
L'uomo nuovo è l'uomo che plasma sé stesso e trasforma il mondo a misura dei suoi desideri. Il progresso e l'intelligenza artificiale sono gli strumenti che permetteranno all'umanità di compiere passi in avanti, in vari campi, inimmaginabili fino a qualche anno fa. Ma qual è il prezzo che occorre pagare per tutto questo? Fino a dove ci vogliamo spingere e cosa siamo disposti a fare in nome del progresso e della evoluzione tecnologica? L'uomo può dare senso alla sua esistenza perseguendo solo il benessere e il successo? Siamo di fronte ad un bivio epocale che sconvolgerà la nostra esistenza; una nuova rivoluzione industriale, che cambierà radicalmente la nostra società, si profila all'orizzonte. «Cos'è l'uomo perché te ne curi?» (Sal 8,4). Una domanda a cui occorre dare necessariamente una risposta per poter disegnare la vita che ci aspetta.
Senza pretese di carattere esegetico o ermeneutico, il volume propone una riflessione pastorale-catechetica sulla composizione dei cinque libri del Salterio e la presentazione antropologico-messianica dei singoli salmi. Considerare la valenza dei diversi salmi aiuta noi credenti, sia dell'alleanza antica che di quella nuova, a storicizzare e nello stesso tempo a rendere umano il rapporto con Dio, riconoscendo la sua fedeltà ed esprimendo la complessità del nostro animo dove dubbio, paura, gioia e lode sono in una logica conseguenza, e dove l'antropologia presenta la sua luce e le sue ombre al creatore e pastore del suo popolo, nell'umiltà e nella verità.
Tempo e carità sono principi o movimenti legati l'uno all'altro e proprio nella loro strutturale apertura al trascendente diventano costitutivi della comunità ecclesiale. Mentre la preghiera cristiana è comunemente denominata "liturgia delle ore" proprio perché è un tutt'uno con il tempo che passa, la carità o amore per il prossimo è un comandamento e quindi pure legato inscindibilmente al tempo e alla sua origine. Entrambi sono un dono divino a edificazione di tutti e come tali essenziali «per l'edificazione della comunità» (1 Cor 14,12). È in questa prospettiva che sempre entrambi acquistano una rilevanza per tutto il diritto canonico. Nello spirito del canone 839 del CIC/1983 si desidera quindi aiutare a comprendere come «la carità con la quale Dio ha amato il mondo» (LG 41) spinge ogni fedele a compiere sempre "opere di carità", perché esse «aiutano grandemente a radicare e corroborare il regno di Cristo nelle anime e contribuiscono alla salvezza del mondo». Ecco il senso ultimo di queste annotazioni canonistiche su tempo e carità. Come afferma in modo autorevole ed efficace san Paolo: «La carità non avrà mai fine» (1 Cor 13,8).
Il volume promuove una teologia delle realtà sociali. Il contributo inerente alla dottrina sociale della Chiesa funge da punto di riferimento per gli altri saggi di etica sociale, intenti a esplorare l'apporto della fede in Gesù Cristo all'edificazione della cosa pubblica. L'angolatura da cui il credente scruta le vicende storiche è mutuata non dalle scienze sociali, di cui pure si avvale a motivo della loro capacità di illustrare il quadro sociale, bensì dalla tradizione apostolica, che si sostanzia nella dottrina sociale della Chiesa, intenta ad annunciare la salvezza che il Vangelo apporta in re sociali, disvelando il senso pieno delle realtà sociopolitiche e orientandovi l'agire umano.
Con sinteticità e chiarezza l’Autore presenta le ragioni teologiche utilizzate dal Documento Finale del Sinodo del 2024 per sostenere che la sinodalità è una dimensione costitutiva della Chiesa (nn. 12, 28). Il DF pone al vertice di tali ragioni teologiche il Battesimo, perché essendo ricevuto da tutti ed elevando tutti alla figliolanza divina, permette a tutti i cristiani di radunarsi insieme, testimoniare insieme, discernere insieme e camminare insieme verso una piena e visibile unità (nn. 15, 21). Per dar forza a questa sua affermazione, il DF sostiene che l’intero cammino sinodale si è svolto nella luce del magistero conciliare e che il Concilio Vaticano II è stato l’ispiratore di tutto il contenuto del DF (n. 5). Tale premessa, tuttavia, provoca non poca sorpresa nel lettore; non tutti concordano al riguardo, anzi, molti ne sono in pieno disaccordo, come dimostrano i numerosi dibattiti teologici sorti sul tema della sinodalità nel periodo postsinodale. Ecco allora la necessità di fare chiarezza, certi che le obiezioni sollevate in queste pagine possano aiutare il lettore a capire l’importanza del tema della sinodalità nella Chiesa e a fugare il rischio di possibili fraintendimenti.
