Questo testo è chiamato Guida di arco, una mediazione dei catechismi Cei per l'Iniziazione cristiana che raccoglie la proposta formativa dell’Azione cattolica ai ragazzi dai 9 agli 11 anni. Contiene indicazioni sul metodo scelto dall'associazione per accompagnare i piccoli all'incontro con Cristo e suggerimenti per offrire un cammino di fede organico e graduale. Insieme alla guida trovi Work in progress (Wip), il testo quest'anno completamente rinnovato per la formazione degli educatori-catechisti, da usare personalmente o in gruppo, InFamiglia, un sussidio-calendario per tutta la famiglia che contiene spunti da vivere in casa per accompagnare e sostenere il cammino dei ragazzi, e un depliant di presentazione della Storia, che è un avventuroso libro per bambini e ragazzi acquistabile separatamente. Strumenti preziosi che ti supportano nel servizio educativo, permettendoti di accompagnare i ragazzi che ti sono affidati nel loro cammino di fede. Avranno così la possibilità di scoprire l'originalità dei propri carismi e capiranno, attraverso il bellissimo mondo cinematografico, che c’è un posto per tutti e c’è sempre qualcuno pronto a coinvolgerli.
Ognuno di loro potrà sentire rivolto a sé l'invito: questa "È LA TUA PARTE!".
Nell’età contemporanea la mobilitazione militare non è stata un attributo solamente dello Stato-nazione. Generazioni di combattenti stranieri hanno attraversato i confini statali per combattere all’estero in nome di una causa che, per lo meno all’apparenza, non li riguardava direttamente. Volontari transnazionali in armi, foreign fighters, volontari stranieri, mercenari e contractors sono un aspetto costante della società internazionale per lo meno dalla nascita degli Stati nazionali. Il volume mostra come quella dei combattenti volontari in armi sia una storia plurale, fatta da individui con motivazioni diverse ed eredità complesse, che genera vivaci dibattiti politici a livello internazionale e nazionale, e che offre numerose continuità, similitudini, traiettorie condivise tra esperienze lontane nel tempo e nello spazio.
Tilliette scrive queste pagine - inedite e per la prima volta tradotte - per un corso in Gregoriana del 1981-1982. Un libro che introduce il pensiero di Levinas ricostruendone per temi i principali snodi concettuali, supportando le argomentazioni con numerose citazioni bibliografiche e l'indicazione di debiti o nessi con altri pensatori. Oggetto e suo interprete si stringono in una particolare affinità, che restituisce il vigore e la finezza della parola di Tilliette. Il testo si chiude sul tema della Morte, a sigillo di un dialogo inesauribile.
Questo libro si rivolge a chiunque abbia fatto esperienza della malattia nell'arco della propria esistenza o a chi ne sia stato in qualche modo coinvolto. Si rivolge, quindi, a tutti. Di qui la domanda stringente dell'essere umano sul perché del dolore, della sofferenza e del male. Con Giobbe, Paolo, ma soprattutto attraverso l'incontro di Gesù con i malati - L'indemoniato di Gerasa, I lebbrosi, L'epilettico indemoniato, La donna guarita, Il buon samaritano, Il paralitico di Cafarnao, Il cieco nato, Maria di Magdala... - gli Autori mostrano che la Bibbia è sempre una risposta sapiente alle domande esistenziali dell'uomo e della donna. Comprendere questi interrogativi è una preziosa indicazione per essere "prossimo" a chi è malato. Di più: è una rivelazione, uno sguardo alternativo sulla realtà umana.
