Al centro dell'opera troviamo una profonda critica alla politica di dominio, alla ragion di Stato, a una certa idea di realismo, tutte dettate dalla "doppia morale". Tutte quelle situazioni in cui un comportamento, ritenuto disdicevole nel contesto della vita privata, familiare e civile, assume immediatamente un'aura di legittimità e di impunità non appena venga accostato ad uno Stato. La realtà, denuncia Ropke, è che comunque lo si chiami, rimane un atto che «emana lo stesso acuto aroma del machiavellismo». La logica della doppia morale che giustifica la "dispensa" accordata al politico, in nome della ragion di Stato, appare la quintessenza della politica intesa come ragione della forza bruta, del potere senza controllo, così distante dall'ideale di giustizia al quale ci si approssima per tentativi ed errori, moltiplicando i poteri, contrapponendoli ed equilibrando le forze in campo. Da questo punto di vista, Ropke giunge a soluzioni istituzionali che guardano a forme di federalismo tra comunità politiche liberali e democratiche che cedono, via via, funzioni di sovranità, una volta avviato un processo di disarticolazione della stessa.
Siamo di fronte alla narrazione di una nascita, quella di Israele.
Una nascita attraverso una liberazione, certamente; meglio, una nascita attraverso piu liberazioni.
Protagonista principale il popolo santo, ma il vero autore, come vedremo, è Dio. La lettura che faremo dell'Esodo vorrebbe soprattutto indurci a riflettere e a chiederci se siamo coscienti del nostro statuto di figli di Dio; se anche noi avvertiamo le "contrazioni" della nascente creatura; se sappiamo riconoscere ciò che ostacola il cammino della nostra libertà, e se riusciamo — in fine — ad individuare le dinamiche della vita dentro le logiche mondane della morte. Ma non è tutto: siamo consapevoli che la nostra nascita è voluta, preparata, e accompagnata da Dio? Che è Lui stesso a generarci individualmente e comunitariamente come suoi figli e come sua eredita preziosa? A questo punto sorge lo stesso interrogativo che una notte Nicodemo pose a Gesù di Nazareth: "Come può nascere un uomo quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?" (Gv 3,4). E' vero, un uomo, soprattutto se è vecchio, non ha altro estuario che la morte, "ma l'uomo nuovo di cui parla Gesù può rinascere attraverso e lo Spirito" (cf. Gv 3,5).
Un uomo nasce a Se stesso quando sa di essere amato per ciò che è; solo l'amore del Padre — lo Spirito Santo —, manifestato in Gesù, porta alla beatitudine della propria verità.
La storia di Sophie Germain, una delle più brillanti menti matematiche di sempre, vissuta a Parigi tra la fine del Settecento e l'inizio dell'Ottocento, è emblematica del rapporto tra donne e scienza e solleva questioni attuali ancora oggi. Con il suo originale lavoro di ricerca e i suoi importanti contributi scientifici, Sophie Germain si è opposta alla convinzione comune del suo tempo che le donne non fossero capaci di un lavoro scientifico indipendente, cambiando per sempre il concetto di studiosa donna e guadagnandosi il titolo di matematica rivoluzionaria. Nota per gli studi sulle superfici elastiche applicati alla Tour Eiffel, ma soprattutto per i risultati significativi raggiunti nel campo della teoria dei numeri, Sophie Germain si è dovuta in più occasioni fingere uomo per riuscire a coltivare la sua passione per questa disciplina. Dedita interamente alla scienza dall'età di 13 anni, ha dialogato alla pari con i più grandi matematici della sua epoca, ricevendo il plauso, tra gli altri, di Carl Friedrich Gauss, grazie al quale l'Università di Gottinga nel 1830 le riconobbe una laurea honoris causa. Nonostante ciò, i suoi meriti e la sua identità di scienziata sono stati a lungo negati dalla comunità scientifica.
All'interno del complesso, incerto e contrastato scenario economico e politico attuale, il libro analizza il fenomeno del suprematismo e del terrorismo bianco che investe tutti i paesi occidentali. Vengono accuratamente ricostruite le caratteristiche di questo fenomeno, attraverso l'analisi delle sue basi storiche, economico-politiche, culturali e ideologiche, delle narrazioni retoriche delle forze politiche conservatrici e di destra, delle trasformazioni indotte dal neoliberismo. Ne emerge un mondo apocalittico e dispotico che affonda le proprie secolari radici nel colonialismo e nella nascita del capitalismo. D'altro canto, il suprematismo bianco è insito nella costituzione e nelle politiche dell'
immigrazione degli Stati Uniti, "faro della democrazia globale". Se negli anni Sessanta i movimenti sociali per i diritti civili hanno messo in discussione questo carattere fondativo della società americana, forme di razzismo e suprematismo continuano a essere istituzionalizzate nelle politiche del welfare e della sicurezza interna, in un mondo sempre più paranoico e classista.
Albert Camus non risponde ad alcun canone nel panorama del Novecento francese: appartiene allo strato più povero dei francesi d'Algeria, conosce la guerra e il colonialismo, ed è animato da un'urgenza che non può essere propria della cultura parigina, pur "impegnata". Convinto federalista, strenuo oppositore della Guerra d'Algeria, Camus entra in conflitto con gli intellettuali francesi e gli algerini indipendentisti a difesa delle sue idee, scegliendo solo alla fine il silenzio, una solitudine che neppure l'assegnazione del Nobel nel 1957 sa attenuare. Questo saggio, vero esercizio d'ammirazione, è una biografia intellettuale e politica che ripercorre un'«esistenza propriamente tragica». Dalla cronaca a Il mito di Sisifo, L'uomo in rivolta, gli articoli giornalistici, i Carnets e le lettere agli amici che hanno camminato e riflettuto con lui; punto d'approdo è il romanzo Il primo uomo, pubblicato postumo e incompiuto.
