Francesco Faà di Bruno (1825-1888), ufficiale, poi matematico e astronomo, voluto da Vittorio Emanuele II come precettore dei suoi figli, infine sacerdote, beatificato nel 1988 da Giovanni Paolo II, emerge nel panorama ottocentesco come figura ricca di ingegno, di cultura e di pietà. Nel contesto risorgimentale delle durissime persecuzioni contro la Chiesa, quasi a smentire il luogo comune secondo cui i cattolici formino un'entità a sé, carente di senso civico e delle istituzioni, Faà di Bruno mostra invece come l'esperienza di fede esalti il senso di appartenenza a un popolo e a una nazione, consentendo al tempo stesso che la libertà di iniziativa personale e sociale non sia subordinata all'autorizzazione dello Stato. Il beato è infatti ricordato per le sue grandiose opere di carità a favore degli anziani, dei poveri, dei malati, delle cameriere, delle prostitute...
Il mondo è in fiamme. Non solo in Medio Oriente e nel Caucaso ma anche in Europa. Nuovi conflitti e guerre, convenzionali e ibride, ci circondano. È la "terza guerra mondiale a pezzi" di cui ha parlato Papa Francesco. I morti aumentano e lo scenario si fa sempre più incerto. Che accadrà domani? I conflitti si allargheranno o si riusciranno a trovare soluzioni pacifiche ad essi? Quali saranno i nuovi obiettivi delle grandi potenze che dominano il mondo? Sono queste le domande che accompagnano questo libro. Con la certezza che una nuova e terribile guerra è entrata nelle nostre vite.
Per moltissimo tempo internet e il web sono sembrati il più formidabile strumento di progresso dell’umanità dai tempi dell’invenzione della carta stampata o dell’elettricità. Dovevano servire ad «abbattere muri e costruire ponti», motivo per cui si iniziò a parlare di «tech democracy», di una nuova stagione della democrazia potenziata proprio da internet, aperta alla partecipazione diretta dei cittadini e al loro controllo. Era la nuova terra promessa, quella in cui saremmo stati tutti felici, finalmente. E invece, ormai è chiaro, la rete si è trasformata nel più insidioso strumento per picconare le democrazie. In vent’anni di vita social ci siamo persi per strada un’idea condivisa di futuro, inteso come un mondo migliore dove arrivare tutti assieme. Quand’è, precisamente, che la storia è cambiata? Quando i bambini hanno smesso di sognare di essere astronauti e hanno iniziato a voler diventare influencer e creator? E perché? Ci siamo illusi o qualcuno ha truccato le carte del mazzo con cui stavamo giocando? Riccardo Luna pone queste e altre domande sull’identità del web oggi, e lo fa andando a ritroso fino alla sua nascita, quando non era ancora compromesso dall’eccesso di narcisismo alimentato dalla digital economy; e quando gli algoritmi non favorivano le fake news «perché fanno più traffico». Un viaggio che ricostruisce l’epopea della Silicon Valley, da quando gli imprenditori tecnologici sembravano tutti buoni fino al patto di Big Tech con la Casa Bianca di Donald Trump e alla tragica vicenda di Gaza, in cui l’uso dei social dal basso ha consentito di sconfiggere la censura e avviare una mobilitazione globale. Un segnale, forse, che nulla è del tutto compromesso e che siamo ancora in tempo per cambiare il futuro.
Rispetto a pochi anni fa, il numero degli aspiranti sceneggiatori tra gli studenti del DAMS è aumentato fino quasi a pareggiare quello dei registi. Questa svolta è dovuta in buona misura alla popolarità delle serie televisive, che sono opera innanzi tutto dello showrunner, una specie di super sceneggiatore-produttore che imprime la propria visione alla serie. È un profondo cambiamento di paradigma, che inevitabilmente ha influenzato anche il panorama degli studi universitari, dove si riscontra un crescente interesse verso la scrittura per lo schermo (grande o piccolo). Il libro presenta lo stato dell'arte in Italia, attraverso contributi dei principali studiosi del settore, che riflettono a tutto tondo su cinema, serialità televisiva, videogiochi e sulla produzione, tanto italiana quanto americana, di ieri e di oggi, a comporre un ampio affresco di uno degli ambiti più vivaci della cultura audiovisiva contemporanea.
Con l'entrata in guerra dell'Italia nel 1940, la Sicilia divenne un punto strategico nel Mediterraneo, sia servendo come base per le operazioni in Africa sia, dal 1943, essendo un obiettivo dei bombardamenti alleati. Gli abitanti dell'isola sperimentarono la violenza della guerra totale. Fu un passaggio fondamentale. Il fascismo aveva, infatti, attribuito alla postura bellica un'assoluta centralità all'interno del proprio programma ideologico. La guerra era stata agognata come creatrice della dimensione imperiale e razziale; invece, mise in luce i limiti del progetto mussoliniano di militarizzare la società italiana. Con lo sbarco alleato del 10 luglio 1943, prima del 25 luglio e ben prima dell'8 settembre, la vicenda siciliana accelerò la crisi della dittatura e prefigurò quello che sarebbe avvenuto nel resto della penisola. Valorizzando le più recenti riflessioni della storiografia sulla Seconda guerra mondiale, il volume analizza le questioni che emergono dallo snodo del 1943, dalla guerra globale del Mediterraneo alla complessa transizione democratica nell'isola.
