
Il libro estrapola, dalla lunghissima relazione di Matteo Ripa (mille pagine) infarcita di particolari tecnici, quelle che sono descrizioni impagabili delle persone e dei luoghi incontrati durante il suo viaggio verso la Cina, e soprattutto dei tredici anni che trascorse alla corte dell'imperatore Kangxi. Sono descrizioni che portano molta attenzione al lato umano, tolgono l'imperatore Kangxi, uno dei più famosi della storia della Gina, dal trono e lo avvicinano come essere umano alla vita.
A cinquant'anni dalla morte di don Carlo Gnocchi e in occasione della sua prossima santificazione quest'antologia di testimonianze vuole riconsegnarci la sua figura di prete estremamente moderno, che ha segnato indelebilmente la storia sociale e civile italiana del secolo scorso.
Luigi Sturzo (1871-1959) fu un formidabile animatore della terra siciliana e poi dell’Italia intera, appassionato della libertà e sempre dalla parte dei deboli. Prete e politico scomodo, fu odiato da Benito Mussolini per il suo rigore nello spiegare l’inconciliabilità tra cristianesimo e fascismo. L’immensità del suo pensiero oggi brilla per la Chiesa e per la nostra confusa e avvilita società.
Dai suoi inizi a Caltagirone all’appello «a tutti gli uomini liberi e forti», fino all’esilio all’estero e al rientro nella vita politica postfascista, produsse una monumentale opera di intuizioni ancora feconde e animate da un profondo spirito di amore e servizio al prossimo, che ha portato la Chiesa ad avviare il processo per la sua beatificazione.
"Mons. Álvaro del Portillo (1914-1994) è stato per quarant'anni il più stretto collaboratore di san Josemaría Escrivá, ed è stato il suo primo successore alla guida dell'Opus Dei. Questa intervista, uscita in prima edizione alla vigilia della beatificazione del fondatore, raccoglie la testimonianza non di un biografo meramente professionale, pur scrupoloso, bensì di un figlio spirituale che ha assimilato il messaggio e lo stile di vita del Padre, collaudandoli in prima persona. Mons. del Portillo ha registrato episodi, espressioni, gesti del fondatore non semplicemente da cronista o da storico, ma con l'affetto indelebile con cui, per fare un esempio alto, san Giovanni ha memorizzato perfino l'ora del suo primo incontro con Gesù ("Erano le quattro del pomeriggio", Gv 1,39). Da queste pagine emerge non solo la santità di san Josemaría, ma anche di colui che con tanta efficacia e con tanto affetto ha conservato memorie e documenti così dettagliati perché consapevole di dover rendere un servizio non solo ai membri dell'Opus Dei attuali e futuri, ma anche a tutti coloro che dagli esempi dei santi traggono linfa per la loro vita di fede. Alla vigilia della beatificazione di mons. Alvaro del Portillo, annunciata per il 27 settembre 2014, si può ben dire che questa intervista è la biografia di un santo, scritta da un santo." (Cesare Cavalleri)
Gilbert Keith Chesterton: il più brillante giornalista dell'Inghilterra del XX secolo, scrittore poliedrico che seppe spaziare dai gialli, dov'era protagonista il suo personaggio più fortunato, il prete-detective Padre Brown, ai saggi storici, dalla politica alla filosofia, il tutto espresso con magnifica leggerezza, con l'uso magistrale del paradosso. Un uomo intenso, appassionato cercatore della Verità, un polemista che finiva per diventare amico dei suoi avversari. Un lucidissimo e profetico interprete della modernità.
A ottant'anni dalla sua morte Chesterton è più interessante che mai, e questo libro è la più completa guida al «Chesterton-pensiero» mai pubblicata.
Il volume è opera di Paolo Gulisano e don Daniele De Rosa.
Nato ed educato in un clima familiare intriso di solida fede cristiana, Gianfranco Chiti, di cui è in corso il processo di beatificazione, fin da giovanissimo era entrato nell’esercito coltivando, insieme alle virtù militari, una maturità spirituale che lo avrebbe gradualmente portato, attraverso le vicende della guerra, della prigionia e della responsabilità di comandante e di stratega-educatore delle nuove leve, alla scelta della vita religiosa tra i frati cappuccini e al sacerdozio. L’esperienza dolorosa dei campi di internamento ne affinò lo spirito e lo condusse a una graduale “amicizia” e intimità con Dio, in particolare con la passione di Cristo, al quale riferiva i suoi compagni di sventura e nel quale andò scoprendo il senso positivo delle sue sofferenze. Ne fanno prova le lettere, qui pubblicate per la prima volta, che egli scrisse a padre Edgardo Fei, il suo cappellano militare (autore di un Diario di guerra, qui raccolto, che ne dà viva testimonianza) dopo la resa del suo battaglione a Baldissero Canavese il 4 maggio 1945 e il successivo internamento nei campi angloamericani di Tombolo, Coltano e Laterina in Toscana.