Il cardinale Tarcisio Bertone prosegue il racconto delle sue memorie in questo secondo volume in cui è possibile cogliere l'evoluzione della sua primaria vocazione salesiana, sacerdotale e accademica.
Lo vediamo Vescovo di due Arcidiocesi italiane: dapprima a Vercelli e poi a Genova. Con l'intermezzo settennale di Segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede, importante Dicastero della Santa Sede. Maestro e pastore dunque, in cui esprime un dinamismo impressionante.
Non sono molte le persone che possono vantare una vita così piena di rapporti, di esperienze umane, di interessanti viaggi nel mondo, di responsabilità istituzionali ad alto livello. L'Autore lascia scorrere il racconto del suo percorso personale in un clima di fede profonda, dove non manca l'amicizia e la gioiosità, insieme all'assidua cura delle realtà ecclesiali e del contesto sociale in cui esercita il suo ministero. Da un considerevole apporto allo studio di documenti magisteriali, diventando così un fidato collaboratore dei Papi Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco.
Amore, Donna, Giustizia, Guerra, Libertà, Speranza… Sono solo alcune delle voci contenute in questo "piccolo", ma essenziale Dizionario del Cristianesimo che raccoglie e affronta le problematiche più urgenti dell'etica, della società e della cultura intrecciandole alle complesse questioni del vivere la fede oggi. Uno strumento prezioso per tutti coloro che, credenti e non, cercano riferimenti significativi per la propria esistenza. Con la speranza che queste "parole di vita" continuino a fermentare nei cuori già persuasi della loro inesauribile forza e incontrino coscienze che ignorano la semplice profondità del vero credente.
L’uomo è fatto per la felicità, ma se la cultura dominante afferma che tutto è nulla, che la felicità non esiste, che è solo un’illusione, che l’unica cosa vera è la morte e la vita è tutta una promessa non mantenuta, allora la vita è solo una tragedia, è un inferno. Eppure questo nichilismo sembra una sorta di miracolo nelle mani di Dio. Sembra che, in certa cultura laica, agnostica o addirittura atea, il nichilismo dilagante sia un grido talmente forte e incontenibile verso l’Assoluto e il Trascendente da poter dire, paradossalmente, che anche il mondo laico canta la nostalgia di Dio, il desiderio di Lui, il bisogno dell’Assoluto e dell’Eterno. E allora? Non è forse evidente che questo Nulla è già l’annuncio e la rivelazione di Colui che è il Tutto? Il miracolo che sta accadendo sotto i nostri occhi, distratti e disattenti, è proprio questo: quello che doveva essere il motore della secolarizzazione, dell’agnosticismo e dell’ateismo, cioè il nichilismo, sta diventando, proprio nel nostro mondo occidentale, sazio e opulento, l’espressione di un bisogno profondissimo di trascendenza, l’espressione di una nostalgia incontenibile di eterno, di Infinito, di Assoluto.
La dottrina sull'anticristo in sant'Ireneo di Lione, in san Girolamo, in sant'Agostino e di san Gregorio Magno è molto attuale. In questo tempo sembra di essere testimoni di alcuni segni che preannunciano la fine dei tempi, tra i quali, quelli particolarmente evidenti e diffusi, sono la grande apostasia dalla fede in Cristo e l'ateismo mondiale. Tutto ciò sembra preparare l'avvento dell'"uomo iniquo nel tempio di Dio", cioè l'anticristo, che sarà distrutto con il ritorno di Cristo nella gloria (cfr. 2 ts 2,3-12). L'esercito della città del diavolo (Babilonia) avanza e conquista, dopo le due guerre mondiali, il mondo e l'umanità consolidando le posizioni della globalizzazione del mistero dell'iniquità. I successori di Pietro negli ultimi secoli hanno contrastato la marcia conquistatrice di questo esercito senza però riuscire a fermarlo. In questo libro si ripropone sia l'insegnamento dei padri della chiesa che quello dei papi su l'anticristo e sul suo avvento.
A sessant'anni dalla conclusione del Concilio Vaticano II, il suo lascito e la sua interpretazione continuano ad essere oggetto di studio. Per meglio comprenderne i documenti e per riflettere sulla loro importanza per la chiesa di oggi, questo libro offre una prospettiva ratzingeriana sul Vaticano II, sia indagando il contributo specifico del teologo e pontefice tedesco che sviluppandone le intuizioni. Dai diciotto capitoli del testo, che riprendono gli interventi della giornata di studi tenuta presso l'Ateneo Regina Apostolorum, emerge come la capacità di Ratzinger di integrare fede e ragione, tradizione e novità, dogma e spiritualità, rappresenti una bussola particolarmente affidabile per accostare i testi del concilio e restituire al Vaticano II la sua vera portata missionaria: un'apertura al mondo, che nasce dall'incontro con il verbo incarnato, crocifisso e risorto, per riproporre all'uomo contemporaneo il vangelo in tutta la sua radicalità.

