Quinto ha undici anni, è timido, un po’ in sovrappeso e vive in campagna con la sua famiglia. A scuola fatica a farsi accettare e, nonostante il cambio di istituto, ritrova i bulli che lo tormentavano alla primaria. Un giorno scopre la passione per la fantascienza e, sognatore com’è, passa le sere a guardare il cielo sperando di vedere un’astronave. In città conosce un anziano libraio, con cui stringe un’improbabile amicizia fondata sui libri e sulla comune rotondità. Intanto alla fattoria arriva un maialino, Achille, destinato a diventare salumi: Quinto vuole salvarlo a tutti i costi, magari insegnandogli qualche numero da circo. Una notte, nel cielo, compare una misteriosa luce. Nel bosco Quinto trova una pietra con strane incisioni: forse un dono degli alieni. Da quel momento, tutto nella sua vita comincia a cambiare. Sarà davvero merito del sasso galattico? Età di lettura: da 8 anni.
Questo libro offre uno sguardo profondo sulla vita di sant’Oscar Romero. Inizialmente noto per la sua personalità schiva, timida e insicura, si lasciò educare e guidare dai poveri, riconoscendo che la realtà andava giudicata e compresa dal loro punto di vista. Di fronte alle stragi e alle ingiustizie che dilaniavano El Salvador, trovò il coraggio per denunciare i soprusi di un governo corrotto. La sua coerenza nel servire Dio, la Chiesa e i poveri lo portò ad accettare il rischio della morte, nonostante ammettesse di non avere alcuna vocazione al martirio. La sua azione culminò nel celebre appello rivolto alle forze armate, quando ordinò loro, in nome di Dio, di far cessare la repressione. La sua vita si concluse tragicamente il 24 marzo 1980: assassinato da un cecchino mentre celebrava la Messa. Romero non solo diede la vita per la sua gente, ma la sua testimonianza continua a insegnare come superare le proprie paure in nome di un amore e di una verità più grandi, spingendoci a essere testimoni credibili del Vangelo nel nostro tempo.
Nel XXXVIII volume della collana Catechesi in immagini, monsignor Martinelli affronta una tematica molto attuale eppure spesso messa ai margini: la fede cristiana come realtà poliedrica. Con la sua consueta chiarezza e profondità, l’Autore spiega come la fede cristiana non è una cosa sola ma la sua essenza ha molteplici aspetti che presi nel loro insieme ne fanno la bellezza e la ricchezza inestimabile. Il libro guida il lettore in un percorso di riflessione che approfondisce l’identità della fede cristiana e, quindi, del cristiano. Attraverso un approccio originale, il testo si arricchisce di immagini, collegate e illuminate dalle spiegazioni, grazie all’utilizzo di slides PowerPoint che ne esaltano il contenuto, rendendo l’esperienza di lettura più interattiva e stimolante.
L’agire paradossale di Dio, il suo pensiero e il suo cuore raccontati nelle magistrali parabole di Gesù, veri e propri sentieri di vita. Il libro esamina tutte le parabole nei vangeli di Matteo, Marco e Luca. Le parabole sono al centro del Vangelo, anzi ne costituiscono il cuore e sono delle vere e proprie "pagine aperte". Esse ci costringono a pensare e ripensare il nostro rapporto di fede. Per un verso gettano luce e invadono la nostra vita, per l’altro velano il mistero, che è oltre, sempre al di là della logica umana. Ogni parabola crea uno spazio, perché l’ascoltatore di ogni epoca possa liberamente comprendere e aderire all’insegnamento di Gesù. L’autore esamina tutte le parabole dei vangeli sinottici, dando una sua traduzione dal greco, corredata da note e seguita da un commento narrativo scorrevole e sapienziale.
