L'Atlante Storico Zanichelli affronta la storia di tutti i continenti, dall'Homo habilis fino ai grandi temi di attualità politica, economica e sociale con ricchezza di informazioni, costituendo uno strumento aggiornato di lettura della contemporaneità: il crollo del Muro di Berlino, i grandi conflitti nei Balcani, le "guerre al terrorismo" in Iraq e Afghanistan, il genocidio in Ruanda, la "primavera araba", le prospettive dell'Unione europea e delle organizzazioni internazionali, le opportunità offerte dalla globalizzazione con l'ascesa di Cina e India a potenze economiche mondiali, le grandi migrazioni di massa verso i paesi occidentali, lo sviluppo tecnologico e le sue contraddizioni in relazione al futuro e al rispetto della Terra. Un'attenzione particolare è stata data alla grande crisi economica che sta attraversando tutti i paesi, mettendo in discussione le basi del welfare state nell'Europa occidentale.
A Lugano, nella villa di un banchiere egiziano legato ai Fratelli Musulmani, gli inquirenti svizzeri hanno sequestrato un documento rimasto segreto per vent'anni: il "Progetto" questo è il titolo per "stabilire il regno di Allah in tutto il mondo". Da quando a Roma fu posata la prima pietra della Grande Moschea nel 1984 l'Europa è stata posta al centro di questo "Progetto". In Francia sono state costruite più moschee in 30 anni che tutte le chiese in un secolo. Bruxelles è stata trasformata nella "base dei Fratelli Musulmani" del Vecchio Continente e l'Italia è il paese dove hanno investito di più. Giulio Meotti racconta questo "Progetto" di conquista organizzato dai regimi islamici ai danni di un'Europa di cartapesta pronta alla sottomissione. Postfazione di Richard Millet.
Nei dibattiti sul cattolicesimo democratico e sulla Democrazia Cristiana, spesso il Dossetti politico riemerge quasi come una figura mitologica giudicata o in maniera polemica oppure enfatizzata positivamente. Studiare criticamente il Dossetti politico in quest'ora drammatica per la politica italiana è importante. Assistiamo all'emergere sempre più evidente di un'instabilità della vita politica del nostro Paese che probabilmente non ha pari nella storia nazionale. Sarebbe inutile affermare che se ci fossero uomini come Dossetti la situazione politica sarebbe migliore. A noi compete leggere fra le righe della storia di uomini come Dossetti per capire che non è sempre stato così e che un'alternativa è possibile. Il libro di Gumina ripercorre la parabola politica di Dossetti attraverso il recupero della sua tensione esistenziale e credente che genera uno sguardo critico per la lettura dell'odierno scenario. Così il volume si presenta come un'opportuna e urgente occasione per tornare a pensare alla luce di una delle figure più straordinarie, e oggi dimenticate, del cattolicesimo italiano.
Specchio della nazione, oggetti di culto civile e politico, arredo invisibile del paesaggio urbano, spine conficcate in gola alla città. I monumenti sono simboli sacri per alcuni ma vista insopportabile per altri. Le vicende delle loro origini sono dense di disaccordi, e spesso rivelano ciò che si agita nel ventre della storia più di quanto facciano gli atti di iconoclastia. C'è accanimento ideologico nel modo in cui certi monumenti americani sono discussi, criticati, talvolta vandalizzati, spesso rimossi dalle stesse autorità pubbliche? Oppure sono proprio quei monumenti un tentativo di cancellare la storia, di celebrarne certi aspetti celandone altri? Raccontando la vicenda di alcuni monumenti in una società conflittuale quale è quella degli Stati Uniti, Arnaldo Testi affonda lo sguardo nel cuore magmatico del paese e della sua storia. A emergere è il ritratto di un'America immaginata e imperfetta e delle sue autorappresentazioni, delle polarizzazioni e dei compromessi che l'hanno percorsa, e delle tensioni che oggi l'attraversano. La storia è sempre fastidiosa, continua a tormentarci, a renderci felicemente difficile la vita anche quando viene scritta nella pietra e nel bronzo, e diventa memoria.
