
La chiamata alla santità si realizza nel cammino di trasformazione spirituale orientato dalle beatitudini evangeliche. Guardando a Gesù, il primo e vero beato, il cristiano può crescere nell'amore e sperimentare la vera beatitudine in parte già nella vita terrena, in attesa di goderla appieno al banchetto del Regno.
A chi si rivolge questo libro? A coloro che si sentono diversi, a coloro che vanno insicuri nel mondo, a coloro che si nascondono, tormentati da un’ombra che non ha volto ma potere di dominio sulla loro esistenza. A coloro che pensano di essere i soli a portare il peso del Nulla e della mancanza. Quelli che vivono sotto un cielo troppo basso e che rischia di essere lacerato con un dito. A coloro che sono arrabbiati e non sanno perché. A coloro che invidiano i normali, di cui è questa vita. A coloro che hanno paura di amare, quelli per cui la vita non è facile, quelli che si sentono soli ed è solitudine cosmica. A questi si rivolge per dire: non accade solo a te, non sei tu, non è colpa tua. E infine, non è cominciato con te: l’Ombra che ti opprime viene da molto lontano, è di tutti, ma tu la ricordi di più. Libertà è sapere che cosa ci determina. Questo è ciò che ha tentato la psicologia e ciò che hanno fatto da sempre la filosofia e tutte le interpretazioni del mondo: costruire mappe per orientarsi, sapere dove siamo e da lì decidere i percorsi. L’ipotesi di un "trauma originario alla specie" è uno di questi tentativi. Risponde all’esigenza di capire quali passioni ci rendono infelici, paurosi, diffidenti e infidi e possono rendere la nostra vita un inferno, e ci permette di capire perché l’uomo può essere cattivo, che cosa ci disconnette dagli altri e ci porta a danneggiarli. Con una novità, che ci viene dalla biologia e che porta alla speranza. Ma questo lo lasciamo alla lettura.
Un romanzo che è un grido contro la guerra. Il giovane soldato al fronte, Matteo, durante un turno di guardia in trincea si addormenta, sente un rumore improvviso e fa fuoco. Ma non sa se ha veramente colpito qualcuno. La possibilità di aver ucciso un uomo lo fa sprofondare, ora dopo ora, in una cupa disperazione. E mentre aspetta di avere, alla luce del sole, la prova di quanto è successo, Matteo passa in rassegna l’infanzia trascorsa in campagna e scandita dai valori di una realtà contadina ormai scomparsa. La sua è una caduta nel buio dal quale emerge grazie al ricordo degli insegnamenti dei nonni, l’amore per la Natura e il calore delle tradizioni. Fino all’alba, quando scoprirà la verità.
Le meditazioni di questa Via Crucis prendono spunto dalla Lettera enciclica di papa Francesco sull’amore umano e divino del Cuore di Gesù Cristo (Dilexit nos, 24 ottobre 2024) e ne riportano le frasi più salienti. Le stazioni sono tradizionali e le invocazioni sono tratte dalle litanie al Sacro Cuore di Gesù.
Tra memoria, profezia e giustizia sociale si gioca la nostra fedeltà al presente. La memoria custodisce le radici e impedisce di smarrirci, la profezia denuncia le ombre e apre strade nuove, la giustizia sociale traduce tutto in scelte concrete. Tre vie che si intrecciano in un unico principio, semplice e radicale: Ne perdantur - che nessuno vada perduto. Questo libro non è un saggio astratto, ma un cammino militante: attraversa la voce dei profeti, le intuizioni pedagogiche di San Leonardo Murialdo, l’eredità di Joseph Cardijn e della GiOC (Gioventù Operaia Cristiana), i sogni di giovani che chiedono futuro, i testi del magistero di Papa Francesco e le sfide di una Chiesa che vuole ancora "abitare il mondo" con umanità. È un’opera che raccoglie esperienze educative, riflessioni sulla governance, narrazioni di comunità e pratiche di giustizia sociale, per dire che la fedeltà al Vangelo oggi passa attraverso la scelta di non perdere nessuno. Ogni pagina è un invito a custodire la memoria, a vivere la profezia e a trasformare la giustizia sociale in responsabilità condivisa. Un manifesto educativo e pastorale che chiede di sporcarci le mani nella storia, con lo sguardo alto e il cuore saldo. Questo libro è per formatori, educatori, operatori pastorali, militanti, comunità: per tutti coloro che non vogliono rinunciare al sogno di una società più giusta e di una Chiesa che cammina con i poveri e i giovani. Ne perdantur: la promessa che ci tiene insieme, il principio che ci spinge avanti.
