Kito è un dodicenne africano che lavora nelle miniere di coltan, un minerale nero utilizzato per costruire componenti dei cellulari. Un giorno, insperatamente, trova un diamante! La vita della sua povera famiglia potrebbe cambiare, così parte segretamente con il fratellino per raggiungere una missione dove lo aiuteranno a venderlo. Lungo il viaggio i due più volte sono in pericolo: vengono inseguiti dagli avidi capi della miniera, che vogliono il diamante; incontrano una bambina cacciata dal suo villaggio perché ritenuta una strega; si imbattono in un gruppo di bambini soldato. Ma ogni volta riescono a nascondere la pietra, aiutati dalla bambina e da un giornalista che sta facendo un reportage sulle condizioni dei minatori. Arrivati alla missione, l'astuzia di una suora salva di nuovo il diamante dalle grinfie degli inseguitori. Ora anche la loro famiglia può raggiungerli per cominciare una nuova vita. Età di lettura: da 10 anni.
È la biografia di suor Nunziella Scopelliti (Messina 1948), fondatrice dell'Istituto del Bell'Amore. Nel 1971, dopo aver conseguito la laurea in filosofia, Nunziella lascia Messina e giunge a Roma, dove abbraccia la vita religiosa nell'Istituto delle Suore della Santa Famiglia di Bordeaux. All'interno dell'Istituto si dedica soprattutto alla formazione delle giovani e all'insegnamento. Ottenuto il diploma in Teologia spirituale al Teresianum, tra il 1992 e il 1994 si trova in Canada, dove studia scienze delle comunicazioni sociali (Ottawa) e psicologia (Montréal). È in questo periodo che matura l'idea di lasciare l'istituto religioso di origine per seguire quella personale vocazione all'amore, percepita fin dalla giovinezza, che la condurrà a fondare l'Istituto delle Suore del Bell'Amore (1994). Oggi sr Nunziella vive a Palermo, nella Casa Madre, in qualità di superiora generale dell'Istituto da lei fondato. Katia Mammana l'ha intervistata sulle vicende della sua vita e sulla spiritualità del Bell'Amore. In Appendice Lettera del card. Salvatore Pappalardo.
Per il concetto di "secolarizzazione" è tempo di bilanci. Introdotto in origine per indicare il passaggio di beni e persone della sfera sacra e quella profana, si è trasformato nei secoli quasi in un sinonimo di "modernizzazione" (slittamento non sempre condiviso dalla comunità scientifica oggi). Attorno a tutto ciò ha preso forma una raffinata teoria filosofica e teologica della secolarizzazione. Paolo Costa ricostruisce per la prima volta sistematicamente gli sviluppi avvenuti, che - specie nelle versioni più recenti - configurano un vero e proprio mutamento di paradigma. E lo fa analizzando il contributo di studiosi esemplari come H. Blumenberg, D. Martin, C. Taylor, H. Joas, T. Asad, M. Gauchet, J. Habermas e G. Vattimo. Il risultato dell'indagine è una fotografia nitida, che mette a nudo sia l'urgenza della questione storica sottostante al tema "secolarizzazione", sia i limiti strutturali dell'apparato concettuale su cui ha fatto leva la prospettiva teorica che ha prevalso fino a pochi decenni fa. Ne risulta, alla fine, una mappa indispensabile per orientarsi criticamente in uno dei dibattiti cruciali della contemporaneità.
Attraverso questo prezioso contributo, P. Antuan Ilgit, S.I. mostra di essere un maestro costruttore di ponti. Fondando una solida base che connette il cristianesimo e l’islam, attingendo al ricco patrimonio di entrambi, fornisce una specie di «planimetria» straordinariamente completa mediante il dialogo interreligioso e il discorso etico. Partendo dalle nozioni di «disabilità» già in possesso delle due grandi religioni, passa poi a considerare come questa planimetria etico-interreligiosa possa essere applicata ai contesti pluri-culturali in generale e alla questione della disabilità in particolare. Oltre a una ricognizione dei principali testi sacri di cristianesimo e islam sull’argomento, P. Ilgit riporta un’incredibile varietà di letteratura in varie lingue. A questo progetto concorrono le sue notevoli capacità analitiche di teologo morale e il suo personale background di gesuita turco formatisi in Europa e Stati Uniti d’America, e con una diretta esperienza di vita in entrambe le tradizioni religiose. Il suo lavoro si rivela inestimabile non solo per coloro che sono interessati a una o più aree di studi sulla disabilità, al dialogo interreligioso tra islam e cristianesimo – specialmente in riferimento alla Turchia moderna –, ma anche all’area critica, volta a portare la teologia morale fondamentale e la Scrittura nell’etica applicata.
«Solo l'amore, sorretto dall'amore incondizionato di Dio, può portare al rischio, al pericolo, ma anche a quel desiderio che, in un periodo così instabile per la Chiesa, animava l'intimo di tutti quelli che avevano fatto del "beneficio di Cristo" la loro vita. È l'amore, nella sua essenza, che permette all'uomo di osare; solo l'innamorato trova il coraggio di andare contro tutto e tutti». Il testo indaga sul contesto storico-religioso che ha caratterizzato gli ultimi anni della vita di Michelangelo. L'obiettivo è quello di capire da dove scaturiva quella profonda spiritualità che tanto lo aveva affascinato verso la fine degli anni trenta del Cinquecento e che lo aveva portato a manifestare, attraverso la materia, la sua totale devozione verso il Cristo Salvatore.
