Conocer a Jesucristo, hacerlo conocer y llevarlo a todas partes. Esto conforma nuestra identidad de cristianos. Un conocimiento que nos lleva al amor. Y un amor que, con su gracia, nos conduce a imitarlo. El cristiano que procura seguir de cerca los pasos de Jesús se convierte a los ojos de sus contemporáneos en una persona atractiva, porque sabe querer, y así hace conocer a Cristo.
Nuestra misión es llenar el mundo de esperanza, hacer felices a los demás y contribuir a que el mundo sea mejor. Los cristianos no hacemos apostolado, sino que somos apóstoles, porque buscamos en todo lo que hacemos y somos que nuestros coetáneos conozcan a Jesucristo y tengan amistad con Él.
A través de estas páginas descubriremos, como dice Mariano Fazio en el prólogo, la fantástica aventura de ser instrumentos en las manos de Dios para abrir a nuestros contemporáneos horizontes de amor, de belleza y de verdad.
Jaime Sanz Santacruz. Sacerdote. Doctor en Derecho, con 25 años de experiencia en centros de enseñanza y escuelas deportivas en Madrid y Barcelona.
Actualmente es capellán de la Sede de Posgrado de la Universidad de Navarra en el Campus de Madrid y colabora en la parroquia de San Manuel González, de San Sebastián de los Reyes (Madrid).
Autor de Reilusiónate. Claves para recuperar el sentido de tu llamada (PALABRA, 2021) y Aprender a querer. No endurezcáis vuestro corazón (PALABRA, 2022).
El libro recoge los primeros pasos del Opus Dei en Filipinas, de la mano de tres ingenieros, dos economistas y dos sacerdotes.
San Josemaría eligió a tres ingenieros, dos economistas y dos sacerdotes para comenzar el trabajo apostólico del Opus Dei en el Sudeste Asiático. Hoy, su labor está presente en Hong Kong, Macao, Singapur, Kuala Lumpur, Taipei y Surabaya, y trabaja establemente en Yakarta, Shanghai, Beijing, y otras ciudades de China y Corea.
Al hilo de los recuerdos del autor, este libro describe los comienzos en Filipinas, iniciados en Manila, la perla del Oriente.
Es ingeniero industrial, y sacerdote desde 1964. Ese mismo año, san Josemaría le pidió que se trasladara a Filipinas junto con otros miembros del Opus Dei, licenciados en Economía en Harvard, para iniciar allí la labor apostólica de esta institución. Contribuirá más tarde a extender su mensaje por Singapur, Hong Kong, Kuala Lumpur, Shanghai y otros lugares del sudeste asiático.
La propagazione di informazioni manipolate, distorte e false costituisce da sempre una leva di influenza politica e di potere che imperi, Stati e altre entità politiche hanno ampiamente utilizzato per perseguire interessi ed obiettivi strategici. Tuttavia, nell'era delle piattaforme online e dei contenuti virali sul web, la disinformazione e le fake news sono diventate parte integrante della strategia politica dei partiti e degli Stati. Sono soprattutto gli Stati non democratici ad 'armare' la disinformazione nella loro proiezione esterna, facendone strumento di una politica estera composita, articolata, ibridata in maniera materiale e immateriale. Qualora infatti la disinformazione sia sottoposta a securitizzazione, gli Stati possono irrigidire il controllo sull'informazione circolante, e non solo quella di origine esogena. Le piattaforme consentono a qualsiasi attore - individui, gruppi e Stati - di raggiungere una platea globale, inondandola di verità manipolate e falsità vere e proprie, ma anche di narrative strategiche, facendo sì che i confini tra vero e falso siano così sfumati che non ci sia più fiducia nella verità, o che si crei uno spazio in cui verità contrastanti ed opposte possano coesistere. Dunque, il caos cognitivo che la velocità e la capillarità della diffusione di notizie manipolate causano è amplificato da una parte dalla de-responsabilizzazione garantita dalla rete a chi produce disinformazione, e, dall'altra, dalla persistenza degli effetti prodotti dalle false informazioni, anche quando queste siano sconfessate. Questo fenomeno è determinato dalla sofisticatezza tecnologica che rende il falso verosimile e incide in profondità sulla sfera emotiva. Tra gli eventi della storia recente permeati dalla disinformazione - che influenza profondamente il sistema internazionale e le relazioni fra gli attori che vi operano - ci sono la guerra in Iraq, le elezioni USA del 2016, il referendum per la Brexit e l'invasione dell'Ucraina da parte della Russia. Il volume offre al lettore una bussola analitica e un apparato concettuale che svela le molteplici applicazioni della disinformazione in politica estera, indicando le possibili ripercussioni future di questa pratica e le complesse modalità di reazione al fine di contenere le conseguenze nefaste.
In un saggio di eccezionale radicalità, Jonathan Crary mette in relazione alcuni dei fondamentali problemi della società odierna, quali le disuguaglianze e il dissesto ambientale, con la forma impressa dal capitalismo digitale al modello di sviluppo planetario. Si tratta di una realtà a tutti evidente, ma che non può essere pronunciata: la nostra celebrata "era digitale" non è altro che la disastrosa fase terminale del capitalismo globale, in cui a regnare sono la finanziarizzazione dell'esistenza sociale, l'impoverimento di massa, l'ecocidio e il terrore militare. Con questo scritto critico, che prosegue il lavoro iniziato con "24/7. Il capitalismo all'assalto del sonno", l'autore smonta il pregiudizio secondo cui i social media possono essere uno strumento di cambiamento radicale e ci svela invece come le reti e le piattaforme delle multinazionali siano intrinsecamente incompatibili con una Terra abitabile e con le relazioni umane necessarie a costruire forme di esistenza egualitarie. In altre parole, "Terra bruciata" mostra i differenti modi in cui Internet sta devastando la vita sul nostro pianeta e ci incoraggia a immaginare un mondo nel quale la dimensione sociale torni a ricoprire il ruolo essenziale che le spetta, cessando di essere una mera appendice dell'attività online.
