
Una ragazza di provincia, attratta dallo splendore della città imperiale, sogna di diventare una grande cuoca e di lavorare in una casa nobile o alla corte degli Asburgo. Con i primi guadagni compra una paio di scarpe di seta, che diventeranno il simbolo della sua ricerca di una vita migliore. Purtroppo un nuovo tutore riporta l'orfanella Marie al paese e, dopo averla insidiata, la fa rinchiudere in un riformatorio. "Il periodo più brutto della mia vita..." scriverà lei nel suo diario culinario. Disperata fugge verso Vienna, dove la accoglie una guardia carceraria che la ama e vuole sposarla, ma che muore poco prima del matrimonio e della nascita del loro primo tiglio. Marie ha solo 19 anni, è una donna bellissima e determinata e decide di lottare per crearsi uno spazio nella grande città. Presto impara che il suo volere ostinato non basta: si adatta alle condizioni e sviluppa il senso della realtà, l'astuzia e l'egoismo, a seconda di ciò che le circostanze richiedono. Conquistata la desiderata posizione di capocuoca in una casa signorile, crede di aver finalmente messo ordine nella sua vita, quando ricompare un vecchio amante. Marie sarà nuovamente sottoposta a un duro esame dalla vita...
"Mio Gherardo, qualche soldato canta; da una baracca all'altra si tenta il coro; [...] qualche aeroplano gironza; la tua arriva; si fa un gran silenzio d'armi." Dal 18 aprile 1916 all'ottobre 1918 Giuseppe Ungaretti, al fronte col 19° Fanteria, intrattiene una fitta corrispondenza con Gherardo Marone, "un giovine che s'appassiona, un giovine di vocazione", direttore a Napoli della rivista letteraria "La Diana". Le lettere, le cartoline e i telegrammi - a cui Ungaretti spesso allega le poesie da pubblicare sulla "Diana" -, oltre a raccontare il sorgere di una salda amicizia e di un sodalizio intellettuale, testimoniano la genesi della grande poesia di Ungaretti, quella che il mondo conoscerà grazie a "Il Porto Sepolto" (1916), "Allegria di Naufragi" (1919) e "L'Allegria" (1931). Questa edizione delle lettere a Marone riunisce, ordina e commenta sia quelle conservate alla Biblioteca Nazionale di Napoli, sia quelle fortuitamente ritrovate nei mercati di Porta Portese e di Salerno, ora conservate all'Archivio del Novecento della "Sapienza" di Roma, e dà testimonianza del miracolo per cui in mezzo all'orrore può prodursi quel "gran silenzio d'armi" da cui fiorisce la poesia.
Jean Daragane, scrittore parigino vicino alla settantina, vive in totale solitudine, fuori dal resto del mondo. Un giorno, però, quando da mesi non parla più con nessuno, il telefono di casa squilla una prima volta. Dall'altra parte del filo si ode la voce di un uomo che dice di aver ritrovato il suo taccuino degli indirizzi forse perduto su un treno, e propone un appuntamento. Daragane non vuole incontrarlo; rompere il suo isolamento gli costerebbe troppo, e in fondo i numeri segnati su quel taccuino non gli interessano. I numeri delle persone che hanno veramente contato qualcosa nella sua vita, lui infatti li conosce a memoria, e quelle persone non possono più rispondere. Infine accetta un appuntamento ed è cosi che incrocia l'ambiguo Gilles Ottolini e la sua sottomessa e giovane compagna, Chantal Grippay. Ottolini gli dice che ha trovato nella sua rubrica un nome che gli interessa molto, Guy Torstel, ma Daragane non si ricorda di lui. In privato Chantal gli consegna il dossier che Ottolini ha preparato con i suoi appunti e la foto misteriosa di un bambino, e strappa inconsapevolmente all'oblio una vicenda accaduta sessant'anni prima: l'omicidio irrisolto di una giovane donna. Gli squilli del telefono continuano per giorni. La mattina, la sera, la notte. Raggiungono Daragane nel sonno, nel dormiveglia, senza tregua. E in una Parigi che ancora conserva le ombre del passato, riaffiorano nomi e voci che costituiscono la sua esistenza e che Daragane non aveva più voluto ricordare.
Fin da bambina, Iris coltiva un sogno: disegnare modelli e dar loro vita grazie alla magia di ago e filo, con fantasia e passione. È una cosa che la renderebbe felice, ma i suoi genitori l'hanno considerato più un capriccio che un'aspirazione e Iris ha rinunciato a sognare: con la morte nel cuore, si è rassegnata. Da quel momento tutto ciò che ha fatto, lo ha fatto per gli altri: i genitori, il marito, i colleghi. Ora però sente di essere prigioniera di un matrimonio senza affetto, di una vita di provincia prefabbricata e rivendica il diritto di ricominciare daccapo e di riprendere in mano le fila del proprio destino. E allora via da quell'esistenza soffocante e falsa! Iris decide di correre il rischio più grande, quello di perdere tutto, ma in fondo al cuore sa che, comunque, ne vale la pena. Sotto le sfavillanti luci di Parigi, trascinata dal ritmo incessante della grande città, Iris si apre al mondo e dà libero corso a creatività e talento. Sulla sua strada troverà degli ostacoli, ma anche il più invincibile degli alleati: un nuovo amore. Agnès Martin-Lugand firma un romanzo sul desiderio di realizzare i propri sogni, con la voce semplice e lo sguardo luminoso di "La gente felice legge e beve caffè", il libro che l'ha resa famosa.
