Il dialogo delle scrittrici italiane con la settima arte ha sempre prodotto un fruttuoso scambio che da una parte ha fornito all'universo cinematografico storie, figure narrative e immaginari - ma anche riflessioni e analisi significative - e dall'altra ha dotato di nuovi strumenti e prospettive i loro laboratori di scrittura. Eppure ancora oggi un cono d'ombra avvolge il lavoro intellettuale delle letterate per il cinema: tranne rare eccezioni, il loro impegno creativo, culturale e politico nell'industria del film è stato di fatto ignorato o relegato sullo sfondo. Il volume esplora un corpus di testi per e sul cinema, editi e inediti, di dodici autrici protagoniste del Novecento letterario, in un arco cronologico che va dagli anni del muto all'avvento della televisione. Esaminando da vicino queste scritture "sul bordo", paradigmatiche di un fenomeno di più ampia portata, risulta evidente il valore di un contributo tutt'altro che marginale. Forse è giunto il momento di riconoscere che il rapporto delle scrittrici italiane con il cinema non è dipeso solo da interessi economici, ma è stato piuttosto una delle manifestazioni del loro percorso intellettuale e, allargando la visuale, un modo per partecipare, anche con questi mezzi, alla costruzione di una nuova cultura.
Come affrontare il surriscaldamento terrestre e geopolitico senza cedere a indifferenza, negazionismo o ansia climatica? Per rispondere, il volume invita a ripartire dal chiederci chi siamo oltre la dicotomia natura-cultura, per individuare un contesto che ci renda consapevoli che ogni gesto umano - personale, politico, tecnologico - ha un effetto sul pianeta. Potremo così prendere le parti del sistema Terra, praticare la cultura del limite e, rifiutando quella del dominio, ridimensionare i consumi e i toni del dibattito. Perché l'unica soluzione possibile è adattarci a quell'Antropocene che abbiamo scatenato, rallentandolo attraverso una transizione a fonti rinnovabili e a relazioni umane davvero inclusive. Ricorrendo a saperi interdisciplinari, indifferenti ai gerghi, ai principi di autorità e ai conformismi di gruppo, questo libro offre spunti di riflessione a chi, come le autrici, non trova risposte adeguate nei mondi separati delle scienze naturali, sociali, tecnologiche, umanistiche. La proposta è di individuare autonomamente zone d'interscambio dove applicare i risultati di tante, straordinarie conoscenze per instaurare alleanze paritarie con altri punti di vista, generi e generazioni.
La vicenda ricostruita nel volume ha inizio a Mosca tra il luglio e l'agosto del 1920, quando delegati di partiti e gruppi politici di tutto il mondo, che guardano alla rivoluzione bolscevica come a un modello vincente, si incontrano per partecipare al ii Congresso dell'Internazionale comunista. Di lì a pochi mesi, nel gennaio del 1921, due degli italiani al centro delle discussioni di Mosca - Giacinto Menotti Serrati e Amadeo Bordiga - si ritrovano a Livorno per il XVII Congresso del PSI. Dal loro confronto e dalla loro lacerante separazione nascerà il Partito comunista italiano. Quella che si gioca tra Mosca e Livorno è una partita a tre, con Filippo Turati, Serrati e Bordiga chiamati a interpretare le anime stori- che del socialismo italiano: la riformista, la massimalista, la rivoluzionaria. Con l'Internazionale comunista nella parte del mozartiano Commendatore. Mentre Gramsci, dall'interno del nascente comunismo italiano, entra nella discussione con una voce tutta sua.
«Il titolo del presente contributo può suscitare immediatamente una domanda: non è improprio utilizzare una categoria di origine religiosa come l'idolatria nel parlare dell'ansia? Non si stanno confondendo i piani? Non si perde il rigore del ragionamento?». Gli autori in questo libro propongono di utilizzare il termine idolatria, che è categoria di origine biblica e di alta potenza simbolica, come chiave interpretativa dell'ansia contemporanea e come valore narrativo e non solo simbolico. Nel loro percorso attraverso la crisi dell'attuale società post-moderna, illustrano come vi sia un uso dell'ansia legato alla paura del non riconoscimento ed al terrore dell'incontro con l'altro. Il cuore dell'opera è dato dalla possibilità di riscoprire, anche attraverso il racconto di casi clinici, la bellezza della realtà intesa come dono verso il quale porsi "semplicemente" per come si è. Il concetto di limite acquista così nel corso dell'opera un significato sempre più positivo, sino ad arrivare alla conclusione che è da qui che si debba passare per avvicinarsi sempre più alla costituzione della propria identità attraverso un incontro di fragilità. Con una prefazione di Luca Doninelli.
La «spiritualità del corpo» invita a vedere e vivere il corpo non solo come un insieme di organi e tessuti, ma come un tempio sacro che ospita l'essenza spirituale. Coltivare questa prospettiva può portare a una vita più equilibrata, consapevole e spiritualmente arricchente. Le tecniche di stimolo al benessere psicofisico possono coinvolgere pratiche spirituali che cercano di armonizzare mente, corpo e spirito. La novità di questo libro è la Psicobioenergetica Quantistica Mindfulness, una metodica che cerca di rispondere con le sue tecniche al naturale e primitivo bisogno dell'uomo di liberare i disagi della mente e del corpo, riducendo lo stress psicofisico per favorire il naturale e salutare fluire dell'energia vitale.
