Usciti per la prima volta su rivista tra il 1928 e il 1929, questi due racconti ("Il più presuntuoso" e "La vita perfetta") hanno entrambi per protagonista Basil Duke Lee, presuntuoso adolescente americano in cui si ritrovano molti tratti dello stesso Fitzgerald, che scrive queste storie ripensando alla sua giovinezza nel Midwest. Sul New York Times il critico Edith Walton definisce i racconti di Basil dei piccoli capolavori, che documentano l'evoluzione di Fitzgerald come scrittore: se manca qui la nostalgia del passato tipica della sua produzione più matura, troviamo invece le aspettative giovanili descritte alla luce dell'esperienza, nel dispiegarsi inesorabile del destino.
Nell'Inghilterra d'inizio Ottocento le tradizioni natalizie rischiavano di cadere in disuso, e chissà cosa sarebbe successo se non fosse entrato in scena Charles Dickens, che dopo aver scritto "A Christmas Carol", il racconto di Natale per eccellenza, tra il 1850 e il 1859 fa uscire sull'Household Words (il settimanale per famiglie da lui fondato e diretto) dei supplementi natalizi in cui le storie raccontate avessero un tono deliberatamente gioioso e vivace, per preservare quell'atmosfera speciale fatta di riunioni familiari, cantanti di strada, agrifoglio, pudding, regali e generosità diffusa. Raccolti qui, cinque di questi racconti: "Diventare grandi"; "Storia del parente sfortunato"; "Storia di un bambino"; "Storia di uno studente"; "Storia di Nessuno".
Tra i maggiori poeti di tutti i tempi, Tagore è stato anche un lucido saggista, capace di cogliere lo spirito del suo tempo e le sfumature del confronto tra India e Occidente. Profondamente attuali e spesso illuminanti, questi saggi, ricavati da un ciclo di conferenze, riflettono una delle aspirazioni più profonde di Tagore, ovvero la conciliazione dei due atteggiamenti opposti verso la vita, l'uno statico e contemplativo, l'altro dinamico e attivo. Rabindranath Tagore (1861-1941), è stato poeta, romanziere, drammaturgo e filosofo. Bengalese, si è fatto promotore di una nuova India, moderna e indipendente. Profondo conoscitore della lingua inglese, traduce e mette in musica i propri versi, esercitando un enorme fascino sull'Occidente, che lo premia col Premio Nobel per la letteratura nel 1913, primo non occidentale nella storia.
Le discussioni che appassionano l’opinione pubblica sono spesso difficili da seguire per il grado di tecnicità che le contraddistingue, e i dibattiti sulle problematiche morali non fanno eccezione.
Per venire incontro a questa situazione, da anni il professor Mario Rossino cura una rubrica sul bollettino del santuario torinese di Santa Rita. La sede degli interventi non è accademica, ma il servizio della rubrica è estremamente prezioso e va a vantaggio di un pubblico di lettori molto numeroso.
Il professor Rossino ha un’esperienza assai vasta, grazie al ministero pastorale che esercita da parecchi anni e alla competenza della sua specializzazione in teologia morale, oggetto da tempo del suo insegnamento nella Sezione Torinese della Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale.
Questa trattazione in pillole, esemplare per l’accuratezza dell’informazione e la semplicità dell’esposizione, si colloca accanto agli studi specialistici dell’Autore e offre un servizio non indifferente per favorire chiarezza di idee e solidità di principi in una discussione che continuamente si rinnova.
Il libro mette a fuoco l'attuazione del Concilio Vaticano II nella diocesi di Torino negli anni cruciali in cui era vescovo il card. Michele Pellegrino, concentrando l'attenzione sull'architettura religiosa, considerata nel contesto della città e del suo sviluppo.
Due secoli separano questi due uomini, che hanno percorso una Parigi molto diversa e, oggi, molti luoghi testimoniano ancora la loro presenza. Questa guida vi aiuterà a scoprire questi luoghi ricchi della loro storia.
"Il nome del paese dove sono nato è stato per anni il mio personale tormentone. 'Villarbasse' dicevo io. 'Quel Villarbasse?' mi chiedevano subito. "Proprio quel Villarbasse' ero costretto ad ammettere ogni volta. Un po' di tempo fa, qualcuno dei miei interlocutori canticchiava di rimando: 'Villarbasse cascina fatale...'. Erano i versi di una famosa ballata dell'epoca e raccontava l'orribile ed efferato massacro che là era avvenuto. Se poi spiegavo che proprio in quella 'cascina fatale' ero nato ed avevo trascorso la mia infanzia, potevo godere di un quarto d'ora di quasi celebrità. [...] Il paese, negli anni Cinquanta, era tutto raccolto in se stesso, laborioso, onesto, allegro. Il più estraneo della Terra ad un fatto di sangue. Invece è accaduto quello che Marinella Grosa racconta in questo libro [...]. Non posso che ringraziare la brava autrice. È vitale per tutti ritrovare le proprie radici e in questo libro ritrovo le mie." (Dalla prefazione di Bruno Ferrero)