Tra il 1977 e il 1979 David Bowie traccia e, al contempo, supera una nuova linea di confine nella storia della musica. Low, Heroes, Lodger: i tre album della Trilogia Berlinese segnano la fine della musica anni settanta e l’inizio di tutto quello che sono stati post-punk e new wave negli ottanta e oltre. Bowie ha cambiato noi, il nostro mondo. E ha cambiato se stesso, raggiungendo l’apice della creatività e consacrando definitivamente il rock a forma d’arte. Eppure, in contrasto con tutto questo splendore, attraversa un periodo pieno di ombre, in una Berlino divisa da un muro reale e simbolico, ancora da abbattere. Questa graphic novel ha il merito di raccontarci quel David Bowie, così diverso dal personaggio colorato e glamour della fase Ziggy Stardust. Così poco rappresentato, malgrado l’enorme interesse di questo suo periodo berlinese. E attorno a lui appariranno comprimari d’eccezione come Iggy Pop e Brian Eno, oltre a quella stessa Berlino, città che diventa protagonista.
Mo'èd Qatàn, l'espressione che dà il titolo al nostro trattato, significa "piccola festa" o "piccolo tempo stabilito". Si tratta dei giorni centrali delle feste di Pèsach e Sukkòt, che durano rispettivamente sette e otto giorni (otto e nove nella Diaspora) dei quali il primo e l'ultimo sono di festa solenne (Yom Tov); i restanti giorni delle due festività vanno sotto il nome di chol haMo'èd (lett. "profano della festa"), in italiano frequentemente indicati anche con l'espressione "mezzafesta". In questo periodo intermedio delle festività di Pèsach e Sukkòt è richiesto un equilibrio fra gli elementi che devono caratterizzare la festa e le esigenze della quotidianità. Nel cercare di stabilire quali attività lavorative siano permesse e quali no, il Talmud arriva alla conclusione che proprio ai Maestri è stato affidato il compito di sancire cosa sia lecito e cosa no. Non c'è dunque corrispondenza sistematica con le melakhòt (opere creative) che è proibito compiere di Shabbàt. Nemmeno si può dire che vi sia un diverso livello di intensità delle stesse, cioè che i divieti di chol haMo'èd possano ricondursi, pur con delle facilitazioni, alle stesse melakhòt di Shabbàt. Non è così, dato che di chol haMo'èd alcune melakhòt sono vietate, come lo scrivere, mentre altre sono permesse, come l'accendere il fuoco. Un criterio è rintracciabile nella prescrizione di evitare di affaticarsi eccessivamente di chol haMo'èd, cosa che potrebbe andare a detrimento della gioia, che in quei giorni deve invece essere pervasiva. Altra differenza importante tra Shabbàt e i giorni di festa da una parte e chol haMo'èd dall'altra è che i divieti vigenti in questo secondo caso non sono assoluti: opere a beneficio della collettività, circostanze di convenienza, occasioni che non si ripetono, situazioni di grande necessità possono costituire motivo di deroga ai divieti di chol haMo'èd, mentre non sarebbe la stessa cosa per lo Shabbàt. L'esigenza di trovare un equilibrio fra cose permesse e cose vietate nei giorni di mezza festa porta anche a limitare fortemente l'attività lavorativa in senso lato. I commentatori discutono se la proibizione di compiere melakhòt nei giorni di mezza festa sia di origine biblica o rabbinica. Anche chi sostiene che la base della regola sia di istituzione biblica concorda comunque sul fatto che i dettagli applicativi sono di origine rabbinica. Il trattato è denso di brani normativi mentre sono sporadici quelli aggadici. In modo apparentemente paradossale, il trattato Mo'èd Qatàn tratta abbondantemente di regole legate al lutto. L'argomento appare già nel cap. 1, quando si discute di tombe e sepolture, e diventa rilevante nel secondo capitolo proprio per una certa corrispondenza fra le attività che è vietato svolgere di chol haMo'èd e quelle vietate nei primi sette giorni di lutto; diventa infine preponderante e quasi esclusivo nel terzo e ultimo capitolo del trattato (a partire cioè dalla fine di p. 14a), che da quel punto in poi non tratta più dei giorni di chol haMo'èd. Ecco così che tale argomento, richiamato per un qualche collegamento con il tema principe del trattato, diviene il soggetto di quasi metà del trattato stesso. È interessante notare al riguardo che il lutto, almeno nella sua forma più stretta, quella che ha luogo nei primi sette giorni, è incompatibile con la festa e quindi non ha luogo durante chol haMo'èd: se il lutto è iniziato prima della festa, l'avvento della festa lo annulla; altrimenti, ad esempio nel caso di una persona che venga a mancare durante la festa, inizia soltanto a festa stessa terminata. Il trattato di Mo'èd Qatàn è breve, essendo composto da 28 fogli in tutto, e è diviso in tre capitoli. Con testo originale e traduzione italiana a fronte, note, commenti, illustrazioni, schede tematiche, norme di Halakhà, appendici e indici.
