Il governo nella Chiesa non deve essere esercizio di potere ma servizio alla comunione nel popolo di Dio. Comunione che si realizza in modo sinodale e condiviso. Inoltre, pur nel rispetto della sua struttura sacramentale tutti i fedeli, partecipano, con modalità differenti, ma a pieno titolo, alla realizzazione della missione di salvezza della Chiesa, con vera corresponsabilità che si manifesta anche in modi giuridici che cercano di esprimerla. Il Gruppo Italiano Docenti di Diritto Canonico ha dedicato a queste tematiche il suo XLIII Incontro di Studio (2016) e ne pubblica ora gli atti.
Commento aggiornato dei canoni del libro IV che riguardano la funzione di santificare della Chiesa: le norme introduttive (cann. 834-839), i sacramenti in generale (cann. 840-848), il battesimo (cann. 849-878), la confermazione (cann. 879-896), l'eucaristia (cann. 897-958), la penitenza (cann. 959-997), l'unzione degli infermi (cann. 998-1007). L'esposizione - che si avvale dei più recenti documenti del magistero - cerca anche di rispondere alle questioni che sorgono dall'applicazione della normativa canonica nei diversi contesti ecclesiali e culturali, specialmente nei territori di diritto missionario. Inoltre, il volume tiene conto dei cambiamenti significativi in campo giuridico portati dal pontificato di papa Francesco. In primo luogo, per le modifiche dei canoni 838 e 868, di enorme portata nella vita della Chiesa; in secondo luogo, per i richiami, in materia di eucaristia e sul sacramento della penitenza, presenti nell'esortazione apostolica Evangelii gaudium e nell'esortazione apostolica postsinodale Amoris laetitia.
I contributi raccolti nel presente numero di Quaderni di Ius missionale sono il
frutto della giornata di studio che la Facoltà di Diritto Canonico della Pontificia
Università Urbaniana ha organizzato il 23 novembre 2017 sul tema: La costante
sollecitudine per la concordanza tra i Codici.
Poco tempo prima, nel mese di settembre, il Cardinale Velasio De Paolis tornava
alla casa del Padre. La Facoltà ha voluto cogliere l’occasione della giornata, già
programmata, per dedicarla alla commemorazione del suo grande maestro. È stata
una iniziale riconoscenza che continuerà in altre forme per esprimere la gratitudine
per il servizio che con responsabilità e passione, il Cardinale ha reso alla Facoltà.
Il programma prevedeva l’approfondimento di alcune tematiche sul ‘motu proprio’
De concordia inter Codices. Alla presentazione generale delle modifiche normative
collocate nel contesto che le ha originate, ha fatto seguito una riflessione critica
sulla necessità, convenienza e adeguatezza dell’intervento legislativo. Due
successivi contributi hanno sviluppato temi particolari riguardanti la nozione di
ecclesia sui iuris e le modifiche alla forma canonica del matrimonio. Non è
mancata la proposta di riprendere in considerazione l’opportunità di elaborare un
Codice comune, anche come strumento utile in un contesto ecclesiale sempre più
caratterizzato da una varietà di normative particolari.
Non c’è Chiesa senza l’agire storico della sua missione nel mondo. Di conseguenza la riflessione sul mistero della Chiesa non è possibile senza intrecciare costantemente il discorso con una riflessione sull’aggregazione sociale di uomini e donne credenti in Cristo, che costituiscono il soggetto che agisce nella storia come responsabile della missione consegnatagli da Cristo.
Da qui il bisogno vitale dell’ecclesiologia, dato che l’agire collettivo è possibile solo in quanto è regolato da un certo ordinamento, di intrecciarsi con la canonistica, e viceversa. La missione della Chiesa si attua, ovviamente, lungo lo scorrere della storia e, quindi, l’ordinamento che intende regolarlo, pur restando fermo sul fondamento della istituzione divina della Chiesa, che ne custodisce il mistero, non può costituirsi indipendentemente da ciò che avviene e muta nello scorrere del tempo.
