Illetterato, sprovveduto, sognatore, Francesco d'Assisi è il «santo» per eccellenza. Ma è anche, nell'opinione comune, un personaggio fuori dalla storia, relegato nella sfera del misticismo e dell'utopia. Come mai, allora, la Chiesa decide di innalzarlo agli altari a soli due anni dalla morte, dopo un processo di canonizzazione tra i più brevi nella vicenda millenaria del cristianesimo? Francesco ribelle e antisistema o docile strumento nelle mani del potere ecclesiastico? Giulio Busi passa al vaglio le cronache dell'epoca, s'immerge nel mare sconfinato dell'agiografia, e poi dipinge un Francesco inedito, vigoroso, a tratti mite, più spesso provocatorio e intransigente. Quando è costretto, infatti, sa obbedire e accettare l'autorità. Ma è una scelta che gli costa, e da cui, ogni volta, riparte per inseguire la verità. Mentre attorno a lui la società scopre, e soffre, l'economia del mercato e del profitto, Francesco accoglie i lebbrosi, si unisce ai mendicanti, rivendica per sé un posto tra gli ultimi. Nei primi tempi, i benpensanti lo dileggiano, lo considerano un folle. Intanto, però, il suo carisma attrae sempre più seguaci. Nella primavera del 1212 Chiara d'Assisi, nobile per nascita, lascia i propri beni e la sontuosa casa paterna per seguire l'esempio di Francesco. È l'inizio di una consonanza spirituale che durerà tutta la vita. Ai «fratelli» che hanno cominciato a raccogliersi attorno al Poverello si aggiungono le «sorelle minori», ispirate da Chiara. Nel giro di pochi anni, il successo del movimento è travolgente. E i dubbi del fondatore diventano sempre più angosciosi. La Chiesa ha bisogno di un Ordine francescano forte, efficiente, solido. Ma lui riuscirà a difendere povertà e umiltà, a mantenere la semplicità delle origini? Al termine della sua esistenza, così breve e intensa, Francesco è malato, e deluso. Sembra sconfitto, ma nel momento più buio detta il Cantico di Frate Sole, splendido, gioioso inizio della letteratura italiana. Ringraziamento è l'esordio, inno la conclusione. Francesco lo sa, lo ha sempre saputo. La sorgente è una sola, un unico fine ha il creato. E ora il suo Cantico è libero di percorrere il vasto mondo. Che con lui se ne vada il dolore, assieme a lui si diffonda la lode.
Dopo l’Armistizio, sul massiccio del Grappa la Resistenza fu organizzata da un nucleo di antifascisti, ma soprattutto dai militari che avevano deciso di non aderire alla Repubblica sociale, ai quali si unirono successivamente i renitenti alla leva, i prigionieri angloamericani fuggiti dai campi di concentramento italiani e un folto gruppo di carabinieri. Nel settembre del ’44, i nazifascisti diedero l’assalto alle formazioni partigiane e per alcuni giorni misero a ferro e fuoco il territorio, bruciando tutto ciò che incontravano. I partigiani resistettero quasi due giorni, finché il comando diede il «Si salvi chi può», da molti ritenuto tardivo. Questo episodio della Resistenza assunse un carattere ancora più doloroso perché, durante i rastrellamenti, i nazisti - con la collaborazione attiva dei fascisti - promisero salvezza a chi si fosse consegnato: molti giovani furono convinti dai familiari a presentarsi spontaneamente ai comandi tedeschi, dove trovarono la morte. L’eccidio del Grappa resta una ferita profonda nella memoria collettiva, per l’assenza di giustizia nei confronti delle vittime e per una controversa presunta responsabilità dei comandi partigiani e della missione inglese nelle tragiche conseguenze che devastarono tante vite umane. Il libro di Sonia Residori fa luce su questa vicenda, dimostrando che la decisione della resistenza militare, contraria a ogni regola della guerriglia, fu dovuta alla falsa notizia - propagata ad arte dai servizi segreti alleati - di un imminente sbarco angloamericano nell’Adriatico, in vista di un’offensiva contro la Linea gotica. Tratti in inganno da queste informazioni del tutto infondate, i partigiani molto probabilmente si sentirono moralmente spinti a resistere, perché pensavano di avere un compito da svolgere, di essere parte di un progetto militare più grande e risolutivo per le sorti della guerra e del loro paese.
Chi è Cristo? Qual è la sua identità più profonda? E cosa possiamo dire della sua esistenza in mezzo agli uomini, delle dinamiche della sua psicologia, della fiducia riposta nei confronti del Padre da cui riceve la missione della salvezza? A domande come queste – così rilevanti per la cristologia di oggi e di ogni tempo – il presente libro cerca di dare una risposta. Sulle pagine si intrecciano frequenti riferimenti evangelici, rimandi ai momenti capitali della storia del dogma cristologico, confronti con i principali sentieri percorsi negli ultimi decenni dalla teologia che ha riflettuto su Cristo. Ne risulta che l’identità eterna del Figlio di Dio che entra nella storia è la radice più profonda, la spiegazione ultima della sua impareggiabile e singolarissima esistenza umana.
