Pur narrando la stessa vicenda dei Sinottici, il Vangelo di Giovanni appare autonomo rispetto a essi e fornisce spesso informazioni complementari utili anche ai fini della ricostruzione storica. La differenza più evidente consiste nell'estensione temporale del ministero di Gesù, oltre alla sua persistente presenza in Gerusalemme e, in particolare, nel Tempio, cornice privilegiata di diversi insegnamenti.
L'angolo della bellezza, secondo una tradizione orientale, è il luogo della casa in cui raccogliersi per la lettura della Parola. Nell'ideale angolo della bellezza della Chiesa occidentale, il libro di padre Magrassi occuperebbe di diritto un posto d'onore perché è un libro prezioso, un vero classico sulla lectio divina. Frutto di un'esperienza secolare, è opera attualissima: insegna al credente di oggi - che spesso non sa come pregare - a nutrire la propria preghiera di adulto ponendosi in ascolto e meditazione della Parola. Il libro - che esce in edizione rinnovata - è una guida perché tutti coloro che entrano nel paese della Scrittura non vi transitino come distratti turisti, ma sappiano fermarsi come appassionati abitatori che tra le pagine sacre incontrano il Signore.
Si fa presto a dire "sta scritto nella Bibbia": ventitré secoli, distanze enormi, riscritture continue, testi scoperti o ritrovati. Come il Libro dei Libri è divenuto la fonte spirituale dell'Europa
Il libro dei libri è un libro di libri: tradotti, a volte travisati, ritrovati in modo rocambolesco, dottrinalmente esclusi o inclusi, uno specchio delle travagliate vicende religiose del continente. Considerati ispirati da Dio, scritti e letti da uomini, i testi biblici hanno bisogno, per essere compresi, di interpretazione: impegno senza fine che ha affinato metodi di analisi e di critica utilizzati anche in altri ambiti letterari e saperi. Attraverso i viaggi, spesso avventurosi, dei manoscritti e degli stampati – dal Vicino oriente all'Europa o all'interno del vecchio continente – sono ricostruite le tappe principali della storia e della diffusione dei testi sacri di ebrei e cristiani, tra la tarda antichità e l'età moderna: dagli originali ebraici e greci alle principali versioni, fino alle edizioni critiche contemporanee.
Giovanni Maria Vian già ordinario di Filologia patristica all'Università di Roma La Sapienza, redattore e autore dell'Istituto della Enciclopedia Italiana, è direttore emerito dell'Osservatore Romano, che ha guidato dal 2007 al 2018, ed è editorialista del Domani. Con il Mulino ha pubblicato La donazione di Costantino (20102) e Andare per la Roma dei papi (2020). Tra i volumi più recenti: I libri di Dio (Carocci, 2020), L'ultimo papa (Marcianum Press, 2024), entrambi tradotti in francese e spagnolo, e La scommessa di Costantino (con Gian Guido Vecchi, Mondadori, 2025).
Perché Gesù per parlare di Dio, del suo Regno e di ciò che si aspetta dalle persone, ha deciso di raccontare delle storie? Anche nel suo confronto con gli avversari, il Nazareno si serve di racconti per mettere in crisi una certa visione di Dio e della fede, e suscitare così un nuovo agire: più fraterno, attento agli ultimi, ai più deboli e agli emarginati. Gesù non "spiega" Dio come una teoria, ma lo rivela col proprio agire. Analogamente, solo una storia narrata può mettere in scena l'eccesso d'amore che è la vera novità di Dio. Con il loro finale aperto le parabole suscitano la creatività dell'uditore, chiamato a vivere di questa nuova immagine di Dio nella propria quotidianità. Ripercorrendo trentadue parabole tratte dai vangeli sinottici, il noto esegeta belga Camille Focant ci offre un percorso biblico fresco e piacevole, al fine di esplicitare come funziona ancora oggi l'insegnamento in parabole di Gesù.
Quattro grandi artisti ci accompagnano nella rilettura dei quattro Vangeli: Michelangelo Merisi, detto "il Caravaggio" (1571-1610), Domínikos Theotokópoulos, detto "El Greco" (1541-1614), Rembrandt Harmenszoon van Rijn, noto più semplicemente come Rembrandt (1606-1669) e Pieter Bruegel, conosciuto come Bruegel il Vecchio (1525-1569). Da sempre l'arte invita a contemplare quanto la Parola annuncia: gli affreschi nelle catacombe, le incisioni sui sigilli, i bassorilievi sulle tombe, i mosaici, le pitture, le sculture... Colori, forme, giochi di luce, sguardi, scorci di umanità... Molteplici sono le finestre con cui l'arte si affaccia sul mistero di Dio e dell'uomo. Tra i capolavori di questi grandi artisti sono state selezionate venti tavole cercando di evidenziarne il messaggio e i tratti spesso nascosti, mostrando come essi costituiscano una vera e propria esegesi silenziosa delle pagine evangeliche.
In questo volume Luis Alonso Schökel - noto per la grande capacità che dimostra nell'esposizione letteraria e poetica del testo biblico - illustra i capitoli della Genesi che trattano dell'incontro fra persone raggruppandoli sotto tre figure salienti: Abramo, Giacobbe e Giuseppe. Di ciascuna pericope si fornisce una breve presentazione, una traduzione peculiare e integrale, brevi note di commento alla traduzione e riflessioni sulle risonanze del tema. Opera di un grande specialista e sperimentato comunicatore, il volume è accessibile a chiunque sia interessato alla pregnanza della letteratura biblica.
