Croce Prima Comunione in legno con laccio bianco cm 9,5 x 6
Una riflessione approfondita e sistematica sul diaconato permanente, ministero restaurato dal Concilio Vaticano II ma ancora in fase di piena comprensione teologica ed ecclesiale. Il libro si articola in: i fondamenti biblici e storici, essenziali per comprendere la natura originaria del diaconato, l'identità sacramentale del diacono e le tre forme del suo ministero e l'ultima esamina la formazione e la spiritualità del diacono nel contesto ecclesiale attuale.
Attraverso un percorso che intreccia sapienza e ammirazione, l'autore ci guida alla scoperta di un dialogo fecondo tra due tradizioni millenarie, l'induismo e il cristianesimo. In un magistrale e appassionante esempio di "teologia in dialogo", esplora i grandi temi della spiritualità indiana - il sacrificio, l'infanzia spirituale, il risveglio, la bellezza, il desiderio e la separazione - mettendoli in relazione con il mistero cristiano. Invita così a riflettere su come l'incontro con l'induismo possa arricchire la comprensione della fede cristiana, stimolando un riconoscimento della "santità dell'altro" che non cerca di appiattire le differenze ma di valorizzare le singolarità di ciascuna tradizione. Ne emerge un cammino che conduce a una fecondità insospettabile.
Nell'ambito della giustizia, non diversamente che in altri settori, avanzano processi di digitalizzazione che promettono di eliminare errori, discrezionalità e incertezze propri della tradizionale decisione affidata ai giudici. Robotizzazione di alcune funzioni, risoluzione dei conflitti su piattaforme elettroniche, algoritmi ed estese possibilità di accesso: la digitalizzazione configura una rivoluzione non solo grafica ma anche antropologica, che rischia tuttavia di far scomparire dalle funzioni di giustizia il patrimonio simbolico che era parte del mondo giuridico. Con un'analisi che è al contempo giuridica e filosofica, il volume si confronta con questo immane cambiamento con occhi privi di pregiudizi, considerando possibili progressi e probabili regressioni della giustizia «predittiva» e degli algoritmi applicati a contratti e ad altri istituti. Questa riedizione italiana è arricchita da una Prefazione degli autori che tiene conto delle novità intervenute negli ultimi anni in ambito digitale e, specificamente, della diffusione dell'Intelligenza artificiale.
Nell’era della parola manipolata, tradita, dispersa, vuota, il racconto e la spiegazione del mondo ci possono ancora salvare? Il nostro è un tempo fragile, segnato da fratture profonde. Abbiamo smarrito l’equilibrio e siamo assediati da paure e confusione. Le parole non sembrano tanto aiutarci, anzi ci bersagliano dai media e dai social, sempre più ininfluenti rispetto alla gravità delle questioni «reali». In quest’epoca di comunicazione dirottata dalle oligarchie digitali, il linguaggio è ormai diventato un problema? Al contrario: è parte essenziale della soluzione. Ciò che serve è infatti un Omero dei nostri giorni che ci convinca che è giunto il momento di cambiare abitudini, di uscire da un sonno caotico e ipocrita. Attraverso storie, memorie e visioni che intrecciano Langhe e mondo globale, tradizione contadina e rivoluzione digitale, Oscar Farinetti e Piercarlo Grimaldi indagano la crisi antropologica del linguaggio e dei valori che lo abitano - dalla democrazia all’antifascismo - minacciati da superficialità, disuguaglianza e perdita di senso. Tuttavia, il loro non è un canto nostalgico: è una chiamata all’azione, perché salvare la parola significa salvare l’umano. Basta con l’afasia di fronte all’ingiustizia, basta con la trasformazione del dialogo in rissa, basta con la svalutazione della parola. Queste pagine disegnano un programma per recuperare il senso della comunità e la capacità di tessere narrazioni in grado di unire anziché dividere, di costruire anziché distruggere.
