El capítulo 13 de Marcos se nos presenta como una enigmática unidad evangélica. En el marco del Monte de los Olivos Jesús pronuncia un discurso apocalíptico en el que profetiza la destrucción de Jerusalén, la venida del Reino, y el final de la historia. Este pasaje ha provocado multitud de estudios exegéticos de variada tendencia, siendo este magnífico tanto por su meticulosidad como por su rigor científico.
"Tra le lettere di San Paolo, la lettera a Filemone, con la sua estrema brevità e con il suo carattere pratico, è, in un certo senso, atipica: essa interpella più lo storico che il teologo e l'esegeta, perché rivela il comportamento concreto dell'Apostolo di fronte ad un problema che è di estrema importanza per lo studioso del mondo antico:il problema della schiavitù. E' pertanto mia intenzione di affrontare da storica, e soltanto da storica, la presentazione e il commento di questa lettera, dando spazio soprattutto al confronto fra il pensiero di Paolo e il comportamento da lui adottato nei confronti di un problema concreto posto dalla schiavitù (la fuga di uno schiavo e la sua restituzione al padrone) e il pensiero e la prassi del mondo greco e romano" . Dall'introduzione dell'Autore
Questo piccolo libro è un illuminante, lucido e utile resoconto, scritto da un occidentale, di come un occidentale possa avvicinarsi allo Zen. Un professore tedesco di filosofia, Eugen Herrigel, vuole essere introdotto allo Zen e gli viene consigliato di imparare una delle arti in cui lo Zen da secoli si applica: il tiro con l'arco. Comincia così un emozionante tirocinio, nel corso del quale Herrigel si troverà felicemente costretto a capovolgere le sue idee, e soprattutto il suo modo di vivere. All'inizio con grande pena e sconcerto. Dovrà infatti riconoscere prima di tutto che i suoi gesti sono sbagliati, poi che sono sbagliate le sue intenzioni, infine che proprio le cose su cui fa affidamento sono i più grandi ostacoli: la volontà, la chiara distinzione fra mezzo e fine, il desiderio di riuscire. Ma il tocco sapiente del Maestro aiuterà Herrigel a scrollarsi tutto di dosso, a restare "vuoto" per accogliere, quasi senza accorgersene, l'unico gesto giusto, che fa centro quello di cui gli arcieri Zen dicono: "Un colpo, una vita". In un tale colpo, arco, freccia, bersaglio e Io si intrecciano in modo che non è possibile separarli: la freccia scoccata mette in gioco tutta la vita dell'arciere e il bersaglio da colpire è l'arciere stesso.