
Ogni grande impero si basa sul sangue e sugli intrighi. E l'impero romano, che è stato il più grande di tutti, non fa differenza. Sete di affermazione e di ricchezze, lussuria, erotismo, rapacità, vendette hanno trasformato un piccolo villaggio della campagna laziale in una città padrona del mondo. Sinonimo stesso di forza e di coraggio, ma soprattutto di potere. E al gioco del potere, o si vince o si muore. Dalla repubblica alla monarchia all'impero, non c'è sfrenatezza a cui i protagonisti dell'Urbe non si siano lasciati andare. E non c'è arma - pugnale, spada, fuoco, maldicenza, veleno, sesso - che non sia stata usata. Dalla penna di un illustre latinista, intrecciando racconto e fonti storiche, l'affresco di una Roma covo di belve e vivissima di fermenti e di menti geniali. Perché la forza è utile per conquistare il potere, ma per mantenerlo serve la grandezza.
1660, Baviera. Avvolto in uno spesso mantello di lana, Simon Fronwieser, medico di Schongau, cammina a testa bassa, maledicendo la sua professione. La bufera di neve che ha ricoperto i boschi, i campi e le strade della cittadina bavarese, non ha dissuaso la perpetua della chiesa di San Lorenzo dal chiamarlo per una visita a domicilio. Si tratterà della solita indigestione del sacerdote, pensa Simon battendo i denti. Invece, quando scopre che il curato è morto, a pochi passi dall'abside della chiesa, dopo essersi rimpinzato di frittelle, non ci pensa su due volte a chiamare l'unico in grado di aiutarlo: il boia Kuisl. Alto quasi due metri, la barba nera e spinosa, le lunghe dita ricurve simili ad artigli, il boia di Schongau è ritenuto da tutti un'autorità: non soltanto "come scorticatore" e maestro di spada, ma anche nella scienza delle erbe medicinali e delle piante velenose. E Kuisl, difatti, non ci mette molto a capire come è morto il parroco. Ma chi può aver ucciso quel placido e umile servitore di Dio? Compiute le prime indagini - aiutato dalla figlia Magdalena, dall'amico medico Simon e dalla sorella del sacerdote defunto, Benedikta - Kuisl scopre che la vittima era sulle tracce di un tesoro che superava "ogni più sfrenata immaginazione", nascosto in Baviera dal Maestro dei templari Friedrich Wildgraf, dopo lo scioglimento dell'ordine...
"... Osservo i miei commensali con maggiore attenzione, e mi accorgo che non mi sono per niente estranei, anzi, li conosco benissimo. Vedo tra i tanti il mio amato Socrate, Platone, Epicuro, san Tommaso, Pascal, Friedrich Nietzsche e addirittura Totò. Eccomi qua, ospite di un vero e proprio simposio insieme ai filosofi che ho sempre amato. A quanto pare, il tema prescelto per la serata è la felicità. Ora, che sia un sogno oppure no, se avete un po' di tempo, vi racconto a modo mio cos'è la felicità per ognuno di questi filosofi." Attingendo al pensiero dei suoi "amici" filosofi, De Crescenzo prova a spiegare non solo cosa sia la felicità, ma qual è il segreto, ammesso che esista, per riuscire a vivere relativamente bene. "Stammi felice" è una lezione in cui l'autore, senza prendersi troppo sul serio, sa indicarci una via magari più vicina di quanto pensiamo.
Orfana di entrambi i genitori, Korobi è stata cresciuta dai nonni come si conviene a una ragazza indiana di buona famiglia. Seria e rispettosa, porta però nel nome, "oleandro" in bengalese, la forza ostinata delle piante che sua madre tanto amava. È proprio questa tenacia a sostenerla quando, travolta da una rivelazione scioccante, a un passo dal matrimonio decide di partire per gli Stati Uniti nella speranza di far luce sulle proprie origini. A sua disposizione ha un mese di tempo e l'aiuto di Desai, un investigatore privato con base a New York. Poi dovrà rientrare in India e sposarsi. Ben presto, però, messo alla prova da una combinazione esplosiva di pressioni e fraintendimenti, il rapporto con il fidanzato Rajat comincia a vacillare. Parallelamente cresce la complicità con Vic, lo scanzonato nipote e assistente di Desai, che la accompagna e sostiene nelle delicate fasi della ricerca. Alla fine di un viaggio pieno di insidie e verità scomode, Korobi, più matura e consapevole dei propri desideri, imboccherà la sua strada senza lasciarsi tentare dall'alternativa più semplice.
