Giovanni Paolo I è passato alla storia come il "Papa del sorriso". Assieme al suo sorriso spontaneo, non studiato né di circostanza, egli manifestava anche un'altra dote preziosa: la semplicità. Come emerge dalle tante testimonianze di quanti lo hanno conosciuto, riportate in questo volume, Albino Luciani aveva fatto della semplicità evangelica un programma di vita sin dai tempi del Seminario, a cui non aveva rinunciato né da vescovo di Vittorio Veneto né da patriarca di Venezia, pur essendo un uomo di grande cultura e un fine teologo. Ma è soprattutto nei suoi 33 giorni di pontificato che il mondo intero ha avuto modo di apprezzare la semplicità di questo Papa, in modo particolare durante le catechesi del mercoledì, dove egli si rivolgeva ai fedeli con un linguaggio semplice e fuori dai rigidi schemi protocollari. L'allora cardinale di Milano, Giovanni Colombo, di lui ebbe a dire: «Il nuovo Papa è un uomo colto assai più di quanto lascia scorgere. Il suo magazzino è incomparabilmente più fornito della sua vetrina». Questo libro, grazie anche ai ricordi personali dell'autore, Ponente della causa di beatificazione di Albino Luciani, ci fa toccare con mano la santità umile e semplice di questo Papa che, nonostante la brevità del pontificato, ha scritto una pagina importante nella storia della Chiesa.
Francesca Ambrosoli, figlia primogenita dell'avvocato Giorgio Ambrosoli, ripercorre la vita del padre, comprese le vicende relative al suo incarico di commissario liquidatore della Banca Privata di Michele Sindona e la sua uccisione sotto casa l'11 luglio 1979 per mano di un sicario. Un libro nelle cui pagine pubblico e privato si alternano, con spaccati di vita familiare legati al padre, inclusi quei momenti in cui la sua presenza o, viceversa, la sua assenza ha lasciato il segno. Questo racconto, così privato, si intreccia con la memoria collettiva di una figura pubblica che ha fatto la storia. Con gli occhi di allora e la maturità di oggi, Francesca - insieme alla giornalista Luisa Bove - racconta ciò che è accaduto prima e dopo la morte di suo padre, e diffonde la memoria e la lezione di vita che la figura dell'avvocato Ambrosoli può rappresentare per le generazioni di oggi e di domani.
Nel 1990 Carlo Maria Martini pubblica la lettera pastorale Effatà, cui fece seguito, nel 1991, Il lembo del mantello, in cui ricorda che «notizia» non è merce, è comunità, deve renderci fratelli, non nemici. Con Effatà, il Cardinale propone una sorta di teologia della comunicazione prendendo spunto dall'autocomunicazione di Dio all'uomo. In Il lembo del mantello, a partire da un indovinato e vivace dialogo con il televisore, Martini traccia i criteri di una comunicazione che sia rispettosa della realtà e dell'uomo e che, proprio per questo, è in grado di diventare "lembo del mantello-, ovvero strumento di educazione e di crescita. Rileggere oggi questi testi, a dieci anni dalla scomparsa di Martini e a più di trenta dalla loro pubblicazione, ci consente di coglierne l'attualità e la lungimiranza, la profondità e la voglia di capire il mondo che ci circonda, di chiederci cosa significhi comunicare e fare informazione e di quale posizione la chiesa voglia assumere in tale contesto. "Gesù - scrive Martini - ci rende dunque attenti al valore unico e irripetibile di ogni persona e noi, affascinati dai media, dai grandi e intricati network, non dobbiamo mai dimenticare questo valore evangelico fondamentale: la relazione tra le persone. ancora oggi, dopo una pandemia e con una guerra tra le notizie del giorno, dobbiamo guardare al mondo come a una possibilità di relazioni". Ferruccio De Bortoli
Solco e Forgia, apparsi postumi, completano con Cammino una trilogia che guida il cristiano contemporaneo sulle vie della preghiera contemplativa. L'edizione in volume unico di queste opere di san Josemaría è corredata di un nuovo indice delle parole e dei concetti chiave che facilita la ricerca rapida e precisa dei riferimenti ai frequentatori di questi classici della spiritualità.
Uno straordinario racconto scritto da un testimone diretto delle stragi del 1992. Ripercorrendo le idee-guida che Falcone e Borsellino hanno lasciato come testamento politico-culturale, il volume ne sottolinea l'attualità a 30 anni dalla morte dei magistrati. Un bilancio di ciò che in questi anni è avvenuto, di positivo e di deludente, nella storia dell'antimafia in Italia. La mafia come soggetto militare è in forte difficoltà; non altrettanto come soggetto politico, economico e culturale dal momento che i circa cinquemila affiliati a Cosa Nostra possono contare su un'ampia area di sostenitori e simpatizzanti per convenienza o per paura. La diagnosi, impietosa, si intreccia con alcune indicazioni terapeutiche affinché questa lunga battaglia per la giustizia e la democrazia possa essere finalmente vinta.
