
Attraverso le sue interconnessioni commerciali, economiche, politiche, culturali, la specie umana sta dando forma, su scala planetaria, a una straordinaria e inedita organizzazione vivente. Paradossalmente, però, l’evidenza vitale di questo nuovo "Grande Essere" è richiamata dal rischio mortale e autodistruttivo che corre in più campi: ecologico, sanitario, geopolitico. L’urgenza vitale, imposta dalle crisi molteplici e intrecciate che veicolano questo rischio, può divenire essa stessa pericolosa, nel momento in cui ispira pulsioni regressive, tentazioni autoritarie, paure, violenze e conflitti che possono divenire mortali. La stessa urgenza può, d’altra parte, far prendere coscienza di come, nell’inedita comunità di destino mondiale del nostro tempo, l’imperativo morale della pace e della convivenza fraterna universale, ritenuti solitamente ideali di un cosmopolitismo astratto o sentimentale, sia arrivato a coincidere con l’istinto di conservazione, il medesimo istinto che è sempre stato indicato come radice inestirpabile dell’aggressività distruttiva. Si tratta di mobilitare e scommettere sulle "forze vive della complessità" - amore, fraternità, solidarietà, fiducia, intelligenza cosciente -, quelle forze vitali e costruttive che possono consentire all’umanità di superare una soglia più profonda di complessità senza soccombere alla dispersione, alle competizioni, agli antagonismi. I nuovi tempi esigono un radicale salto culturale che ridefinisca il senso del possibile alla luce del senso del necessario. Generare una "civiltà della Terra" è il compito vitale e creativo che ci attende, cioè costruire una politica di civiltà, una educazione e una filosofia all’altezza dell’uomo che ormai non abita più i villaggi, le città, le nazioni, ma il mondo.
Le crisi globali mettono in discussione il futuro dell'umanità. Pandemie, catastrofi climatiche, guerra, crisi energetica, ci rivelano che viviamo in un mondo interdipendente. Se avremo un futuro, sarà un futuro planetario. Preparare questo futuro chiede un radicale cambiamento di prospettiva, che prenda congedo dal paradigma della semplificazione, e muova verso un pensiero delle connessioni e delle relazioni, verso un pensiero della complessità: l'unico adeguato ad abitare un mondo in cui tutto è connesso. Senza tale cambiamento di paradigma, continueremo a entrare nel nuovo secolo indietreggiando e tarderemo a divenire ciò che siamo: una comunità di destino planetaria.
L'uomo odierno si trova in una crisi cognitiva, che concerne il rapporto che intrattiene con sé stesso e con la realtà. È una condizione paradossale. Viviamo in un mondo sempre più complesso, nel quale tutto è connesso e all'interno del quale, tuttavia, si producono drammatiche disgregazioni. Domina un paradigma di "semplificazione", che ci separa illusoriamente dalla natura, ci rinchiude nei confini nazionali, frammenta i saperi, irrigidisce le identità. Il successo di tale modello accresce le tendenze regressive e il rischio di catastrofi future. Cambiare paradigma per apprendere ad abitare la complessità è la sfida del XXI secolo. Raccogliere questa sfida significa ripensare le attività umane fondamentali: la cura, l'educazione, il governo.
Lungo un percorso non privo di oscillazioni e costellato da suggestioni scientiste, quanto ricco di intuizioni e categorie analitiche ancora feconde - che, in questo libro, viene ricostruito cronologicamente sulla scorta di testi ancora inediti in Italia - , l'opera di Durkheim rinvia al tema attuale di come tenere insieme libertà e regole, piacere e giustizia, felicità privata ed etica pubblica, e invita a riflettere su come agire, affinché gli uomini moderni, giustamente gelosi delle loro libertà, non s'illudano, tragicamente per se stessi e per i destini della loro convivenza, di sentirsi in questo modo appagati, mostrandosi impermeabili a quella solidarietà, a quelle delizie della vita comune, a cui pure non possono rinunciare, a meno di rendere priva di significato la loro stessa esistenza. E ancora, a chiederci: perché e in cosa la società è qualcosa di più di un'"associazione temporanea"?

