
Il volume intende fornire un aiuto concreto a coloro che desiderano formarsi una conoscenza di base nel campo della conservazione preventiva e nella costruzione di un proprio piano di emergenza; intende familiarizzare i conservatori con problematiche antiche e tecnologie moderne; desidera aiutarli a comprendere e far comprendere le proprie esigenze agli specialisti dei diversi campi avendo sempre ben presenti le priorità fondamentali per il benessere delle collezioni affidate alle loro cure. Maria Barbara Bertini è direttore dell'Archivio di Stato di Milano dal 1997 e dell'annessa Scuola di Archivistica, paleografia e diplomatica.
Nella "Storia delle biblioteche in Italia" (2002) il capitolo sulla situazione attuale, intitolato "Le biblioteche italiane oggi", è quello maggiormente utilizzato nei corsi ed è parso opportuno metterlo a disposizione anche in forma autonoma. Per l'occasione il testo è stato rivisto e aggiornato. Presentando una storia istituzionale delle biblioteche a partire dagli anni Settanta, da quando cioè la nascita del Ministero dei Beni culturali e l'avvio delle Regioni ha portato una serie importante di cambiamenti nel regime delle biblioteche, il volume costituisce un testo utile per gli studenti di biblioteconomia.
Il volume si propone di mettere a fuoco i diversi aspetti che caratterizzano oggi la vita di una biblioteca e soprattutto il nuovo ruolo che essa ha assunto di nodo di una più vasta rete informativa. La diffusione delle risorse elettroniche, infatti, pone problemi inediti sia al bibliotecario sia all'utente e apre nuove prospettive di sviluppo. Al tentativo di definire cosa sia la biblioteca "ibrida" (la biblioteca che deve gestire questa fase di coesistenza fra la "tradizione" della carta e l'"innovazione" dell'elettronica), si affianca quello di fornire un orientamento sulla situazione attuale del panorama italiano, caratterizzato dall'assenza di un sistema bibliotecario armonicamente costruito.
Un manuale di grafologia dedicato e indirizzato direttamente agli adolescenti e ai giovani (e, per questo, può essere considerato primo nel suo genere). Il testo di P. Cristofanelli è diviso in tre parti. Le pagine possono essere lette di seguito e nell'ordine (ciò che viene detto nella prima parte serve per capire meglio la seconda), oppure assunte a piccole dosi. I capitoli sono brevi perché il tutto non diventi un mattone. Con un linguaggio semplice ma preciso e uno stile scorrevole, l'autore offre uno strumento per conoscersi e per capirsi meglio, e anche per capire gli altri. Nella prima parte, I "segni" della scrittura, le grafie servono per fare la conoscenza con alcuni segni del codice grafologico. Nella seconda, Brevi profili. Ritratti dalla scrittura, pur evidenziando sempre gli aspetti che permettono di decodificare la scrittura, l'attenzione è maggiormente rivolta ai loro significati e alle caratteristiche psicologiche degli autori. Nella terza parte, Le parole della grafologia, una sorta di glossario, vengono spiegati sinteticamente i termini "tecnici" presenti in corsivo nel testo, e anche altri adoperati generalmente dagli addetti ai lavori. Potrà essere utile anche per avere una prima idea di come lavorano i grafologi, ma ovviamente non pretende di sostituire uno specifico testo della materia. Tranne quest'ultima parte, il volumetto costituisce una rielaborazione e una riorganizzazione dei contributi apparsi sulla rivista "Bingo davvero!". Presentazione di Tonino Lasconi.
Proseguendo la ricerca iniziata nel primo volume di "Il libro nel Rinascimento" (1994, 2ª ed. 1997), in questo secondo volume accanto alle caratteristiche "materiali" del libro rinascimentale l'analisi affronta anche gli aspetti "sociali" della rivoluzionaria introduzione della stampa: il lavoro quotidiano delle officine tipografiche (le correzioni di una bozza di un Salterio, fortunosamente ritrovata), la committenza (dagli statuti cittadini alle prime edizioni della Divina Commedia), il nuovo rapporto tra testo e immagine.
I libri sono uno strumento di comunicazione e cultura, ma l'editoria è un'industria. E come tale ha conosciuto negli ultimi anni innovazioni tecnologiche e organizzative tanto profonde da modificare radicalmente anche i suoi obiettivi e contenuti culturali, nonché le strategie di vendita. In questo volume, pubblicato precedentemente nella collana "Alfabeto letterario", Dario Moretti analizza i principali nodi di un lavoro, quello editoriale, spesso inavvertito agli occhi del lettore.
