
Per milioni di persone Gerusalemme è il centro del mondo: città sacra per i tre grandi monoteismi, capitale eternamente contesa, sede di importanti ritrovamenti archeologici e istituzioni culturali. Secoli di storia sono ancora leggibili nei suoi vicoli, nei palazzi, nei monumenti, ma anche nei colori, nei volti degli abitanti, nei profumi del suk, nei contrasti palpabili tra un quartiere e l'altro. Marco Bonatti, viaggiatore in Medio Oriente da oltre trent'anni, presenta la sua Gerusalemme, raccogliendo appunti di viaggio secondo un criterio che è un gioco: immaginare le tappe della visita come altrettante linee e stazioni di una metropolitana attraverso la Città Vecchia. Una rete improbabile ma non inverosimile: le case, i muri, le strade di Gerusalemme contengono e richiamano frammenti d'Europa che si sono accumulati nei secoli. Nel labirinto della Città Vecchia siamo destinati a perderci e a ritrovare le pietre che hanno fatto il nostro cammino, perché Gerusalemme è «il luogo dove tutti siamo nati», come scrive Jean-Pierre Sonnet. Quei luoghi sono dentro di noi, ci sono stati raccontati dai pittori, dai santi, dai filosofi, dai poeti - e da Dante soprattutto, che da Gerusalemme inizia il suo viaggio. Un libro destinato ai curiosi ma soprattutto ai perplessi, che siamo un po' tutti noi: i credenti, messi di fronte a un mistero che non potranno mai possedere fino in fondo; i non credenti o gli agnostici, che "vedono" la fede e faticano a tuffarsi. Tutti scandalizzati (e un po' impauriti) da una guerra strisciante e da terrorismi che durano da troppo tempo.
Certi amori ci restano addosso. Come una cicatrice. La protagonista di questa storia non crede più nei miracoli. Troppe volte la vita l'ha masticata e risputata, illudendola che un futuro scintillante fosse in serbo per lei. Da sola e senza mezzi, Mireya decide di trasferirsi a Philadelphia in cerca di fortuna. Con sé ha soltanto una vecchia valigia, intorno l'inverno gelido di una città sconosciuta. Il suo personale miracolo sembra compiersi quando si imbatte in un'insegna al neon che si staglia nel buio della notte. Eccentrico e sfarzoso, il club Milagro's è un luogo capace di affascinare chiunque ne varchi la soglia, Mireya compresa. Con l'ostinazione di chi non ha niente da perdere, la ragazza riesce a farsi assumere come barista. Il Milagro's, però, è più di un locale esclusivo. Dietro le sue porte chiuse, oltre i lustrini e le luci di scena, si intrecciano destini e sussurrano segreti. I più oscuri si condensano tutti nel viso aspro e incantevole di Andras, il capo della sicurezza. Fra Mireya e Andras è odio a prima vista. Entrambi portano sulla pelle gli stessi segni, hanno addosso il marchio di chi ha dovuto imparare a lottare per sopravvivere. Eppure i due continuano a imbattersi l'uno nell'altra, come attirati da una forza misteriosa che non sanno né possono contrastare, stretti da un filo dorato più forte di un destino.
Alice ha scritto due romanzi di enorme successo, ma per trovare compagnia deve andare su Tinder. Eileen, la sua amica, lavora per una rivista letteraria, però non ci paga l'affitto. Simon ama da sempre la stessa donna, ma da sempre ne frequenta altre. Felix passa in birreria il tempo libero dal lavoro di magazziniere, ma la sua è soltanto una fuga. Alice, Eileen, Simon e Felix si parlano, si fraintendono, si deludono e si amano e, mentre attraversano il cerchio di fuoco dei trent'anni, si chiedono se esista davvero, al di là, un mondo bello in cui sperare.
Questo saggio contiene dodici ritratti di scrittori e scrittrici che hanno nutrito il proprio talento letterario e poetico attraverso il confronto-scontro con i grandi temi religiosi: la presenza di Dio, la figura di Cristo, l'azione della Chiesa, la dimensione della fede, del sacro e dell'ultraterreno. Concludendo la trilogia dei "Cristiani contro", il libro è dedicato alle penne internazionali dopo aver concentrato la sua attenzione sulla letteratura italiana nei primi due titoli. La letteratura internazionale è un campo vastissimo e molto variegato. La scelta è stata quindi molto più difficile. Gli altri poeti e narratori sono: Geoffrey Chaucer, Aphra Behn, Victor Hugo, Lev Tolstoj, Selma Lagerlof, Gilbert Keith Chesterton,Rainer Maria Rilke, Nikos Kazantzakis, Irving Stone, Flannery O' Connor, Margaret Atwood e Dan Brown. I temi che hanno affrontato e i problemi che hanno sollevato pongono ancora oggi sfide e domande, interpellano le coscienze, alimentano la continua ricerca di Dio fra le parole scritte dagli esseri umani.
