Certo, in tv «Striscia lo striscione» resta il suo marchio di fabbrica, ma da anni - oltre alla rubrica cult del lunedì sera - Cristiano Militello cura anche la sua gemella naturale: «Striscia il cartellone». Una travolgente gallery di scritte folgoranti, cartelli assurdi, avvisi strampalati, insegne buffe, cognomi improbabili. Non solo. Tutti i giorni, dalle 7 alle 9, l'artista dà la sveglia agli italiani ai microfoni di radio R101 con «La banda di R101». Così, quotidianamente - poco dopo le 8 - fa vivere i «Cartelli d'Italia» anche in radio. Tutto ciò è possibile grazie all'entusiastico apporto delle migliaia di «reporter per caso» che continuano a spedirgli le loro incredibili perle. Essendo dunque un libro fatto «in cooperativa» - e sperando di fare cosa gradita ai suoi «soci» - Militello devolverà i proventi della vendita alla Fondazione Together To Go (TOG) che cura gratuitamente cento bambini con patologie neurologiche complesse.
Se puede quemar un papel con ayuda del sol y una lupa. Esta concentra los rayos solares en un punto minúsculo pero de gran intensidad, de modo que la temperatura sube hasta hacer arder el papel. De modo análogo, la adoración "concentra" todas las referencias al Creador (fe, alabanza, gratitud, amor...), en un acto único de muy elevada temperatura espiritual, permitiendo al Espíritu Santo llegar a la médula del alma e incendiarla con el fuego del amor a Dios.
Y, más importante aún, la adoración es el pórtico de acceso a la intimidad con Dios. Los pasos más elevados de la vida espiritual se apoyan en la adoración, porque se sobrescriben en el Amor recibido de Dios que se aprehende en todo su esplendor solo cuando se capta la grandeza de Dios y la pequeñez de la criatura. Es decir, cuando se comienza a adorar.
Manuel Ordeig es sacerdote. Ingeniero Agrónomo y Profesor de Teología Dogmática. Ordenado en 1973. Autor de diversos libros de espiritualidad, en los que ha volcado su abundante experiencia espiritual y pastoral.
Este libro quiere ser una invitación a tener la valentía de interrogar a la fe y de interrogarse sobre la fe. Partiendo del famoso pasaje del loco que está buscando a Dios en La gaya ciencia de Nietzsche, el autor plantea la cuestión de Dios con "la fuerza del quizá", como un desafío tanto para los que creen que no creen como para los que creen que creen. Estas páginas no tratan de dar respuestas preconcebidas. Pretenden ser un camino de iniciación al doble misterio de Dios y del hombre a partir del "quizá".
Como guía para este camino se nos presenta la figura de Moisés, particularmente actual, porque representa al hombre que discute con Dios, que duda, que refuta, pero que después descubre que su bien está en Dios. Como él, cada cual está llamado a encontrar a Dios a partir de algunas experiencias fundamentales: la del deseo, el pensamiento y, sobre, todo el amor. No hay mandamiento mayor que este: amar a Dios con todo el corazón (deseo), toda la mente (pensamiento) y todas las fuerzas (amor). Solo así es posible ir "más allá de la muerte de Dios" y del hombre.
Robert Cheaib es profesor de Teología en varias universidades, entre ellas la Universidad Pontificia Gregoriana y la Universidad Católica del Sacro Cuore. Desarrolla una intensa actividad como conferenciante de diversos temas: la vida de pareja, el ateísmo, la oración, la relación entre la fe y la cultura. Es autor de cerca de una decena de libros y dirige el sitio web www.theologhia.com.
L'opera, forse la più completa ed emblematica di Franz Kafka, narra la drammatica storia di K., accusato ingiustamente e condannato a morte. L'uomo non ha vie d'uscite, non ha scampo, nonostante egli si batta per dimostrare la propria innocenza. Ma se un potere irrazionale, perfino illegale, procede inesorabilmente verso la sua condanna, una parte oscura dello stesso K. giustifica, a dispetto della propria buona coscienza, questa colpa inesistente eppur realissima nella psicologia del giovane e valente impiegato di banca. La resa del protagonista è già nelle premesse, in quel suo difendersi senza passioni e senza speranza, senza momenti di autentica fiducia in se stesso e nella giustizia umana; la sua lotta rassegnata, marchiata da un indistruttibile senso di colpa, anticipa già l'assurda conclusione della vicenda. Introduzione di Casini Leonardo.
