Alexander Langer, sudtirolese di lingua tedesca, è nato nel 1946 nel profondo nord di Sterzing/Vipiteno, attraverso le esperienze nella gioventù francescana e in Lotta continua, diventa uno dei leader dei Verdi italiani. Ed europei, con l'approdo al Parlamento di Strasburgo. Le cento battaglie di un nonviolento, la sua testimonianza in prima linea contro la guerra di Bosnia, la scelta di stare dalla parte dei deboli sulla scia di don Milani e padre Balducci, la sofferenza personale di fronte alle contraddizioni della politica e della storia, fino alla morte sulle colline fiorentine, nel 1995, a 49 anni d'età. Il combattente inerme si è sentito sconfitto, impotente. Ma ha lasciato un biglietto ai mille amici: continuate in ciò che era giusto. E lo è ancora. Esce con una nuova introduzione, il ritratto di Langer di Florian Kronbichler (Was gut war. Ein Alexander-Langer-Abc, Raetia 2003). L'autore è un giornalista, e oggi deputato di Verdi-Sel, che lo conosceva molto bene. E ne racconta la storia, le idee, le vittorie e le sconfitte di uno dei politici più anomali, geniali e amati del secondo Novecento.
Un viaggio tra i capisaldi del pensiero (e della mistica) del Novecento che insegna la libertà e la profondità dell'esistenza, i ritratti di testimoni indimenticabili, che continuano a regalare molte risposte e ancora più numerose domande a noi, donne e uomini di oggi. Dal teologo protestante Dietrich Bonhoeffer al vescovo dei poveri Oscar Romero, dall'indimenticabile don Milani a Hannah Arendt. E ancora: Dorothy Day, Madeleine Delbrêl, Antonietta Giacomelli, Etty Hillesum, Primo Mazzolari, il cardinale John Henry Newman, David Maria Turoldo. E l'immensa Simone Weil, l'indomabile.
Sono ancora gli anni dell'Austria felix quando, intorno al 1870, ha inizio la saga degli Jost, una famiglia che, ricca di aspirazioni, dal Tirolo scende a Gorizia, paradigma di vivace modernità, di fermenti economici e culturali, città di progetti e opportunità: nella "Nizza austriaca" gli Jost creeranno, in breve tempo, un piccolo impero alberghiero. Nei sessant'anni abbracciati dal racconto, le vicende della famiglia si sviluppano parallele ai grandi eventi che trasformeranno questo angolo d'Europa fino agli anni del fascismo. I traumi del passaggio epocale segneranno la vita degli Jost: il piccolo impero frutto delle loro aspirazioni si sgretolerà, i rapporti familiari e affettivi si deterioreranno, il muro dell'incomunicabilità si ergerà tra le due generazioni ma anche tra sposi e fratelli, l'eros gioioso, giocoso, talora "peccaminoso" che tanta parte ha nella loro educazione sentimentale, si trasfigurerà gradualmente nell'altra sua faccia, thanatos.
Questo volume offre al lettore un quadro dell'ultimo capitolo della Finis Austriae visto dall'interno. L'autore, infatti, traccia la storia della Prima guerra mondiale su un fronte finora del tutto trascurato: quello del Basso Isonzo e del Golfo di Trieste, cui fa da sfondo il Carso. Viene ricostruita, secondo l'ottica particolare consentita dall'analisi di documenti conservati in Austria, la lunga serie delle battaglie combattute sull'Isonzo a partire dai primi scontri nella località di Porto Buso fino all'allentamento della pressione militare su questo fronte seguito alla 12ª battaglia sull'Isonzo, passando per le battaglie per il controllo di Monfalcone e i combattimenti sul Monte San Michele. Jung si occupa quindi del successivo spostamento delle operazioni belliche a Grado e della fase finale della presenza austroungarica nella città di Trieste. La seconda parte del libro prende in esame alcuni aspetti del conflitto di particolare interesse storico: l'attività degli idrovolanti, la guerra delle mine nel golfo di Trieste, le azioni della flottiglia lagunare. Arricchiscono il volume un centinaio di foto provenienti dal Kriegsarchiv di Vienna.
Alcune settimane dopo il disastro delle Termopili e qualche duro anche se inconcludente scontro in mare, con Atene ora in mani barbare, i greci posero drammaticamente fine all'invasione persiana. Spinsero la superiore flotta nemica a combattere nello stretto di Salamina e, grazie a una tattica geniale e a un forte spirito combattivo, ottennero una vittoria schiacciante, cacciando gli avversari dall'Egeo occidentale e permettendo all'alleanza ellenica di mettere insieme forze sufficienti a distruggere, l'anno seguente, il grande esercito d'occupazione. La fioritura della cultura e delle istituzioni greche nel V secolo e la loro eredità futura erano assicurate. William Shepherd ricrea una delle più importanti campagne navali della storia mondiale, utilizzando fonti storiche e le scoperte della ricerca archeologica, tecnologica e navale.
La storia della campagna di Maratona è un evento epico del mondo antico. Quando i greci ionici si ribellarono contro i dominatori persiani nel 499 a.C. le città di Atene ed Eretria andarono in loro soccorso. Il re persiano Dario giurò vendetta e nel 490 a.C. una flotta di 600 navi cariche di soldati venne inviata a punire gli ateniesi. Questo libro spiega in dettaglio come i greci si scontrarono con i persiani a Maratona e li misero in rotta costringendoli a rifugiarsi sulle navi. L'effetto morale di questa vittoria fu enorme: per la prima volta un esercito greco aveva sconfitto i persiani e dimostrato la superiorità della tattica degli opliti.