Il 20 luglio 1944 la Resistenza antinazista tedesca tentò di uccidere il Führer: l’attentato – com’è noto – fallì, e scatenò una spaventosa repressione con oltre settemila esecuzioni capitali. Il libro getta luce sull’«Operazione Walkiria» con l’ineccepibile (e sconvolgente) eloquenza dei documenti. Ma è anche la ricostruzione appassionata delle vicende dei figli migliori della Germania basata su testimonianze dirette che l’Autore ha raccolto dalla viva voce dei protagonisti del complotto scampati alla vendetta di Hitler.
Von Stauffenberg, giovane ufficiale di antica famiglia nobile sveva, fervente cattolico, legato fin dai tempi del liceo all’opposizione antinazista, era disgustato per la persecuzione degli ebrei. In Nord Africa aveva perduto un occhio, la mano destra e due dita della mano sinistra, per cui era stato richiamato a Berlino con l’incarico di capo di Stato Maggiore dell’Esercito territoriale. Qui egli poté mettere a punto il suo piano, appunto l’«Operazione Walkiria».
Aspetti centrali dello studio sono le modalità di trasmissione dei patrimoni agricoli da una generazione all'altra, le strategie demografìche messe in atto per garantire la sopravvivenza economica delle linee di discendenza, le condizioni di ascesa e di decadenza delle linee di discendenza, la validità di un sistema ereditario patrilineare fortemente esclusivo, a metà strada tra quello romano e quello germanico.
Aspetti centrali dello studio sono le modalità di trasmissione dei patrimoni agricoli da una generazione all'altra, le strategie demografìche messe in atto per garantire la sopravvivenza economica delle linee di discendenza, le condizioni di ascesa e di decadenza delle linee di discendenza, la validità di un sistema ereditario patrilineare fortemente esclusivo, a metà strada tra quello romano e quello germanico.
Etica e diritto, laicità, esercito, eutanasia, Israele, produttività, sindacato, Partito Democratico, riforme... La proposta di un piccolo lessico di formazione civile da un coraggioso maestro di cultura e di libertà. Le Voci che Paolo Prodi scrive per il lettore, commentando con rara intelligenza questa nostra contemporaneità, nascono con semplicità espositiva da riflessioni profonde. Prodi argomenta con una grande razionalità e pacatezza, che non sono mai freddezza, e... non salendo mai in cattedra. Il nucleo originario del libro trae la sua origine dai contributi scritti da Paolo Prodi per l'«Unità».
Un pamphlet-saggio, scritto con linguaggio giornalistico, ricco di riferimenti a slogan, canzoni, film, libri dell’epoca. Per dimostrare che la vera rivoluzione il Sessantotto l’ha compiuta non nel pubblico, ma nel privato. E al centro di questo mutamento è stata proprio la “questione del padre”, la contestazione della sua figura e del suo ruolo, ma anche la ricerca di un interlocutore, di un “qualcuno” che rispondesse alle domande di chi si affacciava alla vita “adulta” scontento di ciò che vedeva intorno a sé.
Dal Trecento alla Grande Guerra, sette secoli di storia ottomana. L'impero ottomano, raccontato dalla massima specialista a livello internazionale, fu per secoli il vicino temuto e bellicoso dell'Europa. Esteso dall'Asia all'Africa e all'Europa balcanica, giunse fino alle mura di Vienna, per poi sfaldarsi via via nell'Ottocento fino alla Grande Guerra che ne decretò la fine.
Il 20 luglio del 1944 fu il giorno del fallito attentato a Hitler. E nel clima torbido di quell'ora fatale dell'umanità si dipana uno dei più audaci intrecci di Lernet-Holenia. La scena è Vienna, degradata a periferia del Reich, dove una signora dell'alta società nasconde all'insaputa di tutti un'amica ebrea facendola ricoverare in ospedale sotto il proprio nome. Ma l'improvvisa morte di quest'ultima la getterà in una paradossale condizione di non esistenza: ufficialmente defunta, sarà dunque costretta a una fuga precipitosa, in un vortice di ambigui congiurati, ufficiali concupiscenti e agenti della Gestapo. Ancora a Vienna - quella del primo e secondo dopoguerra - ci troviamo negli altri due pannelli di questo trittico. Un mondo di reduci e deraciné: come l'invalido di guerra che, in un rapporto perverso con il suo cane-guida, diventa una sorta di crudele "dio cieco"; o come l'ex ufficiale imperial-regio, nobile decaduto, che uccide per eccesso d'amore la bella giumenta che in passato era stata sua. E ancora una volta il lettore si lascerà irretire dall'incanto dell'arte narrativa di Lernet-Holenia, che si offre qui nella sua forma più pura.
Sono stati tanti, più di quanti in genere ci si immagini, i viaggiatori che fra il Medioevo e la prima età moderna si addentrarono in Estremo Oriente, nelle più sperdute e fredde terre del Nord, nei deserti dell'Asia centrale e dell'Africa. O che dall'Oriente più lontano arrivarono fino al cuore della cristianità. Ciascuno raccontando la sua avventura e le meraviglie che aveva osservato. Dall'incontro con i cannibali nelle isole Andamane alla visita nella "casa dei pazzi" a Valencia, dalla scoperta dei disinibiti costumi sessuali delle donne del Malabar alla descrizione del regno del prete Gianni, si accumulano storie e leggende che spingono gli uomini del Medioevo, cristiani o musulmani, europei o cinesi, a interrogarsi sugli "altri" e sulle "Gran diversitadi" del mondo. I viaggiatori non esitano a infarcire i loro racconti di mostri e luoghi stregati, miracoli e eventi improbabili. Ma queste invenzioni sono uno stratagemma per catturare l'attenzione dei lettori. In realtà, "chi viaggia non è interessato più di tanto a cercare e a descrivere le fantasticherie dell'universo sognato, ma è soprattutto attirato dal modo in cui gli altri vivono, e resta incuriosito quando rileva che questo modo è diverso dal proprio".
"Cicisbeo: il cavalier servente al quale spettava di tenere compagnia alla dama, con l'assenso del marito, di seguirla e aiutarla in tutti i suoi atti." Questa la definizione tratta da uno dei principali dizionari della lingua italiana. Il temine "cicisbeo" sta dunque a indicare un uomo che, nel Settecento, viveva al fianco della moglie di un altro, in un triangolo ufficializzato dal riconoscimento pubblico della società. Se l'usanza è insolita e decisamente curiosa ai nostri occhi, abituati a considerare il matrimonio come un patto esclusivo fra due persone basato su amore e fedeltà, era però comunemente praticata nel corso della cosiddetta'età dei Lumi, tanto da essere stata rappresentata, interpretata o stigmatizzata da diversi artisti dell'epoca. Dal "giovin signore" di Parini alle commedie di Goldoni, dal diario giovanile dell'improbabile cicisbeo Vittorio Alfieri ai dipinti del Tiepolo, tutte le testimonianze - benché in disaccordo sul giudizio morale si trovano concordi nel descrivere il cicisbeo come il fedele e (soprattutto) onnipresente accompagnatore delle dame sposate della buona società italiana settecentesca.