Nel giro di un decennio o poco più, alcune aziende del settore tecnologico, i famosi ‘Big Tech’, hanno scalato l’economia globale. Microsoft, Alphabet, Amazon, Meta, Apple, il gruppo di Elon Musk, Nvidia: è questo il ristretto club di chi vale più di mille miliardi di dollari. Prima di loro, nessuno aveva mai raggiunto vette simili. Ma come ci sono riuscite? E che uso fanno di queste risorse senza fondo? Se il loro impero è sorto con il digitale, le stesse aziende guidano oggi lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. E non solo. La nuova corsa allo spazio, la robotica intelligente, l’e-commerce e molto altro, sono in mano ai soliti noti. Per assicurarsi il predominio, costruiscono data center così energivori da lasciare il segno sul pianeta. Lanciano satelliti e stendono cavi sotto gli oceani. Modificano i consumi culturali in tutto il mondo, condizionano l’informazione e la democrazia. Non c’è, insomma, alcun ambito del quotidiano che sfugga a questa rivoluzione dall’alto, dove a decidere è la nuova oligarchia tecnologica. Luca Balestrieri ripercorre il cammino precipitoso che ci ha portato fin qui, per descrivere l’ecosistema tecnologico in cui siamo immersi e le sue fitte ramificazioni. Non ultime quelle geopolitiche. Nello scontro tra USA e Cina, che si combatte a colpi di microchip, modelli di IA, dazi e sanzioni, l’Europa può ancora arginare il potere dei Big Tech e difendere la propria sovranità?
Ogni volta che qualcosa non va, sentiamo ripetere la frase: «Stiamo tornando al Medioevo!». Può essere un sistema scolastico traballante o una crisi economica e sociale, sempre ritorniamo a quei ‘secoli bui’, a quel periodo di transizione e di tabula rasa che tanto ci spaventa e, paradossalmente, tanto ci affascina. Ma il Medioevo che pensiamo di conoscere non è mai esistito. I ‘secoli bui’ popolati da servi della gleba o quello luccicante di cavalieri, corti e tornei, nascondono una verità storica ben più complessa e affascinante. Giuseppe Sergi, uno dei più autorevoli storici italiani del Medioevo, in questo libro demolisce con rigore scientifico i luoghi comuni che da troppo tempo offuscano la comprensione di un millennio cruciale della storia europea: la presunta ‘piramide feudale’, l’economia del baratto, il papa-monarca assoluto, i vescovi-conti, lo ius primae noctis. Di fronte a chi si sforza di trovare nel Medioevo inventate radici di identità nazionali o esalta i vincoli solidaristici delle comunità rurali, è necessario compiere una operazione di verità storica. Il Medioevo reale, liberato dalle incrostazioni leggendarie, rivela sorprese culturalmente più ricche e autentiche di qualsiasi immaginario convenzionale.
Questa è la storia di come le società europee, tra medioevo ed età moderna, spinsero le proprie ambizioni sempre più verso l’oceano trasformando l’idea che avevano dell’Ovest: quella che era una direzione divenne poco alla volta uno spazio pensabile. Questa è, dunque, una storia di grandi navigatori e di dibattiti violenti tra geografi, una storia di sfide e di esplorazioni che solcarono l’ignoto. Ma è anche la storia dei dibattiti culturali che ne seguirono e che inventarono e definirono quell’Occidente che prima mancava dalle mappe. E il punto di arrivo di questa storia siamo noi. Nel 1494 un trattato tra Spagna e Portogallo divideva il mondo in due e inventava l’Occidente come spazio, comunità e cultura. Mai nessuno si sarebbe potuto aspettare che una semplice firma avesse conseguenze così gigantesche e durature.
Gianni Rodari è stato un meraviglioso intellettuale, maestro, scrittore, inviato speciale, militante, promotore instancabile del più grande strumento di liberazione che gli esseri umani abbiano mai ideato: la parola. Un uomo il cui gioco di invenzioni e parole, come ha scritto lui stesso, «pur restando un gioco, può coinvolgere il mondo». Questa è una sua attualissima biografia ‘per insiemi’ che ha l’ambizione di raccontarlo tutto intero e di sottrarlo allo stereotipo dello scrittore ‘facile’.