Siamo abituati a pensare che il Nuovo Testamento sia opera di pochi uomini illustri: Matteo, Marco, Luca, Giovanni e Paolo, ma la realtà storica è molto diversa. Nel mondo romano, scrivere un libro era un'impresa che dipendeva dal lavoro invisibile di una moltitudine di collaboratori anonimi di origine schiavile. Candida Moss ci conduce nel cuore delle officine scrittorie dell'antichità, mostrando come segretari e amanuensi abbiano fornito un contributo essenziale nella realizzazione dei primi manoscritti dei vangeli: erano loro a produrre la pergamena su cui venivano vergati i testi, a scrivere sotto dettatura e a rifinire le parole degli apostoli, essendo dotati di una cultura letteraria, giuridica e storico-culturale pari a quella dei loro padroni. Senza questi veri e propri coautori dimenticati, il messaggio di Gesù non avrebbe mai raggiunto i confini dell'Impero. Il volume, frutto di una ricerca rigorosa, approfondisce il ruolo degli schiavi nella diffusione del cristianesimo, nello sviluppo di concetti fondamentali della dottrina cristiana e nella stesura della Bibbia, ribaltando la nostra visione delle origini cristiane e restituendo il giusto posto nella storia a chi, pur in catene, ha contribuito a formare la civiltà occidentale.
Francesco d'Assisi, con i primi fratres, volle dar vita a una comunità itinerante, il cui orizzonte doveva essere il mondo intero, secondo la forma del Vangelo. Per questo rifiutò tutte le Regole già approvate dalla Chiesa, che prevedevano comunità stabili, fisse in un luogo, e nel 1223 riuscì a far approvare la "sua" Regola, la prima nella storia della Chiesa che consentiva ai frati di «andare tra i saraceni e gli altri infedeli». Nacque così una storia di predicazione di pace e fratellanza che ha toccato Parigi, ma anche Khambaliq (Pechino) e Tenochtitlán (Città del Messico). Basandosi sulle fonti e sulla storiografia più accreditata, il volume ripercorre la storia e le metamorfosi di questo messaggio che da oltre otto secoli si irradia da Assisi al mondo intero.
Che cosa sappiamo davvero dell'antica religione d'Israele? Si tratta di un tema complesso, a lungo studiato quasi esclusivamente sulla base della Bibbia. Ma tale immagine trasmette in modo corretto la realtà storica? Superando questo tipo di lettura, il libro ricostruisce la religione d'Israele e Giuda dalle origini fino all'epoca persiana (ca. 1150-538 a.C.) attraverso un rigoroso approccio storico-religioso e valorizzando le testimonianze archeologiche ed epigrafiche coeve. L'indagine restituisce la complessità di un universo religioso nel quale divinità, credenze, pratiche cultuali, profezia e magia costituivano aspetti fondamentali della vita quotidiana in Israele e Giuda. La seconda parte del volume amplia lo sguardo alle religioni dei popoli vicini - Fenici, Aramei, Ammoniti, Moabiti, Edomiti e Filistei - collocando l'antica religione ebraica all'interno del più vasto contesto culturale e religioso del Levante antico. Una sintesi accessibile, ma scientificamente documentata, rivolta a chiunque voglia comprendere le origini e le trasformazioni dell'antica religione d'Israele e delle coeve tradizioni religiose del Levante.
Il rapporto amoroso viene spesso romanticamente inteso come una fusione, una riduzione del due all’uno, una reciproca totale trasparenza. Ma questo, ci dicono Isabella Guanzini e Silvano Petrosino, non rende affatto giustizia alla vera essenza dell’intimità, che invece nasce dall’accogliere una presenza che è irriducibilmente indisponibile. L’altro deve restare altro, mai completamente posseduto. La logica del controllo è sorpassata dalla logica dell’amore, che con discrezione entra in contatto con il segreto dell’altro e il suo incantesimo. Si stabilisce così un felice intreccio di due misteri che si toccano e si cercano dandosi spazio e costruendo non un progetto di futuro pianificato e rassicurante, ma un aprirsi insieme all’avvenire, tempo dell’avvenimento che accade senza avvisare. Una riflessione a due voci sul rispetto reciproco e sull’amabilità del segreto dell’altro che custodiscono la perenne fecondità del rapporto autentico.