Sommario
Abbreviazioni. Prefazione. I. Tempi di riforma. II. Teologia e canonistica. III. L’ordinamento canonico a confronto con una Chiesa estroversa. IV. L’ordinamento giuridico della Chiesa nella società contemporanea. V. L’ordinamento giuridico della Chiesa e l’ecclesiologia contemporanea. VI. Una prospettiva di riforma: il recupero della sinodalità. Conclusione. Postfazione. Le implicazioni giuridiche di un’ecclesiologia relazionale (E. Chiti).
Note sull'autore
Severino Dianich è professore emerito di Ecclesiologia alla Facoltà Teologica dell’Italia Centrale, dove ha diretto la rivista Vivens homo ed è stato fondatore e direttore del master in Teologia e architettura di chiese. Ha inoltre insegnato alla Pontificia Università Gregoriana e alla Facoltà Teologica di Sicilia. Nel 1967 ha fondato con altri teologi l’Associazione teologica italiana, di cui è stato presidente dal 1989 al 1995. Con EDB ha pubblicato di recente Idoli della Chiesa. Tentazioni e derive della coscienza cristiana (2015), Diritto e teologia. Ecclesiologia e canonistica per una riforma della Chiesa (22016) e Magistero in movimento. Il caso papa Francesco (2016).
Il testo ha l'intento di dare una risposta puntuale e approfondita a una domanda da sempre presente nella dottrina canonistica: quale ruolo ha la coscienza morale di chi esercita la potestà ecclesiale nel determinare il governo della Chiesa? A tal fine, si fa imprescindibile lo studio della importante norma canonica di carattere universale: il Codex Iuris Canonici del 1983.
Dopo la Costituzione apostolica Veritatis Gaudium che conferma la disciplina già esistente circa la formazione ordinaria dei futuri canonisti, attraverso i gradi di Licenza e di Dottorato, la recente Istruzione emanata dalla Congregazione per l’Educazione Cattolica si pone nel solco degli indirizzi emersi dalle recenti Assemblee sinodali sulla famiglia, affinché sia facilitato l’accesso agli studi canonistici, potenziando e migliorando così la qualità nella formazione degli operatori dei tribunali ecclesiastici presenti in tutto il mondo. (Dalla Presentazione di Manuel J. Arroba Conde)
Dopo il concilio Vaticano II, la metodologia dello Ius publicum ecclesiasticum externum è stata definitivamente abolita. Ne è risultata una disciplina rinnovata, ispirata all'ecclesiologia della communio e consapevole che la Chiesa è una "società gerarchicamente organizzata". A più di mezzo secolo dall'evento conciliare, il Diritto dei rapporti tra Chiesa e comunità politica ha raggiunto una maturità scientifica sufficiente per offrire al lettore una presentazione sistematica completa di tale branca del diritto canonico che, come indica il titolo, si occupa non solo dei rapporti tra la Chiesa cattolica e gli Stati, bensì delle relazioni tra la Chiesa e la comunità politica nella sua globalità. Il traguardo consiste nel tutelare l'autonomia della Chiesa nell'ambito spirituale (al pari del riconoscimento dell'autonomia delle autorità pubbliche nell'ambito temporale), nonché nella promozione di una sana cooperatio con la comunità politica (cost. Gaudium et spes, n. 76). Sotto il profilo dei diritti umani, la disciplina privilegia sia la libertà religiosa delle persone che la libertà religiosa istituzionale, ossia l'autonomia del Popolo di Dio (dichiar. Dignitatis humanae). Come indica il sottotitolo, il manuale si divide in due parti. In primo luogo una "storia delle dottrine Chiesa-Stato" e della relativa applicazione, dall'impero romano fino ad oggi, compresa una sintesi del magistero cattolico e, in particolare, dei documenti di Vaticano II in materia. La seconda parte, più tecnica, di "profili giuridici attuali" illustra i principi giuridici che reggono la disciplina, i principali sistemi di rapporti tra Stato e chiese, i diritti nativi della Chiesa cattolica (rapportata anche alla giurisprudenza europea sull'autonomia dei gruppi religiosi), lo statuto della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano nel diritto internazionale, senza perdere di vista le classiche tematiche quali la diplomazia pontificia, gli accordi concordatari e trattati multilaterali.
