Dopo "l'arte ideale" del romanticismo e del classicismo, le opere e soprattutto i drammi teatrali di Georg Büchner (1813-1837) aprono l'arte a una realtà mai rappresentata prima, la realtà dolorosa degli ultimi e degli oppressi, una realtà che impone al poeta una radicale riformulazione dei propri criteri estetici. Büchner porta a termine questo compito guardando sia alle tensioni irrisolvibili tra ragioni individuali e dinamiche storiche, drammaticamente rappresentate nella "Morte di Danton", che alla tragica vicenda del soldato "Woyzeck". In questo volume l'autore ricostruisce il significato e il valore dell'opera di Büchner, la sua estetica, i suoi presupposti filosofici e dunque le ragioni per le quali Büchner continua a essere un grande classico della letteratura e del teatro contemporanei.
La magistratura veneziana dei Sindaci Inquisitori, centrale nell'ordinamento veneziano e oggi ancora poco studiata, era responsabile di un controllo globale - specialmente giudiziario, amministrativo e finanziario - sul dominio in Terraferma della Repubblica di Venezia. I Sindaci, investiti di ampi poteri, nel corso del loro itinerario, che si svolgeva di cinque in cinque anni, esercitavano il loro controllo visitando tutte le città e i territori del Dominio, dall'Istria a Bergamo. Al termine rendicontavano il proprio operato in Collegio con ampie e articolate relazioni. Si pubblicano in questo volume gli unici esemplari superstiti del periodo 1543-1626 e due testi di commissioni sindacali, in grado di far luce sulla condizione della Terraferma veneta con un prezioso sguardo di sintesi.
Il presente volume prende in esame la struttura amministrativa, istituzionale ed economica di un'area di confine, il Cadore, nella seconda metà del XVI secolo. I profondi mutamenti in atto in quel periodo avevano reso più tese e articolate le relazioni tra comunità, organismi amministrativi periferici e Dominante. In particolare, furono il possesso e l'uso dei beni comuni e delle risorse collettive a innescare una situazione di costante conflittualità, richiedendo l'intervento delle autorità statali - Repubblica di Venezia e Impero asburgico -, intervento che generò un lungo e complesso processo di definizione e demarcazione dei confini possessori e giurisdizionali del territorio.
Il pittore Forcignanò, nato a Gallipoli di Lecce nel 1862, emigra in Argentina in cerca di una fortuna difficile. Là incontra e sposa, nel 1910, Rosa, una brillante giornalista, autrice di testi per l'infanzia, che verrà inviata a Parigi come corrispondente de La Prensa. Giuseppe è felice di seguirla sperando invano che la capitale francese porti anche a lui successo e riconoscimento. Ma la mattina del 17 febbraio 1914, accecato dalla gelosia, uccide la moglie con due colpi di fucile. Rinchiuso in carcere, costretto per quattro anni ai lavori forzati, con una salute precaria, soccombe alle condizioni detentive, nonostante la commutazione della pena per buona condotta e un'intravista imminente libertà. Dal carcere scrive lettere alle sorelle lontane fino a poco prima di morire, chiedendo perdono e cercando di comprendere la follia del suo gesto.
Il catalogo dell'esposizione itinerante che presenta cento anni di immagini e di parole sull'emigrazione, fornisce alcune chiavi di interpretazione della condizione universale dei migranti e conduce il lettore in un cammino che ripercorre, nello spazio e nel tempo, le storie di coloro che dal Friuli Venezia Giulia, dall'Istria, da Fiume e dalla Dalmazia si sono recati nei cinque continenti, per confrontarsi con quelle di chi oggi arriva e parte da una regione che è molto cambiata. Testi e immagini fanno parte dell'Archivio Multimediale della Memoria dell'Emigrazione Regionale (AMMER).
Il volume offre una analisi dei libri sull'arte di Josef Capek (1887-1945), pittore, letterato, scrittore, personalità artistica interessantissima nella cultura ceca della prima metà del Novecento. È arricchito inoltre di un saggio dello stesso Capek, "Terribile il volto della morta...", inedito in italiano, e di una selezione di immagini che corredano il saggio critico.
Nella carriera di Václav havel (1936-2011), una delle personalità più note nella cultura ceca del Novecento, si sono avvicendati numerosi ruoli. Il volume vuole trovare un filo conduttore che leghi da un lato i ruoli da lui immaginati e scritti nella lunga attività di poeta, saggista e affermato drammaturgo; dall'altro quelli interpretati nella vita pubblica del suo paese, dapprima alla guida del dissenso politico negli anni Settanta e Ottanta, quindi come Presidente della Cecoslovacchia e della Repubblica Ceca dopo il 1989.
Da macchina da scrivere e correzioni con il bianchetto a gigantesche basi di dati interistituzionali che consentono l'archiviazione e il recupero di segmenti testuali: dagli anni Ottanta ad oggi, il servizio della traduzione al Parlamento europeo è profondamente cambiato, come il mondo che lo circonda. Il volume propone un panorama succinto e aggiornato dei principali aspetti del lavoro di traduzione, presentati anche in una serie di lezioni universitarie. Tra i vari temi, le diverse fasi del lavoro quotidiano dei traduttori, i loro imperativi professionali e le soluzioni trovate per consentire al servizio di rispondere a circostanze in continua evoluzione.
Il vastissimo patrimonio dei beni comunali, cioè le terre di uso collettivo, è stato fino all'Ottocento un istituto decisivo per le diseredate masse rurali del Friuli, poiché ha rappresentato per esse un vitale supplemento di risorse e, insieme alla chiesa locale, un potente fattore di radicamento identitario e territoriale e di regolazione dei rapporti vicinali. Facendo seguito alle pubblicazioni del 2004, 2010 e 2012, questo volume propone la traduzione a stampa dei privilegi con cui Venezia concedeva in uso "per grazia" le terre pubbliche alle comunità rustiche comprese negli attuali comuni di Povoletto, Remanzacco, Moimacco, Cividale, Corno di Rosazzo, Premariacco e Buttrio. E, poiché le terre di uso collettivo sopravvivono a tutt'oggi e sono anzi oggetto di interesse crescente da parte delle comunità locali, il volume offre anche il quadro delle esperienze di valorizzazione di tali fondi nel Friuli Venezia Giulia, approfondendo gli aspetti e i casi più significativi.
In questo secondo volume de "L'arc di San Marc" viene presentata la maggior parte dei contributi editi da don Gilberto Pressacco tra il 1986 e il 1997, il periodo più fecondo della sua ricerca scientifica sulle origini della Chiesa di Aquileia. Chi ci parlerà ancora, in una sintesi così ricca e articolata, di borboròs e descendit in inferna, di arc di San Marc e di Maria Lissandrina, di aplòtes e 'sublime', di issopo, Terapeuti, danze estatiche e liturgiche? L'estrema poliedricità, l'intuizione, la capacità di 'gestire', leggere e maneggiare le fonti archivistiche, la dimestichezza con i più disparati campi della ricerca e del sapere hanno consentito al sacerdote friulano di procedere per strade prima ritenute di ardua percorribilità, di integrare gli orizzonti metodologici, compenetrare le prospettive disciplinari e osare l'interpretazione anche là dove le fonti parevano incerte o reticenti.