Joséphine Baker è stata una delle personalità più affascinanti ed enigmatiche del Novecento. Festeggiata e applaudita nel mondo intero già dagli anni Trenta, con la sua inimitabile verve e quel corpo capace di disarticolarsi in una fantasmagoria al tempo stesso comica e sensuale, non smise mai di reinventarsi e di stupire, dagli esordi americani degli anni Venti fino alla scomparsa nella sua adorata Parigi, nel 1975. Ballerina, cantante, attrice teatrale e cinematografica, intrattenitrice, e poi partigiana e agente segreto nella lotta contro il nazismo, paladina antirazzista, animalista, attivista appassionata nel campo dei diritti umani, la sua vita è stata un turbine di leggerezza, di coraggio, di intelligenza e di follia. In questo libro di ricordi, raccolti fino al 1949 dal giornalista e scrittore Marcel Sauvage, Joséphine racconta le difficoltà dei suoi primi passi in una società apertamente razzista, i suoi inizi a Parigi con la "Revue nègre", il suo trionfo alle Folies-Bergère, i suoi amori, i suoi viaggi in tutti i continenti, il suo impegno nella resistenza e nell'esercito, il rifiuto per una società americana segregazionista e benpensante, le lotte contro ogni pregiudizio. È un racconto scanzonato, buffo, sempre commovente e sincero nella sua calcolata leggerezza. Ma guai a non prenderlo sul serio, perché oggi il nome di Joséphine Baker è scolpito nel Panthéon dei francesi, accanto a Marie Curie, a Victor Hugo, a Simone Veil e ai grandi patrioti. Per sempre legata a quella Parigi che lei seppe far sognare e rendere felice, luminosamente ricambiata.
"Il primo tomo della serie La tecnica e il tempo rappresenta con tutta probabilità non soltanto l'atto di nascita filosofica di Bernard Stiegler in quanto suo libro d'esordio, testo fondativo e programmatico, ma anche una delle ultime - e tra le più importanti - grandi operazioni teoriche originali della filosofia novecentesca, in grado di traghettare quest'ultima verso le questioni tecno-logiche del ventunesimo secolo. A farne un hit filosofico concorrono tre elementi principali. Innanzitutto, i temi e le questioni mobilitati, per i quali da un lato il titolo, nel suo detournare Essere e tempo di Heidegger, pare preciso al di là di ogni suggestione, mentre dall'altro lato la rilettura e concatenamento originali di Bertrand Gille (storia dei sistemi tecnici), della paleoantropologia di André Leroi-Gourhan, dei processi d'individuazione di Gilbert Simondon, dell'antropologia filosofica di Rousseau e della fenomenologia husserliana del tempo interno alla coscienza riescono a offrire una storia dell'ominazione (l'antropogenesi come tecnogenesi) inedita e alternativa tanto al culturalismo quanto ai determinismi biologici o tecnologici. Inoltre risultano fondamentali tanto la singolare e, appunto, originale declinazione della decostruzione derridiana e della différance quanto il rapporto tra il contenuto del libro e il momento storico in cui viene pubblicato, ossia l'anno del web, che rappresenterà uno spartiacque culturale, epistemologico, sociale e politico, di cui la filosofia contemporanea, salvo rarissime eccezioni, non riuscirà per almeno un paio di decenni a prendere le misure - rivelandosi letteralmente epimeteica, proprio nel senso che Stiegler riprende dal mito di Epimeteo, "colui che pensa in ritardo". E ciò che la filosofia pensa in ritardo, per difetto, o addirittura non pensa è la tecnica." (dalla prefazione di Paolo Vignola)
L'era che stiamo vivendo, caratterizzata da uno sviluppo senza precedenti della tecnologia, porta con sé una grave minaccia per la natura umana: un'architettura globale di sorveglianza, ubiqua e sempre all'erta, osserva e indirizza il nostro stesso comportamento per fare gli interessi di pochissimi - coloro i quali dalla compravendita dei nostri dati personali e delle predizioni sui comportamenti futuri traggono enormi ricchezze e un potere sconfinato. È il "capitalismo della sorveglianza", lo scenario alla base del nuovo ordine economico che sfrutta l'esperienza umana sotto forma di dati come materia prima per pratiche commerciali segrete e il movimento di potere che impone il proprio dominio sulla società sfidando la democrazia e mettendo a rischio la nostra stessa libertà. Il libro di Shoshana Zuboff, frutto di anni di ricerca, mostra la pervasività e pericolosità di questo sistema, svelando come, spesso senza rendercene conto, stiamo di fatto pagando per farci dominare. Il capitalismo della sorveglianza, un'opera già classica e un libro imprescindibile per comprendere la nostra epoca, è l'incubo in cui è necessario immergersi per poter trovare la strada che ci conduca a un futuro più giusto - una strada difficile, complessa, in parte ancora sconosciuta, ma che non può che avere origine dal nostro dire "basta!"