Il volume si propone di approfondire un aspetto specifico della biografia di Armida Barelli e del ruolo da lei ricoperto nella Chiesa cattolica e nella società italiana nella prima metà del Novecento. L’attenzione si concentra sul contributo dato, con la Gioventù femminile, alla formazione sociale e politica delle donne; contributo che non risulta affatto marginale rispetto a quello spirituale ed ecclesiale: al contrario, costituisce il suo naturale approdo, attraverso la sensibilità culturale che caratterizza l’impegno organizzativo della Barelli. Emerge così non tanto il profilo di una Barelli “politica”, quanto l’importanza dell’azione formativa integrale, tipica dell’Ac, anche per la nascita e lo sviluppo di una coscienza civile.
La nuova Guida Verde setaccia metro per metro questa terra generosa, protesa verso l'Oriente e conosciuta ai quattro angoli del globo: il doppio affaccio sullo Ionio e sul Tirreno tra coste frastagliate e lidi caraibici, i paesi intonacati di bianco e le cattedrali sul mare, il chiasso nei vicoli di Bari vecchia e i silenzi delle Tremiti, i trulli della valle d'Itria, gli uliveti e i vigneti, il barocco leccese e i castelli federiciani, le Foreste della valle umbra, le sopravvivenze della tradizione nelle feste popolari. Al ritmo della pizzica, e senza dimenticare il tripudio imbandito della tavola. In questa guida: Bari, La Terra di Bari e l'Alta Murgia, Foggia, i Monti Dauni e il Tavoliere, Il Gargano, Le isole Tremiti, La Valle d'Itria, Taranto, le gravine e la costa ionica, Brindisi e l'Alto Salento, Lecce e dintorni, Il Salento. Tra le pagine: Bari, i cortili della città vecchia nei ricordi di Antonella Lattanzi, scrittrice che racconta la sua regione nei Percorsi d'autore; Trulli, pagghiare, masserie, ovvero l'accoglienza di charme nelle antiche tholos pugliesi; Trekking sullo strapiombo dalle falesie del Gargano alle gravine; Il canto delle diomedee e altre magie, esplorando con maschera e pinne i fondali smeraldini delle isole Tremiti; Degustazioni nelle cantine del Primitivo e del Negramaro; Da Polignano a Otranto, da Gallipoli a Leuca nidi di pietra, cale solitarie e le spiagge del divertimento; La Notte della Taranta e il patrimonio musicale del Salento; A piedi sugli antichi tratturi dell'Alta Murgia e dei Monti Dauni.
Mentre Franz Kafka trascorreva le giornate rinchiuso in un ufficio di Praga, teneva gli occhi fissi sull'orologio. Quelle ore non passavano mai, nutrendo la sua speranza «di sedersi un giorno sulle sedie di paesi molto lontani, di guardare dalle finestre dell'ufficio su campi di canna da zucchero o su cimiteri musulmani»: luoghi remoti, della realtà o della finzione, che avrebbe raggiunto solo per il tramite della scrittura, quella «spaventevole occupazione della quale ho tutta la sventura di dover ora fare a meno». In questa immagine ci sembra quasi di vederlo, quell'impiegato un po' schivo con le sue velleità letterarie. Ed è questa l'abilità di Klaus Wagenbach nel raccontare Franz Kafka: riuscire a renderlo vivo all'interno del piccolo mondo quotidiano di cui faceva parte, nel suo chiuso ambiente familiare; penetrare attraverso le testimonianze dirette (lettere, diari, fotografie) quella solitudine in cui l'artista è maturato e ha trovato modo di esprimersi. Dal rapporto conflittuale con la sua città e con il padre alle fughe in campagna, dalle nevrosi lavorative ai complessi rapporti con le donne, Wagenbach racconta la vita di Kafka come una ostinata, febbrile battaglia per esistere pienamente. Questa nuova edizione di "Kafka", corredata dalle immagini dell'Archivio Klaus Wagenbach, ci restituisce lo scrittore praghese in tutte le sue sfumature: nella facciata esteriore di una vita insoddisfacentemente ordinaria, borghese e conforme alle richieste di padri e capiufficio; ma soprattutto nell'interiorità di un fuoco insaziabile, capace di animare alcune tra le pagine più importanti della letteratura mondiale.