S. E. l’Esarca Apostolico di Grecia Manuel Nin presenta due tra i più affascinanti e meno noti vangeli apocrifi, da lui qui ritradotti dal siriaco e dal greco antico. Attribuiti a Nicodemo, sono a tutti gli effetti degli spin-off dei Vangeli, in cui diventa protagonista una figura apparentemente secondaria del Nuovo Testamento: "il buon ladrone". Il primo testo narra la discesa di Cristo agli inferi dopo la sua morte in croce, la redenzione di Adamo ed Eva e il loro rientro in paradiso portati dalla mano di Cristo stesso; il secondo testo narra l’arrivo del buon Ladrone in paradiso e il divieto di ingresso presentatogli dal cherubino che ne custodisce chiusa l’entrata dai tempi della cacciata di Adamo ed Eva.
Per il mondo ebraico, derash (da cui deriva la parola midrash) è la ricerca del senso inesauribile, pieno, della Bibbia e della sua attualizzazione, ricerca basata sul concetto della Scrittura come parola di Dio, come parola viva che si rivolge alle società di tutti i tempi. Questa metodologia esegetica è assai diversa rispetto a quella alla quale siamo abituati e mostra di cosa si sono nutriti i pii israeliti nel corso del tempo. È notevole che non pochi di questi insegnamenti, oltre a suscitare la nostra curiosità intellettuale, siano utili anche alla vita di fede, aiutando a meglio precisare il significato di quella lettura spirituale della Sacra Scrittura che completi i metodi storico-critici. L'esegesi rabbinica è, infatti, riflessione di rabbini, persone colte e pie che conoscono a memoria la Bibbia e dominano la lingua ebraica biblica. Essi possono aiutare a meglio scoprire il percorso del testo. Viene qui offerta la prima traduzione integrale in italiano, corredata di introduzione e note, del Midrash Tehillim, il commento rabbinico al Libro dei Salmi. Si segue la tradizionale divisione del Salterio in cinque parti, che forma un parallelo con i cinque libri del Pentateuco, mostrando ancora di più l'importanza della raccolta. Si tratta di una lettura che prima di tutto aiuta a «gustare» la varietà dei «sapori» della Parola divina in essi presente.
Questo non vuole essere un sussidio per preti pigri, che vogliono trovare qualcosa di già pronto. Si tratta di un commento alla Parola unito a un tentativo di leggerla alla luce delle situazioni che la storia ci pone di fronte, la realtà della Chiesa quale la viviamo oggi, la piccola comunità di Bivigliano di cui don Luca è parroco. Le riflessioni offerte da don Luca possono aiutare il credente a trovare nei testi della liturgia festiva un filo, anche se non certamente l'unico, che permetta di entrare più in profondità nel testo stesso e metterlo in rapporto con la propria vita, secondo il principio già proposto nella lettera La Parola di Dio corra e sia glorificata, offerta nel 1995 dai vescovi italiani: si tratta di «leggere la Bibbia con la vita e la vita con la Bibbia». Card. Gualtiero Bassetti
Gesù cresce a Nazareth, ma non sappiamo nulla della sua vita presso quella città; c’è soltanto un piccolo spiraglio: quando ebbe 12 anni Maria e Giuseppe lo portarono a Gerusalemme e Gesù si “perse” nel tempio. Quello che vale per Gesù vale anche per Maria e per Giuseppe; non erano sconosciuti e nascosti, tuttavia l’identità vera di Gesù, come quella della madre e soprattutto del padre, rimane velata, tanto che, dopo lo “smarrimento” di Gesù nel tempio, Giuseppe scompare letteralmente, non se ne parla più nel vangelo, così da non sapere bene che fine abbia fatto. Il presente volume cerca di dare parola al detto e al non detto circa la figura di Giuseppe per disegnarne un profilo sobrio e tuttavia denso di significato in rapporto alla ricerca evangelica, a quella extrabiblica e alla vita cristiana tutta.
Il capitolo 13 della Prima lettera ai Corinzi è spesso ridotto a un «inno romantico». Nicola Tedoldi lo restituisce alla sua forza originaria: agàpe, l’amore che viene da Dio e cambia la vita. In venti meditazioni il testo di Paolo diventa specchio e guida per pregare, discernere, ricominciare: nelle relazioni, nella chiesa, nel quotidiano. «Agàpe non calcola il male: l’amore non ha tra le sue facoltà quello di contare tutte le azioni, i pensieri, le parole che hanno provocato o provocano il male. Siamo destinati al perdono di un Dio senza memoria che ha dato follemente sé stesso, nel suo Figlio, solo per amore verso le sue creature. Questa è agàpe. Agàpe è agire e non reagire. Agire per il bene, per la felicità nostra e degli altri. Agàpe è agire per la pace. Agàpe perdona, cioè non conta il male, perché sa mettersi a fianco del male (non davanti e nemmeno dietro), perché riesce a disarmarlo e a convincerlo della bellezza del bene».