Che cosa significa punire? Quali comportamenti meritano di essere affidati alla sfera del penale in uno Stato di diritto? È pensabile abolire il carcere? In un tempo in cui le destre al governo ampliano il catalogo dei reati fino a criminalizzare povertà, dissenso e migrazione, MicroMega dedica un volume monografico a uno dei grandi rimossi del nostro presente: il carcere, interrogando con rigore l'idea stessa di pena e il suo senso all'interno delle società democratiche contemporanee. Con interventi fra gli altri di: Gherardo Colombo, Paola di Nicola Travaglini, Andrea Pugiotto, Giorgia Serughetti, Stefano Anastasia, Valeria Verdolini, Luigi Ferrajoli, Lucia Castellano, Luigi Manconi, Ilaria Cucchi, Silvia Albano.
Padre Luca Arzenton, autore dei seguitissimi canali social della Koinonia Giovanni Battista - Oasi di Biella, presenta i suoi commenti al Vangelo di Marco. Dopo una breve introduzione sulla nascita del suo servizio di evangelizzazione online, che coinvolge oggi circa ottantamila followers in diversi social network, il libro raccoglie le omelie di padre Luca sul più antico dei quattro vangeli. Con uno stile che riscopre la profondità teologica del testo biblico mediante gli strumenti della moderna predicazione digitale, "Segui Gesù" offre un percorso unico di comprensione e attualizzazione della Parola di Dio. L’opera è il primo di una serie di quattro volumi - uno per ogni vangelo - che usciranno tra il 2026 e il 2027.
Don Gabriele Vecchione presenta Dall’altra parte della notte di Massimo Stefanini. Gli inizi di un amore, i primi incontri, il matrimonio, due figli stupendi… La famiglia felice di un bel romanzo. Finché una forma acuta di depressione colpisce Cristina, la moglie di Massimo, e da quel momento la storia diventa una lotta nel buio contro un nemico invisibile. Solo la fede, lumicino notturno, brilla ancora in un cielo senza luce, e la speranza che forse, dall’altra parte della notte, Qualcuno stia già scrivendo pagine nuove a quel romanzo apparentemente incompiuto.
1772. Bagnara Calabra è un pugno di terra rubato alla montagna, stretto tra rocce e mare. Scuro, compatto, chiuso. Ma è così, ed è la casa della famiglia Florio. Niente è facile, per loro, ogni cosa deve essere difesa con fatica e determinazione: dalla forgia di Vincenzo, uomo duro come il ferro che lavora, all'amore che Rosa, sua moglie, ha per i tanti figli che ha avuto e per i tanti che ha perso. Una vita fondata sull'orgoglio del proprio nome, sulla certezza che il presente è, insieme, un'eco del passato e la promessa del futuro. Almeno finché non arriva il destino a spezzare quei fili che sembravano così saldamente intrecciati: prima la fuga di un figlio, ribelle e sognatore, e la sua scoperta che la libertà è esaltante, ma si paga a caro prezzo; poi la natura, più matrigna che madre, che in pochi istanti sgretola case, uomini e speranze; e infine un sogno nuovo, lontano da Bagnara, in un'isola dove ci sono soldi e potere… Perché, nel 1799, quando Paolo e Ignazio Florio arrivano a Palermo, non sanno quale sarà il loro destino, ma sanno cosa sono stati. Hanno lottato contro un padre che li voleva schiavi, contro la disperazione di chi ha perso tutto, contro le ombre delle persone amate e perdute. Una consapevolezza che segna l'intera storia dei Florio, dall'inizio alla fine. E questo è l'inizio. Questa è l'alba dei Leoni di Sicilia.
Con quali occhi guardavano Gesù i primi discepoli che erano tutti ebrei? Perché vedevano compiersi in lui le parole della Torà e dei Profeti? Questo libro di narrativa dà voce a un personaggio silenzioso del Nuovo Testamento, lo scriba del Tempio di Gerusalemme che seguì il Rabbì di Nàzaret e lasciò una piccola traccia nel Vangelo di Matteo. Il suo sguardo di custode della tradizione di Israele riporta il lettore alla radice ebraica della fede cristiana, al fondamento che non si può ignorare senza tradire l'Incarnazione stessa. In questo viaggio emozionante, basato sui testi biblici e rabbinici, molti episodi contenuti nei Vangeli ricevono una luce del tutto particolare per non dire sorprendente: dalla questione del Messia a quella della salvezza attraverso la Legge e del rapporto (spesso frainteso) con i farisei e la loro tradizione, fino alla sfida inaudita posta dal Figlio di Dio. L'opera offre uno sguardo originale e documentato sulle origini ebraiche del cristianesimo, per una lettura ebraica dei Vangeli e un contributo al dialogo interreligioso.