L'asfalto coperto di neve, un'auto che esce di strada. Alla guida il vecchio Ira, che adesso è incastrato, ferito, solo e sta per perdere conoscenza, quando davanti ai suoi occhi prende forma una figura: l'amatissima moglie Ruth. Che lo incalza, gli impone di resistere. Lui sa che Ruth non può essere lì, ma si aggrappa alle parole dell'evanescente amata. Poco distante, la vita di Sophia sta per cambiare per sempre. L'università, l'ex fidanzato traditore e violento, le feste e le amiche scompaiono nella notte di stelle in cui incontra Luke, e innamorarsi di lui è inevitabile. Può finalmente ricominciare a vivere... Purché il segreto che Luke nasconde non distrugga il suo sogno. Due coppie divise dagli anni e dalle esperienze, che il destino farà incontrare nel più inaspettato ed emozionante dei modi.
"Il grande silenzio è stato il mio primo compagno di giochi. Un abbraccio affettuoso e terribile che non mi ha mai abbandonato. Nemmeno ora. E che non mi lascerà mai. Quando la gente mi guarda, pensa che io sia come tutti gli altri, perché la sordità non ha segni evidenti, è un handicap invisibile. Così, spesso, una persona sorda viene scambiata per un qualunque udente. Non lo è affatto, però può riuscire a raggiungere gli stessi traguardi. Come ho fatto io. Con tenacia, passione, coraggio, lottando contro un mondo che a volte non mi è stato amico, contro nemici che avevo perfino in casa e cercavano di opporsi alle mie scelte e di impedirmi di inseguire i miei sogni. Ma io ce l'ho fatta. Questa è la mia storia". Roberto Wirth - proprietario dell'Hassler, l'hotel di Roma dove alloggiano celebrities di ogni parte del mondo - ci racconta in prima persona la sua straordinaria parabola esistenziale, la vita complessa di un uomo nato sordo profondo e costretto a misurarsi con i pregiudizi degli altri, a partire da quelli della sua stessa famiglia.
"Con il suo fisico sottile, gli abiti fatti su misura e il profumo francese, JoAnn, la mia nonna materna, in confronto alle altre donne della mia famiglia era Jackie Kennedy. Da lei si mangiava coq au vin e si ballava per ore sulle musiche degli anni Venti. E siccome per un bambino come ero io, dodici mesi erano troppi tra un compleanno e l'altro, si inventava feste in continuazione, con tanto di mago e pony. Ogni minuto trascorso con lei infondeva in me la speranza di un futuro migliore. Così, nell'inverno del 2005, durante i primi mesi della sua malattia, mi sentii vittima di un pessimo scherzo del destino, come se mi avessero sottratto qualcosa di valore inestimabile, rimpiazzandolo con una copia falsa." Quando l'Alzheimer comincia a portarsi via la memoria di quella nonna adorata, che sapeva rendere speciale la vita di ogni giorno, Robert si rende conto che non c'è niente di più fugace di un'atmosfera. Tuttavia, seppur devastato, nell'accompagnare JoAnn nel suo difficile viaggio verso l'oblio, Robert scopre che quella terribile malattia cancella gli aspetti negativi del carattere della nonna, quegli stessi che per lunghi anni l'avevano tenuta lontana dall'unica figlia, e risveglia in lei un desiderio sopito di amore e riconciliazione. Con conseguenze inaspettate su tutta la famiglia. Intriso di affetto palpabile e verve, il delicato omaggio di un eterno ammiratore a una donna amata e indimenticabile.