L’autore completa un lungo ciclo di studi sulla dimensione del "cuore" (considerato in ottica spirituale e cosmica, mediante un approccio interdisciplinare e interculturale) e si confronta con la fase critica che l’umanità sta attraversando sia sul piano culturale e sociale come su quello spirituale porgendo gli esiti delle ricerche più attuali che coniugano l’ambito scientifico con quello meditativo e ascetico. Questo è il tempo della convergenza. Pertanto la riflessione dell’autore approda, con riferimenti ad esperienze vissute e a dinamiche in atto, alla necessità di unire i cuori, superando ogni confine, mediante una connessione spirituale cui fa da sponda la coscienza cosmica universale ed onnipervasiva.
Torna disponibile l'opera fondamentale di Ernesto Buonaiuti, nell'edizione del 1943, di "Il modernismo cattolico". Con l’obiettività e la serenità dovute anche al trentennio ormai trascorso dai tumultuosi eventi di inizio secolo, Buonaiuti offre una rilettura del movimento modernista, ne esamina le linee di tendenza generali e le specificità nazionali, ne sottolinea gli apporti benefici e gli inevitabili limiti. L’analisi critica del testo è affidata al prof. Giovanni Vian, ordinario di Storia del Cristianesimo e delle chiese all’Università Ca’ Foscari Venezia. Insieme a "La Chiesa romana" sempre riproposto da Gabrielli editori, i due libri rappresentano un bilancio, una ricapitolazione, non solo intellettuale ma anche di vita, di un importante protagonista del panorama ecclesiale della prima metà del Novecento che ha ancora tanto da dire alla Chiesa dei nostri tempi.
«Ha l'animo di un crociato e del crociato ha lo spirito di sacrificio e di dedizione», così Pietro Nenni annotava nei suoi diari il 9 aprile del 1944 queste parole sul compagno di partito Sandro Pertini, la cui coerenza era stata centrale nella coraggiosa opposizione antifascista, anche quando egli venne condannato ad una lunga detenzione carceraria e di confino, così come lo sarà nella lotta resistenziale e nell'impegno dentro il socialismo italiano post 1945. Il rapporto con il suo partito sarebbe stato sempre centrale, da socialista riformista fu fautore dell'unità delle sinistre, non ebbe incarichi direttivi nel partito, né fu mai chiamato a ruoli di governo durante il centro-sinistra, finendo per restare una figura rispettata di dirigente socialista ma senza nessun vero potere; la svolta giunse nel 1968, quando divenne uomo delle istituzioni prima come Presidente della Camera dei deputati, dal 1968 al 1976, e poi come Presidente della Repubblica, dal 1978 al 1985. Il suo settennato entrò nel mito e nella memoria degli italiani nella stagione del terrorismo perché seppe interpretare e difendere il ruolo delle istituzioni democratiche con autorevolezza, forte del consenso dei cittadini e della autonomia dalla classe politica.
Questa raccolta di articoli del prof. Giuseppe Lorizio sprona a pensare il "nesso" fra il kérygma, ovvero il nucleo essenziale della fede cristiana custodito nella Parola di Dio, e il kairós, ossia il tempo presente, che è sempre "propizio" per accogliere l’annuncio della vita nuova in Cristo. E questo "presente", contemporaneamente lento e veloce, ci sfida a riflettere sulle sue pericolose alternanze e contraddizioni umane, ma anche a trovare in esso quella speranza che va oltre ogni orizzonte terreno.
L’analisi dello spazio occupato dalla dimensione sportiva all’interno di alcune tra le principali mostre temporanee allestite in Italia dal regime fascista durante il Ventennio rappresenta il nucleo centrale della ricerca presentata in questo volume. Lo sport, fenomeno sociale e culturale di grande diffusione popolare negli anni compresi tra le due guerre e cardine dell’azione politica della dittatura mussoliniana, fu inglobato all’interno di una lunga serie di manifestazioni espositive a carattere commerciale, politico e culturale diventando un prezioso strumento di costruzione del consenso. L’esibizione pubblica della nazione sportiva consentì al regime di rendere concreta agli occhi degli italiani l’immagine dell’uomo nuovo fascista, palesando, altresì, il potere dei nuovi linguaggi massmediatici sottomessi alle contingenze della propaganda.
