Il primo decennio degli anni Duemila è stato attraversato da una trasformazione radicale. La televisione – il più nuovo dei ‘vecchi media’ – è diventata digitale. La profezia s’è rovesciata: se negli anni Novanta i profeti di Internet sognavano una ‘vita dopo la tv’, il decennio successivo ha mostrato la persistente centralità del mezzo, nel cuore del sistema dei media e al crocevia dei consumi culturali e degli immaginari contemporanei. Qual è il risultato di questo cambiamento? Quali elementi di continuità e di discontinuità col passato presenta la televisione di oggi, e di domani? La tv contemporanea è senz’altro differente: diventa multicanale e abbondante, esce dagli spazi tradizionali della casa e si fa mobile e più pervasiva, costruisce un’offerta disancorata dai tempi rigidi di un palinsesto, genera forme inedite di ‘transmedialità’, costituisce un oggetto di condivisione e commento sulla Rete e sui social network, come Facebook e Twitter. Ma, al contempo, conserva funzioni e poteri acquisiti nei suoi primi cinquant’anni di vita: tradizionale consensus medium, produce occasioni di ritualità condivisa, contribuisce a definire l’agenda dei discorsi, rispecchia una comunità nazionale. Questo volume è il primo studio sistematico sugli esiti del decennio esplosivo appena trascorso. Si basa su ampi materiali di ricerca, si confronta con concreti casi d’analisi (come l’esperimento di Raiperunanotte o la visione de-sincronizzata di Lost da parte di differenti pubblici), traccia i nuovi territori costruiti dall’offerta (le reti mini-generaliste, con le loro strategie editoriali, i generi, le produzioni originali) e definisce un quadro interpretativo generale, radicato nell’approccio storico ai media. Un libro che è anche una guida per capire che cos’è e dove va la televisione italiana, diventata digitale e convergente.
Massimo Scaglioni è ricercatore presso l’Università Cattolica di Milano, dove insegna Storia dei media. Ha pubblicato, fra l’altro, Che cos’è la tv. Il piccolo schermo fra cultura e società (con A. Grasso, Milano 2003), Tv di culto. La serialità televisiva americana e il suo fandom (Vita e Pensiero, 2006), MultiTV. L’esperienza televisiva nell’età della convergenza (con A. Sfardini, Roma 2008), Arredo di serie. I mondi possibili della serialità televisiva americana (con A. Grasso, Vita e Pensiero, 2010), Televisione convergente. La tv oltre il piccolo schermo (con A. Grasso, 2010). È membro della redazione delle riviste «Comunicazioni sociali» e «Comunicazioni sociali on-line», e del board editoriale di Critical Studies in European Television. È coordinatore delle attività di ricerca del Ce.R.T.A. (Centro di Ricerca sulla Televisione e gli Audiovisivi dell’Università Cattolica) e direttore didattico del Master FareTV. Gestione, Sviluppo, Comunicazione, presso ALMED (Alta Scuola in Media e Spettacolo, Università Cattolica). Collabora con il «Corriere della Sera» e con TV2000.
Complice una serie di eventi che ne hanno imposto l'importanza nella sfera politica - in primis, le quasi ventennali strategie mediatiche berlusconiane -, anche in Italia si è ormai consolidato un interesse scientifico nel campo della comunicazione politica, che si è così riscattata dalla tradizionale accusa di irrilevanza da parte degli studiosi. Il libro offre un'introduzione ad alcuni dei più recenti e convincenti approcci alla comunicazione politica e alle loro analisi dettagliate sul funzionamento delle diverse modalità comunicative: dalle interviste ai dibattiti televisivi, dal discorso in pubblico all'informazione politica in forma di infotainment e di politainment. Da queste analisi emerge l'idea secondo cui alcuni fenomeni politici fondamentali, come il carisma, lungi dall'essere caratteristiche personali o mere immagini costruite a tavolino da abili consulenti, sono il prodotto dell'agire congiunto di politici, giornalisti e pubblico.
Quando nasce la nozione di comunicazione e quali trasformazioni subisce nel tempo secondo i contesti in cui è applicata? Il testo ne ricostruisce la storia, da quando era una proposta scientifica rivoluzionaria fino alla sua diffusione di massa, evidenziandone i cambiamenti epistemologici, l'adozione e l'uso da parte di diverse discipline e saperi tecnici (l'estetica, la psicoterapia, la sociolinguistica, l'organizzazione aziendale, l'informatica, la moda, la pubblicità, le tecnologie elettroniche), i diversi usi sociali, l'impulso alla fondazione di scienze generali come la semiotica e, infine, la sua confluenza nell'attuale dibattito sui modelli dello sviluppo.