C'è un uomo che osserva la riva, al termine di un lungo viaggio. La vede lì, vicinissima, il sogno di una vita che ormai sa di non poter raggiungere. Si chiama Francesco Saverio, il primo missionario gesuita che nel Cinquecento muore guardando poco distante le coste della Cina. È un'immagine che lo stesso Bergoglio, primo gesuita a diventare Papa, amava evocare, quasi fosse una chiave per comprendere il senso profondo del suo pontificato: a volte non conta arrivare, conta mettersi in cammino. Avviare. Scuotere. Lasciare aperta una strada. Ma chi è stato davvero Francesco? Un riformatore? Un rivoluzionario? Un uomo di rottura? A un anno dalla scomparsa, Gian Guido Vecchi, vaticanista del «Corriere della Sera», racconta Papa Bergoglio ripercorrendone i dodici anni sul soglio di Pietro e intrecciando l'uomo e il pontefice: la spiritualità gesuita, la libertà interiore, il coraggio dei gesti, la scelta ostinata della semplicità. Francesco ha scosso la Chiesa soprattutto con il suo stile. Non gli importano i cambiamenti formali della dottrina, che non farà mai. La sua rivoluzione punta al ritorno all'essenziale del cristianesimo, le Beatitudini, il Samaritano, il Vangelo sine glossa, in purezza, una fede che non si difende con il potere ma si testimonia con la misericordia. Una Chiesa «povera e per i poveri», capace di uscire nella notte del mondo, come ricordano queste pagine, di raggiungere i luoghi più remoti del pianeta, di spingersi fino alle periferie, là dove il dolore non fa rumore ma chiede ascolto. Per questo, il suo pontificato deve essere raccontato, più che sottoposto a un'esegesi dei testi. Talvolta incompreso da chi legge le sue azioni con le lenti dell'ideologia o della politica, Francesco testimonia con l'esempio, in un tempo attraversato da ferite globali: migrazioni, guerre, disuguaglianze, crisi ambientali. Questa è la forza del messaggio e del lascito di Bergoglio.
La domanda sulla necessità del confessionale per il perdono sacramentale si colloca all'interno della prolungata crisi del sacramento della Penitenza, che rivela una distanza crescente tra la dottrina della riconciliazione e la sua recezione da parte dei fedeli. Lo studio individua come nodo decisivo la riscoperta del significato sacramentale della Penitenza-Riconciliazione radicato nel mandato del Risorto, nella sua mediazione ecclesiale e in una rinnovata attenzione allo spazio liturgico, non come semplice contenitore ma come luogo teologico per un’esperienza (epifania) della misericordia di Dio.
"Ritengo che questo studio offra un duplice contributo. Da una parte invita a rilanciare una riflessione sul sacramento della riconciliazione: oltre ad essere necessaria, trova oggi un contesto che, pur nella sua complessità, la può favorire. Dall'altra suggerisce alcune indicazioni che, se accolte, permettono fin da subito di migliorare la prassi celebrativa, rendendola più coerente con i principi esposti nei Praenotanda dell'Ordo. E questo a cominciare dal luogo nel quale ci viene dato di incontrare la forza liberante della misericordia di Dio" (dalla Prefazione di mons. Vittorio Francesco Viola O.F.M.).
Informazioni sull'autore
Andrea Dall'Amico, OFM (1972), ordinato sacerdote nel 2002 ha conseguito la Licenza in Teologia liturgico-pastorale (2012) a Padova e il Dottorato in Sacra Liturgia presso il Pontificio Istituto Liturgico di Sant'Anselmo in Roma (2019). Dal 2009 al 2014 è stato aiuto cerimoniere nelle celebrazioni papali presso la Basilica di San Pietro. Ha inoltre conseguito il Diploma di Counselling Educativo presso l'Università Pontificia Salesiana (2011) e la Laurea Magistrale in Psicologia Clinica e Riabilitativa presso l'Università Niccolò Cusano (2022). Collabora con architetti nella progettazione e realizzazione di nuove chiese in Italia, offrendo consulenza e docenza nell'ambito liturgico.
Non è facile rispondere a questa domanda. Molti ingenuamente pensano di avere tutto chiaro e neppure si pongono il problema, mentre altri si accontentano dei luoghi comuni in circolazione, senza cercare precisazioni. In realtà il tema della tradizione è complesso e merita approfondimenti. Il testo propone dunque un itinerario che, poste alcune riflessioni preliminari, esamina il concetto biblico, per poi prospettare i principali significati della riflessione teologica lungo il tempo e gli insegnamenti del Concilio Vaticano II. Alla fine del percorso sarà chiaro che cosa sia la tradizione e come essa sia profondamente legata alla Chiesa così che chi non capisce la tradizione non capisce la Chiesa e viceversa. Il testo, adatto a tutti i lettori, acquista un particolare significato per gli studenti e i cultori del sapere teologico.