Questo libro entra nell’aula bunker di Palermo e ci fa sedere in prima fila, là dove l’Italia ha smesso di tacere. Il Maxiprocesso non è stato soltanto un evento giudiziario: è un romanzo nazionale di sangue e denaro, paure e resistenze, in cui la lingua delle carte si accende in scene, volti, voci. Pietro Grasso, uno dei suoi protagonisti, ricostruisce - con prosa limpida e rigore assoluto - la trama fittissima che lega la guerra di mafia alle rotte internazionali dell’eroina, la provincia contadina alle alleanze con New York, gli sportelli bancari di Lugano ai cantieri del cemento palermitano. La narrazione segue il ritmo del dibattimento: l’ingresso dei parenti delle vittime, le deposizioni che si incrinano in silenzi, la dignità ferita di chi chiede solo giustizia. Rivediamo gli investigatori che hanno pagato con la vita (Boris Giuliano, Emanuele Basile) e grandi magistrati come Falcone e Borsellino; ascoltiamo la voce delle vedove e il coraggio delle donne che si sono costituite parte civile. Davanti, nelle gabbie, l’altra faccia del Paese: i Corleonesi, i grandi trafficanti, i pentiti Buscetta e Contorno, gli insospettabili dei salotti buoni, le minacce a microfono aperto. Atti, rogatorie, intercettazioni diventano racconto vivo: laboratori sotterranei, pescherecci carichi di droga, navi fermate a Suez, conti cifrati in Svizzera, valigie di dollari sporchi arrivati dalle pizzerie del Bronx, affari con industriali e faccendieri. Intorno, una borghesia che spesso finge di non vedere, e talvolta tiene il registro. Qui la storia non cerca scorciatoie: distingue, scava, mette in fila i fatti e le parole, mostrando il punto esatto in cui la verità processuale incontra (o manca) la verità storica. Questo è il racconto di come, in un’aula verde come un’astronave, l’Italia ha imparato a chiamare le cose con il loro nome. E di come quelle parole - finalmente dette - hanno cominciato a cambiare il corso della nostra storia. Il 10 febbraio 1986, dentro l’aula bunker di Palermo, il Paese impara a pronunciare la parola "mafia" guardandola in faccia: voci, carte, corpi, denaro. Il Maxiprocesso non chiede di scegliere da che parte stare: porta dove le scelte sono già costate tutto. "Ho visto lo Stato vincere non solo arrestando i mafiosi, ma rispettando la legge anche con chi ne era stato il nemico."
Mentre fuori il vento spezza i rami degli alberi, il pianto di un neonato riempie di vita la stanza. È nato il figlio di Cora e lei, finalmente, può cullarlo. Ma non è solo una notte di nascita e tempesta. È una notte di decisioni. Il bambino ha bisogno di un nome, ma Cora esita. La scelta più semplice sarebbe chiamarlo Gordon. Il nome del padre, e di tutti i maschi della famiglia. Il nome che il marito vorrebbe imporle. Eppure, Cora sente che non è la decisione giusta. Potrebbe chiamarlo Julian, un nome che le è sempre piaciuto per il suo significato: Padre del cielo. O accontentare la primogenita Maia che le ha suggerito Bear. Il mattino dopo, la bufera è passata. Cora, invece, sente ancora infuriare dentro di sé lo stesso vento che ha messo sottosopra la città. Mentre va all'anagrafe, ferma il passeggino sotto una quercia e stringe forte la mano di Maia. Gordon, Julian, Bear. Cora deve decidere se assecondare la volontà di suo marito o ribellarsi. In tre scenari alternati, la madre dà al figlio un nome diverso. Una scelta che comporta tre vite differenti. Una decisione che innesca infinite possibilità. Perché un nome non è mai soltanto un nome. Può essere dono, eredità, promessa; oppure trasformarsi in vincolo, marchio, condanna. Può proteggere o ferire. Può esprimere amore o potere. E può cambiare un'intera esistenza. Da mesi, Tre nomi è ai vertici delle classifiche inglesi. Ha conquistato la critica più autorevole, i librai, che l'hanno scelto come libro dell'anno, e soprattutto i lettori, che lo hanno amato scatenando un passaparola inarrestabile. Questo romanzo ci spinge a riflettere sulle conseguenze delle nostre scelte e su come il nome dato a un bambino possa influire sul suo futuro. Con una scrittura intensa e coraggiosa, Florence Knapp ci trascina in una vicenda insieme intima e universale: il coraggio di prendersi le proprie responsabilità, la felicità della condivisione, la forza dei legami.