Con l’elezione di un papa statunitense, l’ultimo Conclave ha sancito il tramonto dell’eurocentrismo di un Vaticano impoverito e diviso. Il nuovo corso di Leone XIV va letto però alla luce di una lunga e tormentata marcia sotterranea, che ha visto il cattolicesimo americano giocare spesso un ruolo cruciale, al di là delle apparenze. Come illustra Massimo Franco in un grande affresco tra storia e attualità, le chiavi per spiegare quanto è accaduto sono insieme strategiche, dottrinali e finanziarie. Il flusso dei contributi provenienti da oltre Atlantico è un indizio che non si può ignorare: dai fondi affluiti a Roma tra gli anni Venti e Trenta del Novecento da una benefattrice, amica di Roosevelt e di Pio XI e XII, a quelli arrivati durante e dopo la Seconda guerra mondiale tramite il cardinale Francis Spellman. Più di recente emerge il ruolo della Papal Foundation creata da Giovanni Paolo II per cementare l’«asse del Bene» con gli Usa di Ronald Reagan, e oggi guidata dal cardinale di New York, Timothy Dolan. E affiora la potenza finanziaria dei Cavalieri di Colombo e delle istituzioni caritative e culturali che hanno innaffiato di dollari i bilanci del Vaticano. Tra testimonianze inedite, documenti dell’Archivio apostolico, storie di spie, cardinali, lingotti emigrati e scontri tra papi e presidenti, questo libro racconta come e perché è caduto il tabù che faceva apparire impossibile l’elezione di un papa «yankee». E ci accompagna lungo oltre cent’anni di storia per approdare, nel maggio del 2025, in un imponente e sconosciuto complesso nel cuore di Roma: il Collegio Pontificio Nordamericano dove si è svolto una sorta di pre-Conclave dei cardinali Usa. Il degno capitolo finale di un’epopea politico-religiosa che permette di analizzare l’elezione del nuovo papa da un’angolazione storica inedita. Nella consapevolezza che a Leone XIV oggi è affidato il compito immane di pacificare e ricucire una Chiesa lacerata.
Questo scritto nasce dalla preoccupazione dell'autore nel constatare che i suoi tre nipotini avevano assimilato, attraverso l'odierno insegnamento, l'idea comune del darwinismo l'origine animalesca dell'uomo sintetizzata spesso in una immagine che mostra una scimmia assumere gradualmente la posizione eretta fino a evolversi in uomo.
Non condividendo quella visione, ritenuta priva di solide basi scientifiche, l'autore ha deciso di raccogliere suoi pensieri per sviluppare un'argomentazione in grado di mettere in discussione quell'idea, con l'intento di rimuoverla dalla mente innocente dei suoi piccoli nipoti.