L'infanzia è un periodo breve e fondamentale della vita di ognuno di noi, a un tempo universale e molteplice come lo sono le nostre storie di uomini e donne nati in un contesto o in un altro. In dialogo con studiosi dell'età evolutiva e attraverso chiavi interpretative inedite, l'autore ci fa viaggiare dentro le infinite infanzie d'oggi illuminate da uno sguardo transculturale. E lo fa a partire dall'osservatorio privilegiato del suo ambulatorio di pediatra di periferia, le cui porte sono aperte a bambini italiani e stranieri. Ricco di narrazioni raccolte sul campo, il libro interpella e muove all'azione, consentendo al lettore - che sia operatore o genitore, studente o insegnante, professionista o semplicemente curioso - di immergersi nelle storie di bambini e bambine nati ai margini della società o dall'altra parte del Mediterraneo o del mondo e al contempo di ritrovare le ragioni per rimettere tutti i bambini - anche quelli venuti d'altrove - al centro delle nostre comunità.
Un manuale di Diritto pubblico serve anzitutto agli studenti che devono affrontare uno dei primi "scogli" del loro percorso universitario, di cui il Diritto è una componente spesso "faticosa". Con la ventiduesima edizione si è rinnovata totalmente l'opera, proprio pensando alle necessità degli studenti di oggi. A parte un riordino dei temi sviluppati nel testo che "alleggeriscono" lo studio, si è integrato il libro con la componente online, che presenta contenuti nuovi, tra cui mappe concettuali e centinaia di quiz, oltre agli approfondimenti in precedenza presenti nelle "finestre". L'ambizione che ha guidato la scrittura del libro e ha indotto ad aggiornarlo ogni anno da ventidue anni è di aiutare gli studenti a studiare e, auspicabilmente, di suscitare in loro interesse per la materia.
Figlie di David e Sydney Freeman-Mitford, baroni Redesdale, le sorelle Mitford hanno scandalizzato l'Inghilterra della prima metà del Novecento con la loro vivacità, esuberanza e, in alcuni casi, con il loro fanatismo politico. Nancy, la maggiore, fu arguta autrice di una serie di romanzi di successo. Pam, la «sorella discreta», dotata di una sorta di bucolica serenità, si dedicò al giardinaggio, all'allevamento degli animali e alla cucina. Diana, la «divina», che a ventidue anni sembrava avere tutto - la bellezza, il denaro, un marito fascinoso e adorante e due bambini sani -, rimase folgorata da Sir Oswald Mosley, fondatore dell'Unione Britannica dei Fascisti, e iniziò una nuova vita con lui. Unity fu preda di una mortale ossessione per Adolf Hitler, che la portò alla rovina. Decca, la ribelle, fuggì in Spagna con il cugino Esmond Romilly, con cui aveva una relazione segreta, per partecipare alla Guerra civile. Debo, nonostante la cattiva reputazione di Diana, Unity e Decca avesse ridotto le sue probabilità di un buon matrimonio, convolò a nozze con Lord Andrew Cavendish, erede del decimo duca di Devonshire. In questa spumeggiante biografia Mary S. Lovell dà vita a un avvincente racconto su sei leggendarie sorelle le cui tragedie e passioni, conquiste e disfatte si sono divise equamente le luci della ribalta, incantando e ammaliando intere generazioni.
Un volume illustrato a colori: riporta il testo integrale degli Atti degli Apostoli nella versione ufficiale della Cei, un ricco corredo di note e commenti per la comprensione, e spunti per la riflessione e l'attualizzazione. Un contributo scientificamente documentato e pastoralmente qualificato a guidare alla conoscenza della Parola di Dio.
Finora solo con una certa titubanza si era tentato un approccio squisitamente liturgico alla figura di Maria. A questa carenza farà fronte il solido e compiuto studio di Sergio Gaspari.
Il gradito volume, dalla lettura avvincente ed appassionante, favorirà senza dubbio la promozione di una nuova e approfondita lettura "non solo della dottrina della fede, ma anche della vita della fede, e, dunque, della autentica spiritualità mariana, vista alla luce della tradizione e, specialmente, della spiritualità alla quale ci esorta il Concilio' (RM 48)". Mons. M. Magrassi
A dieci anni dalla scomparsa di Eugenio Corti un viaggio appassionante, e spesso inedito, nella vita dell'autore de "Il Cavallo rosso" e nel suo laboratorio di scrittore. Tutta la sua esistenza fu segnata dall'amore per la verità e la bellezza. «Due colonne», da lui così definite, alla base della sua vocazione letteraria.
È legittimo o anche solo utile pretendere dalla scuola (e dall'università) che curi lacerazioni sociali così profonde? È ragionevole pensare che in una società così divisa e frammentata, la scuola (il frastagliato mondo dell'educazione formale americana) possa taumaturgicamente riconciliare e unire? È possibile che l'educazione cambi la società e, per dirla con Marx, che l'educatore venga egli stesso educato? Le domande sono non semplici, e la linea di demarcazione sottile. In questo appassionatissimo lavoro, non ultimo di una prolifica carriera, Henry Giroux risponde che ciò è possibile, non necessario. Se il dominio della necessità è infatti quello della certezza, dell'assolutezza dell'oggetto e della perentorietà della sua affermazione, per dirla con parole gentiliane, il dominio della possibilità è invece quello della speranza, dell'incertezza, di un ottimismo indebolito. Un "principio-speranza" che infatti fa capolino anche nella tradizione marxista del comunismo "scientifico", proprio quando la certezza dell'oggetto, il destino necessario dell'affermazione della nuova società, si indebolisce, sotto i colpi delle tragedie del Novecento.