È quasi sera quando all'improvviso il cielo si fa livido, mentre enormi nuvole nere galoppano a oscurare gli ultimi raggi di sole. Da sempre, la prima cosa da fare è rintanarsi in casa, coprire gli specchi e pregare che il temporale svanisca presto. Eppure la piccola Nora, undici anni e il coraggio più scellerato che la gente di Monte Narba abbia mai conosciuto, non ha nessuna intenzione di mettersi al riparo. Nora vuole sfidare il vento che soffia sempre più forte e correre sulla cima della collina. È appena arrivata sotto una grande quercia quando un fulmine la colpisce sbalzandola lontano, esanime. Per tutto il piccolo villaggio sardo dove è cresciuta, la bambina è morta. Ma non è quello il suo destino. Nora riapre i suoi enormi occhi verdi, torna alla vita. Il fulmine le ha lasciato il segno di un fiore rosso sulla pelle bianca e la capacità di vedere quello che gli altri non vedono. Nella sua famiglia nessuno la riconosce più. Non sua madre, con cui amava ricamare la sera alla luce fioca di una candela, né i suoi fratelli, adorati compagni di scorribande nei boschi. C'è un nome per quelle come lei, "bidemortos", coloro che vedono i morti, e tutti ne hanno paura. Nel piccolo paese non c'è più posto per lei. La sua nuova casa è Cagliari, in un istituto per orfanelle, dove Nora chiude la sua anima in un guscio di dolore, mentre aspetta invano che qualcuno venga a prenderla.
A volte un paio di stivali rossi può aiutare ad affrontare il mondo e le proprie paure. Così è per Millie, che quando li indossa si sente forte e sicura. Ha sette anni ed è curiosa di tutto. Ha tanta voglia di fare domande, di conoscere, di scoprire. Per questo quando un giorno, al centro commerciale, sua madre sembra sparita, non si perde d'animo, ma cerca qualcuno che possa darle una mano a trovarla. E proprio allora che si imbatte in Karl, un anziano un po' speciale che, mentre parla, digita nell'aria le parole. Solo in questo modo riesce a sentire ancora vicina sua moglie a cui un tempo scriveva lettere d'amore sulla schiena. Millie si fida subito di lui e la corazza di diffidenza che Karl si è costruito intorno si scioglie grazie agli occhi sperduti e sinceri della bambina. Gli stessi occhi davanti ai quali Agatha sente nascere dentro una tenerezza ormai dimenticata. A ottant'anni non esce più di casa, dopo la morte del marito, e passa le sue giornate alla finestra a spiare i vicini. Ma appena scorge Millie e Karl, c'è qualcosa che la spinge a parlare con quei due sconosciuti. Perché Millie ha il dono unico di raggiungere il cuore delle persone. Perché il suo sorriso ingenuo e solare è capace di portare la felicità. Li dove non ci si aspettava più di trovarla. Grazie a lei Karl e Agatha scoprono che non è mai troppo tardi per vivere appieno la vita, per permettere all'amore di meravigliare ancora.
Antonio M. Fonte è uno scrittore di enorme successo, ma per lui fama e ricchezza non hanno alcun significato. Stralunato e sociopatico, vive in una vecchia casa dei Quartieri Spagnoli di Napoli con la gatta Calliope, e se non ci fosse il suo agente letterario a ricordargli scadenze e doveri sarebbe incapace di distinguere ciò che è reale da ciò che forse non lo è. Ma un giorno, in mezzo alle migliaia di lettere dei suoi ammiratori, Antonio ne riceve una che non può ignorare. Datata quindici anni prima, è indirizzata a una donna che Antonio non crede di avere mai conosciuto. Solo il nome del mittente gli è familiare, perché è il suo. Quella lettera l'ha scritta lui, senza alcun dubbio. Quelle parole accennano a un ricordo smarrito e a un uomo che è stato ucciso, forse da lui stesso. Ma Antonio di tutto questo non ricorda nulla. Il giorno del suo cinquantesimo compleanno, si perde nei vicoli di Napoli e in un palazzo mai visto prima incontra uno strano personaggio che ha la mania di raccogliere tutto ciò che gli uomini perdono: nel suo Ufficio Oggetti Smarriti non si trovano solo mazzi di chiavi, libri o calzini spaiati, ma anche ricordi di giochi infantili, amori giovanili, speranze e sogni dimenticati. Antonio intuisce che è da lì che deve partire per ritrovare il filo del suo passato e risolvere l'enigma della lettera. Ma quell'enigma nasconde arcani ancora più insondabili: il segreto di una città che cambia forma e aspetto, l'avventura di un viaggio imprevedibile...
Su una collina rocciosa, circondata da un paesaggio biblico, sorge l'avamposto Maalé Chermesh C. Per il governo israeliano non esiste, ma per l'esercito va difeso. Il suo fondatore coltiva asparagi, pomodorini e rucola, alleva pecore e cresce la sua numerosa famiglia mentre, aggirando la burocrazia e manipolando politici, riesce ad attirare altri coloni e a ottenere nuovi caravan da abitare. In pochi anni l'avamposto diventa una realtà ben radicata in quell'area contesa tra arabi ed ebrei. Questo romanzo corale ci svela le vite degli abitanti dell'avamposto, ognuno alla ricerca di una propria via nel mondo; traccia con arguzia le dinamiche politiche che governano la realtà delle colonie; racconta in modo brillante le diverse componenti della società israeliana, un caleidoscopio di tanti colori che nonostante le tensioni che lo animano non si frantuma mai.