Il trattato VI 9 [9] delle Enneadi di Plotino rappresenta, per molti aspetti, il vertice speculativo dell’intera opera plotiniana e il punto di massima tensione del suo sistema metafisico. In questo trattato, Plotino affronta direttamente il problema della natura del Principio Primo, l’Uno, da cui tutte le cose traggono origine e grazie al quale continuano a sussistere, e chiarisce le modalità attraverso cui l’anima può ritornare a quel Bene supremo verso cui bisogna tendere per conseguire la perfezione e la somma felicità. Il trattato costituisce una svolta decisiva nella storia del Platonismo e della filosofia antica: le nozioni di infinità, indeterminatezza, trascendenza e ineffabilità vengono da Plotino rivalutate e dotate di un valore superiore, poiché consentono di alludere, pur sempre in modo improprio, all’autentica natura dell’Uno. In questo modo, Plotino supera e infrange il tradizionale nesso tra essere, pensiero e linguaggio: ogni tentativo di definire positivamente il Principio Primo fallisce nel coglierne l’intrinseca semplicità assoluta. L’Uno è infatti anteriore all’essere e al pensiero: l’anima può avvicinarsi alla sua presenza solo attraverso un processo di purificazione e di regressione interiore, che consiste nell’abbandono di qualsiasi interesse per il mondo sensibile e perfino per l’intellegibile, recuperando, metaforicamente, il centro di sé. Il presente volume offre una nuova traduzione italiana del trattato VI 9 [9], accompagnata da un ampio commento riga per riga concepito come introduzione organica alla "filosofia dell’Uno" di Plotino. L’obiettivo è fornire al lettore non solo gli strumenti filologici e concettuali necessari per seguire l’articolazione del testo, ma anche una guida per comprendere il percorso ascetico che Plotino indica come via di accesso privilegiata alla dimensione dell’Uno.
Serena Martini, chimica di professione, sommelier per passione e doti naturali, mamma perennemente indaffarata in mille occupazioni diverse. Corinna Stelea, sovrintendente di polizia con un forte senso del dovere, un metro e novanta di professionalità e tenacia. Le loro strade, in un modo o nell’altro, finiscono per intrecciarsi e convergere in irresistibili avventure investigative, in questo caso radicate in un passato molto remoto. È morta Chiara Sbrana. Investita sulle strisce pedonali, non è mai stato trovato il pirata della strada, ma ci sono forti sospetti, fortissimi, che il responsabile sia il fidanzato Gregorio. Chiara lavorava per uno studio di architetti specializzato in ristrutturazioni e prima di rimanere vittima dell’incidente si era rivolta a Serena, da poco titolare di un nuovo laboratorio di consulenza chimica, per far analizzare dell’intonaco. Per vederci chiaro in questa morte incomprensibile Corinna ha ancora bisogno della sua amica. Tanto più che il particolare dell’intonaco alimenta il sospetto che la morte abbia a che fare, più che con il fidanzato, con il lavoro della vittima, in particolare con un appartamento da ristrutturare in centro storico a Pisa, appartenuto alla fine degli anni Ottanta a Giulio, studente universitario con una storia piuttosto triste: una vita sregolata in conflitto con i genitori, droga, sesso e una morte per AIDS, ma guai a parlarne in famiglia. Il fratello Alberto ora vuole liberarsi del passato di Giulio, macchiato, agli occhi del padre, dalla colpa di essere gay, e dell’appartamento ereditato. Ma l’immobile, all’interno di un palazzo del Trecento nel quale per anni ha abitato l’artista Benozzo Gozzoli, nasconde con ogni probabilità tesori di valore inestimabile. Forse i sospetti di Corinna non sono poi così insensati, e Serena e le sue indagini chimiche unite al fiuto formidabile come sempre le saranno di vero aiuto.
Questo volume è dedicato allo studio naturalistico delle malattie di Santa Gemma Galgani, con l'obiettivo di ricondurre a un corretto inquadramento diagnostico conclusioni mediche che, nel tempo, sono state talvolta formulate in modo impreciso. Gemma non merita diagnosi che non le appartengono. Poiché la diagnosi è prerogativa della medicina, spetta a un medico il compito di riformularla con rigore e chiarezza.