Una mattina Gregor Samsa si sveglia in un letto e scopre con orrore di essersi trasformato in un essere umano. Non ricorda nulla della sua vita precedente. Che fine ha fatto lo spesso carapace che lo proteggeva? E perché adesso è ricoperto da questa sottile, delicata pelle rosa? Chi, o cosa, era prima di quel risveglio? Insomma, adesso Samsa dovrà adattarsi alla nuova e "mostruosa" condizione di uomo. Quando però alla sua porta bussa una ragazza il cui fisico è deformato da un'enorme gobba, Samsa dovrà fare i conti con qualcos'altro di sconosciuto: il desiderio e l'erotismo visto con gli occhi nuovi di chi sa andare oltre le apparenze. Habara, il protagonista di "Shahrazàd", è un uomo solo, confinato in una casa nella quale gli è vietato ogni contatto col mondo. Non sapremo mai perché, e in fondo non è importante: quello che sappiamo è che il suo unico svago sono le visite regolari di una donna misteriosa che lo rifornisce di libri, musica, film... e sesso. Ma soprattutto gli racconta delle storie, proprio come faceva Shahrazàd. E in queste storie Habara si tuffa come un bambino, finalmente libero. Ecco, è proprio questo che vive il lettore di Murakami: la sensazione di inoltrarsi in un altro universo, di essere "come una lavagna pulita con uno straccio umido, libero da preoccupazioni e brutti ricordi". Almeno fino alla storia successiva.
Abbarbicata com'è all'antica cinta muraria della Rocca, la casa dei Ferretti è l'invidia di tutti gli abitanti di Cetona, uno splendido borgo immerso nella tranquilla campagna senese. Dalle sue finestre si può ammirare l'intero paese disteso ai suoi piedi, con le case bianchissime e i tetti marroni, la vallata e l'imponente sagoma del Monte Cetona, che sembra così vicina da poter sfiorare la sua vetta con un dito. Sofia e la sua famiglia vivono lì da sempre. Ma, a un passo dall'estate, la bucolica quiete di quelle mura è bruscamente interrotta dall'arrivo di un ospite speciale. Un famoso pittore australiano, Tyron Lane, che ha scelto quelle incantevoli colline come soggetto per i propri quadri. La sua fama di uomo affascinante ma molto schivo, solitario e inquieto lo precede e in paese non si parla d'altro. C'è chi non sopporta i suoi modi asciutti e sbrigativi, chi ne difende il diritto alla privacy, chi è convinto che in fondo tutta quella ritrosia sia di facciata. E poi c'è Sofia che, dopo un primo e fugace momento di ammirazione, ha deciso di non lasciargliene passare nemmeno una. Perché per lei, così solare, istintiva e piena di vita, quell'artista non è riservato ma solo un gran insolente. A casa Ferretti sono tempi duri, e le schermaglie all'ordine del giorno. Tyron e Sofia sembrano appartenere a due mondi diversi. Eppure il loro incontro regalerà a entrambi quello che da tempo stavano cercando: la possibilità di guardare, ancora una volta, l'amore negli occhi.
È una calda mattina di giugno a Urbavia, amabile cittadina del Centro Italia che vanta una splendida basilica cinquecentesca e un'impareggiabile ricetta a base di cinghiale. L'attenzione è tutta per le battute finali del torneo di scacchi organizzato dalla locale Confraternita scacchistica. Il Grande Maestro Achille Petrosi ha già fatto la sua mossa e, rompendo il silenzio in sala con il cigolio della sua poltroncina, sta aspettando irrequieto quella dell'avversario, che a dire il vero non si è ancora presentato. Quale imprevisto può aver trattenuto il Conte, uno dei favoriti alla vittoria? La risposta arriva poco dopo, quando l'uomo viene trovato senza vita nella sua villa, ucciso a coltellate. Turbato dalla morte del collega, Petrosi decide di indagare sull'accaduto con le poche armi che possiede: una spiccata propensione al pensiero logico, una grande curiosità e una conoscenza profonda del proprio piccolo mondo. D'altronde, ogni partita di scacchi non è forse un romanzo giallo in cui un Re viene assassinato, e bisogna capire come? Muovendosi tra la sua Urbavia e Cannes - dove affronterà la partita della vita - tra strozzini e trafficanti d'arte, Petrosi cerca, esplora, interroga (e s'interroga). Lo aiutano una mamma invadente, una studentessa russa che fa la badante ma sogna di diventare campionessa, un collega albanese che cerca fortuna in Italia. Ne emerge un quadro di invidie, gelosie e rivalità, in cui la verità sull'omicidio si rivelerà sorprendente e... paradossale.
La vita di un ragazzo-padre di una famiglia di gatti è molto movimentata. Dopo la separazione dalla moglie Dee, a trentacinque anni Tom si ritrova da solo in una grande casa di campagna con quattro dei sei gatti che lui e la moglie condividevano. C'è Ralph, un maestoso soriano che irradia compiacimento, ama miagolare il proprio nome all'alba e vive nel costante terrore dello stendibiancheria di metallo. C'è suo fratello Shipley, sottile e muscoloso, esperto nel furto di cibo, petulante e lamentoso, si rilassa solo se lo metti a pancia in su. L'ultima arrivata è Roscoe, gattina con la mascherina da Batman, lo smoking con lo sparato bianco e la coda intinta nella vernice bianca. È ossessionata dal doppio che le appare nello specchio: si sfidano per ore immobili, in attesa della prima mossa, ma quando lei tenta di acciuffarla, l'altra sparisce. Infine c'è Orso. Orso non è un gatto, è un poeta gotico che solo per caso ha quattro zampe e una coda. Sopporta con fatica di convivere con altri gatti dal QI infinitamente più basso del suo, che lo distraggono dalla contemplazione dei mali del mondo, e getta su Tom uno sguardo che dice: "Perché sono un gatto?". Tra alti e bassi, piccoli incidenti e dinamiche da rodare, la nuova famiglia inizia a dare molte soddisfazioni. Fino al giorno in cui Tom sente crescere il desiderio di condividere i suoi felini con qualcun altro che li ami e si mette in cerca di un nuovo amore.