Informazioni sull'autore
Francesco Testaferri, docente nell’Istituto Teologico di Assisi e nell’Istituto Superiore di Scienze Religiose, tiene corsi di Teologia fondamentale e Cristologia. Ha pubblicato articoli su riviste scientifiche (Rivista biblica, Bibbia e Oriente, Lateranum, Convivium Assisiense, Giornale di metafisica, Cristianesimo nella storia) e, per i tipi di Cittadella Editrice, numerosi volumi.
Questa profonda affermazione del narratore giovanneo guida uno studio che esplora la costruzione di due figure chiave del Quarto Vangelo: Nicodemo e Pilato. Pur appartenendo a mondi apparentemente inconciliabili, il volume rivela come il narratore abbia magistralmente creato una connessione tra questi personaggi. Attraverso un'analisi che spazia dallo studio narrativo alla synkrisis, il testo esplora la possibilità di un confronto tra i due sul piano della narrazione. Nicodemo e Pilato non sono figure accidentali ma vengono offerti dall'autore implicito come espedienti narrativi essenziali per il lettore offrendogli la possibilità di ampliare la comprensione sull'identità di Gesù e di essere guidato verso un'adesione alla fede che trascenda i paradigmi di un pio credente o di un cinico prefetto. Questo lavoro non si limita a una semplice esegesi ma offre una nuova chiave di lettura che unisce profondità accademica e una narrazione avvincente. Uno studio che, a partire dalle sfide presenti nel testo, invita il lettore a confrontarsi con il proprio percorso di fede.
Informazioni sull'autore
Cristian Solmonese, presbitero della Diocesi di Ischia, è stato ordinato nel 2008. Ha conseguito il Dottorato in Teologia biblica nella Pontificia Università Urbaniana. Membro dell'Associazione Biblica Italiana, insegna Nuovo Testamento all'Istituto Superiore di Scienze Religiose Donnaregina di Napoli ed è autore di diverse pubblicazioni. I suoi interessi di ricerca in campo biblico si concentrano in particolare sul Nuovo Testamento. È impegnato attivamente nell’evangelizzazione biblica attraverso scuole di formazione e percorsi di approfondimento rivolti a giovani, adulti e consacrati. Nella sua Diocesi ha ricoperto l'incarico di direttore della pastorale giovanile e di insegnante di Religione cattolica negli Istituti superiori. Attualmente è parroco, direttore dell'Ufficio liturgico, dell'Ufficio celebrazioni e dell'Ufficio pastorale diocesano per la Famiglia e la Vita. È inoltre presidente del Consultorio diocesano e collaboratore del settimanale diocesano, per il quale cura i commenti al Vangelo della domenica.
Suor Cecilia Joo Young Park propone un approccio poliedrico alla realtà complessa della compassione e della misericordia: biblico nel fondamento, filosofico nel ragionamento, religioso nella comparazione, spirituale nel vissuto e pontificio nell’insegnamento, evitando interpretazioni riduttive che ne svuoterebbero il senso. L’autrice offre così una lettura vocazionale in cui ogni chiamata nasce dalla compassione e ogni missione diventa evento di misericordia. Con autentico genio femminile, suor Cecilia ricorre alle immagini per chiarire il pensiero e mostrarne la delicatezza, come nella suggestiva metafora delle due sponde di un fiume, unite da ponti che consentono di contemplare la stessa bellezza da prospettive diverse, rendendo visibile il dinamismo tra compassione e misericordia.
