Riflessioni sul tema della missione, dell'evangelizazione e della "nuova evangelizazione". Evangelizzare significa portare una notizia nuova, gratuita, oltre le attese dell'uomo, e al tempo stesso talmente umana che quando la incontri fa impallidire ciò che prima cercavi. Scritto in occasione dell'imminente Sinodo dei vescovi (Città del Vaticano, 7-28 ottobre 2012) che avrà per titolo Nova evangelizatio ad christianam fidem tradendam ovvero "La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana".
Breve saggio di taglio divulgativo sulla struttura della fede e sulla comprensione della sua necessità: la fede è necessaria per capire il reale, altrimenti alcuni aspetti del reale ci sfuggono
Giunto sui crinali dell'era planetaria, può l'uomo affidarsi ai messaggi di salvezza che ancora gli giungono dalle grandi religioni del passato, compreso il cristianesimo?
L'Autore ripercorre gli scritti di Tillard evidenziando il contributo originale e efficace dato attraverso la sua riflessione teologica al progresso del dialogo teologico bilaterale fra la Chiesa cattolica e le altre Chiese e Comunità cristiane.
«Il vangelo della carità comporta il coraggio di assumere un nuovo stile, che implica il passaggio dall’indifferenza all’interessamento per l’altro e dal rifiuto alla sua accoglienza: gli altri non sono concorrenti da cui difenderci, ma fratelli e sorelle con cui essere solidali; sono da amare per se stessi; ci arricchiscono con la loro presenza. Desidero richiamare l’amore con cui le nostre Forze Armate soccorrono le vittime dei terremoti e delle alluvioni, come pure i profughi, mettendo a disposizione dei più deboli umanità, coraggio e competenza. Penso all’esercizio della carità in chi è impegnato a disinnescare mine, con personale rischio e pericolo, nelle zone che sono state teatro di guerra, come pure al militare che pattuglia città e territori affinché i fratelli non si uccidano fra di loro. Vi sono tanti uomini e donne in divisa pieni di fede in Gesù, che amano la verità, che vogliono promuovere la pace e si impegnano da veri discepoli di Cristo a servire la Patria favorendo la promozione dei fondamentali diritti umani dei popoli».
(dalle riflessioni conclusive di S.E. Mons.Vincenzo Pelvi).
Destinatari
Cappellani militari, sacerdoti.
Curatrice
Giuseppina Avolio, consacrata dell’Ordo virginum, è direttrice dell’Ufficio comunicazioni sociali dell’Ordinariato militare per l’Italia. Per le Edizioni San Paolo ha curato: Alle vergini consacrate (20092); Annuncio del Vangelo e mondo militare (2009); Nella Verità la Pace (2010); Parola di Dio e accompagnamento spirituale (2010); Si avvicina agli uomini chi sa andare verso Dio (2010); Annuncio del Vangelo e preghiera (2012)
Tutti credono in qualcosa, a qualcuno. Non è possibile vivere senza credere assolutamente a niente e a nessuno. Eppure sembra difficile, oggi, vivere e proporre il "credere" come gesto forte, oltre un superficiale ottimismo che non chiede nessuna vera adesione o cambiamento, e oltre un velato cinismo che lascia su tutto una nota di grigio che relativizza e protegge. La fede del credente come la fede del non credente si confrontano fra di loro e affrontano insieme questa nebbia, cercando una via che permetta la fede, la fiducia come assenso alla vita, al mondo, al senso. Questi due modi di credere possono essere diversi sotto molti aspetti ma accolgono e combattono la medesima sfida. Enzo Bianchi, priore del monastero di Bose, e Laura Boella, professore ordinario di filosofia morale, non si sottraggono al confronto e cercano di mostrare come, al di là delle differenze e delle diverse fedi, tutti possono e devono chiedersi quale fede, quale credito vogliono dare alla vita e all'amore
Il credente spera. Spera perché ha visto e ascoltato, perché ha sperimentato. Spera perché crede che ciò che ha visto in germe fiorirà, e la fioritura dipende in primo luogo da Dio. Spera perché su questa promessa si gioca la vita, rischia tutto. Sperare non è perciò per il credente l'ultima consolazione, la panacea contro ogni dramma della vita ma è invece il primo impegno, il rischio più radicale. Ma anche il non credente spera. Perché sperare è qualcosa che coinvolge la profondità più viscerale dell'uomo, il suo stesso livello biologico. Ogni vita spera. Per il semplice fatto di nutrirsi, di riprodursi, afferma la propria spinta a vivere, ad attraversare l'oggi verso un domani che vuole migliore, che cerca di costruire, e in questo mette in gioco tutta se stessa. Anche qui si gioca la vita
E che cosa si spera, se non si spera nell'amore? Forse per questo san Paolo dice, nella prima lettera ai Corinti: "Queste tre cose rimangono: la fede, la speranza e l'amore. Ma la più grande di tutte è l'amore". Eppure oggi la parola amore sembra spenta, stanca, usata in troppi contesti e ritrita in mille occasioni. Il gesto di amare, un gesto a cui ancora si anela e si vorrebbe credere, sembra perdersi in qualcosa di piccolo e individualistico, che non raggiunge davvero l'altro e non si fa raggiungere. Come la chiacchiera in un treno senza scompartimenti, dove tutti sono presenti ma non si riesce a parlare con nessuno; come le nostre parole interrotte da telefonate, messaggi, troppe altre parole. Tuttavia amare è possibile, anche oggi, almeno è possibile correrne il rischio. Per fare questo però si devono annodare i fili di una storia, costruire storia insieme agli altri, sulla stessa strada