Il desiderio di maternità nelle parole di Rachele rivolte a suo marito Giacobbe «Dammi dei figli se no io ne muoio», rivelano la sofferenza di ogni cuore di donna che desidera essere madre ma che non può. Cosa può provocare la frustrazione di questo desiderio e la sua mancata elaborazione? Il ricorso alla maternità surrogata è una via che pone degli interrogativi e merita un'analisi che l'autore, partendo da dati scientifici, propone in questo saggio. Per orientarsi bisogna chiedersi se sia sufficiente portare un figlio in grembo per dirsi madre, se il desiderio di avere un figlio possa essere sempre assecondato e, soprattutto, ragionare su chi sia una vera madre.
Il Dicastero per i laici, la famiglia e la vita pubblica questi Orientamenti pastorali che indicano le nuove modalità con le quali le Chiese particolari debbono intraprendere i cammini di preparazione al matrimonio cristiano e approntare iniziative pastorali per l'accompagnamento delle coppie cristiane anche dopo la celebrazione del matrimonio.
La sfida educativa che riguarda il mistero della "vocazione" appare oggi sempre più impegnativa e urgente. Sono molti coloro che desiderano trovare risposte autentiche di fronte alle scelte della vita e chiedono di essere aiutati in un cammino di discernimento interiore. Rispondendo a questa esigenza, il libro offre un itinerario biblico-teologico che permette di rileggere il dinamismo della chiamata di Dio ripercorrendo 14 storie vocazionali, sette per l'Antico Testamento (Abramo, Mosè, Samuele, Rut, Geremia, Giona, Tobia e Sara)e sette per il Nuovo Testamento (Gesù Cristo, Giuseppe sposo di Maria, Maria di Nazaret, Simon Pietro, Paolo di Tarso, il Discepolo amato). L'approfondimento della Parola di Dio permette di cogliere la potenzialità della dialettica chiamata-risposta, lo struggente fascino e la "fatica" della vocazione e la sua decisiva importanza per la vita di tutti.
La Sacra Bibbia - con il testo ufficiale dell'ultima versione della Conferenza Episcopale Italiana (CEI 2008) - ha molti pregi: la stampa su carta bianca pregiata e i caratteri, chiari e ben leggibili, consentono una piacevole esperienza di lettura senza comportare sforzo; le presentazioni dei settantatré libri e il commento-guida di padre Tarcisio Stramare avvicinano il lettore al testo sacro in modo semplice: fanno emergere gli aspetti dottrinali e spirituali, senza usare termini comprensibili solo agli "addetti ai lavori"; per la sua qualità e il prezzo molto conveniente, la Sacra Bibbia è unica e adatta ai credenti di tutte le età.
Per pregare con questo libro è necessaria la Corona del Preziosissimo Sangue di Gesù.
Questo libro, piccolo nel formato, è ricchissimo nel contenuto.
Cinque novene, una coroncina, tre schemi di litanie, le offerte e le preghiere al preziosissimo sangue e, per concludere, la possibilità di conoscere gli apostoli del preziosissimo sangue: san Gaspare del Bufalo, il venerabile Giovanni Merlini e santa Maria De Mattias.
Un testo prezioso per attingere al tesoro della spiritualità del preziosissimo sangue.
Si deve guardare in faccia la realtà: il sacerdozio sembra vacillare. Certi preti sembrano come marinai la cui nave è stata sconquassata dalla violenza di un uragano. Annaspano e vacillano. Quando si viene a conoscenza di qualche episodio di abuso sui minori, non possiamo evitare di porci delle domande. Non si può fare a meno di avanzare dei dubbi. Il sacerdozio, il suo statuto, la sua missione, la sua autorità, sono messi al servizio di quanto c'è di peggio al mondo. Il sacerdozio è stato strumentalizzato per nascondere, insabbiare, e persino giustificare la profanazione dell'innocenza dei bambini. Talvolta, la stessa autorità episcopale è stata piegata allo scopo di pervertire e distruggere la generosità di coloro che desideravano consacrarsi a Dio. La ricerca della gloria mondana, del potere, degli onori, dei piaceri terreni e del denaro, è penetrata nel cuore di sacerdoti, vescovi e cardinali. Com'è possibile tollerare tali episodi senza tremare, senza piangere e senza metterci in discussione? Non possiamo fare finta che tutto ciò non esista, come se si trattasse soltanto di un incidente di percorso. Dobbiamo guardare il male in faccia. Perché tanta corruzione, sviamento e perversione? È giusto che ce ne venga chiesto conto. È giusto che il mondo ci dica: "Siete come i farisei: dite e non fate" (cfr. Mt 23,3). Il popolo di Dio guarda con sospetto i suoi sacerdoti. Chi non crede li disprezza e diffida di loro.
