
Che cosa significa, davvero, educare? Le pratiche educative e formative realizzate nei diversi contesti - famiglia, scuola, università, associazionismo, servizi alla persona ecc. - sono molteplici e non sempre coerenti tra loro. Si avverte, pertanto, l'esigenza di fare chiarezza su alcuni principi e fondamenti dell'educare, rintracciando le categorie pedagogiche che ci permettono di leggere e interpretare una realtà che ci sollecita con i suoi interrogativi e con le sue sfide. Questo testo vuole essere uno strumento essenziale per chi vive o si prepara a vivere, da professionista, i numerosi mondi dell'educazione: anzitutto educatori, formatori, insegnanti, ma anche tutti coloro che sono a vario titolo coinvolti nel difficile compito di educare. L'obiettivo che si propone è affrontare alcuni temi rilevanti dell'educazione: persona, intenzionalità, relazione, esperienza, contesti. Sono questi, infatti, i concetti che chiunque si occupi di educazione e formazione deve conoscere e analizzare criticamente, affinché orientino il suo operare. Per accompagnare la nuova generazione di professionisti che si stanno formando in ambito pedagogico, la teoria è associata ad alcuni strumenti utili per l'apprendimento quali: domande stimolo, box che analizzano termini e parole chiave, proposte di film con suggerimenti per l'analisi e la discussione, le sezioni "La parola agli autori", per accostarsi ai ‘classici' che hanno contribuito a delineare il cammino della disciplina pedagogica, e il podcast "Ritratti di un tempo".
È sempre più frequente per gli educatori trovarsi ad accompagnare i percorsi di crescita di chi ha smesso di desiderare, perché ha perso lo slancio verso il futuro, visto come incerto e minaccioso. Nasce così la proposta di una pedagogia fondata su una delle categorie fondamentali dell'esistenza: il desiderio, che anima ogni vita - soprattutto quelle dei bambini - e descrive la tensione umana verso il cambiamento, per avverare la realizzazione del proprio essere. Desiderare significa rinnovare il gusto del vivere, a partire da un coraggioso fare i conti con il vuoto e con la sensazione di rottura che la storia attuale ha generato rispetto alla nostra vita precedente. Educare significa mettersi in ascolto delle fragilità umane e alla ricerca dei significati che possono restituire al futuro una promessa di senso.
Per restituire all'infanzia luoghi da abitare, per assicurare spazi e tempi opportuni alla comunità, recuperando i tratti costitutivi dello spazio urbano, il discorso pedagogico si può spingere in un dialogo serrato e competente con le discipline che concorrono a definire e strutturare gli spazi di vita dell'infanzia: architettura, urbanistica, politica. Il testo presenta in tal senso alcune buone pratiche, legate a una gestione democratica della città, in cui alla dimensione tecnica della pianificazione urbana si affianca la dimensione della partecipazione sociale, dei bambini in particolare, soggetti tradizionalmente esclusi dalle decisioni amministrative.
Entriamo, con le riflessioni raccolte in questo volume, nel "laboratorio" della crescita umana, per cogliere i segni che accompagnano lo schiudersi della vita e il suo realizzarsi, sin dall'inizio, in un universo di relazioni. Il lettore è guidato a conoscere i volti dell'infanzia che abita il nostro tempo, a scoprirne i bisogni e le risorse, ad ascoltarla e ad ascoltarsi attraverso essa. In quanto "primo mondo" in cui il bambino dà inizio alla sua esistenza, la famiglia viene rilanciata come matrice originaria di significati, in relazione alle sfide che provengono dai nuovi modi di essere padre e madre oggi. Il recupero del "familiare" diventa promozione anche di una genitorialità sociale, che trasforma la comunità in "culla emotiva" dove i bambini vengono accolti.
Monica Amadini è ricercatore di Pedagogia Generale presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore, sede di Brescia. E' membro del comitato direttivo del Centro Studi Pedagogici sulla Vita Matrimoniale e Familiare (CeSPeF). Ha pubblicato: Memorie ed educazione, La Scuola, Brescia 2006.

