Il volume contiene lettere e documenti del periodo (1939-1942) in cui Edith Stein visse nel monastero di Echt in Olanda, presso il quale era riparata nella speranza che in tal modo potesse sfuggire alle persecuzioni antiebraiche. La guerra scoppia però nel settembre 1939, e l’Olanda stessa viene invasa e occupata nel maggio 1940. Le lettere rispecchiano la tragicità della situazione: quella di familiari e amici costretti alla fuga o invece impossibilitati a farlo, i suoi stessi tentativi di espatrio in Svizzera, fino agli scarni biglietti scritti dal campo di raccolta, dopo l’arresto. Inoltre, esse danno testimonianza del permanere di intensi legami con colleghi e amici, soprattutto con l’amato monastero di Colonia, e contengono anche una ricca documentazione sulle opere di Edith Stein - la stampa di Essere finito ed essere eterno che si è rivelata impossibile, la redazione di Vie della conoscenza di Dio e di Scientia Crucis -. Nota costante è quella di una serena e lieta fiducia in Dio.
L’opera, un classico della spiritualità cristiana occidentale, viene riproposta in una edizione economica. Il testo si articola in quattro libri che, nell’intenzione dell’Autore, sono le quattro tappe del perfezionamento interiore. Nei primi due libri: il primato assoluto della carità, la conformità a Cristo, il distacco dalle cose visibili, l’obbedienza; l’inevitabile necessità della sofferenza per entrare nel regno di Dio. Nel III e nel IV libro il genere letterario muta e diventa dialogo tra il discepolo e il Signore. L’opera, scritta durante il periodo medievale, resta di incerta attribuzione. Benché sia stata in passato attribuita a Tommaso da Kempis, oggi vari studi hanno indicato come possibile autore anche Jean Gerson o forse un ambiente monastico di spiritualità certosina (Enzo Bianchi nella Presentazione).
«Ora Ambrogio era entrato definitivamente dentro di me. Era il mio maestro interiore». Alla maniera d’un romanzo di formazione il libro di Garzonio dà voce a sant’Agostino che ricostruisce il proprio percorso umano e spirituale. Parte da intellettuale ambizioso, brillante, insofferente della provincia berbera, e passa per la Roma dei conflitti tra antiche istituzioni che contendono spazi e potere a un cristianesimo in irresistibile ascesa; va poi a Milano, capitale imperiale, dove autostima e ansia di affermazione gli hanno fatto accettare un’ardua missione: contrastare l’autorevolezza di Ambrogio, che, vescovo dal 374, avrebbe tradito la romanità in nome del vangelo di poveri, ultimi, vittime di guerre, usura, prepotenze di burocrati e pretenderebbe che anche l’imperatore si sottomettesse alla legge, visto che si dice cristiano. Ma l’incontro con Ambrogio sconvolge e trasforma Agostino. Nella notte tra il 24 e il 25 aprile del 387 il vescovo battezza Agostino, tre anni dopo l’arrivo a Milano. Il già professore di retorica convertito lascerà la capitale imperiale per tornare nella sua Africa. Lì si farà monaco, verrà creato sacerdote e consacrato vescovo di Ippona nel 395. Il libro rivela i passaggi grazie ai quali Agostino ha imparato da Ambrogio il "mestiere del vescovo". Chi ha ascoltato Leone XIV dire il giorno della sua elezione: «Sono figlio di sant’Agostino, agostiniano, che ha detto "con voi sono cristiano e per voi vescovo» troverà in questo libro suggestioni e utili stimoli, per sé, per la propria ricerca interiore, per l’essere cristiano e per reagire a un mondo in cui chi possiede la forza stravolge dignità delle persone, diritti, libertà individuali e sociali, bene comune.
Il diario di santa Faustina ha ispirato all’autore meditazioni e riflessioni che, riprendendo alcuni punti della spiritualità della Divina Misericordia, vengono attualizzate al nostro tempo. Sono inserite tra queste meditazioni anche tre brevi catechesi che l’autore ha tenuto all’Associazione «Apostoli della Divina Misericordia» di Lecce. Il culto di Faustina Kowalska, santa di origine polacca al centro di una diffusissima devozione popolare, ha assunto particolare importanza da quando Giovanni Paolo II ha istituito la domenica della Divina Misericordia, subito la prima domenica dopo Pasqua.