Come comportarsi quando un alce ci attraversa la strada? Quando sorprendiamo un orso entrare in casa? O ci troviamo di fronte a un albero "pericoloso"? Non siamo mai stati troppo bravi, come specie, a condividere il Pianeta... Nell'antichità, quando gli animali "infrangevano la legge" venivano affidati ad avvocati e portati a processo. Esemplare il caso dei bruchi che nel 1659 furono denunciati per aver sconfinato, rubando dai frutteti della gente (ai bruchi fu ordinato di comparire in tribunale in un giorno prestabilito, dove sarebbe stata assegnata loro la rappresentanza legale. Ovviamente nessun bruco si presentò, ma il caso andò avanti lo stesso...); o del maiale processato per omicidio; o del giudice che nel XVI secolo concesse clemenza a una famiglia di talpe con prole a carico. In passato, le specie "criminali" venivano semplicemente sterminate attraverso sanguinose e arroganti campagne per eliminare "parassiti" come corvi o coyote. Iniziative moralmente dubbie, che si rivelarono anche inefficaci e costose. Oggi, questi casi vengono affidati a ecologisti e agenzie governative, chiamati a risolvere professionalmente i conflitti. Per raccontarci questo viaggio in un mondo pressoché sconosciuto, Mary Roach ha trascorso molto tempo con esperti che lavorano su tecnologie ingegnose e talvolta inquietanti: laser per respingere i gabbiani reali in Vaticano, luci speciali per spaventare i cervi sulle strade, ingegneria genetica applicata alle popolazioni di topi in maniera da produrre solo cuccioli maschi. Non mancano ovviamente gli episodi divertenti, anche se a volte sconcertanti, come uno studio che suggerisce che potrebbe essere più sicuro guidare dritto contro un cervo piuttosto che frenare (più sicuro per il guidatore, cioè, non per il cervo). Naturalmente non si può davvero parlare di animali che infrangono le leggi umane: gli animali fanno semplicemente quello che devono fare ed è la nostra stessa incursione nel loro spazio a creare il conflitto... Affascinante e sarcastico, questo libro offre speranza per una coesistenza compassionevole tra le specie, in un habitat umano in continua espansione.
Il testo costituisce uno strumento per una immediata comprensione del nuovo Codice dei contratti pubblici (d.lgs. 31 marzo 2023, n. 36). A tal fine tutte le disposizioni riportano, in modo comparato e articolo per articolo, la disciplina in vigore e quella previgente, non limitata al testo del d.lgs. n. 50/2016, ma comprensiva di tutte le disposizioni correlate extra-codicistiche che - con la riforma - hanno fatto ingresso nel nuovo Codice appalti. Inoltre, sotto ciascuna previsione normativa è riportato un commento che evidenzia le novità, teoriche e pratiche, discendenti dalla riforma, con aggiornamento anche ai più recenti arresti della giurisprudenza nazionale e UE. Il Codice dei contratti pubblici 2023 è, infine, completato da un'utilissima appendice che contiene gli allegati al nuovo codice, indispensabili per la piena operatività delle nuove disposizioni. Prefazione di Francesco Caringella.
Graham Greene (1904-1991), ovvero un "incredulo cristiano", era così consapevole delle sue fragilità da sperare che "Dio gli stesse sempre alle calcagna", come confidava a una giornalista che lo interrogava sulla sua fede. La vita controversa dell'autore de Il potere e la gloria è raccontata a partire dall'innamoramento tormentato per Vivienne, da cui scaturì la sua conversione al cattolicesimo. Ma compaiono anche i personaggi dei suoi romanzi più importanti, i viaggi nei paesi del Terzo Mondo come agente dell'MI6 (i servizi segreti inglesi), l'incontro con papa Paolo VI, la devozione per san Pio da Pietrelcina, l'amicizia con Mario Soldati e il rapporto fraterno con padre Leopoldo Duràn, che accorrerà in Svizzera per amministrargli i sacramenti sul letto di morte. Un'appassionante introspezione sulla vita e sull'opera di uno scrittore riscoperto ora come un cardine della letteratura del Novecento.
Pratiche/linguaggi/scritture di ragion di Stato danno vita all'ultimo originale laboratorio politico in Italia: questo dispositivo governamentale coniuga le funzioni disciplinari di polizia civile e di polizia cristiana per le popolazioni italiane, ritardando la formazione di un'autonoma società civile nel nostro paese. Dal Settecento fino ai nostri giorni, da Vico a Foscolo, da Muratori a Ortes, da Gioia a Romagnosi, da Gioberti a Ferrari, l'incidenza della ragion di Stato viene riconosciuta, quindi esaltata oppure avversata. Prerogativa regia, dittatura parlamentare, decretazione d'urgenza: nella stagione dell'unificazione politica nazionale, in un contesto di guerra civile permanente, la ragion di Stato monarchica condizionerà in senso conservativo l'esercizio del governo costituzionale-rappresentativo, grazie all'appoggio della classe politica liberale; in seguito, troverà sostegno nella ragione di partito fascista, strumento moderno della violenta ragion di Stato. Solamente alla fine del secondo conflitto mondiale, la nuova etica della resistenza partigiana riuscirà nell'evento della piena soggettivazione repubblicana. Nelle lettere spedite durante la prigionia alla direzione della Democrazia Cristiana, Aldo Moro sconfesserà il ricorso perdurante alle strategie di ragion di Stato che vive come l'ostacolo principale alla sua stessa sopravvivenza. Dalla data della sua uccisione prende simbolicamente avvio lo sgretolamento inarrestabile dell'impianto istituzionale e costituzionale del nostro paese, che precipiterà nei primi anni novanta nella fine (ancora lasciata irrisolta) della prima Repubblica.