Nove racconti brevi, a episodi, di fantascienza... cattolica e metafisica! Che significa? Racconti in cui teologia e filosofia si intrecciano con scenari avveniristici, a creare trame avvincenti, ricche di misteri e significati nascosti. Che storie si potrebbero raccontare se si mettessero al centro delle trame la dottrina cattolica e gli inveterati problemi della metafisica e della scienza occidentali? È a tale domanda che provano a rispondere i racconti di questo libro: intrecci che finiscono per svilupparsi su orizzonti fantascientifici proprio a partire da spunti teologici e filosofici scoprendo... che non poteva essere altrimenti! Senza pedanti trattazioni accademiche, i racconti vogliono a loro modo compiere un'opera di divulgazione, affascinando il lettore perché sia lui stesso a voler poi approfondire in autonomia i temi trattati, così accrescendo la propria consapevolezza della realtà nei suoi aspetti più elevati e misteriosi. Nel primo filone di racconti, quello di Fantascienza Cattolica, le vicende si articolano come se - cosa in cui l'autore crede, in effetti - i dogmi e la dottrina del Cattolicesimo fossero veri (l'esistenza dell'anima, l'infallibilità papale, delle Sacre Scritture ecc.). Nel secondo filone, quello di Fantascienza Metafisica", le narrazioni prendono il via dai problemi aperti della metafisica occidentale e della scienza moderna (il fenomeno della coscienza, della vita, il principio di omogeneità ecc.) giungendone a sviluppi tanto rigorosi quanto stupefacenti.
Owen Whitfield, settantenne, professore di storia e membro del Magdalen College, è al lavoro per scrivere un saggio storico sull'eredità politica, legale ed etica del Sacro romano impero nel XXI secolo. L'anno sabbatico dall'insegnamento che il docente decide di prendersi dovrebbe consentirgli di concentrarsi per poter concludere lo scritto. Se non fosse che i suoi piani vengono scombussolati da un uomo tanto cortese, quanto misterioso: il conte Alexandru Eszterházy, il quale gli parla di un suo parente che vive nel nascondimento con la sua famiglia, il conte Clement von Forschtenberg, e lo invita in qualità di relatore a un convegno sulle radici cristiane dell'Europa che si terrà nella sua tenuta in Romania.
Due minuti di predica, perché don Camillo conosceva le sue pecorelle. Quella sera dopo il vespro passò davanti al bar e abbassò il finestrino del suo Ape Car. "Allora", disse guardando gli arzilli del tresette, Peppone compreso, "l'ho fatta breve?". "Abbastanza", disse Peppone rispondendo per il gruppo. "Ma si può fare anche più corta". "La ringrazio, lei però cominci a pensare che nell'aldilà, se le va bene, ci dovrà passare l'eternità con il Signore". Lorenzo Bertocchi, giornalista, direttore del mensile /l Timone.
Fan guareschiano che non ha resistito alla tentazione di immaginare cosa combinerebbero don Camillo e Peppone ai giorni nostri. Ne sono usciti trentacinque racconti brevi, sorsi di "mondo piccolo" da mandare giù alla salute del mondo globale.
Un diario di viaggio nelle viscere del Brasile: Stupore indigeno si articola intorno ai margini smarginati e a un intermezzo che affronta le difficoltà del viaggiare tra localismi rivendicati o subiti e cosmopolitismi vissuti o desiderati. Massimo Canevacci presenta le culture xavante, bororo e krahô attraverso una narrazione che spazia dal vissuto personale al racconto di usi e rituali che ha avuto il privilegio di conoscere da dentro. Una costellazione concettuale ed emozionale fondata sullo stupore che dilata e attraversa il corpo poroso in una mescolanza resa possibile dalla profondità dell’amicizia. Le esperienze riportate anticipano la battaglia a cui le culture indigene sono state chiamate dal governo Bolsonaro in difesa del loro diritto originario su terre già sotto attacco missionario e latifondista. Relegate in uno spazio fisico e temporale minore e selvaggio, i nativi sono tuttora costretti a rivendicare la propria esistenza, trovando nei mezzi digitali, nell’incontro con il nuovo, il modo di tutelarla. Canevacci offre una testimonianza preziosa di come costringere gli indigeni in musei viventi e immutabili sia solo un tentativo di privarli del potere di ribellarsi.
