«Il rapporto tra fede e politica è uno dei grandi temi da sempre al centro dell'attenzione di Joseph Ratzinger/Benedetto XVI e attraversa l'intero suo cammino intellettuale e umano. E così, con un salto di trent'anni, egli ci accompagna alla comprensione del nostro presente, a testimonianza dell'immutata freschezza e vitalità del suo pensiero. Oggi infatti, più che mai, si ripropone la medesima tentazione del rifiuto di ogni dipendenza dall'amore che non sia l'amore dell'uomo per il proprio ego, per "l'io e le sue voglie". Sono particolarmente lieto di potere introdurre questo secondo volume dei testi scelti di Joseph Ratzinger sul tema "fede e politica". Insieme alla sua poderosa Opera omnia, essi possono aiutare non solo tutti noi a comprendere il nostro presente e a trovare un solido orientamento per il futuro, ma anche essere vera e propria fonte d'ispirazione per un'azione politica che, ponendo la famiglia, la solidarietà e l'equità al centro della sua attenzione e della sua programmazione, veramente guardi al futuro con lungimiranza.» (Papa Francesco)
Strumento pensato per lavorare fedelmente sul Catechismo "Sarete miei testimoni". Offre la seconda parte di un itinerario articolato e organico per accompagnare il cammino dei ragazzi verso la Cresima. Contiene indicazioni didattiche e suggerimenti di tecniche e varie attività. Nuova edizione rivista.
Croce Prima Comunione in legno con laccio bianco cm 9,5 x 6
Prima delle due guide che accompagnano il cammino biennale di "Sarete miei testimoni" alla scoperta del progetto di salvezza di Dio da accogliere e vivere, celebrandolo nella Cresima. Il sussidio fornisce ai catechisti un aiuto perché la loro missione sia fedele al Catechismo, ai destinatari e a un metodo pedagogicamente efficace e catechisticamente corretto. Presenta perciò una "mappa" dell'incontro che a partire dalle pagine del Catechismo sempre riportate, consente al catechista di muoversi secondo un itinerario che tiene conto di tutte le componenti dell'atto catechistico.
La Bibbia è anche un libro politico, invocato nel corso dei secoli per liberare o per opprimere, per legittimare la schiavitù o per abolirla, per accogliere o respingere. Rafael Aguirre, biblista di fama internazionale, si concentra su cinque scenari decisivi per studiare quale uso - o abuso - si è fatto dei testi biblici in tempi e luoghi di grandi cesure per il mondo moderno: gli Stati Uniti dai padri fondatori a Trump, lo stato di Israele e la guerra a Gaza, l'apartheid sudafricano, l'America Latina fra teologia della liberazione e teologia della prosperità, il Regno Unito da Margaret Thatcher alla parabola del buon samaritano, tanto cara al laburista Jeremy Corbyn. Un'indagine teologica lucida e attualissima sulla Bibbia come strumento politico, in costante equilibrio tra la verità della Parola e la tentazione del potere.
La Novena di Natale del 2026 di EDB si caratterizza per un messaggio forte e inedito che invita alla pace e alla convivenza. Nata a Gerusalemme, sotto i bombardamenti del conflitto in corso in Medioriente, è pensata per i fedeli che appartengono alla Chiesa di rito latino che usano l'ebraico come lingua pastorale e liturgica, una comunità parte integrante del Patriarcato Latino di Gerusalemme della chiesa con quello della sinagoga. Lo schema è quello classico della novena - Canto; Rito di accensione della luce; Lettura biblica; Riflessione personale; Intenzioni di preghiera; Orazione conclusiva; Canto - che lo rende adatto e utilizzabile per comunità parrocchiali, gruppi e per tutte le celebrazioni comunitarie.
La ricchezza del lessico della lingua italiana è inesauribile e continua a stupire perfino i parlanti nativi. E altrettanto stupore susciteranno le tante piccole e grandi scoperte che l'autore dissemina nelle pagine di questo libro. Nella prima parte sono trattati temi generali che riguardano la costituzione stessa del lessico italiano: un processo avvenuto per gradi, a partire dalle voci del patrimonio latino con successivi recuperi classici, importazioni da altre lingue, ma anche, e soprattutto, nuove formazioni interne. La seconda parte è organizzata in capitoli più brevi, che illustrano la storia e l'uso di singole parole: in primo luogo voci tradizionali e dialettismi (come duomo, ciarlatano, presepio), poi forestierismi, ossia termini di origine straniera (geisha, cabaret), quindi neoformazioni e neologismi (geostoria, gialloverde) e infine parole rare (abiatico 'nipote di nonno'). Un esemplare esercizio metodologico, che coniuga gli strumenti raffinati della filologia e della lessicografia con una profonda conoscenza della storia.
