Sbaglieremmo se pensassimo che le vere First Ladies americane siano solo quelle ritratte a colori. Eleanor Roosevelt, l'unica ad aver trascorso alla Casa Bianca ben quattro mandati, dal 1933 al 1945, ha saputo impressionare l'immaginario con la sua schiettezza, specie in ordine alle questioni razziali, la sua autonomia di pensiero - essendo stata la prima consorte presidenziale a scrivere regolarmente su giornali e periodici e a condurre programmi radiofonici -, la sua abilità diplomatica e politica in qualità di delegato degli Stati Uniti all'Assemblea Generale dell'ONU. Come Presidente della Commissione delle Nazioni Unite per i diritti umani, è universalmente considerata la madre della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948 ed è ancora oggi un fulgido esempio di libertà e determinazione femminili. Da queste prolusioni, tenute in diverse università americane e francesi fra il 1948 e il 1958, affiora la sua capacità visionaria fuori dal comune e il convincimento ideale con cui riuscì a promuovere il dialogo fra nazioni e culture diverse per la costruzione della pace, quando il mondo era appena sopravvissuto agli orrori della Seconda guerra mondiale e un nuovo totalitarismo contendeva alle democrazie il dominio della Terra.
L'economia sociale unendo redditività e solidarietà può svolgere un ruolo essenziale di rafforzamento della coesione sociale, generando una visione di economia fondata su forme di sviluppo sostenibile. L'associazionismo non lucrativo esprime, infatti, elementi di originalità per la sua capacità di coinvolgere le persone, costruire legami sociali, mettere in rete competenze e, infine, sperimentare soluzioni innovative. Prefazione di Rocco Pennacchio.
Sulle tracce di San Filippo Neri, il santo della Gioia, un itinerario suggestivo di 123 km che da Cassino conduce a Gaeta attraverso borghi antichi come Roccaguglielma di Esperia, Itri, Ausonia, Sant'Ambrogio sul Garigliano e Coreno Ausonio, arroccati attorno agli Aurunci, i monti quasi a picco sul Mar Tirreno. Un'incredibile varietà di paesaggi, peculiarità artistiche ed enogastronomiche. Un pezzo d'Italia sorprendente.
«Perché orientare la Teoria critica verso il femminismo - o viceversa - all'inizio del Ventunesimo secolo?». Estelle Ferrarese, una delle voci più interessanti del femminismo francese, si confronta con i grandi nomi del pensiero critico - Theodor W. Adorno e Max Horkheimer, Axel Honneth e Hartmut Rosa - per denunciare i residui patriarcali della Teoria critica francofortese e, insieme, mettere in questione certi presupposti del femminismo americano di Judith Butler e Nancy Fraser, tra le altre. In totale controtendenza con il pensiero dominante, il "Manifesto" individua tre grandi temi attorno a cui ripensare una nuova Teoria critica a partire da una prospettiva femminista: la natura, l'emancipazione e i suoi paradossi, lo stile di vita capitalistico. Diventa perciò centrale affrontare la secolare divisione, mai discussa neppure dal femminismo del Novecento, fra mondo naturale, che farebbe capo alle donne, e mondo sociale, che sarebbe invece di pertinenza degli uomini.
"Questo è il senso della meditazione cristiana: imparare a incontrare la realtà a partire dall'armonia integrale di Cristo. Il risultato per noi è sorprendente, perché tutte le divisioni - corpo, spirito, uomo, donna, nero, bianco, vecchio, giovane - sono ricomposte in una persona e attraverso il potere della presenza in noi della persona di Gesù Cristo. La meditazione è imparare a essere sensibili e consapevoli della sua presenza dentro di noi. È questa presenza che ci insegna che ognuno di noi è reso una persona reale dalla potenza del suo amore. Se riusciamo a entrare in contatto con queste profondità dentro di noi, scopriamo che non siamo solo persone autonome e isolate. Ognuno di noi, in questo mistero di Cristo che abita nei nostri cuori, è chiamato ad amare e ad essere amato al di là di ogni divisione." (John Main). Introduzione di Laurence Freeman.
Nella notte tra il 25 e il 26 marzo 1938 scompare, in circostanze misteriose, il trentunenne fisico catanese Ettore Majorana. Si era laureato con Enrico Fermi ed era uno dei «ragazzi di via Panisperna», il gruppo di giovani scienziati che all'Università di Roma aveva creato i presupposti per il primo reattore nucleare e, in seguito, per la bomba atomica. Suicidio? Fuga in Sudamerica? Una crisi religiosa che ha trovato ascolto e accoglienza tra le mura di un convento? Un esito imprevedibile dell'amletico dubbio - teorico e concretissimo - sul compito, il destino e il limite della scienza? In questa prima rigorosa indagine storica, Roberto Finzi delinea la vicenda della scomparsa del giovane fisico, al quale anche Leonardo Sciascia aveva dedicato un celebre saggio alla metà degli anni Settanta per ricostruire uno dei grandi «gialli» irrisolti del Novecento.