La sofferenza dei nostri bambini e adolescenti emerge in modo evidente nella scuola. Primo spazio sociale e della contraddizione, essa è anche il luogo in cui è possibile affrontare tale sofferenza ricostruendo legami adulti credibili. Nella relazione e nel dialogo fra genitori, docenti e specialisti si pongono le premesse per un'educazione consapevole e adeguata alla nuova complessità . Il libro raccoglie una serie di interventi formativi in cui gli autori affrontano i temi piÃ^1 rilevanti dell'attualità culturale e pedagogica, dimostrando come la scuola, da spazio meramente istruttivo e formativo, puÃ^2 diventare luogo di sperimentazione e di speranza. Bisogna perÃ^2 avere il coraggio di giudicare tutto trattenendo ciÃ^2 che vale.
Un racconto intimo e rivoluzionario. Un viaggio tra scienza, arte e libertà. Corrado d'Elia ci guida alla scoperta di un Galileo più umano che mai: un uomo prima ancora che un rivoluzionario, un figlio, un padre, un amante, un pensatore solitario e inquieto, capace di meravigliarsi davanti alle stelle e di interrogarsi senza sosta sul senso dell'universo. Un libro che va oltre la biografia e la scienza, per entrare nell'anima di un personaggio complesso e straordinario. Galileo, oltre le stelle è un viaggio nelle contraddizioni di un'epoca. È il ritratto affascinante di un uomo che ha cambiato per sempre la nostra visione del cosmo e dell'esistenza, lasciandoci un'eredità che ancora oggi ci interroga. Un invito universale a pensare, a domandare, a cercare. Perché la verità è un viaggio, non un punto d'arrivo.
Questo testo presenta una sintesi dei principi che hanno guidato Basho nella sua attività poetica e che hanno ispirato, nei secoli, gran parte dei poeti di questo genere letterario. Nella prima parte viene delineata la nascita dell’haiku, poi l’avvento di Basho e della sua scuola nell’ambiente storico e letterario del suo tempo, la prima metà del XVII secolo, e di seguito vengono descritte le sue originali innovazioni che hanno trasformato una forma poetica secondaria con un carattere divertente e scanzonato in una elevata e profonda, al pari delle forme poetiche classiche. Per descrivere gli insegnamenti che Basho trasmetteva ai suoi diretti discepoli vengono utilizzati due testi con ampie citazioni e traduzioni commentate dalle versioni originali. Si tratta di Sanzoshi e Kyoraisho, entrambi scritti da due diretti discepoli che hanno ascoltato e trascritto gli insegnamenti del maestro. Questo testo vuole essere, allo stesso tempo, una guida per conoscere meglio l’arte poetica dello haiku - e quella di Basho in particolare - e anche fornire indicazioni per quei molti appassionati che recentemente in Occidente si dedicano alla lettura e alla composizione di haiku.
Si può essere non credenti e al contempo profondamente religiosi. Si può essere mossi da un genuino bisogno di rapporto con la trascendenza senza che questo implichi la fede in un dio, o in principi impersonali come nei culti orientali. E la città è il luogo ideale per esercitare e approfondire questa religiosità metropolitana civile e inquieta, mossa dal dubbio e dal bisogno: il bisogno umanissimo di trovare un senso profondo e tutto mondano alla vita individuale e collettiva. Nell’aspro e rigido dibattito fra atei e credenti, questo libro fa un passo in avanti, rivendicando il carattere specificatamente e intensamente religioso del modo in cui molti atei affrontano i problemi profondi del senso dell’esistenza e dell’universo. Un modo cioè che non riguarda solo la razionalità, ma riguarda bisogni arcaici e ineliminabili della nostra vita psichica, in grado di fornire significato all'esistenza.
Parlare di compassione oggi può sembrare ingenuo, in un mondo che mette continuamente in mostra la cattiveria umana. Ma cos’è la compassione? Un sentimento da coccodrilli già sazi della preda, o un lusso riservato a chi può permetterselo? Franco La Cecla rintraccia nella storia umana le tracce di una compassione che non si esaurisce nell’emozione, ma si traduce in un impulso all’azione: dalla Grecia dei retori all’India di Ashoka, nel III secolo a.C., dagli slum di Delhi ai rapporti di parentela nelle società indigene. Queste testimonianze, espressione di una visione della società fondata sull’urgenza di soccorrere l’altro, si contrappongono a logiche di violenza ed esclusione del vicino, dello straniero, di chi semplicemente "non è dei nostri". Mostrano però che sono esistite - e continuano a esistere - strade alternative alla crudeltà e al conflitto, dove la compassione nasce da pietà e indignazione, da un moto dell’anima che ci spinge a intervenire di fronte al dolore e all’ingiustizia, perché in essi riconosciamo il riflesso del nostro stesso volto.
In un'epoca pluralistica e secolarizzata come l'attuale, la questione di Dio è anacronistica, meramente accademica o può ancora donare un supplemento di senso alle scelte decisive della vita degli individui e della società? Il volume si propone di dare una risposta a tale cruciale domanda.Partendo dall'originale iniziativa della Cattedra dei non credenti del cardinale di Milano Carlo Maria Martini, esso si sofferma sulle salutari provocazioni dell'ateismo per la fede e sul pensiero propositivo di alcuni tra i filosofi contemporanei più inquieti. Si ravvisano, in conclusione, nella riscoperta dell'umanità di Gesù e nella tesi del cristianesimo non religioso di Bonhoeffer, due fra le possibili e affascinanti prospettive per la "riabilitazione" del cristianesimo e per l'offerta di un condiviso terreno d'incontro fra atei e credenti.