Da anni sentiamo ripetere che il diritto internazionale è in crisi. Ma forse la domanda va posta in un altro modo: è davvero il diritto ad aver fallito, o siamo noi ad aver smesso di difenderlo? Cinzia Sciuto parte da questa inversione di prospettiva per leggere il primo quarto del XXI secolo: dalle guerre seguite all'11 settembre all'invasione russa dell'Ucraina, dal 7 ottobre alla distruzione di Gaza, fino al ritorno di Donald Trump e alla sua concezione apertamente sovranista e neoimperiale del potere. Ne emerge la storia di un progressivo sgretolamento: quando una potenza rivendica per sé un'eccezione alla norma, contribuisce a indebolire quella norma per tutti. Ma questo libro non è un atto d'accusa contro il diritto internazionale né un esercizio di nostalgia per un ordine che non ha mai mantenuto fino in fondo le proprie promesse. È, al contrario, una difesa esigente dell'idea che solo il diritto possa sottrarre le relazioni tra Stati alla logica della vendetta, della deterrenza permanente e della superiorità militare. Perché non può esserci diritto se le regole valgono solo contro i nemici e vengono sospese per gli alleati, e non può esserci pace durevole se ogni Stato torna a farsi giustizia da sé. Le istituzioni internazionali sono deboli, spesso impotenti, profondamente da riformare, ma la loro debolezza non dimostra che possiamo farne a meno; dimostra, semmai, quanto sia urgente costruirne di più forti, democratiche e capaci di vincolare davvero il potere. Quando il diritto cede alla forza, non comincia il realismo: comincia la barbarie.
Virginia de Leyva è la donna a cui si è ispirato Alessandro Manzoni per la monaca di Monza deI promessi sposi. Manzoni la liquidò in tre parole - «la sventurata rispose» - e lasciò due immagini così efficaci da essersi impresse in chiunque sia andato a scuola: la bambina che gioca con le bambole vestite da suora, perché è già dalla nascita avviata alla clausura, e la ciocca di capelli che spunta sotto la benda sul capo, segno minimo e ostinato di trasgressione. Sono entrambe inventate. Quel che Manzoni non raccontò è stato riempito da romanzi, film, melodrammi, ciascuno con la propria versione: la monaca lasciva, la ribelle, la vittima del patriarcato. Questo libro torna alla documentazione storica. A partire dagli atti del processo e dai pochi scritti autografi sopravvissuti, ricostruisce l'intera vicenda: la monacazione forzata a tredici anni, la relazione quasi decennale con Gian Paolo Osio, le gravidanze clandestine, gli omicidi, la condanna a essere murata viva in una cella di tre metri per due. Ma soprattutto racconta ciò che il mito ha risolto troppo in fretta: Virginia de Leyva sopravvive. E quello che fa della propria vita dopo il carcere è forse la parte più inquietante dell'intera sua storia. Ne emerge una figura irriducibile a qualsiasi semplificazione, che non subisce mai del tutto, che manipola anche quando cede. Quella che ci racconta Lisa Roscioni è la storia vera dietro il più celebre silenzio della letteratura italiana, più estrema di qualsiasi sua reinvenzione.
Il Sudan ancora in guerra
100 anni fa l'attentato a Mussolini a Bologna
L’Ucraina e i costi umani del conflitto
Giudicare con Cristo giudice. La missione regale dei battezzati
L'enciclica «Magnifica humanitas» e la formazione della gioventù
Michel Foucault, un archeologo del silenzio
Francesco De Gregori, dentro la valigia del cantautore
Il trascendente nel cinema
Questo testo nasce dal desiderio di accompagnare il credente adulto nel cammino tra domande profonde e nuovi linguaggi della fede. Offre un percorso di riflessione, discernimento e proposta per una catechesi davvero dialogica, capace di intrecciare vita ed esperienza spirituale. Attraverso lo stile tipico della riflessione sinodale (riconoscere, interpretare, scegliere) il testo guida lettori e operatori pastorali a guardare con realismo la condizione adulta, a leggere i segni dello Spirito nelle esperienze umane e a proporre cammini che uniscono Parola di Dio e vita quotidiana. Invito alla lettura di mons. Riccardo Battocchio. Prefazione di mons. Erio Castellucci.