La Vergine Maria esercita, subordinatamente al Figlio di Dio, una regalità universale in qualità di madre del Redentore e, in Lui, madre di tutti gli uomini. Questo libro spiega le ragioni dell'eminente venerazione che dobbiamo alla nostra buona Madre Celeste mediante l'esposizione delle grandi dottrine della mariologia nel loro rapporto con la nostra vita interiore: si mette in luce la predestinazione della Vergine Maria alla maternità divina, il tocco unico che la grazia opera in lei, fino allo sviluppo teologico del suo ruolo di corredentrice e mediatrice di tutte le grazie. La sottomissione di Maria alla volontà di Dio è infatti una fonte inesauribile di virtù quali la fede, la speranza e l'umiltà. Impreziosisce il volume un'analisi della figura di San Giuseppe, il cui compito nei confronti del Verbo Incarnato è il più alto dopo quello della Madonna. Prefazione di Serafino Tognetti.
Nel panorama della monumentale opera teologica di Leo Scheffczyk, l'autore di questo libro mette in luce gli aspetti storici e sistematici dell'ecclesiologia del teologo slesiano, sottolineando la ricezione del Concilio Vaticano II da parte di uno specialista della storia dei dogmi per eccellenza. Nell'ottica della cattolicità presentata in questo volume sono interessanti alcuni temi tipici della Tradizione della Chiesa che, oltre a contribuire alla rivitalizzazione della fede, reagiscono alla tendenza relativistica e al razionalismo che offuscano la realtà del mistero. Sull'asserzione della cattolicità è fondamentale la ricerca del "fenomeno generale". Questa esigenza del fenomeno generale non autorizza la tendenza all'adattamento allo spirito del tempo (Rm 12,2). Nell'esigenza della ricerca del denominatore comune non c'è posto per la paura e per la diffidenza. Con uno stile limpido, Scheffczyk ha saputo focalizzare l'attenzione sul grande insieme, approvando l'affermazione della realtà dell'incarnazione: l'accesso al mistero dell'uomo-Dio porta alla Trinità e alla realtà della ricapitolazione, vivacizzando il necessario rapporto della Chiesa con il mondo, l'indispensabile sfida dell'ecumenismo e del dialogo interreligioso. Nell'uomo-Dio si comprende l'argomento sul futuro della Chiesa, perché il tutto deve sempre riportare al fondamento che è Gesù Cristo, il Pastore eterno che ha affidato la conduzione della sua Chiesa a Pietro e ai suoi successori affinché badassero alla sua unità, senza snaturarne il contenuto. Nel contesto dell'ecclesiologia, la figura di Maria emerge come tipo e "Madre" della Chiesa, come "esponente della fede cattolica" e portatrice del "principio mariano" distinto in una maniera speciale dal "principio petrino". La distinzione tra "petrino" e "mariano" si ispira al pensiero di Hans Urs von Balthasar, ma viene esposta in una maniera propria.
L'estetica teologica di Hans Urs von Balthasar giunge a compimento solo nella fase matura del teologo svizzero, attraverso un confronto serrato con il pensiero e la letteratura degli ultimi secoli. Lungo questo cammino si possono definire diversi percorsi genealogici, ognuno legato a particolari figure di riferimento (da Guardini a de Lubac, da Ignazio di Loyola ad Adrienne von Speyr, da Tommaso d'Aquino a Karl Barth), ognuno utile a guadagnare una comprensione in toto, sed non totaliter. La via genealogica che sceglie di percorrere questo saggio è quella del pensiero metafisico di Balthasar, sostenendo che l'estetica teologica si sviluppa nel tentativo di una fondazione metafisica cristiana, quindi di una filosofia dell'essere che cerca, da un lato, di far tesoro delle filosofie del finito (vitalismo, esistenzialismo, fenomenologia), dall'altro, di rivitalizzare l'ontologia scolastica nell'incontro-scontro con l'idealismo hegeliano, convitato di pietra di tutta l'opera balthasariana. Lungo questa via si possono individuare due diverse fondazioni metafisiche, che confermerebbero la possibilità di distinguere un "primo" e un "secondo Balthasar". Proprio da un'eventuale insoddisfazione rispetto alla prima fondazione, si può comprendere meglio il percorso che conduce a Gloria, attraverso una risemantizzazione della metafisica come domanda a un tempo estetica, teologica e filosofica sul "mistero della differenza immanente all'essere".
Ci sono in Piemonte centro sindoni murali, affrescate sulle pareti esterne di edifici diversi - case, palazzi e castelli, ma anche baite e cascine - che costituiscono un capitolo della storia della Sindone e delle sue ostensioni, poco conosciuto anche da molti piemontesi, nonostante costituisca un caso singolare di devozione popolare, un ciclo d'arte unico lungo tre secoli.
Questo "atlante" degli affreschi sindonici è anche una guida a scoprirli nel loro ambiente, perché allarga lo sguardo dall'affresco all'intorno, seguendo itinerari tracciati a partire da territorio, dai paesaggi naturali e costruiti, che tutti insieme disegnano il volto del Piemonte.
Sisto Giriodi, professore di progettazione architettonica alla Facoltà di Architettura di Torino, da dieci anni lavora come fotografo di territorio a un "atlante" del paesaggio piemontese contemporaneo, progetto che guarda all'architettura e alla fotografia come a una possibile antropologia.