Primo, folgorante scampolo dei famigerati inediti rubati nel 1944 dall'abitazione di Céline, e rocambolescamente ricomparsi più di settant'anni dopo la sua morte, "Guerra" narra episodi contemporanei alla prima parte del "Viaggio al termine della notte". Nel racconto, scandito in sei sequenze, seguiremo il giovanissimo Ferdinand, alter ego dell'autore, ferito a un braccio e con una grave lesione all'orecchio dovuta a un'esplosione, mentre cerca come un sonnambulo di guadagnare le retrovie attraverso campi di battaglia disseminati di cadaveri martoriati dalle bombe, in una notte visitata da presenze ostili, fantasmi quanto mai reali. Lo ritroveremo poi in un ospedale, in mezzo a infermi d'ogni risma, circondato da infermiere vampiresche nella foia scatenata dal clima bellico. Qui fa amicizia con un altro parigino, malavitoso intraprendente e cinico al punto di far venire la moglie al fronte perché batta il marciapiede per lui. Spunto per nuovi episodi grotteschi, esilaranti e raccapriccianti al tempo stesso, dove Céline preme come mai avrebbe fatto, né prima né dopo, sul pedale di una sessualità estrema. Céline è scrittore da dimenticare, hanno detto, se vuoi vivere, anche se vuoi soltanto leggere, capace com'è di rendere illeggibili gli altri scrittori. Con lui non resta che lasciarsi portare da quel parlottio ipnotico, sbracato e ininterrotto, come il fischio del rimorchiatore sulla Senna, nella notte, che chiudeva il Voyage. Dai primi velenosi accordi di quella petite musique spiritata che seduce, cattura e non lascia scampo. Alla fine, attraverso il suo delirio, ci si accorge che Céline è l'unico scrittore che sia stato capace di nominare quegli avvenimenti. Dalla parte dei Buoni nessuno ha trovato la parola. Con una premessa di François Gibault.
Il libro mette a confronto il personaggio manzoniano di Lucia con Maria di Nazareth, rintracciando i tratti comuni tra le due figure e le loro vicende. Studia inoltre il ruolo che la Vergine ri- copre nel complesso dei «Promessi sposi» e negli «Inni sacri» e, in generale, nella vita e nel pensiero di Manzoni.
Scritte su incitamento di Luigi Tosi per rispondere alla" Storia delle repubbliche italiane del Medio Evo" di Simonde de Sismondi le "Osservazioni sulla morale cattolica" difendono la verità e la razionalità del Cattolicesimo negando che esso sia stato in qualche modo causa della decadenza morale e politica dell'Italia moderna. A distanza di quasi due secoli le "Osservazioni" mantengono ancora intatta la loro attualità, infatti l'idea per cui la morale cattolica possa essere un "nemico" della vita sociale, civile e democratica non è completamente sopita, così come il pregiudizio per cui l'arretratezza dell'Italia in molti ambiti sia determinata dalla presenza del Vaticano e dall'influenza della storia cattolica nel Paese. Questa edizione è arricchita dalla Prefazione di Umberto Colombo, da un ampio apparato di note, che comprende le annotazioni originali di Manzoni e soprattutto da una lunga e approfondita Postfazione di Franco Nembrini che con il solito acume e profondità affronta i temi e l'attualità delle "Osservazioni".
S'innamorano di una sagoma di cartone o di un pretoriano in miniatura, odiano i bambini pur portandoseli in grembo, lasciano una donna ma ne restano imprigionati, vomitano amore e rabbia, si tagliano, tradiscono, si ammalano. Sono alcuni dei personaggi del nuovo libro di Michela Murgia, un romanzo fatto di storie che si incastrano e in cui i protagonisti stanno attraversando un cambiamento radicale che costringe ciascuno di loro a forme inedite di sopravvivenza emotiva. "Una sera ti metti a tavola e la vita che conoscevi è finita." A volte a stravolgerla è un lutto, una ferita, un licenziamento, una malattia, la perdita di una certezza o di un amore, ma è sempre un mutamento d'orizzonte delle tue speranze che non lascia scampo. Attraversare quella linea di crisi mostra che spesso la migliore risposta a un disastro che non controlli è un disastro che controlli, perché sei stato tu a generarlo. In stato di grazia, Murgia scrive per tutti noi un libro estremamente originale che rimanda a una costellazione di altri grandi libri: Il crollo di Fitzgerald, Lo zen e il tiro con l'arco di Herrigel e L'anno del pensiero magico di Didion.