Informazioni sull'autore
Cecilia Joo Young Park è una suora sudcoreana della Congregazione delle Suore di San Paolo di Chartres (SPC), prima congregazione missionaria femminile in Corea, fondata in Francia nel 1696 e oggi presente in oltre 40 Paesi. Ha conseguito il Baccellierato in Teologia presso la Pontificia Università Urbaniana di Roma e la Licenza e il Dottorato in Teologia della Vita Consacrata (Summa cum laude) presso l’Istituto Pontificio di Teologia della Vita Consacrata – Claretianum, incorporato alla Pontificia Università Lateranense. Attualmente insegna Teologia della Vita Consacrata a Seul e a Daegu e svolge ricerche sulla vocazione in rapporto alla compassione e alla misericordia. Ha inoltre offerto un contributo significativo alla riflessione e al rinnovamento della vita consacrata nella Chiesa sudcoreana in occasione dell’Anno dedicato alla Vita Consacrata e del Giubileo della Speranza 2025.
Il volume si propone, attraverso la valorizzazione della dimensione interdisciplinare, di rendere ragione della speranza che abita l’esistenza del credente anche in situazioni di sofferenza e di malattia. Tale metodo consente infatti di allinearsi a quella antropologia che costruisce il proprio discorso attraverso la connessione tra le dimensioni biologica, psicologica, sociale, spirituale, che appartengono alla vita umana. Prende forma, in tal modo, un ripensamento della teologia pastorale sanitaria nel contesto vasto e complesso delle dinamiche biofisiche e psichiche che caratterizzano l’esistenza umana nel momento in cui si sperimenta nella condizione di corpo malato incapace di bastare a se stesso. Dall’assunzione di questa prospettiva nasce la possibilità di liberare la pastorale sanitaria da mentalità che la intendono unicamente come somministrazione di pratiche devote.
L'obiettivo del libro è quello di avviare una riflessione, un dialogo, su alcuni temi centrali della formazione dei giovani consacrati per assicurare la continuità formativa nel tempo, al fine di evidenziare quegli elementi che nella formazione favoriscono un cammino di senso e di orientamento nella vita. Pagine pensate e meditate che sono frutto soprattutto dell'esperienza personal che negli anni ha messo l'Autore a contatto con varie realtà formative. Un itinerario che aiuti giovani "non ad allontanarsi dall'uomo, ma a farvi, invece, ritorno a diventare veri omini" (Basilio di Iviron). Nell'articolazione dei quattro capitoli che prendono in esame i vari passaggi formativi, il testo mantiene sempre al centro, come elemento unitario, la "relazione educativa" tra giovane e formatore. In ogni capitolo vengono fornite alcune proposte di lavoro per approfondire il dialogo formativo. Una riflessione critica e propositiva per suscitare l'interesse e il desiderio di una formazione coinvolgente e generativa.
Carlo Maria Zanotti, è sacerdote salesiano. Licenza in Teologia Spirituale e Laurea in Scienze della Formazione all'Università Cattolica di Milano. È stato maestro dei novizi. Dal 2016 è all'Università Pontificia Salesiana come docente nella Facoltà di Scienze dell'Educazione dove tiene i corsi di Direzione Spirituale, di Pedagogia delle Vocazioni Consacrate, di Storia della Pedagogia Vocazionale. Da un decennio è Direttore del Corso per Formatori presso la stessa Università. Collabora con la Conferenza Italiana Superiori Maggiori come Responsabile Nazionale dell'Area Formazione, e con la Conferenza Episcopale Italiana nell'Ufficio Nazionale per la Pastorale delle Vocazioni.
In un'epoca in cui tutto sembra relativo, Silvana De Mari raccoglie e difende l'evidenza più elementare: il buonsenso. Con il tono tagliente e provocatorio che la contraddistingue, l'autrice affronta questioni scottanti come il gender, la pandemia, la moda, la libertà, l'identità e la verità, sfidando i dogmi del politicamente corretto e della cultura dominante. Questo "dizionario" non offre definizioni accademiche, ma affondi critici su parole e concetti divenuti ambigui, manipolati e stravolti. Un libro destinato a chi non ha paura di pensare con la propria testa e vuole rileggere la realtà senza i filtri ideologici imposti dai media e dal pensiero unico: oggi l'unico vero atto rivoluzionario è difendere ciò che una volta era ovvio.