Ildegarda ci mostra un Universo vivente dinamico di forma ovale, composto dai quattro elementi in cui le forze morali mantengono un legame intrinseco con quelle naturali e insieme plasmano il mondo in cui l’anima deve orientarsi per trovare le vie della salvezza. Ciò avverrà - secondo la dottrina cristiana sostenuta dalla santa mistica - alla fine dei tempi, quando verrà creato un nuovo ordine universale al quale parteciperanno le anime beate. Nelle pagine di questo libro, l’autore - sacerdote, esperto in Angelologia e studioso di Santa Ildegarda, autore della collana a lei dedicata - propone un aspetto particolarmente interessante e inedito che riguarda l’astronomia di Ildegarda. Un viaggio interessantissimo tra le visioni, le intuizioni e gli studi sulla natura della monaca di Bingen, esplorando l’Universo di Ildegarda, gli astri, il Sole, la Luna e le sue fasi collegate al concepimento e alla tipologia femminile e maschile, mettendo in luce la stretta relazione tra l’Universo e l’uomo e il suo stretto legame con Dio Creatore. Nulla è stato creato per caso.
Che cosa c’è di più effimero e sfuggente, di più incisivo e duraturo di uno sguardo? Molto diverso è il modo di guardare di una persona nei vari stadi della propria vita e secondo la propria identità culturale e religiosa. Il percorso che l’Autrice ha inteso suggerire può risultare sicuramente ardito, perché non sempre riusciamo a cogliere l’importanza di un battito di ciglia: sembra tutto così naturale, scontato e spontaneo, quando, al contrario, niente e mai può lasciarci del tutto indifferenti o come eravamo prima. La storia di Edith Stein si presta a dimostrare come possiamo diventare una pellicola così sensibile da mutare la stessa postura esistenziale, perché da come e cosa si guarda dipendono i flussi di vita, che si scoprono, si assumono, e da cui ci si lascia interrogare o trasformare.
Un'indagine originale dell'insegnamento eucaristico di Giovanni della Croce (1542-1592) che illumina la nostra esperienza eucaristica. Con un'antologia di scritti del Santo Dottore Mistico.
Una riflessione approfondita e sistematica sul diaconato permanente, ministero restaurato dal Concilio Vaticano II ma ancora in fase di piena comprensione teologica ed ecclesiale. Il libro si articola in: i fondamenti biblici e storici, essenziali per comprendere la natura originaria del diaconato, l'identità sacramentale del diacono e le tre forme del suo ministero e l'ultima esamina la formazione e la spiritualità del diacono nel contesto ecclesiale attuale.
Attraverso un percorso che intreccia sapienza e ammirazione, l'autore ci guida alla scoperta di un dialogo fecondo tra due tradizioni millenarie, l'induismo e il cristianesimo. In un magistrale e appassionante esempio di "teologia in dialogo", esplora i grandi temi della spiritualità indiana - il sacrificio, l'infanzia spirituale, il risveglio, la bellezza, il desiderio e la separazione - mettendoli in relazione con il mistero cristiano. Invita così a riflettere su come l'incontro con l'induismo possa arricchire la comprensione della fede cristiana, stimolando un riconoscimento della "santità dell'altro" che non cerca di appiattire le differenze ma di valorizzare le singolarità di ciascuna tradizione. Ne emerge un cammino che conduce a una fecondità insospettabile.
Nell'ambito della giustizia, non diversamente che in altri settori, avanzano processi di digitalizzazione che promettono di eliminare errori, discrezionalità e incertezze propri della tradizionale decisione affidata ai giudici. Robotizzazione di alcune funzioni, risoluzione dei conflitti su piattaforme elettroniche, algoritmi ed estese possibilità di accesso: la digitalizzazione configura una rivoluzione non solo grafica ma anche antropologica, che rischia tuttavia di far scomparire dalle funzioni di giustizia il patrimonio simbolico che era parte del mondo giuridico. Con un'analisi che è al contempo giuridica e filosofica, il volume si confronta con questo immane cambiamento con occhi privi di pregiudizi, considerando possibili progressi e probabili regressioni della giustizia «predittiva» e degli algoritmi applicati a contratti e ad altri istituti. Questa riedizione italiana è arricchita da una Prefazione degli autori che tiene conto delle novità intervenute negli ultimi anni in ambito digitale e, specificamente, della diffusione dell'Intelligenza artificiale.