Toni Zweifel, nel 1961, era un brillante studente del Politecnico di Zurigo, con obiettivi certamente buoni, ma meramente temporali: il successo professionale e l'affetto di una ragazza. Era battezzato, ma solo saltuariamente praticante. Un paio di compagni di studio gli parlarono della fede che vivevano nell'Opus Dei: gli si aprirono orizzonti totalmente nuovi. Nello stesso anno, su invito di don Ferdinando Rancan, che conosceva dai tempi della sua giovinezza, partecipò a un ritiro spirituale, in cui scoprì che per essere un cristiano autentico doveva interessarsi al benessere umano e spirituale degli altri. Ritornò a Zurigo con il fermo proposito di cambiare radicalmente la sua vita. Cominciò a praticare di nuovo la fede e il 19 marzo 1962 chiese l'ammissione all'Opus Dei come membro numerario, perciò impegnato nel celibato. Con questo passo dava interamente il suo cuore al Signore. Da allora, imparò «a trasformare in endecasillabi la prosa quotidiana», come diceva san Josemaría Escrivá. Trasformò il suo lavoro di ingegnere in occasione di incontro con Dio e di servizio agli altri. Fondò e sviluppò la Fondazione Limmat, tutt'ora attiva, che durante la vita di Toni sostenne centinaia di iniziative sociali ed educative in più di trenta Paesi. Sopportò eroicamente la leucemia che lo colpì per tre dolorosi anni e lo portò alla morte il 24 novembre 1989, in fama di santità. Dal 2001, nella diocesi di Coira, è in corso il processo di beatificazione.
La prima biografia completa di uno dei più grandi mistici della nostra epoca, il napoletano don Dolindo Ruotolo (1882-1970). Un volume che resterà punto di riferimento, poiché fondato sulla testimonianza e i documenti anche fotografici originali in possesso della nipote Grazia, oggi ultranovantenne, che ha voluto condividere l'immenso lascito esistenziale e spirituale dello zio con il giornalista Luciano Regolo. Sacerdote, esorcista, ora servo di Dio di cui è in corso la causa di canonizzazione, don Dolindo fin da giovane ha intessuto dialoghi con il Cielo, in particolare con il Signore Gesù, la Madonna ma anche l'angelo custode e santa Gemma Galgani. La sua figura è legata a quella di Padre Pio, con cui era in contatto spirituale, e con cui condivise la salute sempre provata; fenomeni mistici come le bilocazioni, gli scontri notturni con il demonio; e l'obbedienza serena all'autorità della Chiesa nei tempi del più freddo discernimento. Nel 1965 predisse, con 13 anni di anticipo, l'elezione di Giovanni Paolo II. Questi doni soprannaturali erano il frutto dell'adorazione, della preghiera contemplativa, delle mortificazioni mediante le quali il mistico si preparava all'incontro con i fedeli che lo assediavano per ascoltare le sue prediche, confessarsi, chiedere intercessioni e consigli. Teologo e apologeta, scrisse molte opere fra cui spiccano un Commento alla Sacra Scrittura in 33 volumi, ma anche le migliaia di semplici messaggi, aforismi e le devozioni cristiane che gli venivano dettate nelle locuzioni interiori e che trascriveva sulle immaginette che donava a tutti come sostegno nella fede. Il suo primo insegnamento è stato di vivere guardando sempre a Gesù, nella certezza che in ogni circostanza, anche la più difficile e dolorosa, se ci affidiamo a Lui, la nostra vita volgerà al bene.
Questo libro ripercorre l'esperienza di monsignor Pietro Sambi, arcivescovo e nunzio apostolico dalla fede schietta e certa e dalle indubbie doti diplomatiche. Dalla campagna romagnola Sambi è inviato in Camerun, Israele, Cuba, Algeria, Nicaragua, Belgio e India. In ogni circostanza si distingue per un fervente amore alla Chiesa, per la capacità di tessere rapporti personali con tutti e conquistare con il suo vivace carattere romagnolo. "Un grande Pastore della Chiesa e un grande Missionario del Vangelo di Cristo" scrive il cardinale Angelo Sodano che firma la prefazione al libro.
La vita di Primo Mazzolari, uomo libero, "uomo di nessuno", sempre al fianco dei deboli e degli esclusi, che con questo spirito ha attraversato gli eventi del XX secolo: le due guerre mondiali, le leggi razziali, le dittature dell'Est europeo, la guerra fredda, l'annuncio del Concilio Vaticano II. Una ricostruzione rigorosa ma a carattere divulgativo che propone la testimonianza di Mazzolari e dei temi a lui cari: i lontani, la pace, l'ecumenismo, la libertà di coscienza, la necessità di un laicato maturo, il rinnovamento della vita religiosa e della Chiesa. La postfazione di mons. Loris Francesco Capovilla arricchisce il testo, colorandolo dell'affetto che sempre legò i due; una stima profonda che fa concludere a Capovila "Io vivo con don Mazzolari (...). Le celebrazioni del 2009 porteranno un'ondata di aria refrigerante nelle nostre case e nelle nostre coscienze".