Il sentimento religioso dà vita ad una particolare esperienza dell'uomo di natura spirituale basata sulla fede o sulla comune credenza in un determinato patrimonio di valori dogmatici e dottrinali. Al di là delle sue specifiche estrinsecazioni personali, che possono assumere forma individuale o collettiva, la religiosità umana esprime una speciale "percezione" dell'Essere Supremo e delle realtà soprannaturali, e si proietta in maniera "pluridimensionale" sull'intera esistenza della persona umana, permeandone con la sua "forza vitale" (potenzialmente) ogni dinamica o vicenda temporale. Prova significativa della proteiforme manifestazione e "pervasività" dello spirito religioso è offerta dall'universo giuridico, nel quale le prime ed iniziali manifestazioni formali e materiali del diritto presentavano connotazioni di natura essenzialmente religiosa, ed erano circondate da un alone di "sacralità" che conferiva loro una rituale "solennità", insieme ad una particolare "autorità". Tanto che gli originari sistemi di relazione fra Stato e istituzioni religiose si basavano propriamente - sia pure con tonalità diverse - su una caratteristica fusione o sovrapposizione fra elemento civile e momento religioso, fra norma giuridica e precetto religioso, fra autorità politiche e soggetti confessionali. Il ruolo centrale riconosciuto alla «religione» nel quadro dell'evoluzione complessiva della civiltà umana sembra essere venuto meno nel momento in cui i principi del Cristianesimo - i quali hanno definitivamente distinto, sul piano istituzionale, fra «politica» e «religione», e, dunque, fra sfera temporale e dimensione spirituale - sono giunti ad un particolare punto di maturazione storica. Tale fenomeno sembra essersi verificato esattamente quando il pensiero cristiano si è in parte riversato in alcuni singolari movimenti di pensiero, di carattere umanistico, che hanno attraversato il cuore della storia europea dal Rinascimento in poi. L'affermazione di queste correnti ideali, le quali, insieme all'apporto di altri diversi fattori, hanno sostanzialmente contribuito alla formazione del "codice genetico" della civiltà "occidentale", è stata parallelamente accompagnata dal tentativo culturale di separare l'esperienza religiosa dalla vita dell'uomo. Tuttavia, nonostante il diffuso radicamento "intellettuale" di questa tendenza laicista, l'obiettivo di emarginare lo spirito religioso dal tessuto sociale non è stato completamente raggiunto. Anzi, ad un certo punto della sua parabola evolutiva, l'orientamento culturale teso a "marginalizzare" il fenomeno religioso dal punto di vista sociale è entrato in crisi per diverse ragioni, fra le quali principalmente quella di non sono essere stato in grado di offrire all'uomo dei solidi supporti assiologici di carattere "alternativo": ossia dei consistenti "criteri ultimi" di riferimento, capaci di sostituire validamente, nella comune "ricerca di senso" della vita e del mondo, gli ideali e i valori assoluti dello spirito espressi in modo rilevante dal patrimonio di fede delle diverse credenze religiose.
"Esperienza e natura" costituisce il momento culminante dell’elaborazione filosofica di John Dewey. Pubblicato nel 1925, e poi in edizione in parte rivista nel 1929, il testo offre una visione sistematica del naturalismo pragmatista deweyano, ridefinendo in profondità le categorie con cui la tradizione moderna ha pensato il rapporto tra soggetto e oggetto, mente e mondo, teoria e pratica. La centralità di cui oggi il pensiero di Dewey è tornato a godere è dovuta alla sua capacità di oltrepassare le alternative che hanno dominato a lungo la cultura occidentale. Il suo naturalismo evita tanto derive riduzioniste quanto posizioni dualistiche: l’esperienza non è né un ambito puramente soggettivo né un epifenomeno della materia, ma la dimensione in cui si articola radicalmente la continuità tra natura e cultura nell’essere umano. E, parallelamente, la mente non è sostanza isolata, ma un insieme operativo di funzioni che emergono dalla transazione dell’organismo con l’ambiente tanto naturale quanto sociale. Ne deriva una concezione dell’esperienza irriducibile agli schemi moderni: anziché rappresentazione di una realtà esterna, essa è partecipazione attiva ai processi in «situazione». Questa impostazione anticipa questioni oggi centrali nella filosofia che dialoga con le scienze cognitive e sociali secondo paradigmi innovativi. Il valore di "Esperienza e natura" risiede nella capacità di riconfigurare le relazioni fondamentali del pensiero: tra natura e significato, tra necessità e contingenza, tra stabilità e trasformazione, con implicazioni decisive per l’epistemologia, l’estetica, l’etica, e la filosofia sociale.