Il male costituisce senza dubbio uno degli aspetti più sconcertanti e assurdi dell'esistenza. Esso coinvolge l'essere umano nella sua globalità, dall'ambito dei sentimenti al corpo, dalla sfera morale e religiosa a quella politica, dai rapporti col prossimo a quelli con l'ambiente. Ma se Dio, sommo Bene, ha creato ogni cosa, perché tanta malvagità? La risposta risiede nel peccato di Satana, che di sua libera iniziativa si ribellò a Dio sovvertendo l'ordine della creazione e diffondendo il caos nell'universo. Ma esiste davvero Satana e chi è esattamente? Qual è la sua natura e quali i suoi poteri? Renzo Lavatori affronta questi quesiti con puntualità e rigore, analizzando le fonti antiche e moderne e offrendo ai lettori una panoramica esaustiva sulle posizioni dei teologi contemporanei. Dall'incontro tra demonologia e antropologia scaturisce una comprensione della figura satanica che, paradossalmente, getta luce sulla complessità dell'essere umano. Attraverso lo studio di Satana si conferma la visione positiva dell'uomo, al centro della quale emerge l'opera del Cristo, il Verbo incarnato, morto e risorto, che mostra come il bene prevalga sul male, la vita sulla morte e il mysterium amoris sul mysterium iniquitatis.
Il presente studio intraprende una lettura narrativa dei racconti del primo libro dei Re riguardanti il regno di Acab (1Re 16,29-22,40). In particolare, viene trattata la peculiare caratterizzazione di questo personaggio. La narrazione biblica, infatti, si sofferma ampiamente su questo sovrano, rivelandone tutta la complessità e drammaticità. Egli è ritratto dalla Bibbia come un re peggiore degli altri sovrani che lo hanno preceduto sul traballante trono d'Israele. La poliedrica figura di Acab è indagata nelle sue molteplici sfaccettature, considerando la particolare attenzione del narratore all'interiorità e alle dinamiche affettive del figlio di Omri. La disamina delle vicende che coinvolgono il re d'Israele apre una finestra sulla problematica legata alla rappresentazione narrativa dei personaggi cattivi in azione, parole e sentimenti. Il testo passa a considerare la tipologia del cattivo nella Bibbia, arricchendo l'indagine su Acab del confronto con gli altri opponenti presenti nel macroracconto, nelle narrazioni delle origini e nella saga dei re d'Israele e di Giuda. Nella narrazione biblica può essere rappresentata ogni cosa, anche i personaggi cattivi, perché Dio si mostra capace di attraversare tutto, incluso il male commesso dagli uomini.
Le esigenze di garanzia e del pluralismo costituiscono la base di ogni riflessione giuspubblicistica. Il diritto pubblico trova infatti la sua ragione più profonda nella funzione di "limitazione del potere" e lo studio dei princìpi di legittimazione del potere e delle forme di estrinsecazione dello stesso deve essere indirizzato alla costruzione di un reticolo di garanzie volte alla tutela delle libertà e dell'autonomia dei singoli. In ogni visione del diritto (così come in ogni visione del mondo) è sempre ravvisabile un nucleo di valori e principi nei quali il giurista si riconosce. I valori a cui è ispirato questo manuale sono quelli della tutela dell'individuo e dei principi democratici e del pluralismo.
«Penso a quei preti, a quelle suore, a quei fratelli che lavorano nelle periferie o nel centro delle città. A quelle persone consacrate che non hanno pretese, che non fanno rumore, ma che lavorano senza preoccuparsi. A coloro che fanno la teologia della vita consacrata vivendola, pregandola. Sono persone che hanno un'umiltà essenziale: sono lavoratori e prendono molto seriamente la loro vita di consacrazione nell'insegnamento, nelle parrocchie, negli ospedali, nelle missioni o ovunque si trovino lavorando al servizio degli altri. Sono davvero persone che danno tutto a piene mani».
A dispetto dell'immagine che la vuole strettamente legata a una dimensione urbana, l'Italia è disseminata di «territori del margine»: dal complesso sistema delle valli e delle montagne alpine ai variegati territori della dorsale appenninica, e via via scendendo per la penisola, fino a incontrare tutte quelle zone che il meridionalismo classico aveva indicato come «l'osso» da contrapporre alla «polpa», e a giungere alle aree arroccate delle due grandi isole mediterranee. Sono gli spazi in cui l'insediamento umano ha conosciuto vecchie e nuove contrazioni; dove il patrimonio abitativo è affetto da crescenti fenomeni di abbandono; dove l'esercizio della cittadinanza si mostra più difficile; dove più si concentrano le diseguaglianze, i disagi. Sommandole tutte, queste aree - «interne», «fragili», «in contrazione», «del margine» -, ammontano a quasi un quarto della popolazione totale, e a più dei due terzi del l'intero territorio italiano. Abbastanza per farne l'oggetto di una grande «questione nazionale». Se non fosse che hanno prevalso altre rappresentazioni: il Sud in perenne «ritardo di sviluppo»; il «triangolo industriale» della modernizzazione fordista; la «terza Italia» dei distretti.