Nel corso del suo lavoro, egli si è imbattuto nei dettati trascritti da una mistica italiana, Maria Valtorta. In alcuni di questi dettati, l'autore ha trovato convincenti confutazioni proprio della teoria dell'origine animalesca dell'uomo e le ha quindi integrate nelle sue argomentazioni, rafforzandole. Ma non si fermato qui. Nella sua introduzione spiega: "l'approfondimento degli scritti della mistica ha stravolto il progetto. Ciò che ho letto è strabordato, straripato, esondato, diventato incontenibile, e i capitoli da due sono diventati trenta."
Lo scritto ha, dunque, man mano ampliato il suo orizzonte, trasformandosi in un'opera più vasta, che ha aperto squarci su temi cruciali, come le origini e il destino dell'uomo, il senso della famiglia, la vita dopo la morte, l'avvento dell'anticristo e la fine del mondo.
Una guida necessaria per comprendere i meccanismi e le parole della finanza e della geopolitica economica. Febbraio 2020: i mercati azionari crollano dopo la rapida diffusione della notizia dell'emergenza sanitaria che si evolverà nella pandemia di covid-19. È inevitabile: si tratta di uno scenario inatteso e non ci sono sicurezze per il futuro. Dopo una fase di ripresa e relativa stabilità, ad aprile 2025 il mondo si trova ancora una volta in una situazione analoga, determinata dalla decisione del presidente Trump di imporre pesanti dazi sulle importazioni a livello globale. Il contesto è molto diverso, ma l'elemento che non cambia è la difficoltà a raccapezzarsi nelle numerose notizie economico-finanziarie fornite dai quotidiani, che spesso e volentieri danno molto per scontato. A peggiorare ulteriormente il quadro contribuisce il grave analfabetismo finanziario che affligge la popolazione italiana: ci mancano gli strumenti per compiere scelte consapevoli in ambito economico, non sappiamo come comportarci nei sempre più frequenti periodi di crisi e fatichiamo a decifrare ciò che leggiamo al riguardo. In quest'era di incertezza e timore l'obiettivo di Mariangela Pira, giornalista esperta di finanza e geopolitica economica, è proprio quello di fornirci una guida completa e accessibile, individuando e analizzando 24 parole chiave che ci aiutino a orientarci nel mare di informazioni che riceviamo quotidianamente e a prendere decisioni ponderate.
attualità
“Sarà una Chiesa più spirituale”
di Cristina Mantero
uomini e donne di fede
Il testamento spirituale di papa Benedetto XVI
apparizioni
Cosa sta accadendo a Trevignano Romano? Si sta realizzando il piano di salvezza di Dio per mezzo di Maria SS.
di Giancarlo Baldini
uomini e donne di fede
Padre Benedetto Nardella da san Marco in Lamis. Primo direttore spirituale di padre Pio
del prof. Francesco Guarino
apparizioni
Estelle Faguette e Maria, la Madre della Misericordia
di Cosimo Cicalese
testimonianze di fede
La luce di Lourdes (raccontata da un Hospitalier e Unitalsiano)
angeli
La serva di Dio suor Pura Pagani: la suora dell’accoglienza e del sorriso
di Michele Pio Cardone
mistici
La mistica francese J.N.S.R.