Il libro presenta una storia del cinema americano, dal periodo del muto sino alla Hollywood contemporanea, non seguendo una scansione temporale, ma partendo dall'America di oggi per poi tornare, con un flashback, alle origini. Ne risulta un testo fruibile dagli studenti, ma anche da un pubblico non specialista, interessato a conoscere un fenomeno centrale della cultura e dell'immaginario collettivo. Dalla fondazione di Hollywood al "cinema classico", dalla New alla New-New Hollywood, dal cinema "post-moderno" a quello "neobarocco", il volume è un'occasione per approfondire i modi di produzione, i temi e le dinamiche autoriali del "mito" Hollywood.
Attivista cattolico nell'Impero asburgico, ultimo segretario del Partito popolare italiano, vittima della repressione fascista, leader della ricostruzione italiana ed europea. Alcide De Gasperi attraversò stagioni molto diverse, entusiasmanti e tragiche, seguendo il tempo accelerato del Novecento. Il libro ricostruisce per la prima volta i contorni della sua cultura, mettendo in relazione l'attività politica che lo ha reso celebre con le idee che ne orientarono l'impegno. Ripercorrendo le tracce pubbliche e private della sua riflessione, individua e analizza i grandi temi con cui si confrontò dagli anni della formazione fino all'apice della sua carriera, come la libertà e la democrazia, la nazione e la comunità internazionale, la giustizia sociale. Soprattutto, questa biografia intellettuale mostra in che modo un politico cattolico cercò di tradurre la propria fede religiosa nell'attività politica e sociale, conciliando l'autonomia decisionale con la fedeltà agli insegnamenti della Chiesa. In tale percorso, non di rado travagliato, si definì il profilo politico e intellettuale di uno dei protagonisti del Novecento italiano ed europeo.
Chi erano e come riuscirono le pochissime donne elette all'Assemblea Costituente - solo 21 su 556 membri - a imporre l'attenzione dei loro colleghi su temi come parità di genere, accesso alle carriere pubbliche, riconoscimento dei figli naturali, e a rivestire una funzione nevralgica anche nel ripudio della guerra sancito dall'articolo 11 della Costituzione? Il volume, frutto della ricerca di un qualificato gruppo di giuristi e giuriste, riscopre e approfondisce il ruolo delle "madri costituenti" e il loro contributo nel lungo percorso verso l'affermazione della parità di genere cominciato anche prima di quel fatidico 2 giugno 1946.
"Le prime volte che venivo a trovare Alda, son passati diversi anni, mi guardavo intorno nella stanza di ricevimento tinello libreria deposito di quadri, col televisore e il riscaldamento perennemente accesi e sorridevo del disordine, dell'affastellamento; poi via via ho capito che quella stanza è come la poesia di Alda: vive di accumulo, aggiungendo immagine ad immagine, oggetto ad oggetto, con una semplicità ed una innocenza che riscattano e sublimano qualunque esperienza come qualunque disordine. La stanza si costituisce anche per sottrazione: Alda è generosa, non ti lascia andar via senza donarti qualcosa: un libro, una fotografia, un cappello ecuadoregno, oppure una poesia o una esecuzione al pianoforte." (Piero Manni) La vita di Alda Merini raccontata dalla poetessa in un viaggio tra versi e prosa.
Nel cuore del nostro tempo, la relazione tra genitori e realtà educative è attraversata da tensioni profonde. Un figlio è fatto per andarsene, ma oggi, più che mai, il sentire sembra lontano da questo principio. L’ansia genitoriale di proteggere i figli da ogni forma di frustrazione e insuccesso si scontra con il bisogno di crescita attraverso l’esperienza diretta della vita. La protezione emotiva in educazione un nuovo comandamento, ‘manca’ la traumaticità della vita, portando alla ricerca di ambienti "impossibili" che, anziché aprire, chiudano. Attraverso un’indagine nelle realtà educative, emerge il conflitto tra la necessità di educare all’affidamento e la volontà di evitare l’inedito. Ma è davvero possibile crescere senza ferite? Il libro di Loris Benvenuti esplora questa dicotomia, offrendo una riflessione critica sulla deriva affettiva della società e sulla necessità di ristabilire un’alleanza educativa che aiuti i giovani a diventare uomini e donne capaci di affrontare il mondo.
L’esperienza della responsabilità che nasce nell’incontro con il prossimo è assunta nel presente volume come punto di partenza della riflessione sulle condizioni di possibilità di una vita autenticamente umana. La descrizione dei fenomeni costitutivi di questa esperienza e l’esplicitazione dei loro significati etici e antropologici conducono, attraverso il dibattito con i pensatori del passato e del giorno d’oggi, alla fondazione meta-antropologica dei valori e delle norme morali. Nella prospettiva aperta dalla visione della persona come essere relazionale e «dono autonomo», vengono individuati quei modi di vivere e agire «con» e «per» gli altri, che alla luce della «sapienza dell’amore» appaiono alla ragione pratica come virtuosi, moralmente obbligatori e universalmente validi. In tal modo il discorso etico fondamentale, pur ispirandosi alla parola biblica, si svolge interamente sul piano filosofico.