In questo romanzo breve la scrittrice tedesca Gertrud von Le Fort affronta il tema del conflitto tra la fede e l'incredulità dell'uomo moderno, una questione che assilla l'umanità da secoli. Come di consueto nei suoi romanzi, il tema è qui immesso nel flusso della storia, intrecciando le vicende della seconda guerra mondiale con il processo a Galileo, e viene a sfociare nel presente acquistando una sorprendente attualità e stemperandosi in drammatica umanità.
Fuori, Città del Messico splende delle luci della notte e il rumore della città si leva alto. Lupita non vuole sentire. Ha chiuso tutte le finestre, ha abbassato tutte le tende. Vuole stare sola e cercare di non pensare. E l'unico modo in cui riesce a farlo è stirare. Il gorgogliare dell'acqua che si scalda, il vapore denso che offusca la vista, il profumo dei panni puliti che si intensifica nell'aria hanno il potere di calmarla. Perché le ricordano sua madre e la felicità di quando era bambina. Ma quei tempi sono ormai lontani, Lupita è diventata una poliziotta e oggi ha fallito nel compito che le era stato affidato, proteggere un politico durante un trasferimento. Le sue mani tremano ancora e questo la riporta a una notte di tanti anni prima, quando la sua vita si è interrotta. Perché Lupita è una donna spezzata e il suo cuore è chiuso in un nodo di dolore che nasconde un segreto del suo passato che non può dimenticare. Ma adesso la sua vita è in pericolo, perché durante la missione Lupita ha visto qualcosa che non doveva vedere. Per salvarsi deve indagare e trovare i reali colpevoli, anche se questo rischia di riaprire le ferite del suo cuore. Ma solo così, forse, potrà riaffacciarsi alla vita e all'amore...
Paul Dukach è destinato a raccogliere l'eredità di Homer Stern, uno degli ultimi editori indipendenti di New York, che in mezzo secolo ha saputo costruire un catalogo importante. Approdato negli uffici polverosi della casa editrice P&S, in Union Square, Paul impara dal suo capo, spregiudicato e spavaldo, come muoversi nell'affascinante mondo dei libri, come conquistare un agente letterario nello spazio di un pranzo, come destreggiarsi tra gli squali a Francoforte, come coniugare adulazione e critiche nel lavorare ai manoscritti di autori brillanti quanto permalosi... Ma Paul nutre anche una profonda passione per la poesia, che lo mette in contatto con l'anziano editore concorrente, Sterling Wainwright della Impetus Editions, autorità culturale nonché paladino della vera Letteratura, che con la sua nobile serenità e la sua cortesia un po' antiquata rappresenta un mondo che forse sta per tramontare. Tra Homer e Sterling corre un'astiosa rivalità, non solo perché i due incarnano stili contrapposti, ma perché da sempre si contendono Ida Perkins, una poetessa dalla vita tumultuosa e audace che per ciascuno di loro rappresenta quanto vi è di più desiderabile in uno scrittore, e anche in una donna. Quando Paul finalmente riuscirà a incontrare Ida nel suo palazzo veneziano, lei gli rivelerà la propria versione dei fatti, gli affiderà un compito cruciale e gli confiderà un segreto che potrebbe travolgere le certezze di tutti.
Lena e KK sono felicemente sposati da quasi quindici anni perché lei non è innamorata di suo marito. Essere innamorati significa perdere il controllo, abbassare la guardia e permettere all'altro di rompere il guscio e penetrare fino alla tua anima. Troppo pericoloso secondo Lena, che ha già visto l'amore sconvolgere la vita dei suoi genitori e da sempre ha preferito una tranquilla e serena stabilità. La coppia vive in una zona montuosa del Sud dell'India, in una magnifica piantagione di tè immersa nella shola; all'interno della tenuta si trova anche un piccolo cottage, che di tanto in tanto viene affittato a ospiti in cerca di un posto dove poter dimenticare il resto del mondo. Proprio come Shoola Pani, costretto dal suo mestiere di attore a essere costantemente sotto i riflettori, nella sfera pubblica come in quella privata. Così Shoola Pani e Lena si incontrano e, attraverso le parole di Komathi, la cuoca che ha cresciuto la sua Lena sin da piccolissima, assistiamo alla loro storia d'amore seduti al tavolo di cucina; il gusto, il sapore e l'aroma delle spezie si sprigionano al calore di questo sentimento che sta nascendo e che forse cambierà per sempre l'esistenza delle persone coinvolte.

