Allo scoppio della Seconda guerra mondiale, la Regia Marina italiana era considerata la quarta potenza navale del mondo; ciononostante, il suo ruolo non ha ricevuto la necessaria attenzione, a causa della sua presunta incapacità. È vero che le sue navi erano antiquate, che non conosceva l'uso del radar e che i suoi marinai avevano la fama di essere indisciplinati e male addestrati; ma il maggiore ostacolo che impediva alla Marina italiana di essere una forza all'avanguardia era costituito dal suo complesso sistema di comando, per di più afflitto da un'esasperante burocrazia. In questo libro, Mark E. Stille spiega in che modo le navi da battaglia italiane seppero comunque mantenere alta la propria reputazione, esaminandone la straordinaria potenzialità, nonché il coraggio e la determinazione che le sue flotte dimostrarono nei momenti più drammatici del conflitto nel Mediterraneo: in Calabria, nel Golfo della Sirte, a Capo Spartivento e a Matapan. A corredo del volume, una raccolta di immagini fotografiche provenienti dagli archivi della Marina italiana.
La serie di modelli RPG è considerata da molti esperti la famiglia di armi controcarro più diffusa al mondo. Sviluppati subito dopo la Seconda guerra mondiale, questi sistemi si sono dimostrati semplici, flessibili e potenti, capaci di ottenere risultati molto superiori alle aspettative, soprattutto quando impiegati da forze irregolari. Leggeri, di facile impiego e manutenzione, gli RPG sono diventati l'arma prediletta di miliziani, gruppi di ribelli e guerriglieri, dai quali sono stati utilizzati in funzione contraerea, di artiglieria improvvisata e per distruggere svariate tipologie di obiettivi, fra cui opere fortificate e navi.
I dibattiti che si svolsero nel Consiglio Generale dell'esercito cromwelliano dal 28 ottobre al 1° novembre 1647 a Putney, presso Londra, ci offrono lo spettacolo inconsueto di ufficiali e soldati riuniti in un'assemblea democratica a discutere il futuro destino di tutto il paese.
In quest'opera si ripercorrono gli attimi salienti del movimento della Resistenza, diffusosi in tutta Europa durante la Seconda Guerra Mondiale. Le tappe lungo le quali si snoda il racconto dell'autore procedono attraverso l'analisi delle differenti formazioni partigiane italiane ed europee, condotta mediante l'esame delle lettere degli stessi partigiani condannati a morte e intervallata da frequenti e talora toccanti citazioni tratte dalle testimonianze scritte.
Un breve contributo alla storia postale siciliana indagata, negli aspetti gestionali ed economico finanziari, principalmente durante il lungo e per tanti versi non esaltante periodo della gestione privata di un ramo isolano del noto casato Taxis - vera e propria dinastia imprenditoriale anche al femminile - che, nonostante la totale assenza di una politica stradale da parte dello stato, riuscì, sia pure non senza inevitabili disfunzioni e criticità, a dotare il periferico Regno di Sicilia di una struttura moderna, in linea cioè con gli standard europei del momento.
C'è, sì, la scansione temporale del Novecento - dalla Rivoluzione russa alla seconda Grande depressione, dalla sconfitta di Lara a quella di Dio... Ma il tema non è questo. Si tratta invece della questione del metodo, dei modi di dire la vita e la storia. Posso attingere agli schemi del discorso accademico-scientifico - storico, filosofico, giuridico, teologico, etc. oppure affidarmi alle note d'un blues o alla rima del verso o alla prosa d'un romanzo o al colore d'un olio, posso affidarmi all'intreccio di questi registri .
Il volume propone una lettura pluridisciplinare della civiltà risorgimentale, colta nei suoi diversi aspetti e interpretazioni, fornendone una rappresentazione non di carattere politico, diplomatico o militare, bensì, in senso lato, culturale. La pubblicazione, insieme al dvd didattico che integra i saggi con interviste agli autori dei contributi, illustra il ruolo che letterati e artisti hanno avuto nel diffondere i valori risorgimentali e, alla luce delle più moderne e recenti impostazioni storiografiche, evidenzia il respiro europeo di questo fondamentale momento della storia nazionale e i suoi echi internazionali.
Questo libro costituisce una novità nel panorama degli studi storici essenzialmente per tre ragioni. La rivoluzione milanese scoppiata il 20 aprile 1814 a poche settimane dalla disfatta di Bonaparte segnò l'ascesa di una classe politica lombarda la cui lotta contro il dispotismo napoleonico, lungi dall'ispirarsi all'ideale "risorgimentale" di uno Stato italiano comprendente l'intera penisola, tese in via primaria alla formazione di uno Stato cisalpino limitato a una parte della valle padana. In secondo luogo, lo studio dei principali provvedimenti approvati dai lombardi nel breve periodo in cui furono al governo. Le misure riguardanti l'espulsione dei "forestieri" dalla pubblica amministrazione rivestono un notevole interesse perché, segnando una netta discontinuità rispetto al regime napoleonico che aveva aperto la carriera impiegatizia a tanti giovani italiani ed europei, lasciano trasparire una politica ben determinata a fondare uno Stato lombardo in cui la gestione della cosa pubblica fosse riservata ai lombardi. In terzo luogo la novità di questo studio investe l'analisi rigorosamente politologica del linciaggio di cui fu vittima il ministro delle finanze Giuseppe Prina: la giustizia di piazza fu la reazione violenta dei cittadini nei confronti di uno Stato, come quello napoleonico, il cui livello d'imposizione fiscale era salito vertiginosamente gravando sulle classi produttive.