Di fronte alle difficoltà ricorrenti della storia del processo di integrazione, alle crisi che spesso si sono rivelate occasioni di salti di qualità, ci vogliono energie molteplici e plurali. Ma ci vuole soprattutto la coscienza di un'opinione pubblica informata, attiva, consapevole e determinata. Saremo noi cittadini, eventualmente, a forzare la nascita di un’Europa più rispondente alla sua missione. L'Europa, del resto, non è non è mai stata un dato di fatto, un presupposto, una ovvietà, perché il senso dell'integrazione europea è nell’essere un progetto per il futuro, l'immaginazione
di un percorso nuovo.
(dalla Prefazione di Guido Formigoni)
Capita a Carlo Monterossi di trovarsi impelagato in faccende diverse, per via della sua doppia vita. Da un lato ha fatto i soldi come autore televisivo con un programma senza pudore e dalla lacrima facile, Crazy Love. Dall'altro, quasi per emendarsi, si adopera per risolvere casi umano-criminali, insieme agli amici detective della Sistemi Integrati, Oscar Falcone e Agatina Cirrielli, in una Milano faticosa e ostile. Flora De Pisis lo manda a Zelo Surrigone, poco lontano dalla metropoli: un crocifisso si è messo a luccicare e un bel santone, don Vincenzo, un ex prete, predica di miracoli e raccoglie donazioni, un'occasione imperdibile per Crazy Love. Negli stessi giorni, un manager della Italiana Grandi Opere, un impero industriale delle costruzioni nel mondo, chiede aiuto alla Sistemi Integrati: l'azienda ha subìto uno strano furto, soldi, documenti, una pennetta usb. Il tutto mentre i poliziotti Ghezzi e Carella risolvono mugugnando una manciata di piccoli casi, storie ordinarie di disperazione e malavita di sopravvivenza, una caccia a tanti pesci piccoli, perché «servono un sacco di perdenti per tenere vivo il mito della città vincente». La vita complicata del detective dilettante Carlo Monterossi - privilegiato sull'orlo del cinismo e al tempo stesso disincantato Robin Hood -, permette al suo creatore Alessandro Robecchi di scrivere noir a forte impianto sociale, che fanno molto pensare a Scerbanenco: crudo realismo unito a una solidarietà che si incarna in personaggi teneri e vivissimi. Come la Teresa di questo romanzo, la piccola donna delle pulizie che non ha mai pensato di poter cambiare la propria vita. E proprio la sua limpida carica di verità attrae Carlo oltre la semplice simpatia, contribuendo a scompigliargli l'esistenza. Un sapore di situazioni reali accentuato dal modo di narrare di Robecchi che è come se stesse a fianco del lettore a mostrargli e illustrargli i fatti che stanno accadendo di fronte a loro.
Claudia ha diciassette anni e non dà nessun valore alla vita; Willi era felice, almeno fino all'arrivo di Gregor. America è cresciuta molto presto, senza tuttavia perdere la propria innocenza. L'esistenza di ciascuno di loro subisce un arresto a causa di un fatto sconvolgente. Ciò che però, in principio, appare come un male, in realtà diventa per tutti e tre un'occasione inaspettata di cambiamento e salvezza. Una storia che parla di come a volte è solo necessario lasciarsi amare, ammettendo senza vergogna di avere bisogno di aiuto, e imparare a propria volta a volersi bene.
Una preziosa raccolta di citazioni per farsi accompagnare e ispirare ogni giorno dall'esempio del grande santo di Pietrelcina. Con le sue parole, san Pio ci incoraggia nel cammino quotidiano, ci illumina nel dubbio, ci sostiene nella fede, ci dà gioia e speranza nell'amore di Dio. Un tesoro di spiritualità al quale attingere per nutrire l'anima giorno dopo giorno.
In questa breve guida scopriamo cos’è e come si pratica la preghiera del cuore. La preghiera del cuore non è una preghiera vocale, fatta di parole, ma di amore. E'un incontro con Dio dentro noi stessi, nel profondo del nostro animo, che richiede grande concentrazione, lasciando da parte preoccupazioni, ragionamenti, pensieri superflui e disordini interiori. La preghiera del cuore è un fatto d’amore: "L'essenza non sta nel molto pensare, ma nel molto amare" (santa Teresa d’Avila).
I Santi sono sempre stati molto attenti alla presenza dell'Angelo custode e lo pregavano frequentemente, ricevendone grandi benefici. Diceva San Giovanni Bosco: "Il desiderio del nostro Angelo custode di venirci in aiuto è assai più grande di quello che noi abbiamo di essere aiutati".
Dedichiamogli nove martedì consecutivi, in cui pregarlo e invocarlo con gratitudine e fiducia; il martedì è il giorno che la tradizione dedica alla memoria degli Angeli e "nove" ricorda il numero dei Cori angelici.
Il nostro Angelo custode certamente gradirà la nostra riconoscenza e non si farà vincere in generosità, ottenendo da Dio, per noi e per i nostri cari, abbondanze di grazie e di benedizioni.