MESSAGGI
I giusti contemplano il Volto di Dio / L’uomo che ha fede, spererà / Siate preparate spiritualmente / Il mio Giudizio è retto / Il Santo Rosario meditato porta molto frutto / Sono vostra Madre e sono qui / Sono vostra madre che veglia su di voi incessantemente / Io sono il vostro dolce Protettore che vi sostiene / Dovete perseverare fino alla fine / Verrò allora in vostro aiuto in un modo straordinario / La creatura che vive nella Divina Volontà è chiamata a santificare tutte le cose / Io voglio salvarvi / Vi esorto ad essere dono d’amore / Lasciatevi plasmare in nuove creature
profezie
Un regalo dal Cielo per questi Tempi, Maria Valtorta – prima parte
di Giorgio il Legionario
santi e soprannaturale
Il soprannaturale in sant’Antonio abate
di Giuseppe Portale
uomini e donne di fede
L’asino di Capizzi: il servo di Dio Bonaventura Battaglia. Frate minore riformato zoccolante, laico
di Francesco Sarra Minichello
benessere
L’eccesso della golosità secondo santa Ildegarda
di don Marcello Stanzione
approfondimenti
Insegnare la pace a partire dallo “spirito di Assisi”
del prof. Francesco Guarino
i libri delle edizioni segno
“Credo nel Dio di Gesù Cristo – La risposta della fede cristiana agli interrogativi dell’uomo contemporaneo, Dialogo tra Miscredenzio e Teofilo” di Domenico Pisana
La guerra di Liberazione fu insieme guerra civile contro i fascisti e guerriglia contro l’occupante nazista. Costituì il punto d’approdo del distacco popolare dal fascismo e, al contempo, un’assunzione di responsabilità civile. Quell’ansia di riscatto e quella spinta al cambiamento costituirono la volontà fondativa della democrazia italiana. Su di essa si innestò e prese forma una Carta costituzionale dal valore programmatico, che disegnava la democrazia repubblicana per cui si era combattuto. Il libro indaga questa duplice dimensione: la conquista della libertà attraverso la partecipazione e l’impegno nella lotta, e la democrazia che si fa strada nella ricostruzione della vita civile locale e che si afferma nel potere costituente. La Costituzione emerge così come un corpo vivo, frutto originale di un intreccio indissolubile di memoria critica del passato, urgenze del presente e aspettative del futuro. Un prologo, un libro aperto sul futuro.
Dal referendum del 2 giugno 1946 alle elezioni del 27-28 marzo 1994 si snodano i quasi cinquant’anni della prima fase del «lungo dopoguerra italiano». Questo volume concentra l’attenzione sul ruolo delle istituzioni repubblicane e sul loro continuo intrecciarsi con le trasformazioni sociali, economiche e politiche del Paese. Le istituzioni in movimento, dunque, mai immobili: dal consolidarsi e poi incrinarsi del sistema politico al protagonismo mutevole dei partiti, dalle metamorfosi del modello di governo al progressivo ridimensionamento del Parlamento. Sullo sfondo, il peso decisivo del presidente della Repubblica, l’entrata in scena delle Regioni a statuto ordinario, la vitalità delle autonomie locali, il ruolo della Corte costituzionale, l’azione dei grandi corpi dello Stato, delle magistrature, dei sindacati e degli interessi organizzati, i primi passi dell’unità europea. Una riflessione che illumina le continuità e le fratture della democrazia italiana nella sua fase più delicata.
Letizia Moratti, che incrocia la storia personale e l’impegno civile e politico. Ci sono l’infanzia, la formazione, l’incontro con Gian Marco Moratti, i figli, ma anche la fede e la fondazione della comunità di San Patrignano. E poi gli incarichi pubblici in Rai come presidente, a Milano come prima donna sindaco della città e oggi in Europa, al Parlamento. Ma soprattutto la sfida di Expo: fortemente voluta e destinata a cambiare il volto della metropoli lombarda in modo radicale. Molti gli incontri e i retroscena raccontati per la prima volta: la caccia ai voti per vincere la sfida con Smirne, l’impegno di una donna che, da sola e a sue spese, gira cinque continenti attivando o rilanciando relazioni internazionali di grande rilievo strategico. La ritroviamo scortata da uomini armati di mitra nella foresta della Colombia, coinvolta in un blitz a Londra, «sequestrata» a Washington da parte degli uomini della sicurezza del presidente per un incontro al vertice. Ma a muoversi in quell’occasione fu tutta la squadra italiana: da Berlusconi a Prodi e D’Alema. Un modello che forse tuttora ha da insegnare qualcosa all’Italia divisa di oggi perché il Paese - e Milano in testa - può ancora puntare a sfide importanti.