La rivoluzione di Twitter: se ne è parlato per le manifestazioni in Iran nel 2009, per la Cina subito dopo, più recentemente per l'Egitto: prima ancora che lo scontento dei cittadini, il grande protagonista delle proteste sembra essere stato il web. La convinzione che le tecnologie digitali alimentino solo cambiamenti positivi e siano lo strumento perfetto per la creazione della democrazia corrisponde alla realtà? Evgeny Morozov, in antitesi al cyber-ottimismo di pensatori come Clay Shirky, spiega molto chiaramente come anche governi tutt'altro che democratici usino le piattaforme digitali piegandole ai loro fini. In Russia e in Cina gli spazi di intrattenimento online sono studiati apposta per spostare l'attenzione dei giovani dall'impegno e dalla partecipazione civile. Internet non è inequivocabilmente buona, insomma, Twitter e Facebook non hanno avuto alcun ruolo cruciale, e la rivoluzione sarebbe accaduta con o senza di loro. Pensare alla rete come a un propagatore naturale di democrazia è fuorviarne e pericoloso: per garantire forme efficaci di cambiamento sociale è necessario rimanere calati solidamente nella realtà.
Social network, Internet, nuove piattaforme televisive, leggi e documenti deontologici. Il giornalismo vede allargare repentinamente i confini del proprio campo d'azione a fronte di costanti modifiche del quadro normativo di riferimento. E se si moltiplicano gli ambiti del fare informazione, di pari passo aumenta il bisogno di professionalità di chi in questo settore è chiamato ad operare. Ci sono nozioni, regole, leggi che chi fa il giornalista non può, e non deve, ignorare. Non può perché parole, idee, concetti diffusi male possono ledere l'altrui dignità, il diritto alla riservatezza, possono diffamare o influenzare i mercati finanziari. Questo libro, in più di 850 domande e risposte, approfondisce i temi nei quali un giornalista si può imbattere nel proprio lavoro.
Dal cellulare, a Facebook e i videogiochi, al web. Un libretto intergenerazione che ci aiuta a guardare a questi mondi con simpatia, ma anche con intelligenza, migliorando la nostra capacità comunicativa in questo primo scorcio di terzo millennio.
Le scorrerie di Bartezzaghi, allegro linguista e principe dei giocatori di parole, tra le praterie della lingua: i suoi usi e abusi, i suoi trucchi e doppi sensi. I nuovi modi di comunicare della civiltà digitale: il web, le mail, gli sms. I blog. Facebook e Twitter. Telefoni da leggere e da scrivere. Com'è fatto l'italiano che parliamo. I nuovi strafalcioni. E quelli antichi. "Come dire: il galateo della comunicazione" dall'editorialista di "Repubblica", spesso proprio lì, in prima pagina, impegnato su questi temi, sorta di Cesare Marchi post-moderno.
Questo libro spiega quali sono i presupposti di una comunicazione efficace, quale è la proposta della Chiesa nel settore delle Comunicazioni sociali, e a quali condizioni si possa efficacemente impostare un lavoro di comunicazione esterna, con particolare riferimento agli istituti religiosi nella Chiesa. La comunicazione è importante, anzi non se ne può fare a meno nella società di oggi. Enti, associazioni, istituzioni religiose, devono saper comunicare i loro messaggi, devono avere un progetto per realizzare una comunicazione esterna efficace...
Il libro raccoglie gli atti del convegno su "Ragione, fiction e fede" ragionando su relazione fra ragione, arte e fede; il senso del male; la violenza e il grottesco; l'uso dell'umorismo nell'arte; la visione morale nella narrativa; i diversi modi in cui la fede cristiana illumina e si riflette nella letteratura, nel cinema, nella musica, nella scultura e nella pittura. A fare da contorno, l'opera della scrittrice statunitense Flannery O'Connor (1925-1964), che si distingue per la sua ricca combinazione di intelligenza, arte e fede. I suoi racconti e romanzi offrono una profonda comprensione della condizione umana, una visione morale integra e una eccelsa padronanza artistico-letteraria.
La fiction e il male morale che viene dalla televisione. Analisi contenutistica e morale degli script televisivi e cinematografici.