Nel 1937 Abele ha diciott'anni ed è un soldato nell'impresa coloniale fascista: il regime per lui rappresenta la speranza di poter aprire un suo forno e diventare panettiere come suo padre. L'Etiopia è la terra dell'avventura e della conquista, e quando tutto finisce e si ritorna a casa, sconfitti, Abele si scontra con la realtà: il Novecento corre e bisogna stare al passo, è una freccia lanciata verso il boom economico, i supermercati che arrivano anche in provincia, la legge sul divorzio e le donne che reclamano la parità dei diritti. Il tempo passa e Abele invecchia coltivando un astio profondo verso un mondo che non ha mantenuto nessuna delle sue promesse: la rabbia è il suo modo per sopravvivere, l'ideologia l'unica lettura della realtà in grado di spiegargli di chi è la colpa. Così è anche per Ludovica, trentenne che si trascina in un presente faticoso, sentendosi invisibile e tradita dalle generazioni precedenti. Finché non incontra Abele, ormai centenario, grazie a Idea Sociale, un gruppo neofascista che sembra prendersi cura di coloro che stanno ai margini, che sa comprendere e indirizzare il rancore, la solitudine. Ma è proprio in questo inaspettato legame che si apre una possibilità per fare i conti con sé stessi, con la propria memoria e le proprie paure, e forse per mettere finalmente tutto in discussione.
L’originalità di questo libro consiste nell’analisi della comprensione agostiniana dell’essere responsabili: ogni persona deve "rendere conto" del proprio operato. Agostino rivelò questo profondo senso del dovere attraverso la sua predicazione. In questo libro vengono affrontate questioni riguardanti la relazione che univa Agostino alla comunità a lui affidata, indagando al contempo anche la relazione unificante tra Agostino e Dio. Questo testo offre una nuova prospettiva nell’ambito della spiritualità, mostrando come il "rendere conto" emerga come un tema importante nell’esplorazione della spiritualità agostiniana.
Il primo volume di una saga familiare che tiene con il fiato sospeso: tre generazioni di donne legate dall'amore e da un terribile segreto sepolto nel passato. La giovane Juni, in fuga da un marito violento, si rifugia nella casa dei nonni su un'isola norvegese, un luogo ormai quasi disabitato che in lei evoca ricordi felici: è qui che è cresciuta insieme agli amati nonni, che ora non ci sono più. Rovistando tra i loro cimeli, Juni trova una fotografia che ritrae la nonna Tekla da giovane insieme a un uomo che non è il nonno; l'immagine è datata giugno 1945, l'uomo è un soldato e i due hanno tutta l'aria di essere innamorati. Chi è quello sconosciuto? Ormai non c'è più nessuno a cui chiederlo. Juni decide così di intraprendere un viaggio che la porterà fino in Germania in cerca della verità. Si renderà conto che in gioco c'è molto più di una relazione segreta: quella che scoprirà, mettendo insieme un tassello per volta come in un puzzle, è la tormentata storia di una coppia clandestina in un paese devastato dalla guerra. Ma è anche la storia di una donna sola contro tutti: sua nonna. Tekla ha sempre taciuto la sua tragica esperienza, e la realtà che viene a galla minaccia di avere conseguenze sul presente.
Rivista di problemi pedagogici, educativi e didattici.
Il malessere, da problema individuale come ansia e depressione, è diventato un problema sociale. La sua diffusione è così aumentata da prefigurare un’emergenza malessere. Ma com’è potuto accadere che Paesi storicamente prosperi abbiano lasciato che si aggravasse un simile problema, tanto da intaccare il sistema democratico? E quali politiche di governo, quali scelte personali possono invertire tale tendenza? Questo libro risponde indagando sia le problematiche sociali ed economiche sia le reazioni individuali. È il caso dei lavoratori davanti alle crisi, dei genitori alle prese con nuove sfide educative, dei giovani pressati dalla scuola e tentati da fantastici quanto insidiosi smartphone. A orientare i rimedi a un malessere che emerge da così tante realtà, questo libro propone un obiettivo unificante: lo sviluppo di quelle capacità umane portatrici di benessere individuale e sociale.