Per quindici anni, dal 1954 al 1970, il Villaggio San Marco a Fossoli di Carpi è stata la casa di oltre 150 famiglie giuliane provenienti dalla Zona B del Territorio libero di Trieste, assegnata alla Jugoslavia dopo la firma del Memorandum di Londra. In questo luogo, già campo di concentramento nel corso della Seconda guerra mondiale, si trovarono a dover ricomporre le loro vite lontano dalle terre d’origine e ad affrontare il lungo e complesso percorso di inserimento in un territorio inizialmente diffidente. Il volume prende spunto dall’esperienza degli esuli giunti a Fossoli in anni difficili e ancora segnati dalle ferite del conflitto per riflettere in maniera più ampia sull’esodo giuliano-dalmata, grazie a contributi che offrono uno sguardo plurimo sulla vicenda, inserendola nel quadro degli spostamenti forzati di popolazione che investirono l’Europa nell’immediato dopoguerra. A settant’anni dalla apertura del Villaggio San Marco, la Fondazione Fossoli ha inteso richiamare all’attenzione su questo capitolo doloroso della storia del nostro paese, rimasto a lungo in un cono d’ombra.
Certi personaggi del passato - anche quelli oggi più dimenticati - sembrano fatti apposta per essere riscoperti, e per invadere la scena del nostro presente. Nel picaresco racconto di Sergio Luzzatto, a rivivere è un avventuriero francese del tardo Ottocento. Risoluto e infido, carismatico e violento, il marchese di Morès percorre le strade della modernità, dall’Europa all’America, dall’Asia all’Africa, con la baldanzosa energia e l’insidioso bagaglio di un crociato medievale. A conti fatti, la sua breve esistenza si rivelerà quella di un fallito seriale: le visionarie sue iniziative di imprenditore capitalista e di esploratore colonialista, di agitatore antisemita e di leader populista verranno tutte accomunate dal destino dell’insuccesso. Ma morire da perdenti è spesso la sorte dei pionieri. Nel caso di Morès, un pioniere del fascismo. Storia inquietante di una vita inquieta, "Il primo fascista" illustra di quante tessere sia composto il mosaico delle pulsioni reazionarie che a tutt’oggi ci circondano. Le radici teoriche e pratiche del fascismo affondano nella Francia di fine Ottocento. Senza attendere il Novecento, né l’Italia di Benito Mussolini, già nella Parigi fin de siècle gli uomini della «destra rivoluzionaria» perseguirono l’obiettivo di compiere una rivoluzione politica, intellettuale, morale, ma non sociale ed economica; di conservare il liberismo, l’economia di mercato, rigettando il liberalismo, i valori della democrazia. Risalendo lungo queste radici, Sergio Luzzatto incontra il marchese di Morès e riconosce in lui - sotto le vesti ora pittoresche, ora grottesche di un eroe da cappa e spada - colui che per primo provò a maneggiare la peculiare miscela di odio razziale, di presunta solidarietà interclassista, e di violenza paramilitare organizzata, cui Mussolini avrebbe dato il nome di «fascismo». Morès si fece le ossa da suprematista bianco lontano dalla Francia, nelle praterie del Far West e nella giungla d’Indocina, inseguendo il mito moderno e muscolare della ferrovia. Poi, come uno strano «marchese socialista » si impose sulla ribalta politica di Parigi con l’arte del circuire e dell’intimidire, del prevaricare e del falsificare, sino a divenire l’anima occulta della macchinazione antisemita passata alla storia come l’«affaire Dreyfus». La sua avventura si concluse nelle sabbie del Sahara: massacrato dai tuareg, che aveva sperato di coinvolgere in un’alleanza cristiano-islamica contro i perfidi giudei. Allora prese corpo la leggenda di Morès, fino alla sua rivincita postuma nella Francia dell’occupazione nazista.
Le nuove meditazioni di Padre Zambotti - camilliano, fondatore delle Tende di Cristo, luoghi di accoglienza per poveri ed emarginati, in Italia, Brasile e Messico - si incentrano sulla famiglia di Nazaret. Esempio unico di ascolto, contemplazione del mistero, fede e preghiera, realizzazione piena dell'amore e della tenerezza di Dio. Immaginando Gesù che scrive ai genitori, si snoda il racconto, intercalato dalle meditazioni di Padre Francesco. Un piccolo prezioso inno, lo stupore di fronte al creato, un canto di gloria e di attesa.