Nell’era della parola manipolata, tradita, dispersa, vuota, il racconto e la spiegazione del mondo ci possono ancora salvare? Il nostro è un tempo fragile, segnato da fratture profonde. Abbiamo smarrito l’equilibrio e siamo assediati da paure e confusione. Le parole non sembrano tanto aiutarci, anzi ci bersagliano dai media e dai social, sempre più ininfluenti rispetto alla gravità delle questioni «reali». In quest’epoca di comunicazione dirottata dalle oligarchie digitali, il linguaggio è ormai diventato un problema? Al contrario: è parte essenziale della soluzione. Ciò che serve è infatti un Omero dei nostri giorni che ci convinca che è giunto il momento di cambiare abitudini, di uscire da un sonno caotico e ipocrita. Attraverso storie, memorie e visioni che intrecciano Langhe e mondo globale, tradizione contadina e rivoluzione digitale, Oscar Farinetti e Piercarlo Grimaldi indagano la crisi antropologica del linguaggio e dei valori che lo abitano - dalla democrazia all’antifascismo - minacciati da superficialità, disuguaglianza e perdita di senso. Tuttavia, il loro non è un canto nostalgico: è una chiamata all’azione, perché salvare la parola significa salvare l’umano. Basta con l’afasia di fronte all’ingiustizia, basta con la trasformazione del dialogo in rissa, basta con la svalutazione della parola. Queste pagine disegnano un programma per recuperare il senso della comunità e la capacità di tessere narrazioni in grado di unire anziché dividere, di costruire anziché distruggere.
Siamo abituati a pensare che il Nuovo Testamento sia opera di pochi uomini illustri: Matteo, Marco, Luca, Giovanni e Paolo, ma la realtà storica è molto diversa. Nel mondo romano, scrivere un libro era un'impresa che dipendeva dal lavoro invisibile di una moltitudine di collaboratori anonimi di origine schiavile. Candida Moss ci conduce nel cuore delle officine scrittorie dell'antichità, mostrando come segretari e amanuensi abbiano fornito un contributo essenziale nella realizzazione dei primi manoscritti dei vangeli: erano loro a produrre la pergamena su cui venivano vergati i testi, a scrivere sotto dettatura e a rifinire le parole degli apostoli, essendo dotati di una cultura letteraria, giuridica e storico-culturale pari a quella dei loro padroni. Senza questi veri e propri coautori dimenticati, il messaggio di Gesù non avrebbe mai raggiunto i confini dell'Impero. Il volume, frutto di una ricerca rigorosa, approfondisce il ruolo degli schiavi nella diffusione del cristianesimo, nello sviluppo di concetti fondamentali della dottrina cristiana e nella stesura della Bibbia, ribaltando la nostra visione delle origini cristiane e restituendo il giusto posto nella storia a chi, pur in catene, ha contribuito a formare la civiltà occidentale.
Francesco d'Assisi, con i primi fratres, volle dar vita a una comunità itinerante, il cui orizzonte doveva essere il mondo intero, secondo la forma del Vangelo. Per questo rifiutò tutte le Regole già approvate dalla Chiesa, che prevedevano comunità stabili, fisse in un luogo, e nel 1223 riuscì a far approvare la "sua" Regola, la prima nella storia della Chiesa che consentiva ai frati di «andare tra i saraceni e gli altri infedeli». Nacque così una storia di predicazione di pace e fratellanza che ha toccato Parigi, ma anche Khambaliq (Pechino) e Tenochtitlán (Città del Messico). Basandosi sulle fonti e sulla storiografia più accreditata, il volume ripercorre la storia e le metamorfosi di questo messaggio che da oltre otto secoli si irradia da Assisi al mondo intero.
Il rapporto amoroso viene spesso romanticamente inteso come una fusione, una riduzione del due all’uno, una reciproca totale trasparenza. Ma questo, ci dicono Isabella Guanzini e Silvano Petrosino, non rende affatto giustizia alla vera essenza dell’intimità, che invece nasce dall’accogliere una presenza che è irriducibilmente indisponibile. L’altro deve restare altro, mai completamente posseduto. La logica del controllo è sorpassata dalla logica dell’amore, che con discrezione entra in contatto con il segreto dell’altro e il suo incantesimo. Si stabilisce così un felice intreccio di due misteri che si toccano e si cercano dandosi spazio e costruendo non un progetto di futuro pianificato e rassicurante, ma un aprirsi insieme all’avvenire, tempo dell’avvenimento che accade senza avvisare. Una riflessione a due voci sul rispetto reciproco e sull’amabilità del segreto dell’altro che custodiscono la perenne fecondità del rapporto autentico.