Il teologo gesuita Francisco Suarez (1548-1617), nel suo De Angelis (VI e XIX) ha stabilito che le funzioni dell'Angelo custode, verso ciascuno di noi, possono essere riassunte in sette compiti ben precisi:
1. liberarci dai pericoli, che minacciano il nostro corpo o la nostra anima;
2. guidarci a compiere il bene e a evitare il male;
3. allontanare da noi i demoni, le tentazioni e i cattivi pensieri;
4. presentare a Dio le nostre preghiere;
5. pregare per noi;
6. correggere i nostri difetti e favorire la nostra conversione;
7. accompagnarci nell'incontro finale con Dio, per condurre la nostra anima in cielo. E, qualora dovessimo purificarci in Purgatorio, l'Angelo custode avrà il compito di consolarci, nell'attesa del nostro ingresso in Paradiso.
L'Angelo custode ha sempre cura di noi, in ogni momento della nostra esistenza, poiché questo è il compito che Dio gli ha affidato e lui, per amore del Signore, lo svolge con grande carità e diligenza. Egli è il nostro più caro amico. Ognuno di noi, però, è libero di accogliere o di rifiutare Dio e il suo aiuto, che ci proviene anche dall'Angelo posto al nostro fianco; per questo, più noi invochiamo con la preghiera il nostro Angelo, più lui, sentendosi interpellato da noi, può operare in nostro favore.
Imparare a pregare presuppone la libera decisione di affidarci alle mani di Dio, affinché sia lui a plasmarci, a portare a compimento l'opera iniziata in noi, a far risplendere la sua vera immagine che è in ciascuno di noi, e che ciascuno di noi è.
Da oltre un secolo il long seller L'amicizia di Cristo affascina i lettori per la sua immediatezza e profondità. Che all'inizio del '900 il quarto figlio dell'arcivescovo della chiesa anglicana di Canterbury si facesse cattolico era qualcosa di paradossale, ma Benson amava i paradossi che non mancano anche in questo libro in cui l'autore si interroga sul rapporto di Gesù con l'uomo. L'amicizia è certamente una fra le più forti, e nel contempo, più misteriose passioni dell'uomo. Gesù anche nel momento in cui viene arrestato nell'orto degli Ulivi chiama Giuda "amico", ed è questo il paradossale messaggio evangelico. In questo libro appassionato, Benson ci coinvolge nel suo stesso percorso di scoperta dell'amicizia in Cristo, mostrandoci appieno il senso di un dio che si fa uomo. "Nessuno ci è veramente amico se non quando con lui riusciamo a stare in silenzio". Robert Hugh Benson, figlio dell’Arcivescovo di Canterbury, studia a Eton e a Cambridge. Nel 1894 viene ordinato diacono della Chiesa Anglicana, ricevendo l’anno successivo l’ordinazione sacerdotale. Agli inizi del Novecento, si interessa sempre più alla contemplazione mistica, maturando perplessità circa i dogmi anglicani che lo condurranno alla conversione al cattolicesimo, giungendo a essere ordinato sacerdote cattolico nel giugno 1904 a Roma. Diviene un grande predicatore, tenendo anche conferenze sia in Europa che negli Stati Uniti, e i suoi scritti diventano best seller internazionali.
Negli ultimi tre decenni il paesaggio mediatico e l'offerta giornalistica hanno conosciuto cambiamenti radicali. L'informazione culturale è stata parte di questi processi, la trasformazione digitale ha toccato profondamente forme e contenuti della presenza della cultura sui media. Il volume descrive il mondo di ieri - con la sua mappa delimitata, le sue gerarchie, i suoi percorsi dell'informazione definiti, controllabili, intermediati da giornalisti e critici - e il mondo di oggi - frammentato, orizzontale, orientato da piattaforme e algoritmi -, restituendo un affresco che permette di leggere continuità e fratture nel lungo arco che va dalle riviste del XVII secolo alle terze pagine dell'età contemporanea, senza tralasciare gli influencer e i book-toker.
Il volume prende in esame una componente finora poco analizzata degli ultimi anni della Democrazia cristiana, cioè quei settori cattolico-democratici che cercarono di rinnovare il partito o comunque intesero individuarne una nuova collocazione politico-culturale: furono loro tra i protagonisti della diaspora che portò alla fine dell'unità politica dei cattolici. Il referendum sul divorzio, nel 1974, costituì per molti l'avviso che la DC non era più adatta a rappresentare unitariamente la posizione dei cattolici. Si guardò al PCI e al rinnovamento che stava vivendo con la segreteria di Berlinguer, e non mancò chi, in occasione delle elezioni del 1976, si candidò pur da indipendente nelle sue liste; altri diedero vita all'esperienza della Lega democratica, che tenne insieme personaggi della cultura cattolico-liberale come Scoppola, Ruffilli e Lipari - fiduciosi di un possibile rinnovamento della DC - e credenti vicini alla cultura cattolico-sociale come Ardigò, Paolo Prodi e Paolo Giuntella - convinti della necessità di creare invece un nuovo soggetto politico. La disillusione per come De Mita dirigeva il partito andò crescendo negli anni Ottanta, mentre Leoluca Orlando inaugurava, con l'appoggio di Sergio Mattarella, l'esperienza della "Primavera di Palermo". La fondazione del movimento della Rete, nel quale confluirono molti giovani, fu poi tra i primi segnali della fine prossima dell'unità politica dei cattolici, che si sarebbe esplicitata in occasione delle elezioni del 1994. Non si trattava certo della conclusione del cattolicesimo politico, ma dell'inizio di un suo nuovo protagonismo all'interno della più vasta cultura progressista avviata da Romano Prodi, che aveva avuto il suo esordio politico proprio nella Lega democratica e che nel 1996 diede vita all'Ulivo.