Un ritrovamento unico: un frammento inedito, il più antico, del romanzo su Clemente Romano. Avventure rocambolesche e romanzo d'amore, ricerca del sé e riflessione esistenziale, testimonianze e raccordi storici sulla vita di Gesù, incontri di culture e mentalità sono gli ingredienti di questo frammento inedito, un romanzo cristiano finora ritenuto perduto, che ha Clemente Romano come protagonista e si evolverà in seguito nei più famosi ritrovamenti tradotti in latino da Rufino († ca. 410). Grazie allo zelo pastorale del vescovo Esichio di Salona (405-426), i "Gesta Sancti Clementis" sopravvivono come la più antica fonte sugli inizi del cristianesimo in Occidente: uno scorcio unico sulla vivacissima società mediterranea dei primi secoli.
Il volume intende presentare al lettore la traduzione italiana, accompagnata dall’originale testo greco a fronte, di due delle più importanti opere di tutta la produzione letteraria di Basilio: le nove omelie sull’Esamerone e le due omelie sulla creazione dell’essere umano. Queste opere, che contengono una ricca e affascinante interpretazione del racconto della creazione dell’universo narrato all’inizio del libro della Genesi, offrono una sintesi del metodo esegetico e della prospettiva teologica dell’autore.
Questo volume esprime la speranza che la sapienza essenziale e umanissima di san Benedetto possa suggerire risposte alle odierne domande inevase, vie di risoluzione alle contraddizioni irriducibili e alle crisi in cui l’umanità del nostro tempo si dibatte. Le prospettive problematiche della cultura occidentale del XXI secolo sembrerebbero precludere ogni dialogo con la cultura benedettina per l’assoluta mancanza di un linguaggio e di valori comuni. Eppure, la stessa marginalità del monachesimo favorisce una vicinanza umana, un umile e partecipe ascolto che, accogliendo la sofferenza e il disagio dei nostri fratelli nel mondo, li può condurre a leggere nel proprio cuore per riscoprirne la causa e far emergere il bisogno, forse inconscio, di trovare un senso all’esistenza. Una lettura in chiave attuale della Regola di san Benedetto può forse ancora aprire cammini di luce e di speranza.
In questa raccolta di scritti cistercensi il curatore ripercorre i passi fatti dalla Chiesa, lungo tutta la sua storia, per arrivare alla definizione del dogma dell’assunzione e alla comprensione della portata ecclesiologica che questo mistero racchiude. A partire dalle testimonianze apocrife, passando per i Padri, il Medioevo e le tradizioni liturgiche, fino ai pronunciamenti dei papi dell’ultimo secolo e alla sintesi del Concilio Vaticano Il, si è accompagnati a conoscere Bernardo di Chiaravalle, Amedeo di Losanna, Guerrico d’Igny, Aelredo di Rievaulx, Isacco della Stella e Gertrude di Helfta. Questo libro ha il merito di introdurci alla ricchezza di fede che emerge dalle loro parole. Essi scrivono all’incirca ottocento anni prima della proclamazione del dogma, contribuendo a custodire e fecondare quel terreno buono del sensus fidei del popolo di Dio, da cui poi quel dogma trarrà origine. Lo fanno con la naturalezza di chi è abituato a muoversi ogni giorno tra i tesori della Scrittura e della liturgia e, pur senza spingersi nell’indagine del come possa essere avvenuta l’assunzione della Vergine, non manca loro abbondante materia di contemplazione.