Questo saggio si propone di dimostrare, coerentemente con i principi fondamentali della bibliografia medievale, che il paratesto (a cominciare da titoli e colophon) deve essere considerato come testimone dei dati identificativi di un'opera e registrato nei cataloghi di manoscritti e nei repertori bibliografici. Ampio spazio è dedicato agli inventari delle biblioteche medievali e agli elementi che permettono di riconoscere un testo, come il nome dell'autore, il titolo e l'incipit. Il volume è concluso da un esaustivo panorama degli strumenti a disposizione degli studiosi di letteratura mediolatina e in genere di quanti, a cominciare dai redattori di cataloghi, hanno professionalmente a che fare con i manoscritti medievali.
L’intento del volume, chiaramente divulgativo ancorché rigoroso, è quello di mettere in luce lo specifico della disciplina grafologica, con riferimento alla scuola di Girolamo Moretti, accreditata dall’insegnamento nelle Università di Urbino e Roma. L’interpretazione della scrittura, condotta con competenza, può offrire contributi inaspettati su problemi che fanno parte del vivere quotidiano e con cui ci si deve inevitabilmente confrontare, come ad esempio la scelta della scuola o del lavoro.
Note sull’autore
Iride Conficoni, laureata in economia e commercio, è grafologa diplomata all’Università di Urbino, dove insegna Tecnica e metodologia grafologica al corso di diploma universitario presso la Facoltà di Scienze della Formazione. Svolge da oltre vent’anni attività professionale di grafologo consulente e ha partecipato come relatrice a numerosi seminari di studi, congressi nazionali e internazionali. Dal 1997 è presidente dell’Associazione grafologica italiana. Collabora con le riviste Scrittura dell’Università di Urbino e Attualità grafologica, trimestrale dell’Associazione grafologica italiana.
Un testo che può essere compreso meglio da chi ha già una certa conoscenza della tradizione grafologica tedesca, ma che alla fine si rivela idoneo per un primo approccio alla grafologia o psicologia del gesto grafico. Gli studiosi, in base all'esperienza, si erano già resi conto della complessità semantica delle specie o dei segni grafologici e che era dunque necessario individuare un criterio di precomprensione che avrebbe permesso di cogliere l'unicità individuale del gesto grafico e, in base al suo valore, orientare a un'interpretazione dei segni in negativo o positivo. Robert Heiss propone in alternativa tre criteri di precomprensione (movimento, spazio e forma), il cui significato generale informa il senso dei singoli gesti che ad essi si riconducono. Con la pubblicazione di questo lavoro si intende fornire agli studiosi italiani un ulteriore arricchimento per la conoscenza della grafologia tedesca.
Destinatari
Il lavoro è rivolto soprattutto ai grafologi. Esso può indurre a una valutazione più obiettiva quanti in Italia guardano ancora alla grafologia con pregiudizi dai più ormai superati.
Autore
ROBERT HEISS (1903-1974) nel 1943 divenne direttore dell'Istituto di psicologia e caratterologia dell'Università di Friburgo. Innumerevoli le sue pubblicazioni di carattere filosofico, psicologico e grafologico. Questa è una delle sue opere migliori.
Un testo sulle tecniche del libro, dal papiro, la pergamena, la tavoletta di cera e lo stilo, collocate accanto ad un grande scrittore cristiano della fine del IV secolo: S. Girolamo. Il termine tecnica assume, agli occhi dei moderni, un senso sempre piu complesso. Si utilizza generalmente per indicare l'insieme dei procedimenti di un'arte, di un mestiere. Se ci siamo permessi di dare alla nostra tesi il titolo di 'Tecnica del libro', non pretendiamo di limitarci all'arte della composizione, ne all'industria del libro. Tenteremo piuttosto di collocarci accanto ad un grande scrittore cristiano della fine del IV secolo, San Girolamo, di sorprenderne gli sforzi per riunire i materiali, comporre i suoi scritti, dare loro una forma, assicurare il loro successo e provvedere alla loro sopravvivenza.
Le biblioteche non hanno soltanto accumulato e preservato il sapere attraverso i secoli, ma gli hanno anche dato forma, lo hanno ispirato e spesso cancellato, rimosso. Ribaltando lo stereotipo della biblioteca come silenzioso "sanctum" in cui bibliotecari severi quanto noiosi mantengono un ordine perfetto, l'autore ci conduce in un tour de force attraverso il tempo e lo spazio - dagli scriptoria dell'antichità classica ai monasteri medievali, dal Vaticano alla British Library, dalle sale di lettura della Russia socialista ai CD-ROM dell'era digitale - in un viaggio alla scoperta del mondo caotico e mutevole dei libri, dei luoghi che li ospitano, delle passioni e degli odi che sono stati capaci di suscitare.
La rivoluzione digitale sta trasformando radicalmente i modi della produzione e le dinamiche dell'organizzazione e della circolazione del sapere. Uno studio completo sulla biblioteca contemporanea che è anche un manuale di biblioteconomia. Giovanni Solimine insegna Biblioteconomia all'Università della Tuscia (Viterbo) e dirige il "Bollettino AIB. Rivista italiana di biblioteconomia e scienza dell'informazione".