Il Padre ci ha dato una buona maestra, Maria di Magdala, che ha imparato la spiritualità «ai piedi di Gesù» con la sua stessa vita. È un cammino di crescita interiore alla nostra portata. Seguiamo i suoi passi e proviamo a metterlo in pratica! «Per questo io ti dico: sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato. Invece colui al quale si perdona poco, ama poco». (Lc 7,47)
“La verità dei Futi” è l’avvincente storia di una famiglia che inizia col misterioso ritrovamento di una bimba abbandonata in un parco, la piccola Chiara, che verrà accolta con amore dalla famiglia Futi. Quella stessa famiglia che anni dopo si ritroverà in prima linea nella lotta alla criminalità organizzata, in una storia che vede protagoniste Chiara, ormai cresciuta, e la sorella Maria Pia, diventata nel frattempo vicequestore.
Un’avventura divisa in due parti e in cui il giovane autore Samuele Di Marco affronta grazie alle vicende delle sorelle Futi temi importanti come quello della mafia, della giustizia e del bullismo nelle scuole.
Samuele Di Marco è nato a Carate Brianza (MB) il 7 giugno 2009 e vive a Sesto San Giovanni (MI). Nel 2019 ha pubblicato il suo primo racconto, “La Verità dei Futi. Storia di una Bambina: Samì-Chiara” (Edizioni Segno). Ama leggere e scrivere, intrecciando realtà e fantasia. Il suo scrittore preferito è Andrea Camilleri.
La Prima guerra mondiale fu il primo conflitto durante il quale governi ed eserciti si trovarono ad affrontare, su una scala non comparabile per dimensione e latitudine con quanto era avvenuto nelle precedenti guerre interstatali, il problema degli stranieri nemici, persone che si trovarono nel posto sbagliato al momento sbagliato. I governi dei paesi belligeranti cercarono di neutralizzare chiunque avesse, o fosse sospettato di avere, legami con uno stato nemico. Anche l'Italia, come dimostrano le pagine di questo volume, diede il suo contributo alla caccia allo straniero nemico adottando misure che colpirono tre sfere: quella dei diritti civili, quella della libertà personale e quella dei diritti di proprietà. L'attacco a queste tre sfere condotto in nome della sicurezza si risolse in un attacco al sistema liberale che dalla guerra uscì a pezzi.
"Si dicono tante cose di lui, che era a bordo del Malaspina quando ha affondato la British Fame, che è un mago, un fachiro, un ipnotizzatore, che non dorme mai": questo sanno del loro Comandante gli uomini che all'alba del 28 settembre 1940 si imbarcano sul sommergibile Cappellini per andare alla guerra. Sanno anche che il Comandante potrebbe rimanere a terra, al riparo, perché un incidente lo ha condannato a vivere in un busto d'acciaio che gli toglie il fiato. E invece lui, Salvatore Todaro, è lì, pronto a guidarli al di là delle mine che rendono Gibilterra una trappola, a combattere per l'Italia nell'oceano aperto, e "quando lui è sicuro, ti senti sicuro". Marcon, aiutante di bordo, il volto sfigurato dall'acetilene e quell'accento venexian che piace tanto al Comandante. Schiassi, il marconista, che con l'idrofono ausculta le profondità. Stumpo, il motorista-corallaro, capace di riconoscere i polpi femmina. Stiepovich, il tenente di Trieste che ha portato con sé il violino. Giggino, il cambusiere, che ancora non sa quanto scaldano il cuore le patatine fritte... Sono le loro voci a raccontare la sorda monotonia delle ore in immersione e il momento cruciale in cui, lungo la linea immobile dell'orizzonte, si profila la sagoma di un mercantile a luci spente. Bisogna affondarlo, sfidare la morte propria e quella dei nemici: è allora che il Comandante prende una decisione fatale, capace di rischiarare la notte. Perché i corpi che galleggiano nel mare nero per lui non sono nemici, sono naufraghi. Raccontando e restituendo al nostro legittimo orgoglio uno degli episodi meno conosciuti e più luminosi dell'ultima guerra, Edoardo De Angelis e Sandro Veronesi denunciano la barbarie di ogni conflitto e celebrano la grandezza dei valori dell'umanità quando ci sono donne e uomini pronti ad affermarli nonostante tutto.
Edizione del libro che raccoglie le testimonianze femminili che agirono a diverso titolo nella scuola di Barbiana di don Lorenzo Milani. Il libro dà voce ad alcune ex-allieve di don Lorenzo Milani e a donne che svolsero un ruolo educativo a Barbiana. Il tutto con un fondamentale richiamo alla Costituzione. Don Milani applica il dettato costituzionale secondo cui anche le donne devono avere accesso all'istruzione. Le fonti sono inedite e documentate. La nuova edizione realizzata per i 100 anni dalla nascita di don Lorenzo, si arricchisce di un paio di nuove testimonianze, della riduzione teatrale del libro e del commento del Prof. Dimitris Argiropoulos, docente del Dipartimento di Discipline Umanistiche dell'Università di Parma.
I PRIMI PASSI DEL GOVERNO MELONI
"LA CHIESA NON È UNA MULTINAZIONALE DELLA SPIRITUALITÀ"
LA MORTE COME DONO
L’AMORE AL TEMPO DEL "DATING"
QUALE FUTURO PER IL REGNO UNITO?
"L’AFRICA SIA PROTAGONISTA DEL SUO DESTINO!"
ALBERTO ASOR ROSA
LO SPORT PER TUTTI
L'ARCHIVIO DELLA NUNZIATURA APOSTOLICA IN ITALIA (1939–1953)
ABITARE NELLA POSSIBILITÀ