Nuova edizione riveduta e aggiornata del Prontuario del compianto Francesco D'Ostilio, pubblicato nel 1995 e per tanti anni sicura fonte di studio per gli studenti di diritto canonico. Seguendo un rigoroso ordine logico-induttivo, propone lo studio sistematico dei sette libri che compongono il Codice di Diritto Canonico promulgato nel 1983 attraverso tavole schematiche che lo rendono accessibile a studiosi e operatori del diritto ecclesiastico. La redazione delle tavole è finalizzata ad accompagnare il lettore nello spirito teologico e pastorale alla base dei singoli canoni del Codice attraverso una sintetica analisi che ne mette in evidenza le specifiche peculiarità. Inoltre, attraverso i tanti richiami intertestuali, ciascun istituto giuridico è ricompreso alla luce dell'intero corpo normativo, garantendo un'uniforme visione d'insieme. La necessità di riallineare il Prontuario con la vigente normativa della Chiesa ha suggerito di procedere a un aggiornamento, a sette anni dalla prima revisione operata nel 2011, per adeguare il testo alle novità apportate al Codice da papa Benedetto XVi e da papa Francesco.
Chiedere e dare consiglio, nella Chiesa, sono attività strutturali che corrispondono alla sua più profonda natura comunitaria: l'essere insieme 'sotto' la stessa Parola e la stessa Grazia di Dio. Le funzioni ecclesiali di governo sono personali ma non soggettive: nessuno dispone in proprio del Deposito della Fede e degli strumenti della Grazia. La vera corresponsabilità ecclesiale non si realizza nelle decisioni prese ma nel percorso che le ha generate. Anche nella Chiesa guidata dallo Spirito è il modo di giungere alle decisioni che ne garantisce la qualità.
Il lavoro prende in esame alcuni aspetti relativi alla disciplina penalistica nella vita della Chiesa, in primis, quegli elementi che giustificano la presenza di un diritto penale canonico, quindi tutto il sistema sanzionatorio; si rileva a tal proposito come la Chiesa, quale società costituita da organi gerarchici, nonché chiamata a confrontarsi con il peccato e la violazione delle norme che lo riguardano, necessiti di uno strumento di coazione volto a garantire il raggiungimento del proprio fine: la salus aeterna animarum. Viene poi trattato l'istituto della pena, partendo dalla sua origine storica, dalla sua nozione unanimemente accettata e analizzando in profondità le sue fattispecie cercando di comprenderne la natura e la finalità.
"Il volume Lineamenti di diritto canonico è nato nella scuola e si è venuto arricchendo, nei suoi contenuti, nel continuo dialogo tra docenti e allievi. È da questo contesto che si sono sviluppate le riflessioni di natura antropologica del primo capitolo e quelle teologiche del capitolo secondo. Anche i temi della parte speciale sono maturati nel fecondo ambiente della scuola." (dalla Presentazione)
Il contenuto del principio del "Bonum coniugum" fa parte delle più importanti questioni ermeneutiche che richiedono un'analisi approfondita. La scelta del tema da parte dell'autore costituisce un esempio di come affrontare tale sfida. Il contesto diretto di questa elaborazione è costituito dalle allocuzioni di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI al mondo della canonistica, nelle quali esortano a tradurre in modo adeguato le idee personalistiche del matrimonio del Concilio Vaticano II nella pratica delle leggi applicate. Questo studio presenta un valore cognitivo come pure applicativo. Per quanto riguarda la parte cognitiva, l'autore arriva all'identificazione dell'elemento "ad validitatem", oggetto del nostro interesse, nella giurisprudenza della Rota Romana - a proposito delle norme codiciali riguardanti l'incapacità consensuale (can. 1095, nn. 2-3 CIC) e la simulazione del consenso matrimoniale (can. 1101, 2 CIC). In modo particolare viene esaminata la prassi del tribunale apostolico di affiancare il nuovo elemento essenziale ai tre beni indicati da sant'Agostino. La parte centrale della ricerca si conclude con un'elencazione dei diversi approcci all'"elementum boni coniugum" nella giurisprudenza. Il valore applicativo della presente monografia consiste nell'accento posto sulla necessità dell'unità ermeneutica nella giurisprudenza ecclesiastica, specialmente attraverso la correzione dell'uso non corretto delle norme sopra citate nelle sentenze dei tribunali di gradi inferiori.