Distruggere l’Entità Sionista: per decenni questa è stata l’ossessione del mondo islamico e dell’Iran degli ayatollah e dei pasdaran. Il pogrom di Hamas del 7 ottobre 2023 doveva innescare questa guerra finale contro lo Stato degli ebrei. Ma Israele ha sconfitto Hamas e Hezbollah e infine, con gli Stati Uniti, ha tagliato la testa del serpente e ha distrutto l’apparato militare dell’Iran. Con le sue dure guerre vittoriose, l’ebreo ritornato alla sua terra ha così obbligato l’arabo, il musulmano sconfitto, ad abbandonare la mentalità della Guerra Santa, che in nome di Allah, insegue la vittoria totale e la sopraffazione sull’avversario, per intraprendere invece il percorso della trattativa, delle mediazioni e dell’accordo. Lo ha costretto ad abbandonare la strada del jihadismo, che lo ha sempre portato alla sconfitta. Si è così aperto uno spiraglio di tregua e addirittura di convivenza pacifica col percorso delineato da Donald Trump e accettato dall’Onu. Questo libro racconta una pace possibile, che ridisegni il futuro del Medio Oriente nel nome di Abramo. E tutto ciò che vi accade riguarda tutti noi.
Esiste un filo rosso, fatto di sangue e depistaggi, che attraversa l’intera storia unitaria italiana: la storia di lungo periodo dell’uso sistematico di criminali, mafiosi e neofascisti come strumento di potere. In questo saggio magistrale, Enzo Ciconte propone una tesi storica audace e documentata: tra le stragi neofasciste e quelle mafiose esiste una continuità di intenti e di attori. Per decenni settori dello Stato, servizi segreti deviati e logge massoniche come la P2 hanno portato avanti una ‘guerra non ortodossa’ contro la democrazia nata dalla Resistenza. Dalla strage di Portella della Ginestra a quella della stazione di Bologna, fino agli attentati di Capaci e via D’Amelio, emerge il ritratto di un’Italia a ‘sovranità limitata’, condizionata dalla guerra fredda e da una borghesia tradizionalmente violenta. Enzo Ciconte ha scritto un libro fondamentale per comprendere non solo il passato, ma anche la natura del potere in Italia e la resilienza di una democrazia che, nonostante i tradimenti interni, ha saputo evitare il baratro. Un libro necessario per chi vuole guardare oltre le ricorrenze canoniche e comprendere il disegno unitario dietro i misteri più fitti della nostra Repubblica.
Nel luglio del 2025, Omer Bartov pubblica sul "New York Times" un articolo dal titolo I’m a Genocide Scholar. I Know It When I See It, che scatena un dibattito enorme perché dimostra che l’azione di Israele a Gaza è, a tutti gli effetti, un genocidio. In questo libro, Bartov pone delle domande a cui ancora non si è data risposta: come è stato possibile trasformare il sogno del sionismo in un incubo? Come è avvenuta la trasformazione del sionismo da movimento di emancipazione e liberazione ebraica a ideologia di Stato basata sull’etnonazionalismo, l’esclusione e il dominio violento sui palestinesi? Come si è potuta avere una comprensione distorta della lezione morale dell’Olocausto? E quali sono le ragioni del diffuso sostegno a queste politiche genocide da parte dei cittadini ebrei di Israele? Al centro di questa visione del mondo vi è la convinzione che l’intera terra fra il fiume Giordano e il Mediterraneo appartenga agli ebrei e che la missione dello Stato sia quella di realizzare il diritto storico a questa terra. Ma non ci sarà pace finché sette milioni di ebrei governeranno su sette milioni di palestinesi senza alcuna prospettiva di uguaglianza. L’enorme shock del 7 ottobre avrebbe dovuto essere il momento giusto per prendere atto che il paradigma stesso del sionismo doveva essere drasticamente modificato. Illuminante e urgente, "Nell’abisso" è un libro fondamentale per chiunque cerchi di comprendere uno dei conflitti più violenti e devastanti di questo secolo.
Un’inedita lettura della storia della giustizia e della magistratura che fa sua l’idea che è solo a partire dal secondo dopoguerra che l’amministrazione della giustizia (penale in specie) assume un ruolo significativo nelle dinamiche sociali, politiche e giuridiche del Paese. Il punto di avvio è lo ‘storico’ congresso della ANM di Gardone del 1965. È da quel momento che ci si pone il problema del ruolo politico che giudici e PM andranno a svolgere in una società che vive la grande stagione delle riforme degli anni ’70 (diritto di famiglia e divorzio, Statuto dei lavoratori, legge Basaglia, SSN). Sono riforme con un’evidente ricaduta giudiziaria. Come lo sono le indagini controverse sui responsabili della strage di piazza Fontana, i processi che hanno riguardato il terrorismo, con le prime forti frizioni tra pubblici ministeri e una parte del mondo della politica, fino allo scontro aperto con l’invio dei Carabinieri, per ordine del presidente Cossiga, al CSM nel 1991. La fase della lotta alla mafia, poi, identifica un ‘nuovo’ modo di svolgere il ruolo inquirente, in concomitanza con l’introduzione in Italia del processo accusatorio. Un’attenzione speciale è data alle posizioni sul ruolo del PM di Giovanni Falcone, così come alla fase di ‘mani pulite’ e l’emersione del populismo giudiziario. Vengono, inoltre, ripresi nelle loro linee principali i fatti più recenti del 2019, il ‘caso Palamara’, poiché hanno trascinato la giurisdizione in una crisi di credibilità grave, e si arriva fino al tema caldissimo della riforma dell’ordinamento giudiziario.