Due le aree tematiche di questo sesto volume dell’Opera omnia di Giovanni Moioli: la santità cristiana, con un’attenzione particolare alle sue caratteristiche e al percorso educativo che può favorirne la crescita, e lo studio di alcune delle forme concrete che la vita cristiana ha conosciuto nel corso dei secoli, con una considerazione più attenta dell’esperienza e della teologia degli Istituti Secolari.
I due temi facilmente si intrecciano, perchè la santità cristiana non è mai un percorso individualistico. Il cammino della santità non può non coinvolgere personalmente e in profondità, ma ciò che lo suscita e lo fa maturare è il dono dello Spirito di Gesù che rende «possibile rivivere la vicenda di Cristo, essere la “memoria” di lui, della sua morte e della sua risurrezione» e «la prova che si ha nel cuore la partecipazione alla carità di Cristo sta nell’amore per la Chiesa, non del rifiuto della Chiesa». Perciò «non c’è santità cristiana che non abbia una reale dimensione ecclesiale». Si può diventare santi solo «per strade diverse, con fisionomie diverse: non prima di tutto in base alle “cose che si fanno”, ma alla fede ed all’amore con cui si vive ciò che si fa», quindi con forme di vita necessariamente diversificate, ma tutte riconducibili alla carità di Cristo e al dono del suo Spirito.
«La verità è Gesù Cristo e il termine correlativo adeguato alla verità che è Gesù Cristo non è la pura intelligenza. È “anche” l’intelligenza, ma più completamente è la libertà, che è là dove non c’è più separazione tra l’intelligenza e la volontà e l’amore, cioè dove l’amore, l’intelligenza e la conoscenza hanno ritrovato l’unità, quando l’uomo non è più diviso tra ciò che sa e ciò che fa, quando il suo amore non cammina più lentamente della sua intelligenza». (Giovanni Moioli)
GIOVANNI MOIOLI, nato a Vimercate (MB) il 4 maggio 1931, viene ordinato sacerdote il 27 giugno 1954 dal cardinale Ildefonso Schuster. Nel 1958 si laurea in teologia, presso la Pontificia Università Gregoriana (Roma), con una tesi su La devozione berulliana al Verbo Incarnato. Nel 1961 inizia a insegnare teologia spirituale e, l’anno successivo, teologia sistematica presso il Seminario di Venegono Inferiore (VA). A partire dal 1969 assume i due insegnamenti anche presso la Facoltà teologica dell’Italia settentrionale (Milano) dove, nel 1974, viene nominato docente ordinario. Muore a Vimercate il 6 ottobre 1984.
Sebbene sia stato adoperato per secoli come canto funebre, il Dies irae è piuttosto riflessione spirituale e commossa preghiera, uno splendido poema liturgico che offre ai credenti di ogni tempo una dolcissima preghiera, ricca di poetiche e intelligenti immagini positive ed esprime in modo drammatico il contrasto fra desiderio e paura che segna la tensione cristiana verso il compimento della storia e della vita di ciascuno. Il volume, proponendone un sapiente commento, permette di apprezzare questo esempio di poesia medievale, risvegliando anche nel lettore l'anelito verso l'incontro definitivo con il Redentore, che "ultimo" si ergerà sulla polvere per ristabilire la giustizia e realizzare finalmente il suo progetto di salvezza.
Un figlio che ha lasciato questa vita quando aveva solo 20 anni. Due genitori che quel giorno hanno iniziato un lungo cammino, che continua ancora oggi, alla ricerca di un senso e di nuove ragioni per sperare e per amare.
Entriamo “in punta di piedi” nelle pagine in cui raccontano il loro viaggio, perché – come scrive padre Ermes Ronchi nella prefazione – «sono loro i veri maestri, i testimoni che ci mettono alle strette davanti al “caso serio” della vita».
Le parole di questo “diario” ce li riconsegnano come «dei guaritori feriti. Che proprio dalla ferita subita sanno trarre una terapia, un balsamo per il vivere d’altri: e le ferite diventano feritoie di luce per quanti devono affrontare lo stesso dolore, il più atroce e che mette tutto a repentaglio. C’è dell’oro nelle ferite».
Per te che credi che non sempre dove cՏ alcol cՏ festa! Per te che ami trasgredire! Per te che dici: Alcol? No, grazie! Per Te che vuoi sapere e capire.
Gianni Borsa ripercorre la genesi dell’integrazione europea, per riscoprire ciò che sta all’origine della costruzione di una “casa comune” capace di garantire ai suoi cittadini una vita dignitosa, libera, solidale e in pace. Una riflessione che giunge sino ai nodi problematici e alle sfide dell’oggi, prendendo spunto dall’icona biblica delle “due case”.
Luigi Sturzo (1871-1959) fu un formidabile animatore della terra siciliana e poi dell’Italia intera, appassionato della libertà e sempre dalla parte dei deboli. Prete e politico scomodo, fu odiato da Benito Mussolini per il suo rigore nello spiegare l’inconciliabilità tra cristianesimo e fascismo. L’immensità del suo pensiero oggi brilla per la Chiesa e per la nostra confusa e avvilita società.
Dai suoi inizi a Caltagirone all’appello «a tutti gli uomini liberi e forti», fino all’esilio all’estero e al rientro nella vita politica postfascista, produsse una monumentale opera di intuizioni ancora feconde e animate da un profondo spirito di amore e servizio al prossimo, che ha portato la Chiesa ad avviare il processo per la sua beatificazione.
In questo testo di don Massimo Astrua, fondatore dell'editrice Mimep- Docete resa tuttora intatto lo spirito culturale e interpretativo del pensiero della chiede attraverso i suoi documenti a riguardo del valore della persona, dei rapporti sociali e della costruzione della società civile.