Educare a una pace disarmata e disarmante invita a riscoprire la centralità di Cristo "nostra pace" in ogni annuncio e impegno per promuovere la riconciliazione e la concordia, e si inserisce nel solco della Dottrina sociale della Chiesa, con un’analisi attenta della situazione attuale segnata da numerosi conflitti; dall’"inutile strage" di persone, per lo più civili e bambini; da una mentalità che rincorre la strategia della deterrenza degli armamenti, che può cambiare l’economia e la cultura dei nostri Paesi; da una violenza diffusa che rischia di diventare una cultura che affascina soprattutto i più giovani. Per questo, è necessario un rinnovato annuncio di pace al quale la presente Nota può offrire un contributo.
Un libro-gioco pensato per provare a vedere com’è navigare nella rete. Quattro storie brevi che partono da situazioni super quotidiane - un compito, una partita online, lo spogliatoio, i racconti in classe - e si trasformano in bivi da scegliere, faccio così o cosà?, che conducono a finali diversi. Si può provare, giocare, sbagliare, tornare indietro e riprovare. Quando la rete entra nella vita quotidiana dei ragazzi cominciano tante preoccupazioni nuove per i genitori; questo libro permette loro di sperimentare in sicurezza emozioni, rischi e conseguenze delle scelte digitali, scoprendo che non esiste solo ciò che è giusto o sbagliato, ma una catena di effetti possibili. Un’occasione per stimolare dialogo e consapevolezza anche con insegnanti e genitori. Età di lettura: da 8 anni.
"Il birraio di Preston", del 1995, è considerato da molti il capolavoro di Andrea Camilleri. Lo spunto del romanzo nasce da un episodio realmente accaduto, riportato nell’Inchiesta sulle condizioni della Sicilia del 1875-76: un succedersi di intrighi, delitti e tumulti seguiti alla incomprensibile, ostinata determinazione del prefetto di Caltanissetta di inaugurare il teatro regio con una sconosciuta opera lirica, "Il birraio di Preston", melodramma di Luigi Ricci. Siamo nel 1874 e la recente Unità d’Italia è messa a dura prova da questa scelta «settentrionale» alla quale la popolazione oppone Vincenzo Bellini. In breve si scatenano disordini che culminano con l’incendio del teatro. I fatti, le versioni, gli imbrogli, gli equivoci si inseguono e in paese si incrociano più verità mentre ognuno dei protagonisti - ufficiali piemontesi, congiurati mazziniani, uomini di rispetto, e una girandola di personaggi minori - interviene a modo suo. Un romanzo di potente forza comica e sapienza narrativa che attinge alla Storia come punto di partenza; ha detto Camilleri: «Io non ho una possibilità di invenzione che non abbia riferimento reale; ho sempre bisogno di un punto di partenza, qualcosa che è già successo». E la Storia qui si presenta con la smorfia violenta e assurda della farsa. Nota di Marco Malvaldi.
«Lei non ha mai scritto niente di simile» disse una volta Paul Morand a Simenon, dopo aver letto "La vecchi"a. Il romanzo è quello che, a teatro, si definirebbe un 'huis clos': una vicenda la cui azione si svolge quasi interamente in uno spazio chiuso. La scena è un appartamento dell'Île Saint-Louis, a Parigi, dove quattro donne si osservano, si spiano, pronte in ogni momento a umiliare e a colpire. Sophie Émel, la proprietaria - celebre paracadutista che conduce un'esistenza molto dissipata e molto alcolica, e condivide la propria stanza da letto con giovani donne più o meno sbandate -, ha accettato, per una sorta di svagata curiosità, di ospitare la nonna, che non vede da tempo: una temibile ottantenne che si era barricata nella sua casa destinata alla demolizione, minacciando di buttarsi dalla finestra. Tra la giovane e la vecchia si innesca un complicato gioco al massacro, fatto di reciproci sospetti e sottili crudeltà, che finisce per coinvolgere anche l'ultima amichetta di Sophie e l'occhiuta domestica. In un'atmosfera ogni giorno più claustrofobica e inquietante, Simenon compone, in modo magistrale, un crescendo che sfocerà, inesorabilmente, nel la violenza.
Due magistrati, con una lunga esperienza professionale, spiegano le ragioni del no e la posta in gioco in questo referendum. I sostenitori del sì faranno leva su questioni molto sentite dalla generalità dei cittadini: la lunghezza dei processi, i veri o presunti errori giudiziari, le responsabilità dei magistrati, i motivi del conflitto tra politica e magistratura. In realtà, la revisione costituzionale si occupa assai poco della giustizia italiana e punta a ridefinire, a tutto vantaggio del governo, l’equilibrio tra i poteri dello Stato rendendo la magistratura più debole. Se la riforma andrà in porto, l’attuale maggioranza di governo si sentirà incoraggiata a procedere con il premierato sulla via di una modifica in senso autoritario dello Stato.