Per anni, Ana Garriga e Carmen Urbita, ricercatrici alla Brown University, hanno esplorato gli archivi monastici risalenti al XVI e XVII secolo: una congerie di manoscritti, lettere, autobiografie, registri contabili, trattati mistici e racconti di vita rimasti per lo più invisibili alla storia ufficiale, che sono presto diventati oggetto dei loro studi accademici. Intrecciando filologia, storia culturale e studi di genere, dalle loro ricerche è emersa una storia del Barocco diversa, inedita e tutta al femminile. Nei conventi retti da donne, infatti, le monache avevano sviluppato un complesso intreccio sociale, in cui c'era spazio per il lavoro e la creatività, la moda e la fama, l'amicizia e l'amore, la politica e l'economia, e uno stile di vita che offriva soluzioni innovative alle difficoltà della vita quotidiana. In questo testo erudito e ricco di umorismo, lo spazio conventuale raccontato dalle due appassionate ricercatrici spagnole non è solo un contesto religioso: è una comunità, un luogo simbolico ed esistenziale, dove si sperimentavano modi alternativi di vivere, amare, lavorare, relazionarsi, amministrare, resistere. E queste esperienze - amorose, intellettuali, spirituali, economiche - possono ancora servire da guida per la crisi che attraversa la nostra epoca ansiogena e iperconnessa e che investe il lavoro, gli affetti e le relazioni. Grazie al lavoro di Garriga e Urbita abbiamo così accesso ai suggerimenti di Teresa d'Avila per il buon governo economico e ai trucchi di Maria di Gesù di Ágreda per essere in più posti contemporaneamente; e possiamo metterci in ascolto dell'audacia con cui Anna di Gesù e Beatriz de la Concepción hanno sostenuto un amore contro tutto e tutti, o della rabbia manifestata da sor Juana Inés de la Cruz, secoli prima del #MeToo, contro le molestie di un confessore. Una guida per superare le difficoltà del presente, colta e ricca di umorismo, in cui vengono raccolti i consigli delle religiose più affascinanti della Storia.
Il libro propone una lettura storico-teologica della figura della Sibilla come simbolo della ricerca religiosa dell'uomo e come luogo di incontro tra sapienza
pagana e rivelazione cristiana.
Dal profetismo dell'Antico Testamento alle Sibille greche e latine, fino alla loro reinterpretazione da parte dei Padri della Chiesa e nel Medioevo, il testo mostra come la parola profetica nasca dall'inquietudine della ragione e dal desiderio universale di senso.
Un'ampia sezione è dedicata ai Padri della Chiesa, che interpretano il profetismo pagano alla luce del Logos e dei semina Verbi, giungendo a una progressiva cristianizzazione della Sibilla, accolta poi nel Medioevo come testimone simbolica dell'attesa dell'Incarnazione, spesso affiancata ai profeti biblici nell'arte e nella liturgia.
Il volume si conclude mostrando come la figura della Sibilla continui a parlare anche all'uomo contemporaneo, come icona psicologica di una ragione in ricerca e di un'attesa che attraversa la storia.
Un'opera quindi che, intrecciando storia, teologia e simbolismo, restituisce alla Sibilla la sua dimensione originale: archetipo della voce profetica e e icona della ricerca spirituale che attraversa i secoli fino all'uomo contemporaneo.
Don Francesco Mangani è sacerdote della diocesi di Ascoli Piceno. Oltre all'attività pastorale, è insegnante di teologia e si occupa di animazione culturale.
Cofondatore de Il Portico di Padre Brown, collabora anche con diverse associazioni. È autore di alcune pubblicazioni.
Per le Edizioni Sego Le apparizioni di Gimigliano (2016) e Desiderio e Silenzio (2017).
In un mondo che spesso ci ferisce con la fretta, la competizione e la paura di non valere abbastanza, padre Marc Foley ci invita a ritrovare la sorgente della pace interiore attraverso la "piccola via" di santa Teresa di Lisieux. Con linguaggio chiaro e profondo, l’autore svela come l’amore quotidiano, silenzioso e concreto sia la vera forza che ci può mantenere capaci di accogliere la vita e gli altri con uno sguardo libero e compassionevole. Teresa non è qui idealizzata, ma mostrata nella sua umanità fragile e luminosa: una donna che, imparando ad amare nelle situazioni di limite che la vita le propone, scopre la gioia di un’esistenza libera, proprio perché totalmente votata a Dio. Un libro che intreccia psicologia e spiritualità, aiutandoci a riconoscere che la santità non è fuga dal reale, ma fedeltà che trasforma ogni cosa.
Quando nel 115 un sisma colpisce Antiochia mettendo in pericolo Traiano e la campagna contro i Parti, i cristiani vengono perseguitati: al martirio di Droside segue l’arresto del vescovo Ignazio. Inviato a Roma per essere pasto delle belve, il futuro martire ritiene inevitabile quella morte violenta. In assonanza con la memoria delle vittime innocenti al tempo dei Maccabei, il discepolo si sottrae al ruolo del capro espiatorio descritto da René Girard e impostogli dal persecutore, colmando invece la distanza con il patire del Maestro (Col 1,24). Discepolo del Crocifisso risorto, egli ne avrebbe imitato la Passione: nel dare la propria vita in cambio di quella delle Chiese, raggiungerà Dio e sarà riscatto per altri.