Il Vangelo di Marco non è una semplice biografia di Gesù, ma il racconto di una rivelazione che interpella ogni lettore. Fin dalle prime parole, Marco annuncia il cuore della sua opera: Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio. Eppure questa verità si svela attraverso un percorso fatto di domande, stupore e ricerca. Chi è davvero Gesù di Nazaret? Profeta, Messia, Figlio di Dio? Attraverso incontri, gesti e parole sorprendenti, il racconto conduce il lettore dentro un affascinante enigma che coinvolge discepoli, folle e persino i suoi avversari. La risposta emerge progressivamente, ma resta aperta alla libertà di ciascuno. Un viaggio nel primo Vangelo che invita a ripercorrere la storia di Gesù per scoprire il senso profondo della sua vita e della sua proposta di esistenza. Presentazione di Paolo Rocca.
Con un semplice "Ciao carissimi!" un parroco si rivolge ai suoi fedeli, all'inizio di ogni omelia della Messa della domenica. Questa raccolta di riflessioni sui Vangeli festivi dell'anno B (in cui si legge il Vangelo di Marco) nasce con l'obiettivo di creare, dentro di noi, uno spazio ancora più grande da destinare alla Parola di Dio, attraverso cui la nostra fede è continuamente illuminata. Prefazione di Marcello Semeraro.
Raccolta di omelie per tutte le domeniche e le feste principali dell'anno liturgico ciclo B, in cui viene letto il Vangelo di San Marco, preceduti dalla Liturgia della Parola. Testi profondamente legati alla Parola di Dio e alla pastorale, che nascono dal cuore e della sapienza teologica di un cardinale universalmente amato e ammirato per la sua capacità oratoria, capace di parlare ai colti come ai semplici.
Cosa resta di una vita brevissima quando il mondo decide di non accoglierla?
Gli angeli non muoiono mai è un romanzo intenso e visionario che nasce da un fatto di cronaca – la vicenda della piccola Indi Gregory – e lo trasforma in un racconto di dolore, mistero e speranza. Al centro c’è Ilary, una bambina fragile solo in apparenza, la cui esistenza, interrotta precocemente, diventa simbolo della sacralità della vita e della lotta contro ogni forma di disumanizzazione. Attraverso il dolore dei genitori, l’arroganza della medicina e della giustizia, e una trama di presenze invisibili, segni, apparizioni e richiami del cielo, il racconto conduce il lettore oltre il confine del semplice realismo. La storia si apre così a una dimensione spirituale profonda, dove la sofferenza non è mai l’ultima parola e l’amore continua a vivere anche dopo la morte perché gli angeli non muoiono mai.
Il libro propone Santa Francesca Saverio Cabrini come una figura capace di misurarsi con la storia e con il presente, oltre ogni lettura solo devozionale. La sua vicenda viene collocata là dove si intrecciano migrazioni di massa, povertà urbana, scuola come luogo di integrazione, responsabilità delle istituzioni e funzione sociale della cura. Madre Cabrini non appare come icona edificante, ma come risposta concreta alle ferite del suo tempo, capace di tradurre la fede in opere, ambienti educativi e istituzioni della misericordia. Il volume mostra che il bene, per incidere davvero, deve organizzarsi: diventare tempo, metodo, linguaggio, fedeltà e struttura condivisa. La santità cabriniana emerge così come energia spirituale che si fa tessuto di scuole, ospedali, case di accoglienza e percorsi di integrazione. In lei l'amore cristiano non resta sentimento intimistico, ma si trasforma in architettura morale capace di cambiare la vita delle persone e la qualità della convivenza.
Per questo, l'ottantesimo anniversario della canonizzazione è presentato non come semplice ricorrenza, ma come occasione per interrogare il nostro modo di guardare migrazioni, fragilità e bene comune.
«Il tempo è compiuto» (Mc 1,15): con queste parole, nel Vangelo di Marco che scandisce l'anno liturgico B, Gesù inaugura la sua predicazione. Non un tempo qualsiasi, ma l'ora matura, il momento favorevole che chiede di essere accolto e invita a mettersi in cammino. È attorno a questa promessa di pienezza che si susseguono le domeniche dei tempi forti e del tempo ordinario, le feste e le solennità, in sintonia con il ritmo delle stagioni e senza sottrarsi alle prove della storia. Le tracce che le teologhe e bibliste condividono in queste pagine aprono un dialogo capace di ascoltare e di restituire voce, di custodire le domande, di non trascurare la bellezza delle attese né il peso delle ferite e di vivere le gioie delle speranze. Perché il tempo si compia davvero: per il mondo e per la comunità ecclesiale, chiamata a renderlo fecondo nel presente.