Il volume propone una revisione terminologica e concettuale della consolidata denominazione "etica dell'intelligenza artificiale", cui sostituisce una formula plurale: "etiche per l'intelligenza artificiale". Tale formula implica un "albero" di approcci radicati nella filosofia morale e nell'antropologia filosofica che permette di uscire dal principialismo astratto e di rilanciare la riflessione sulle etiche applicate ai contesti in cui viene impiegata l'IA, come ad esempio educazione, medicina e aziende. Dopo il confronto con le principali teorie etiche e con le categorie morali in dialogo con l'IA, l'autore cerca di disinnescare l'idea della macchina come agente morale autonomo. Assumendo la forma di vita umana come forma di vita etica, infatti, sostiene che la responsabilità condivisa si estende dall'essere umano alle macchine, ma senza che queste ultime abbiano alcuna etica "in sé". In questo quadro presenta inoltre la tassonomia PAIA (Pervasività, Autonomia, Invisibilità, Adattività), che porta i rischi dell'IA da un piano meramente descrittivo a uno normativo e consente di elaborare un modello etico di ampio respiro (Large Ethics Model), tradotto in un intervento educativo critico rivolto a tutte le età. Lontano da tecnofobia e tecno-ottimismo, il libro adotta un atteggiamento realistico nei confronti della convivenza con l'IA, basato sul rispetto dell'autonomia umana nella vita individuale, sociale e lavorativa.
Questo volume presenta una proposta teologica di comprensione del rapporto salvifico che può unire ogni uomo - anche il non cristiano - a Dio, per la grazia di Cristo e della Chiesa (de Lubac) offerta a tutti nell'azione dello Spirito (GS 22). Un percorso storico e sistematico che integra il pensiero dei Padri con quello dei principali teologi del Novecento tra i quali Guardini, Daniélou, Rahner, Lonergan, Ratzinger e de Lubac.
In questo tempo, farsi sollecitare dall’azione miracolosa di Gesù nel Vangelo significa aprire una porta di speranza, lasciarsi raggiungere dalla possibilità di "fare nuove tutte le cose", vivere il paradosso dell’impossibilità, senza lasciarsi dominare dal visibile, ma spalancando una finestra sull’invisibile, necessaria al respiro della nostra esistenza. In fondo, è provare a cogliere l’invito a vivere il tempiterno, ovvero la non separazione tra il tempo e l’eternità, che è la profondità del presente. Tale comprensione del vivere si gioca sempre in una relazione: questo è il dato del Vangelo e della nostra vita. Essa ci fa andare oltre la coscienza dell’esserci come individui e ci conduce con decisione nel territorio dell’altro, permettendoci di riconsiderare seriamente il senso e il luogo della nostra libertà. Il nostro agire, svuotato dalla presunzione di potenza, ci apre all’esperienza evangelica del miracolo. Il nostro essere con gli altri, purificato dalla presunzione di vincere, ci fa essere un miracolo. Il nostro io, che si riconosce in un tu, vive l’esperienza del miracolo.
Da studioso di storia ecclesiastica, Ernesto Buonaiuti sa di non poter prescindere da «una conoscenza solida di quei principi» che costituiscono «la trama scientifica delle discipline storiche». Il corso da lui tenuto al Seminario Romano nel 1904-1905, finora inedito, muove da due ambiziose domande: la storia è scienza? E, se lo è, quali sono le leggi capaci di condurre a un'interpretazione oggettiva dei fatti? Si delineano così i fondamenti per una metodologia della ricerca storica: la raccolta delle fonti, l'analisi critica per stabilire se abbiano valore di testimonianze e in quale misura corrispondano alla realtà, l'ordinamento del materiale per comprendere gli avvenimenti e le loro relazioni. Affrontando la fatica di accostare, all'inizio del Novecento, storia e scienza, Buonaiuti conclude che la storia, benché non immune dal dubbio, «non ha nulla da invidiare per grado di certezza» alle scienze empiriche.