INTRODUZIONE
1. Vita
Nato a Cesarea in Cappadocia tra il 332 e il 335 da Ernmelia e da Basilio il Vecchio, famoso retore di Neocesarea sul Ponto, ebbe come fratelli maggiori S. Basilio Magno e Naucrazio, da lui ricordato nella Vita S. Macrinae, come fratello minore Pietro vescovo di Sebaste e come sorella S. Macrina iunior. La prima istruzione, d'impronta religiosa, deve essergli stata impartita ad Annesi dalla sorella Macrina; a partire dal 348, prosegui i suoi studi a Cesarea, divenendo « lettore », uno dei primi gradini della gerarchia ecclesiastica. Ma fu soprattutto il fratello S. Basilio Magno, da lui chiamato « padre e maestro » ed « unico maestro », ad influire in maniera decisiva sulla sua formazione. Verso il 355 Basilio, non ancora battezzato, tornò a Cesarea da Atene pieno di entusiasmo per la letteratura classica, e seppe infondere quest'amore anche nel fratello Gregorio, rivelandogli il fascino della retorica di Libanio.
Il giovane Gregorio fu cosi attratto dalla cultura e dalla retorica classica e dalla vita secolare, che nel 359 noti ascoltò l'appello rivoltogli da Basilio — convertitosi intorno al 357 — perché abbracciasse anche lui la vita monastica. Poco più tardi, pur continuando ad esercitare la sua attività di « lettore », sposò Teosebia, dalla quale ebbe forse un figlio. Erano quelli gli anni del regno di Giuliano l'Apostata e della reviviscenza della retorica greca operata da Libanio. L'influenza di quest'ultimo si fece sentire sempre di più su Gregorio: nel 365 abbandonò il suo posto di « lettore » per abbracciare la professione di « retore », suscitando il risentimento di Gregorio Nazianzeno. Gregorio non rinunziò però alla sua fede: la sua più grande aspirazione era quella di realizzare una sintesi tra retorica e Cristianesimo, come già aveva fatto suo padre. Nel 371 S.
Basilio Magno, che nel 370 era divenuto vescovo di Cesarea e che aveva ormai sconfessato l'ascetismo eccessivo di Eustazio di Sebaste, incaricò l'ormai famoso retore cristiano di comporre il De virginitate. Verso la fine dello stesso anno — in ogni caso prima che Gregorio Nazianzeno, nella Pasqua del 372, divenisse vescovo di Sasima — fu nominato vescovo di Nissa, una piccola città della Cappadocia orientale, carica che accettò contro voglia.
Gli studi biblici l'avevano attratto e li vedeva in funzione formativa. Poco si è parlato sull'argomento che merita una particolare cura. La Sacra Scrittura è uno dei cardini per conoscere l'opera del Nisseno. Senza la Bibbia che sembra guidare passo passo la crescita spirituale di Gregorio di Nissa si rischia di cadere nelle solite frasi comuni, come se egli fosse solo dedito alla cultura classica.
Più spirito speculativo che uomo di azione, Gregorio difettava di quelle qualità pratiche che erano pur necessarie ad un vescovo in quei tempi difficili. Se ne rendeva perfettamente conto lo stesso Basilio, che in più occasioni — sia prima che dopo la nomina di Gregorio a vescovo di Nissa — ebbe a rimproverargli la sua eccessiva ingenuità e semplicità, e che nel 375, quando Doroteo gli propose d'inviare Gregorio in missione a Roma presso il papa Damaso, disse di non considerarlo adatto a tale compito. Con ogni probabilità, fu proprio per questa ragione che nell'inverno 375-376 il vicario del Ponto Demostene, un sostenitore degli Ariani, ebbe buon gioco nell'accusarlo di avere dilapidato i beni ecclesiastici; Gregorio riuscì a sottrarsi con la fuga all'arresto ed a ritirarsi in un luogo più tranquillo. Nella primavera del 376 un sinodo di vescovi Ariani fedeli all'imperatore Valente che aveva abbracciato l'Arianesimo, lo dichiarò decaduto dalla sua carica di vescovo, mettendo al suo posto una creatura di Demostene. Solo nel 378, dopo la morte dell'imperatore Valente alla battaglia di Adrianopoli (9 agosto 378), Gregorio poté ritornare a Nissa, dove la popolazione gli riserbò un'accoglienza trionfale.