Se può non stupire che la tortura sia tuttora perpetrata come abuso, sorprende invece constatare che nell'ultimo ventennio si sia riaperto - in particolare in seguito agli eventi dell'11 settembre 2001 - il dibattito giuridico e politico riguardo ad una sua ipotetica legalizzazione anche nel contesto dello Stato di diritto. A fronte di un orizzonte normativo chiaro, perché il dibattito si riapre? Perché, dunque, la tortura "ritorna in vita"? è possibile considerarne anche solo in ipotesi la legalizzazione? Per rispondere a tali interrogativi si rende necessaria un'analisi della struttura della tortura al di là delle diverse finalità per cui possa essere praticata, e nel suo rapporto con i presupposti essenziali della giuridicità. Tale compito è svolto nel presente volume attraverso alcuni percorsi nel diritto (a livello internazionale, storico-giuridico e del diritto penale) considerati in chiave giusfilosofica, e sviluppando un'analisi fenomenologico-strutturale della tortura, secondo il metodo dell'ontofenomenologia giuridica di Sergio Cotta. Sul piano interpretativo è illustrato il significato della tortura in relazione all'uomo e al diritto in quanto attività umana, mostrando come la tortura sia strutturalmente diretta contro l'esser se stesso della vittima, ovvero contro l'identità vitale e personale della stessa e le sue potenzialità. Contestualmente, la tortura si rivela un attacco contro la coesistenza sociale, poiché contraddice i caratteri fondamentali del diritto, in particolare regolarità, universalità, simmetria e reciprocabilità, che tutelano l'uguaglianza e la parità ontologica. Infine, il volume mostra come il divieto di tortura quale "assoluto giuridico" eserciti una funzione vitale per il diritto e per la sua sopravvivenza.
Nella storiografia italiana dell'Italia unita sono molti gli autori che hanno lasciato notevoli riflessioni memorialistiche e autobiografiche. La Giunta centrale per gli studi storici intende aprire un cantiere su questo problema, pubblicando una serie di volumi, ciascuno incentrato su uno storico italiano attivo dopo il 1861 e autore, in vari modi, di riflessioni autobiografiche. In primo luogo testi di memorie, narrazioni, ricostruzioni e ricordi ma anche documenti di varia origine e con varia destinazione, nei quali le storiche e gli storici hanno parlato di sé e della propria collocazione nelle vicende del loro tempo, compresi quelli affidati all'oralità e disponibili in registrazioni audiovisive. Gaetano De Sanctis (Roma 1870-1957) è stato uno storico italiano, professore di Storia greca e romana presso le Università di Torino e Roma. Si è occupato di storia dell'antichità con straordinaria competenza in campo archeologico ed epigrafico. è stato presidente dell'Istituto della Enciclopedia Italiana, commissario straordinario per la Giunta centrale degli istituti storici, senatore a vita. Tra le sue opere più importanti: Storia dei Romani, Storia dei Greci, Scritti minori.
L'essere umano, si sa, non comunica solo con le parole, ma anche con i gesti, la prossemica, lo sguardo, l'abbigliamento, l'odore, la postura, il modo in cui porta in giro il proprio corpo. Questo volume parte dal presupposto che non si possa non comunicare e che, in una società nella quale la reputazione è diventata di fatto una risorsa pressoché imprescindibile, sia diventato necessario curare il modo in cui ci si presenta, ci si relaziona con gli altri e si interagisce con il mondo con grande attenzione. Il "galateo della comunicazione" non è, quindi, un elenco di "buone maniere", quanto piuttosto il tentativo di creare un agile manuale di educazione alla relazionalità in una società che dovrebbe ambire alla "convivenza delle differenze". Una guida, dunque, non per apparire, ma per essere persone a proprio agio nell'attuale complessità, dentro e fuori dall'ambito linguistico.
Un piccolo trattato sul percorso di vita cristiana, impreziosito dalla testimonianza dell'autore. Una riflessione apologetica sui contenuti della fede, con confronti tematici e riferimenti al Magistero della Chiesa.
Leggere l'evoluzione del sistema mediatico attraverso le lenti delle aziende editoriali, delle piattaforme web e social, delle Authority, degli studiosi, dei giornalisti, dei comunicatori e delle nuove figure professionali impegnate nel settore è quanto si è cercato di fare in questo volume. Dar vita a un "coro polifonico" rappresentativo di tutte le anime e identità che popolano l'ecosistema mediale significa offrire ai decisori istituzionali un'analisi non superficiale per valutare possibili interventi legislativi e nuove linee guida finalizzate a governare al meglio gli urti dei cambiamenti indotti dalla digitalizzazione. La multidisciplinarità che anima questa pubblicazione può diventare un sistematico approccio istituzionale alla delimitazione dei confini del terreno di gioco. Scrivere le regole tutti insieme, con una visione prospettica che guarda al futuro senza cedere alla schiavitù del presentismo, vuol dire applicare alla democrazia della Rete il metodo socratico della maieutica. Agevolare, con umiltà e sensibilità al benessere collettivo, la graduale emersione di stimoli costruttivi può orientare l'evoluzione della dimensione digitale verso radiosi approdi, nel segno dell'equità, dell'inclusività e dell'ottimizzazione delle potenzialità di ciascuno.