Alle 16,30 del 10 giugno 1924, a Roma, sul lungotevere Arnaldo da Brescia, un uomo viene caricato a forza su un’automobile. L’uomo è Giacomo Matteotti, indomito avversario del fascismo e di Benito Mussolini. Non sarà mai più visto vivo. Un delitto che è stato senza dubbio il più grande ‘caso’ della storia italiana, raccontato come se nessuno l’avesse fatto prima: la scena del crimine; la meccanica; gli esecutori e i loro mandanti; i possibili moventi. Infine, come in ogni delitto, c’è un ‘dopo’, le molteplici ‘vie di fuga’ dall’affaire: dai processi del 1926 e del 1947 al destino di ciascun protagonista nel corso del ventennio. Ma soprattutto c’è la vittima: chi era, chi è stato Giacomo Matteotti? E perché proprio lui?
Il 6 maggio 1527, la Roma rinascimentale, simbolo di potere e splendore, crolla sotto la furia devastante dei Lanzichenecchi. La città eterna viene saccheggiata e distrutta, segnando l'inizio della sua emarginazione politica e militare. Un evento che sconvolse l'Europa e la cui eco risuona ancora oggi, a cinquecento anni di distanza. Antonio Forcellino, il più illustre restauratore italiano e uno dei massimi esperti di arte rinascimentale, ci conduce in un viaggio straordinario tra le pieghe di questa tragedia collettiva. Partendo dal restauro di due affreschi danneggiati durante il sacco e da nuovi documenti d'archivio, Forcellino ricostruisce con rigore e passione uno dei più grandi "cold case" della storia europea. Tra intrighi, doppi giochi e cacce al bottino, emergono figure memorabili come Carlo V, Clemente VII, Francesco I, Alfonso d'Este e Isabella d'Este, protagonisti di un intreccio di odi personali e ambizioni sfrenate. Sullo sfondo, un esercito senza guida, nutrito di odio religioso e bramoso di ricchezze, travolge Roma in un crescendo di caos e violenza. Con uno stile avvincente e una narrazione che nulla ha da invidiare alle migliori serie televisive, Forcellino trasforma la storia in una saga epica, capace di illuminare non solo le responsabilità dell'élite europea dell'epoca, ma anche le conseguenze di uno degli episodi più drammatici della nostra storia.
Le vicende mediorientali, come tutte le altre tristi vicende internazionali di questo e del passato secolo, sono piuttosto complesse e alcune rimarranno chiuse alla nostra comprensione ancora per molto tempo. Rispetto ai grandi conflitti ottocenteschi, quelli del XX e del XXI secolo hanno mietuto molte, troppe vittime civili. Ciò ha prodotto per contrappasso la nascita di nuove categorie giuridiche, come i crimini di guerra; e di categorie morali, come quella delle responsabilità di guerra. Questo libro nasce dal proposito di riflettere sulle drammatiche vicende mediorientali dopo il 7 ottobre 2023, analizzando le quali non di rado si sono confrontate opinioni polarizzate. Dopo l’eccidio perpetrato da Hamas era necessario fissare alcune riflessioni, sia pure come azione civile scaturita da un evento tragico e inimmaginabile. Oggi la pace a Gaza e in Medio Oriente rimane un obiettivo lontano, con molteplici ostacoli politici, militari e umanitari ancora da superare. E l’idea di "un territorio due Stati" rimane non solo del tutto inattuata dal lontano 1947, ma anche piuttosto utopica, a fronte di alcune realtà che sono sotto gli occhi di tutti, e che questo libro ha cercato di cogliere nella loro essenza. Pur così a ridosso dei fatti, si è cercato di mantenere un’esposizione rigorosa, basata su un controllo attento delle fonti disponibili nell’auspicio che, in un futuro ancora imprecisato, nuovi documenti si aprano agli studiosi.
Nell’ultimo mezzo secolo l’archeologia ha molto modificato e arricchito il proprio bagaglio metodologico e ampliato i propri campi d’azione a livello temporale, spaziale e tematico. Questo libro offre un punto di vista aggiornato sull’evoluzione della disciplina, valorizzandone le molteplici opportunità.