleratori di particelle oggi, come il racconto dei Greci ieri, stanno cercando di rispondere alla più antica tra tutte le domande? E allora si vede come costruire una cosmogonia non sia più affare per specialisti e il mito e la scienza abbiano in fondo la stessa funzione: permettere all'essere umano di trovare il proprio posto nell'universo, "consentire a tutti di fare proprio il grande racconto delle origini che la scienza moderna ci consegna, per capire le nostre radici più profonde e trovarvi spunti con i quali affrontare il futuro".
"L'Epistola ai Romani" più che un acuto commento all'omonima epistola di san Paolo è un'originale analisi e riflessione sul pensiero paolino, che porta a una nuova formulazione della filosofia cristiana. Fondato su una profonda conoscenza della teologia cristiana, su un costante atteggiamento di responsabilità nei confronti della 'polis', e sulla rielaborazione di correnti di pensiero quali il platonismo, lo gnosticismo e il calvinismo, "L'Epistola ai Romani" lanciava una sfida radicale al razionalismo biblico e al positivismo ottocentesco. La coscienza moderna, ridestata dall'esistenzialismo di Kierkegaard e Jaspers a una visione più drammatica della situazione umana, trova in queste pagine una nuova interpretazione della religione.