Care Teologhe e cari Teologi, stimati colleghi e e college, nelle nostre aule e nei nostri studi, non possiamo eludere una domanda che precede e, in un certo senso, fonda ogni nostro sforzo: per chi a che pro la teologia parla ancora, o parla di nuovo, nello spazio pubblico? Oggi stiamo assistendo a un attivo e per molti versi compiuto smantellamento della memoria cristiana. In tale scenario, il pericolo più grande per la teologia è quello di diventare un' archeologia, affascinante ma irrilevante, di un mondo scomparso, o peggio, una riserva per iniziati che parlano una lingua ormai incomprensibile al di fuori delle mura delle nostre accademie e comunità. Questa Lettera propone di affrontare la scristianizzazione non come una minaccia da cui difendersi, ma come il luogo teologico a partire dal quale ripensare la nostra disciplina. Si tratta di accettare il deserto non come una maledizione, ma come un'opportunità kairologica per ritrovare, in una forma forse più povera e essenziale, il nucleo kerigmatico e sapienziale della fede.
La teologia come scienza, per la sua vocazione a coniugare il rigore critico con l'apertura al dialogo, può e deve farsi carico di questa sfida.
Antonio Staglianò, ordinato presbitero nel 1984, è dottore in Teologia fondamentale (Pontificia Università Gregoriana, 1986). Ha seguito corsi di specializzazione in Germania e si è laureato in Filosofia (Università della Calabria, 1995). Ha svolto numerosi ministeri e incarichi a livello parrocchiale, diocesano e nazionale. Nel 2009 Benedetto XVI lo ha nominato vescovo di Noto. Nel 2022 Francesco lo ha scelto come presidente della Pontificia Academia di Teologia. È autore di numerosi saggi che spaziano dalla teologia scientifica, in dialogo con tutti saperi critici, all'attualità pastorale ed ecclesiale.
Nel 325 il Concilio di Nicea proclamò la professione di fede in Gesù Cristo, Figlio di Dio. Con questa Lettera apostolica papa Leone si propone di incoraggiare un nuovo slancio nella professione di fede in tutta la Chiesa. Mette quindi in luce l’attualità del Concilio di Nicea, attualità non solo teologica ed ecclesiale, ma anche culturale e sociale.
C'erano pastori, e c'erano i loro cani. Quel rapporto di simbiosi era la condizione stessa per l'esistenza di quel mondo, ne era stato il presupposto indispensabile; l'uomo e il cane Si erano uniti in quel sodalizio nella notte dei tempi e solo grazie ad esso si era sviluppato l'allevamento ovino, che per le popolazioni di quei luoghi aveva rappresentato, per secoli, l'unico sostegno contro fame e povertà.
In un mondo sempre più complesso e e pluralista, la Pop-Christology ci indica una strada percorribile: non quella del ripiegamento identitario, ma quella del dialogo fecondo; non quella della paura, ma quella della fiducia nello Spirito che soffia dove vuole e parla attraverso linguaggi che spesso non siamo abituati a decifrare.
José Tolentino de Mendonça
La Pop-Christology non è un gioco intellettuale.
È la proposta di Un cristocentrismo obiettivo che, mostrando in Gesù il volto definitivo di Dio e compimento dell'umano, diventa lievito d civiltà in una nuova civiltà dell'amore, una CU la logica trinitaria della comunione e del dono finalmente rifondare le relazioni umane possa
dalla familia alla società globale.
Maurizio Gronch
"Sacro o profano? Ci sono cresciuto in mezzo e non ho ancora deciso.."

